8 novembre a Recanati festa della “Madonna della braciola” di Leopardi

8 novembre nel Convento dei Frati Cappuccini di Recanati, nel cuore di Montemorello, festa della Madonna Consolatrice degli Afflitti
Il mistero della “Madonna della braciola” e la preghiera segreta di Giacomo Leopardi

di Giuseppe Luppino

Cari bambini, oggi vi porto a fare una passeggiata in un rione speciale di Recanati, che si chiama Montemorello. Lì vicino c’è un convento di frati con il saio e la barba lunga, i Cappuccini. Tantissimi anni fa, in quell’orto grande, andavano a correre e a giocare tanti ragazzini, che si riversavano poi nella piazzola che oggi si chiama del Sabato del Villaggio. Probabilmente, ogni tanto, c’era anche un ragazzino che sarebbe diventato un poeta famosissimo: si chiamava Giacomo Leopardi!

Se entrate nella chiesa dei frati, proprio nella prima cappellina a destra (che era la cappella della nobile famiglia di Giacomo), c’è un quadro antico e bellissimo. Mostra la Mamma del Cielo seduta mentre allatta con dolcezza Gesù Bambino. Sopra le loro teste ci sono due angioletti che reggono una corona d’oro con dodici stelle lucenti. Il nome ufficiale di questo quadro è Maria Santissima Consolatrice degli Afflitti. Ma se chiedete ai bambini o ai nonni di Recanati, vi diranno un nome divertente che fa venire l’acquolina in bocca: la chiamano la “Madonna della braciola”!

Ma come fa una Madonna che allatta il suo Bambino ad avere il nome di un piatto di carne?

Maria Santissima Consolatrice degli Afflitti, Convento dei Cappuccini, Recanati

Un regalo che viene da Vienna

Tantissimo tempo fa, un frate cappuccino di nome padre Giuseppe da Trivigliano aveva fatto conoscere questa immagine della Madonna in tutta Europa, persino ai re e agli imperatori, per consolare le persone nei momenti di difficoltà. Nel 1727 ne portò una copia dipinta fino a Vienna, all’imperatore Carlo VI. Nel 1737, un altro frate cappuccino di Recanati, padre Giovanni Battista Biscia, si trovava a Vienna. Lì commissionò al pittore Gabriele Mattei una nuova copia di quella splendida Madonna del Latte (1), perché fosse inviata ai frati della sua città.

Quando il quadro arrivò a Recanati, la famiglia del piccolo Giacomo Leopardi fu così felice che decise di fare una grande festa ogni anno, nella seconda domenica di novembre. Papà Monaldo organizzava un pranzo importante, ma la cosa più bella la faceva per la povera gente del rione: regalava una bella braciola di carne fresca a tutte le famiglie più bisognose del quartiere. All’epoca la carne era un cibo raro e costoso: immaginate la gioia dei bambini di Montemorello nel correre a casa con quel regalo prezioso da cucinare per cena!

Le parole nel tempo: i due scritti di Giacomo

Giacomo Leopardi, i suoi fratelli e sua sorella Paolina sono cresciuti guardando gli occhi di quella Mamma che allatta il Bambino. Quando è diventato grande, Giacomo ha scritto due cose bellissime che ci fanno capire quanto voleva bene a quel quadro.

1. L’anno 1819: la preghiera (Giacomo ha 21 anni)

Nel 1819 Giacomo attraversa un momento difficile e si sente triste. Prende carta e penna e scrive una preghiera intitolata “A Maria” (2). Pensate: è lo stesso testo che i frati stampavano sul retro del santino che si distribuiva a Montemorello:

«A Maria. È vero che siamo tutti malvagi, ma non ne godiamo; siamo tanto infelici! È vero che questa vita e questi mali son brevi e nulli; ma noi pure siamo piccoli, e ci riescono lunghissimi e insopportabili. Tu, che sei già grande e sicura, abbi pietà di tante miserie».

Quel giovane di ventun anni non è ancora il poeta del pessimismo che fanno studiare a scuola. È un ragazzo che ha già molto dolore nel corpo e nell’anima, e che tuttavia non riesce a fare a meno di rivolgersi a qualcuno. Non a un’idea astratta, ma a una Madre concreta, quella che aveva visto allattare nella cappella di famiglia. Giacomo dice alla Madonna una cosa che anche noi proviamo spesso: “Noi siamo piccoli e le fatiche ci sembrano lunghissime, ma tu che sei una Mamma grande nel Cielo, stringici forte”.

2. Il 23 novembre 1825: una lettera da lontano (Giacomo ha 27 anni)

Sei anni dopo, il 23 novembre 1825, Giacomo si trova a Bologna. Il giorno della “festa della braciola” è passato e a lui manca tantissimo la sua casa. Così scrive alla sorella Paolina:

«Avrete già fatto la festa della Madonna, e io non mi ci sono trovato. Ti assicuro che ci pensai e mi dispiacque. Pazienza».

Anche da lontano, il suo cuore era rimasto lì, tra i frati e i campanili di Montemorello. La lettera è piccola. Non fa grandi discorsi. Dice solo: ci ho pensato e mi è dispiaciuto. Pazienza. C’è nostalgia, c’è solitudine, e c’è ancora quel filo sottile che lo lega a Paolina e a quella Madonna (3).

Una festa che non finisce mai

Questa bellissima tradizione di fare festa nella seconda domenica di novembre si era interrotta dopo la guerra. Ma i frati e gli abitanti del quartiere hanno deciso che le storie belle non devono finire mai.

Per questo, domenica 8 novembre 2026, a Montemorello si farà di nuovo una grande festa! Ci sarà la Messa, la Madonna sfilerà tra le case in processione e poi ci si siederà tutti insieme a mangiare. Perché, come si dice sempre su MammaOca, “si fa tutto per i bambini”, e non c’è niente di più bello che fare festa insieme sotto gli occhi della nostra Mamma Consolatrice.

Si può andare a trovarla ogni giorno, certamente. La Madonna Consolatrice degli Afflitti è ancora lì. Guarda, ascolta, e tiene compagnia. Se la guardi bene, sembra che ti stia aspettando. Come se sapesse già le cose che hai nel cuore.

E voi, bambini che ascoltate questa storia, e anche voi grandi che la state leggendo ad alta voce: avete una Madonna della vostra infanzia? Una a cui, da piccoli, dicevate le cose importanti?

Note bibliografiche

1. Il quadro e l’iconografia della Madonna del Latte

Cfr. Alfonso Panzetta, Lectura Dantis 2002-2009, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, p. 106. Il documento descrive l’opera di Gabriele Mattei dipinta a Vienna su commissione del cappuccino recanatese padre Giovanni Biscia, specificando il dettaglio iconografico della “Madonna seduta in atto di porgere il seno al Bambino Gesù” (Madonna del Latte) con l’applicazione successiva delle corone metalliche e lo stemma di Casa Leopardi sulla cornice. Le notizie sulla diffusione europea dell’immagine e sul ruolo di padre Giuseppe da Trivigliano (dal 1720) e sulla copia per l’imperatore Carlo VI (1727) derivano dalla tradizione locale e dai santini della Chiesa dei Cappuccini di Recanati.

2. Giacomo Leopardi, Preghiera “A Maria” (1819)

L’abbozzo in prosa della preghiera «A Maria» («È vero che siamo tutti malvagi, ma non ne godiamo…») risale proprio al 1819. Fa parte dei famosi abbozzi per gli Inni cristiani, un progetto letterario che Leopardi concepì e stese nell’estate del 1819 (in parallelo alla composizione dell’Infinito !), durante la sua giovinezza a Recanati, ma che poi non portò mai a compimento. Testo critico in: G. Leopardi, Puerili e abbozzi vari, Laterza. È il testo tradizionalmente stampato sul retro delle immaginette devozionali della Chiesa dei Cappuccini di Recanati.

3. Giacomo Leopardi, Lettera a Paolina Leopardi (23 novembre 1825)

Lettera n. 777 scritta da Bologna il 23 novembre 1825. Testo critico in: G. Leopardi, Epistolario, a cura di F. Brioschi e P. Landi, Bollati Boringhieri, Torino, 1998, Vol. I, p. 1131. Nel testo esprime esplicitamente il dispiacere per non aver partecipato alla festa della Madonna di Montemorello.

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