Il lupo di Gubbio, in Fioretti di san Francesco. 4 ottobre

Il 4 ottobre è san Francesco, il santo patrono d’Italia.

Vi propongo la trascrizione dai Fioretti del miracolo forse più noto del santo di Assisi, la conversione del ferocissimo lupo di Gubbio, una bellissima storia da raccontare ai bambini.

 

Avevo già pubblicato di san Francesco il Cantico delle Creature, parlando nello stesso
post del libro illustrato ad intaglio Brother Sun, Sister Moon, di K.Paterson e P.Dalton,
mai tradotto in italiano ma veramente adatto per bellezza e sapienza a quella che rimane la prima e una delle più belle poesie italiane.

Vi propongo la trascrizione originale, per i bambini e i grandi amanti dell’uso e degli esordi dell’italiano, e una “traduzione” nella nostra lingua corrente.

Fioretti di san Francesco capitolo XXI

Il lupo d’Agobio 

Del santissimo Miracolo, che fece Santo Francesco,

quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobio

 

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Al tempo che Santo Francesco dimorava nella città d’Agobio, nel contado d’Agobio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini, intantochè tutti i cittadini istavano in gran paura, perocchè spesse volte s’appressava alla città; e tutti andavano armati quando uscivano della terra, come se eglino andassero a combattere, e contuttociò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo.

 

 

E per paura di questo lupo e’ vennono a tanto che nessuno era ardito d’uscire fuori della terra. Per la qual cosa, avendo compassione Santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, benchè li cittadini al tutto non gliel consigliavano: e facendosi il segno della santissima Croce, uscì fuori della terra egli coi suoi compagni, tutta la sua confidenza ponendo in Dio. E dubitando gli altri d’andare più oltre, san Francesco prese il cammino inverso il luogo dov’era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini, li quali erano venuti a vedere codesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a Santo Francesco colla bocca aperta: ed appressandosi a lui, Santo Francesco gli fa il segno della santissima Croce, e chiamollo a sè e disseli così: Vieni qui, frate lupo; io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male nè a me, nè a persona.

Mirabile cosa! Immantinente che Santo Francesco ebbe fatta la Croce, il lupo terribile chiuse la bocca, e ristette di correre: e fatto il comandamento, venne mansuetamente, come un agnello, e gittossi ai piedi di S. Francesco a giacere. E allora Santo Francesco gli parlò così: Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, ed hai fatti grandi maleficii, guastando e uccidendo le creature di Dio, senza sua licenza: e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere gli uomini, fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu degno se’ delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro; sicchè tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e nè li uomini nè li cani ti perseguitino più. Dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di occhi, e con inchinare di capo, mostrava d’accettare ciò che Santo Francesco dicea e di volerlo osservare. Allora Santo Francesco ripetè qui: Frate lupo, dappoichè ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto, che io ti farò dare le spese continuamente, mentre che tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicchè tu non patirai più fame; imperciocchè io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich’io t’accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai mai a nessuna persona umana, nè ad animale; promettimi tu questo? E il lupo con inchinare il capo fece evidente segnale che ’l prometteva.

E Santo Francesco sì dice: Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciocch’io me ne possa bene fidare: e distendendo la mano Santo Francesco, per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sulla mano di san Francesco, dandogli quello segnale di fede ch’egli potea. E allora disse san Francesco: Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo che tu venga ora meco, senza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio.

E il lupo ubbidiente se ne va con lui, a modo d’uno agnello mansueto; di che li cittadini vedendo questo, fortemente si maravigliavano. E subitamente questa novitade si seppe per tutta la cittade: di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccoli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con san Francesco. Ed essendo ragunato tutto il popolo, san Francesco si levò suso a predicare loro, dicendo tra l’altre cose come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze: e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ha da durare eternalmente alli dannati, che non è la rabbia del lupo, il quale non può uccidere se non il corpo; quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca di uno piccolo animale? Tornate dunque, carissimi, a Dio, e fate degna penitenza dei vostri peccati; e Dio vi libererà dal lupo nel presente tempo, e nel futuro dal fuoco infernale.

E fatta la predica disse san Francesco: Udite, fratelli miei: frate lupo, che è qui dinanzi da voi, m’ha promesso e fattomene fede di far pace con voi, e di non offendervi mai in cosa nessuna; e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v’entro mallevadore per lui, che ’l patto della pace egli osserverà fermamente. Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continuamente.

E Santo Francesco dinanzi a tutti disse al lupo: E tu, frate lupo, prometti d’osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda nè gli uomini, nè gli animali, nè nessuna creatura? E il lupo inginocchiasi, e inchina il capo: e con atti mansueti di corpo, e di coda, e d’orecchi dimostra, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto. Dice Santo Francesco: Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, e che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria, ch’io ho fatta per te. Allora il lupo, levando il piè ritto, sì ’l pose in mano di Santo Francesco. Onde tra questo atto e degli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del santo, e sì per la novitade del miracolo, e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale avea loro mandato Santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia.

E poi il detto lupo vivette due anni in Agobio; ed entrava dimesticamente per le case, a uscio a uscio, senza fare male a persona, e senza esserne fatto a lui; e fu notricato cortesemente dalla gente; e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava dietro.

Finalmente, dopo due anni, frate lupo si morì di vecchiaia: di che li cittadini molto si dolevano; imperocchè veggendolo andare sì mansueto per la cittade, si raccordavano meglio della virtù e santitade di Santo Francesco.

Fioretti di san Francesco cap. XXI

Il lupo d’Agobio (il lupo di Gubbio)

Storia del santissimo miracolo che fece san Francesco

quando convertì il ferocissimo lupo di Gubbio

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Al tempo in cui san Francesco dimorava nella città di Gubbio, in quel contado apparve un lupo enorme, terribile e feroce, il quale non solo divorava gli animali, ma persino gli uomini, ragion per cui tutti i cittadini vivevano nella paura.

Il lupo, infatti, si avvicinava spesso alla città e tutti ormai camminavano armati, come se dovessero andare in guerra e ciononostate nessuno era in grado di difendersi da lui, se lo si incontrava da soli. Per paura di questo lupo si giunse al punto che nessuno aveva il coraggio di uscire fuori dal villaggio.

Per questa ragione, avendo compassione degli uomini del luogo e benchè i cittadini glielo sconsigliassero, san Francesco si decise ad andare in cerca del lupo. Facendosi quindi il segno della Croce, il santo uscì fuori del villaggio con alcuni compagni, riponendo piena fiducia in Dio.

Non passò molto tempo che mostrandosi i suoi compagni incerti, san Francesco dovette, però, proseguire da solo.

Molti cittadini, intanto, erano accorsi a vedere questo miracolo ed ecco che il lupo si fece incontro a san Francesco con la bocca spalancata: andandogli incontro, san Francesco gli impartí il segno della santissima Croce, lo chiamò a sè e gli disse:

Vieni qui, fratello lupo! Io ti comando in nome di Cristo di non fare più alcun male nè a me, nè a nessun’altra persona.

St-Francis-with-the-wolfMirabile cosa! Nello stesso istante in cui san Francesco fece il segno della Croce, il terribile lupo chiuse la bocca e smise di correre: come ebbe udito il comando, venne mansuetamente, come un agnello, e si gettò ai piedi di san Francesco a giacere. E allora san Francesco gli parlò così:

Fratello lupo, tu fai molti danni da queste parti, ed hai compiuto grandi delitti, ferendo e uccidendo le creature di Dio, senza sua licenza: e non solamente hai ucciso e divorate le bestie, ma hai avuto l’ardire d’uccidere gli uomini, fatti ad immagine di Dio; per la qual cosa tu saresti degno della forca come ladro e omicida. La gente grida e mormora di te e tutta questa terra t’è nemica. Ma io, fratello lupo, voglio vedervi riconciliati, sicchè tu non li offenda più ed essi ti perdonino ogni passata offesa, e nè gli uomini, nè i cani ti perseguitino più.

Mentre udiva queste parole, il lupo con movimenti del corpo, della coda e degli occhi, e chinando il capo, mostrava d’accettare ciò che san Francesco diceva e di volerlo osservare. Allora san Francesco ripetè:

Fratello lupo, se vorrai mantenere questa pace, io ti prometto, che farò in modo che gli uomini di questa terra provvedano ai tuoi bisogni finchè vivrai, in modo che tu non patisca più la fame; poichè io so bene che è per la fame che tu hai fatto ogni male. Ma se io ti do questa garanzia, voglio, fratello lupo, che tu mi prometta che non nuocerai mai più a nessuna persona umana, nè ad animale! Me lo prometti? E il lupo con un cenno del capo, fece evidente segno che, sí, lo prometteva.

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E san Francesco disse: Fratello lupo, io voglio che tu faccia un giuramento, in modo che io possa fidarmi”. A questo punto san Francesco distese la mano e il lupo sollevò una zampa e la pose sulla mano di san Francesco, facendo cosí, come poteva, il suo giuramento.

 

 

Allora san Francesco disse:

Fratello lupo, io ti ordino nel nome di Gesù Cristo che tu venga con me, senza dubitare di nulla. Andiamo a sottoscrivere questa pace in nome di Dio!”

E il lupo ubbidiente andò con lui, come avrebbe fatto un agnello mansueto.

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Grande fu la meraviglia dei cittadini di Agobio, quando li videro arrivare! In un lampo la notizia si seppe per tutta la città. Chiunque, maschi e femmine, grandi e piccoli, giovani e vecchi, corsero in piazza a vedere il lupo con san Francesco. E quando il popolo si fu radunato, san Francesco attaccò a predicare, dicendo tra le altre cose, che è a causa dei peccati che Dio permette certe disgrazie: ma sono molto più temibili le fiamme dell’inferno, che tormentano i dannati in eterno, che non la rabbia di un lupo, il quale non può uccidere se non il corpo. Quindi, quanto sono dunque da temere le mostruose fauci dellinferno, se la bocca di uno piccolo animale riesce a causare un tale terrore in tanta gente comune?

 

Tornate dunque, carissimi, a Dio, e fate degna penitenza per i vostri peccati! Dio vi libererà dal lupo nel tempo presente e dal fuoco infernale, in quello futuro!”

Infine san Francesco disse: Udite, fratelli miei: fratello lupo, che è qui dinanzi da voi, m’ha promesso di far pace con voi e di non offendervi mai più. Voi ora gli prometterete di provvedere ai suoi bisogni quotidiani ed io mi faccio garante per lui, che rispetterà fermamente i patti.

Allora tutto il popolo a una voce promise che avrebbe provveduto a nutrire il lupo. E san Francesco dinanzi a tutti disse al lupo: E tu, fratello lupo, prometti d’osservare il patto di pace?

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Il lupo allora inginocchiatosi e chinando il capo, con movimenti controllati di corpo, coda e orecchi, dimostrò, da par suo, di volere rispettare i patti.

Disse quindi san Francesco: Fratello lupo, io voglio, però, che, dinanzi a tutto il popolo tu mi dia segno della tua promessa, come facesti fuori della porta.

Allora il lupo, sollevando la zampa, la pose in mano a san Francesco.

Fu tanta l’allegrezza e l’ammirazione susciatata in tutto il popolo da questi eventi, sia per la devozione al santo, sia per la novità del miracolo, sia infine per la pace stipulata con il lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, lodando e benedicendo Iddio, che aveva loro dato san Francesco, il quale per i suoi meriti li aveva liberati dalle grinfie della crudele bestia.

Il lupo visse due anni ad Agobio. Entrava nelle case, porta a porta, senza fare male a nessuno e senza subirne. Ricevette sempre cibo in abboandanza e mentre andava in giro per la campagna e per le vie mai nessun cane gli abbaiò dietro.

Dopo due anni, fratello lupo morì di vecchiaia e i cittadini di Agobio se ne dispiacquero profondamente, infatti vederlo andare su e giù per le vie del paese, faceva loro ricordare la virtù e la santità di san Francesco.

 

 

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#10righe più una. “La banda delle quattro strade” di Mario Schiani

#10righe più una de La banda delle quattro strade di Mario Schiani, Salani editore. Un bellissimo libro sul tempo libero estivo, creativo e magnifico, le vacanze in campagna di un bambino, un altro classico libro per l’estate.

la banda delle quattro strade

Mi spiace proporvelo solo ora, mi era stato segnalato dalla maestra Laura, nella lista dei libri che non devono mancare alle elementari. Secondo la prof. Grazia, che ha appena finito di leggerlo è perfetto come libro da leggere nell’estate tra la V elementare e la I media, (sapete che io non riesco a suddividere più di tanto i libri per età, per me va bene da quando uno sa leggere bene in poi)… comunque, care maestre, tenetene conto per le prossime vacanze estive, ne vale veramente la pena.

…. e se non lo trovate, (io ho dovuto comprarlo usato nonostante sia relativamente recente), non demordete, fate come in una scuola di mia conoscenza, scansioni e pdf. Anche per il prossimo libro che vi proporrò, vale la stessa cosa. Per alcuni libri #preziosi e #introvabili non possiamo aspettare i tempi e la politica “stampatoria” delle case editrici!!

Ingredienti salienti e preziosi di questo libro:

  • C’è una banda, un’amicizia, un fiume, un segreto, un pericolo, qualcosa di prezioso e di strano e il grande mistero che muove il mondo e fa crescere nel tempo libero di un’estate, e cambiare nel tempo libero di un istante.
  • C’è la nostra vita di tutte le estati.

 

I pomodori, per esempio. Mostravano sempre facce verdi e impassibili. Mai che si facessero sorprendere a diventare rossi.

Accovacciato nell’orto, Lino ne fissava uno per qualche tempo nella speranza di assistere al prodigioso cambiamento.

Era essenziale, secondo lui, tenerlo sotto costante osservazione: per questo, nonostante il prepotente sole d’agosto, si sforzava di non sbattere le palpebre. Capacissimo, il pomodoro, di cambiar colore in una frazione di secondo.

Niente da fare: quello verde era e verde restava. Lui invece si ritrovava a barcollare tra le piante con gli occhi pieni di macchie luminose.

Ogni volta, così. Senza sforzo il pomodoro vinceva la sfida e Lino doveva battere in ritirata. Più tardi gli sarebbe capitato di rivederlo e senza dubbio l’avrebbe trovato trasformato: rosso, quasi paonazzo, certo per la soddisfazione di avergliela fatta sotto il naso.

Quanto tempo era passato? Un giorno, due? Lino non poteva esserne sicuro. Sapeva soltanto che qualcosa cospirava per tenergli nascosto il significato delle cose.

… Un grande mistero. E Lino, che grande non era (aveva da poco compiuto nove anni), non poteva affrontarlo ad armi pari.

Oltretutto, nelle ultime settimane, di faccende misteriose ne aveva viste parecchie.

Finita la scuola, i genitori lo avevano trapiantato in campagna, a casa della nonna.

…”Quando torneremo a prenderti sarai rifiorito” gli avevano detto ….Ora, nonostante tutti i suoi sforzi, Lino non si sentiva affatto ‘rifiorito’. Piuttosto si ritrovava in balìa di un mondo molto diverso rispetto a quello cui era abituato.

 

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Maria Chisjnera. Maria Cenerentola. Fiabe e leggende della Sardegna

Maria Chisjnera. Maria Cenerentola in “Sos contos de foghile.” I racconti del focolare. Fiabe e leggende della Sardegna, di Francesco Enna

fiaba logudorese del Meilogu

sos contos de foghile

Per omaggiare la terra che mi ospita in questo momento, ecco una tra le più di 50 versioni della fiaba di Cenerentola, che esistono solo in Sardegna. Una fiaba che, come le altre raccolte nel libro “Sos contos de foghile”, è stata raccontata intorno al focolare e tramandata e poi trascritta.

Questa versione di Cenerentola è sicuramente la mia preferita per due principali motivi,

  •  una contaminazione, ben riuscita, con la fiaba La Bella e la Bestia, le fa “rubare” un’azione, con una trovata da sorpresa finale. Non posso svelarvela ma sappiate che c’entra con la gentilezza.
  • un’ azione, una piccola azione, ripetuta ben due volte, con cui Maria Chisjnera si vendica delle sorellastre di tutte le Cenerentole presenti al mondo. Una piccola azione gratuita, piccola e senza conseguenze per nessuno, neppure per la fiaba, “uno schiaffo per un garofano…uno schiaffo per una rosa”. E non poteva che essere una Cenerentola sarda a vendicare con leggerezza e ironia tutte le Cenerentole del mondo.

Maria Chisjnera. Maria Cenerentola

Custu fit unu babbu battiu chi aiat tres fizas. Sa sus minore fit Mariedda. Issa fit sempre in coghina in mesu a sos furreddos, e gai la giamaian Chisjnera.

Cenerentola Dulac

Stava sempre in cucina, tra i fornelli, perciò tutti la chiamavano Chisjnera (Cenerentola). Illustrazione di Edmund Dulac

 

C’era un vedovo che aveva tre figlie. La più piccola si chiamava Mariedda. Stava sempre in cucina, tra i fornelli, perciò tutti la chiamavano Chisjnera (Cenerentola).

Il padre faceva il mercante. Un giorno disse alle figlie:

«Devo andare in città. Che cosa volete che vi porti?››.

«A me un vestito di seta, per indossarlo alla Messa di domani», rispose Minnia, la figlia più grande.

«A me un vestito di raso, per la Messa di domani», disse Lughia, la seconda figlia.

«E tu, Mariedda, che cosa desideri?››.

«Per me niente, babbo mio – rispose Mariedda – vorrei solo un favore: salutate per me l’uccello mediano che sta sul grande noce››.

Il padre andò in città, comprò i vestiti per le due figlie maggiori e ritornò indietro. Ma mentre passava sotto il grande noce, si dimenticò della promessa fatta a Chisjnera, perciò il cavallo si fermò e non volle più andare né avanti né indietro. L’ uomo guardò allora tra le fronde del noce e vide su un grosso ramo tre uccelli. Quello che stava al centro appariva imbronciato. L’ uomo gli disse:

«Uccello mediano! Tanti saluti da Mariedda, mia figlia».

Allora l’uccello si rallegrò e rispose:

«Altrettanto a lei. Datele questa noce e ditele che gliela mando io».

L’uomo ritornò a casa e diede i vestiti alle figlie maggiori e la noce a Chisjnera.

L’indomani era domenica. Le due sorelle indossarono i vestiti nuovi ed erano molte belle.

«E tu, Chisjnera, non vieni a Messa?››.

«No, oggi non posso venire», rispose.

«Sei stata stupida a non chiedere al babbo un vestito nuovo. Ora ti vestirai con la noce››. E andarono a Messa.

Ma non appena furono uscite, Chisjnera prese la noce e l’aprì. Subito ne vennero fuori tante piccole fate che presero a tessere un vestito di seta e di raso, con campanelline d’oro e d’argento. E quando fu terminato, rivestirono Chisjnera, la pettinarono e le misero un bel garofano tra i capelli. Quindi Maria andò a Messa, ed era così bella con quel vestito incantato, che nessuno la riconobbe, nemmeno le due sorelle.

In chiesa c’era anche un bel giovane, che nessuno conosceva, il quale guardava Chisjnera ammirato. E allora Minnia osservò:

«Non è tanto lei che guarda, quanto quel bel garofano che porta tra i capelli».

Data la benedizione, Chisjnera uscì di gran fretta dalla chiesa, e Minnia le andò dietro.

«Bella signorina – le disse – se mi donerete quel bel garofano, vi farete un’amica››.

«Sì, ve lo darò – rispose Chisjnera – però voi dovrete farvi dare uno schiaffo».

J.E.Millais Cenerentola

Cenerentola, illustrazione di John Everett Millais

Minnia rispose di sì e ricevette un bel ceffone in faccia e il garofano. Quando il giovane uscì dalla chiesa, si mise ad inseguire Minnia, credendola Chisjnera per via del garofano in testa. E così Chisjnera poté fuggire. Quando rientrò a casa, si spogliò, rimise il vestito dentro la noce e ritornò ai suoi fornelli.

 

Il sabato successivo, il padre disse che si sarebbe recato nuovamente in città:

 

«Che cosa volete, questa volta?››.

«A me uno scialle di seta, per andare a Messa››, disse Minnia.

«A me uno scialle di raso», disse Lughia.

«E tu, Mariedda, non vuoi niente?››.

«No, babbo mio. Salutatemi l’uccello mediano che sta sull’albero di mandorle››.

Così l’uomo tornò in città, comprò gli scialli e, mentre rientrava, dimenticò ancora di salutare l’uccello mediano. Allora il cavallo si fermò. L’uomo alzò lo sguardo e vide l’uccello mediano sul mandorlo.

«Tanti saluti da Mariedda, mia figlia».

C.prinsep cenerentola

Cenerentola, illustrazione di Val C. Prinsep

L’uccello, contento, gli gettò una mandorla perché la desse a Maria. L’uomo ritornò a casa e diede gli scialli alle figlie maggiori e la mandorla a Chisjnera. L’indomani andarono di nuovo a Messa.

«E tu, Chisjnera, non vieni?››.

«Eh, andate pure, voi, andate!».

E quando le sorelle uscirono, lei aprì la mandorla e vennero fuori altre fatine, che la rivestirono con l’abito di campanelle d’oro e d’argento, le misero sulle spalle uno scialle di luna e di stelle, e tra i capelli una rosa rossa. E così Chisjnera andò a Messa. Anche questa volta c’era il giovane, che la guardava incantato.

«Non è tanto lei che guarda – disse Lughia – quanto quella bella rosa che ha tra i capelli».

Anche Lughia, finita la Messa, domandò a Chisjnera la rosa.

«Sì – rispose – ma insieme alla rosa dovrò darvi uno schiaffo».

Lughia si prese lo schiaffo e la rosa, e partì. Il giovane uscì dalla chiesa, vide la rosa e prese a seguire Lughia. Così Chisjnera anche questa volta riuscì a svignarsela.

Arthur Rakham, Cenerentola

Cenerentola, illustrazione di Arthur Rakham

Il sabato dopo, il padre ritornò in città.

«Che cosa devo portarvi?›› domandò.

«A me un paio di scarpe di velluto», disse Minnia.

«A me un paio di scarpe di broccato», disse Lughia.

«E tu, Mariedda?››.

«Niente, babbo mio. Soltanto salutatemi l’uccello mediano che sta sulla quercia grande››.

Il padre partì, comprò le scarpe e ritornò. Mentre passava sotto la quercia vide l’uccello mediano, che appariva triste come l’inverno.

«Tanti saluti da Mariedda, mia figlia», gli disse.

«Altrettanto a lei! Prendete: datele questa ghianda».

E così fece.

L’indomani c’era gran festa, in quel paese, e l’uomo aveva invitato a pranzo molte persone, perché sperava di trovar marito per le sue figlie.

«Andate a Messa – disse Chisjnera – che al pranzo penserò io».

«Ih – dissero le sorelle – sarà la solita minestra e fagioli. Bella vergogna!».

«Non sarà così! Vedrete che vi farò fare una bella figura».

Uscirono tutti, e allora Chisjnera aprì la ghianda. Ed ecco venir fuori dei servitori, i quali si misero svelti a preparare il pranzo: una gran tavolata come alla corte reale. Poi uscirono le fatine che vestirono Chisjnera con l’abito di campanelle d’oro e d’argento, lo scialle di luna e di stelle e due scarpette di cristallo. Maria andò a Messa, ma quando scappò, perse una scarpetta. Svelto il giovane la raccolse e la nascose. Poi andarono tutti a casa del mercante e rimasero a bocca aperta: c’erano arrosti, porcetti, dolci, ravioli e vino d’ogni qualità. Mangiarono contenti, e le sorelle maggiori si presero tutto il merito del pranzo. Sul più bello, ecco il giovane, che era un principe, il quale disse:

«La donna che calzerà meglio questa scarpa di cristallo, sarà la mia sposa».

Tutte le donne nubili si buttarono a misurare la scarpa, comprese le due sorelle di Chisjnera: ma la scarpa non andava bene a nessuna. Allora il padre disse:

«Ma io ho anche una terza figlia».

«Chi, Chisjnera? – esclamò Minnia – Quella stracciona non può essere degna d’un principe».

«Fatela venire ugualmente››, disse il principe.

Chiamarono Chisjnera, che provò la scarpa e la calzò perfettamente.

«Tu sei Mariedda››, esclamò il principe, felice come un papa.

«E tu sei l’uccello mediano, condannato a volare da un albero all’altro finché una persona gentile non ti avesse salutato», rispose Maria Chisjnera.

Allora uscirono ancora le fate e la rivestirono con l’abito di campanelle d’oro e d’argento, lo scialle di luna e di stelle e la seconda scarpa di cristallo.

Si sposarono… ma a me non invitarono.

Tando nd’essin torta sas fadas e la estini cun s’estire de campanellas de oro e de prata, cun s’iscialle de luna e de istellas e s’attera iscarpa de cristallu. Si sun cojuados…ma a mie no n’hana invitada.

Raccontata da Amelia Piredda di Siligo

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#10righe più una. Astrid Lindgren, Vacanze all’Isola dei Gabbiani

#10righe di Vacanze all’Isola dei Gabbiani, di Astrid Lindgren.

vacanze all'isola dei gabbianiE’ il libro perfetto per esordire con queste righe di libri fatti apposta per l’estate.

Il più classico dei classici dei libri per l’estate, quello che tutti dicono “l’ho letto da bambino in vacanza”, il preferito del Giò (insieme a Le avventure di Jim Bottone di M.Ende), che quando lo lesse si fermò 10 pagine prima della fine, dicendo che non poteva finirlo assolutamente, non poteva lasciare le avventure della famiglia Melkerson, e che se avesse potuto conoscere Pelle, Melina, Johan e Niklas, e anche Nostromo, sarebbe stato il bambino più felice del mondo.

Un padre, quattro figli e un’estate, in una casa rossa su un’isola svedese, che cambia loro la vita. Dove anche la casa rossa e l’isola fanno la loro parte.

 

Tra i #5libri scelti dalla prof. Raffaela come preferito per la scuola elementare. Ne parla qui.

…e le apparve per la prima volta l’Isola dei Gabbiani. L’incontro fu così registrato sul diario:

Karin, Karin, ma dove sei stata finora? Quest’isola era qui ad attenderti, calma e silenziosa all’estremo limite dell’arcipelago, con le sue piccole darsene e l’antica strada che taglia il villaggio, e i vecchi pontili, e le barche da pesca…Così bella da strapparti il cuore, e tu non la conoscevi neppure! Non è terribile?

Che cosa avrà pensato Dio nel creare quest’isola? ‘Voglio fare una mistura speciale’ – ecco che cosa avrà pensato – ‘Voglio che sia brulla nei tanti piccoli scogli grigi e scabrosi; ma voglio che sia anche verdeggiante di querce e betulle, prati e cespugli in fiore: sì, perché voglio che trabocchi di roselline di macchia e folti e candidi biancospini in attesa di quel giorno di giugno, quando, fra milioni di anni, vi approderà Karin Melkerson’.

Sì, Johan e Niklas, so benissimo cosa state pensando, se state leggendo di nascosto queste parole. State pensando: ‘Come si fa ad essere così presuntuosi?’ E invece no, non sono presuntuosa: sono solo tanto felice; sì, perché al Buon Dio è venuto in mente di creare l’Isola dei Gabbiani proprio così com’è e in nessun altro modo, e di posarla come un gioiello ai margini dell’arcipelago, dove ha potuto starsene in pace e conservarsi praticamente come Lui l’aveva pensata.

E perché io ho avuto la fortuna di venirci!

«Saranno tutti sul molo a guardarci arrivare» aveva detto Melkerson. «Faremo sensazione!».

Ma non fu esattamente così. Quando il vaporetto approdò, stava piovendo a dirotto, e sul molo c’erano solo una personcina e un cane. La personcina era di sesso femminile, di età intorno ai sette anni, e se ne stava lì immobile, come spuntata dal molo stesso. Forse Dio l’ha creata insieme all’isola, pensò Karin, e l’ha posta qui come sua signora e custode per i secoli eterni”

Se non avete mai sperimentato quel che descrive così bene Karin, quella sensazione a mezzo tra la meraviglia e la gratitudine perché quel luogo, quella roccia, quell’acqua, quel fiore sembra siano stati creati all’inizio del mondo e dei tempi per te, proprio per te, per farsi vedere da te, beh non avete ancora trovato il posto sulla terra che più si avvicina alla vostra idea di Paradiso.

Vignola

no filter solo iphone e trinità

No filtri. Solo tramonto infuocato a Trinità e iphone

capo testa

E perché io ho avuto la fortuna di venirci!

…e perché io ho avuto la fortuna di venirci!

 

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Spruzzi e capricci col papà o il braccialetto del club dei sei anni?

La scelta di un papà se iscrivere la figlia al club dei bambini o continuare a giocare con lei.

Rileggendo alcuni degli articoli scritti in quasi vent’anni di rubrica di MammaOca su Tempi, mi sono accorta che alcune di quelle parole “ci stanno” direbbe il mio Giò ormai diciassettenne, sono più che attuali e qualche volta, qualche fatto di quelli narrati, ancora capita. Per questo ve li ripropongo. #scrittoieri 

Periodo estivo, vacanziero o della libertà

Nella quasi totale improbabilità delle statistiche e di ciò che si vede sulle spiagge, dove la maggior parte dei vacanzieri settimanali ha un braccialetto che lo identifica appartenente a un certo hotel o villaggio o club di bambini, adolescenti o ragazzi, quel papà ci ha ripensato ed era il 2007.

Anche oggi potrei forse rivedere quella scena improbabile e meravigliosa?

L’impossibilità di rinunciare ai capricci di una figlia al mare

I bambini sono una ventina, hanno tutti un braccialetto di riconoscimento, sono “il club tra i sei e i dieci anni”. Gli animatori sono simpatici e si fanno obbedire, stanno giocando a caccia al tesoro e sembra si divertano, il pensierino di mollargli i figli ti viene spontaneo. Il papà poco più in là sembra la pensi allo stesso modo, li osserva da un po’, parla con uno degli animatori, cosa fate, dove andate, li guarda ancora, sembrano a posto, guarda la figlia, il pensiero galoppa, non c’è nessun problema, mica sono di quelli che “la mollo al mattino e la rivedo alla sera”, solo qualche ora, potrei riposarmi, nuotare, leggere, mangiare tranquillamente con sua madre, mi eviterei un sacco di piagnistei e capricci, veramente anche i sorrisi e le risate e quel disegno speciale non lo farebbe a me ma all’animatore. Lo sguardo cambia, niente da fare, anche per quest’anno niente braccialetto, forse il prossimo, e si mette a correre sulla spiaggia con la bambina, a spruzzarsi e a ridere con lei senza nessuna dignità.

Scritto da MammaOca per Tempi il 5 luglio 2007

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26 maggio 1432, apparizione a Giannetta della Madonna di Caravaggio. E oggi?

26 maggio 1432. Appare alla Giannetta, che siamo tutte noi, la Madonna di Caravaggio. 

Caravaggio 1Caravaggio 4

Contro tutti i condizionali e periodi ipotetici dello scetticismo

  • Sarebbe avvenuta l’apparizione..
  • Si dice che sarebbe apparsa….
  • I cristiani dicono che….

è avvenuto un Fatto straordinario e meraviglioso che porta ogni anno, ogni domenica, ogni giorno, migliaia di persone al suo cospetto nel bellissimo Santuario di Caravaggio. Faro che ancor oggi splende luminoso nella notte più buia. Per tutti noi, da sempre e per sempre pellegrini. Una storia bellissima da raccontare.

caravaggio 2Caravaggio 3

 

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#5libri imprescindibili per la prof. Grazia: e qui si vola alto

#5libri imprescindibili per la prof. Grazia: e qui si vola proprio alto. Dovessi dare un titolo a questa affascinante lista la chiamerei DOVE OSANO LE AQUILE e di seguito vi inviterei: OSATE maestre OSATE, che i bambini ne saranno felici e vi seguiranno.

Dopo i libri preferiti e suggeriti dalle maestre Ornella, Raffaela e Laura e dopo il mio elenco di libri imprescindibili per le scuole elementari, ecco che risponde alla mia domanda,

“Dimmi 5 libri, uno per ogni classe dalla I alla V, che la maestrina Lalla dovrebbe avere e leggere in classe e perché”.

la prof. Grazia. I miei libri per gli anni della scuola elementare

Io sono per le “letture continue”, quelle che durano a lungo, fatte ad alta voce, aspettate con trepidazione da chi ascolta. Negli anni della scuola media non rinuncerei mai all’Iliade e all’Odissea, lette, ascoltate, recitate…. , al Liceo mi sembra capitale poter leggere I promessi sposi e La Divina Commedia, senza commenti, solo per la gioia di una narrazione che racconta la vita e la sua profondità .

E alle elementari? Non ho dubbi : per i cinque anni di questo primo affacciarsi al piacere della letturaLe cronache di Narnia”di Clive Staples Lewis, una per anno, e in terza e quarta un libro da leggere anche in estate. Il perché lo spiego con le parole di Lewis.

Prima di lasciare la parola a Lewis, e alla prof. Grazia, voglio però spezzare una lancia a favore di una scelta sicuramente impegnativa, una bella sfida, ma davvero affascinante e di sicura meraviglia e successo. Tra gennaio e maggio del 2010, prima che uscisse il film, lessi a scuola da mio figlio “Il viaggio del veliero”. A tutte le classi delle elementari riunite nel teatro, quasi 200 bambini, 30 minuti di lettura, qualche animazione per immaginare e immedesimarsi. Non erano sempre attenti, soprattutto i più piccoli, ma tutte le volte c’erano almeno 5,6 minuti, quelli in cui le parole si facevano più incalzanti ed emozionanti, qualche strano avvenimento, un duello, una trasformazione, in cui tutti gli occhi, tutti i quasi 400 occhi mi guardavano ammaliati. Tra me, quei bambini e le loro maestre e per merito di quelle belle parole che venivano da lontano, che ci erano state regalate e che tornavano a vivere, avveniva qualcosa. Sinceramente una delle più belle esperienze della mia vita.

  • Prima elementare: “ Il Nipote del magoil nipote del mago

Ad un certo punto si legge:

“ Nel buio accadde qualcosa. Si sentì un canto provenire da lontano e per quanto Digory si sforzasse di capire da dove, non ci riuscì. Una volta sembrava arrivare da tutte le direzioni , un’altra da sotto terra: le note più basse erano così profonde che avrebbe potuto produrle la terra stessa. Era una melodia senza parole e senza ritornello, ma nonostante questo pareva la musica più bella che avessero ascoltato.(…) Il leone andava avanti e indietro per la terra deserta cantando la nuova canzone. Era un canto più dolce e melodioso di quello con cui aveva richiamato le stelle e il sole; era una musica gentile e carezzevole. E mentre il leone camminava e cantava, l’erba tingeva la valle di verde….”

  • Seconda elementare: “Il leone la strega e l’armadio

Ad un certo punto si legge:il leone la strega e l'armadio

“Per la prima volta in vita sua, Edmund provò un gran dolore non per sé, ma per altre creature(…)Ci fu un attimo di silenzio totale in cui Edmund riuscì a cogliere lo strano rumore. Non troppo strano però perché gli sembrò di averlo già sentito altre volte e di riconoscerlo. Era un fruscio dolce e continuo, un mormorio argentino. Ma sì- e il cuore gli diede un tuffo di gioia- era il rumore dell’acqua che scorre(…)intuì che il lungo gelo invernale era finito.

-Questo non è il disgelo – gridò ad un tratto il nano fermandosi di botto. – Questa è la primavera! – poi si rivolse alla sua padrona e chiese:- E adesso ? cosa facciamo. L’inverno se n’ è andato. Questa è opera di Aslan.

– Se pronunci ancora quel nome- lo interruppe la strega -… se pronunci ancora quel nome ti ammazzo.”

  • Terza elementare: “Il cavallo e il ragazzo

Ad un certo punto si legge:il cavallo e il ragazzo

“- Quel leone ero io. – Shasta rimase a bocca aperta senza dire niente, ma la voce continuò: – Sono il leone che ha fatto in modo che incontrassi Aravis. Sono il gatto che ti ha fatto compagnia tra le case dei morti e quello che, mentre dormivi, ha scacciato gli sciacalli. Sono il leone che ha terrorizzato i cavalli, dando loro la forza di compiere l’ultimo tratto di strada. Anche se questo non puoi ricordarlo sono io che ho spinto la barca con te bambino, allo stremo delle forze, verso una spiaggia dove si trovava un uomo che quella notte non riusciva a dormire e che fu pronto ad accoglierti.

– Allora sei stato tu a ferire Aravis?

– Proprio così.

– Ma perché?

– Ragazzo ti sto raccontando la tua storia non la sua.

– Chi sei?- domandò Shasta

(…)

Shasta era spaventato a morte, ma all’improvviso gli balenò un pensiero: “ Se ti tiri indietro adesso, ti tirerai indietro in tutte le battaglie della vita. Coraggio, ora o mai più!” Quando le prime linee si scontrarono , il ragazzo ebbe solo una pallida idea di quello che accadeva.

  • Vacanze tra la terza e la quarta: “Il principe Caspian”

 

Se sei stata una volta regina, lo sei per sempre

il principe caspian

  • Quarta elementare: “Il viaggio del velieroil viaggio del veliero

 

 

Non c’è una frase per cui non valga la pena leggerlo. Inserisco io Mammaoca la frase, quella che è stata la più provocatoria e sfidante per i bambini cui ho letto il libro:

“Si accorse che gli mancavano le voci dei compagni e che avrebbe gradito una parola di conforto persino da Ripicì. Con quei pensieri per la testa, il povero drago che una volta era stato Eustachio scoppiò in lacrime e singhiozzi. Vedere un rettile così imponente che piange e si dispera in una valle deserta illuminata dalla luna, è uno spettacolo che sfida l’immaginazione.”

  • Vacanza tra la quarta e la quinta: “La sedia d’argento

Evviva i paludroni, evviva Pozzanghera, che capisce, fatto di palta e terra, la profondità delle stelle e, anche se è un po’ pessimista( oh come lo capisco!), sa riconoscere ed indicare la positività della vita ed insegna ad amarla.

la sedia d'argento

  • Classe quinta : “L’ultima battaglia”

Più entri nel cuore delle cose, più grandi diventano.

“Guardate al cuore delle cose, amici. Al cuore…” gridò Argentovivo galoppando verso ovest. Anche se non riuscirono a capire il significato di quelle parole, infondevano una gioia profonda e avevano una dolce musicalità.

l'ultima battaglia

Non rinuncerei a questa lettura nella scuola elementare, perché queste parole luminose, diventate familiari negli anni dell’infanzia, possano essere una compagnia negli anni belli e anche in quelli faticosi che la vita può riservare.

 

 

 

 

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#5libri imprescindibili per la maestra Laura

#5libri  imprescindibili per la maestra Laura. Qualcuno in più, vero maestra furbina?

Continuo e condivido, dopo Ornella, Raffa, e il mio elenco, il giro di risposte di maestre e presidi alla domanda:

Dimmi 5 libri, uno per ogni classe dalla I alla V, che la maestrina Lalla dovrebbe avere e leggere in classe e perché”.

Risponde la maestra Laura, che per me è La Maestra, il prototipo della maestra “perfetta”, quella che una volta dicevano “ha la vocazione”. E’ stata la maestra di una delle mie figlie, ha sempre amato leggere e far leggere i bambini, per cui la “perdono”, perché ha risposto alla mia domanda sforando di un bel 3 x #5libri. Interessante terzina di temi e libri comunque, con alcuni titoli che volano alto.

La Maestra Laura così ha risposto:

#5libri che ho trovato validi leggere in prima elementare  Continua a leggere

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#10righe più una de IL VENTO NEI SALICI di Kenneth Grahame

#10righe più una de IL VENTO NEI SALICI di Kenneth Grahame.

Non avevo ancora mai parlato di questo libro, mea culpa, bellissimo classico inglese, (e detto da una che non gradisce troppo libri e storie con animali come protagonisti, potete crederci!). Che dire poi di come è scritto, della perizia e classe con cui sono usati nomi, aggettivi, verbi, della scelta di parole sempre precise e dense di significato, quelle che aprono un mondo, intendo!!  E’ uno dei libri scelti e commentati dalla prof. Raffa qui.

Mi piace esordire con questo libro, uno di quelli suggeriti dalle maestre, al nuovo appuntamento con #10righe tratte da bei libri. Sono 10 righe, più una o due o tre, o magari trasgredisco con un bel 2 x 10 righe, (come in questo caso), che mi hanno colpito per bellezza, grazia, parola, senso o ironia o anche tutto insieme. Un modo in più per aprire una breccia tra noi e quel mistero insoluto e vagabondo che le parole contengono.

il vento nei salici II cop

Il vento nei salici, bella introduzione

Continua a leggere

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#5libri imprescindibili per la prof. Raffaela

Ecco che ai #5libri imprescindibili per le elementari, si aggiungono nuovi titoli, con tanto di motivazioni.

Tutto è partito dalla richiesta di mia figlia Lalla la maestrina su quali libri comprare con i 500 euro della buona scuola, per incrementare la sua libreria. E dopo i miei consigli che trovate qui e i #5libri (qualcuno in più) consigliati dalla maestra Ornella, ecco che a rispondere è una prof., la prof. Raffaela, al momento anche preside, (anche scrittrice), della scuola media. In qualità di super amante dei libri le ho rivolto la fatidica domanda:

Dimmi 5 libri, uno per ogni classe dalla I alla V, che la maestrina Lalla dovrebbe avere e leggere in classe e perché”

La prof. Raffa così esordisce: Continua a leggere

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