Costo del viaggio per la Sardegna 2017. Come risparmiare su navi e aerei

Costo del viaggio per la Sardegna 2017. Come risparmiare su navi e aerei trasformando un viaggio lungo in un’avventura. Aggiornamento 2017. Dopo le considerazioni fatte nel 2016, 2014, 2013 e 2011, ecco quelle nuove, alcune le avrete già lette ma val la pena ripetersi, e poi parleremo di costi. Avviso ai naviganti:

Tutte le soluzioni presentate sono state provate dalla sottoscritta in 27 anni di viaggi Continente-Sardegna e ritorno. Io, il marito, i 6 figli, gli amici dei figli, cugini, zii, più tutte quelle persone che passano da casa mia, dal mio paese, e gli amici con famiglia che mi chiedono consigli. E quest’anno grande novità: ho un gatto che viaggia con noi e questo cambia le cose. Considererò quindi anche la voce animale, premettendo che la Corsica Ferries è la compagnia con la quale è meno costoso il vostro peloso.

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stai già preparando la valigia?

Considerazioni e suggerimenti per risparmiare e godersi il viaggio con bambini e pelosi al seguito

  • -Il viaggio, se deve farti sentire già in vacanza, è una questione molto personale, ad esempio a me non piace molto viaggiare di notte e mi piace molto seminare km e km in auto e il viaggio lo costruisco anche su questo, e con figli al seguito. Mamma felice fa figli felici. Io ora ho figli grandi che si muovono da sé, come si suol dire vanno e vengono, più che altro vengono e si portano qualcuno e ormai viaggiano solo in aereo, che per una persona sola (e non solo) è il mezzo più veloce e meno costoso, poi prendono  autobus dagli orari improbabili da Alghero o Olbia, e comunque arrivano a casa.
  • -Se si ama l’avventura, e il risparmio, la mia soluzione preferita da sempre è il passaggio dalla Corsica. L’ultima volta che ci sono passata con bambini, erano 5 dagli 11 anni agli 8 mesi, bagno nel mare e anche nel fiume. Sì, si può fare.
  • -Per andare su un’isola o si prende l’aereo e, nel giro di 4,5 ore, sei a destinazione, oppure ci si deve organizzare perché il viaggio coi bambini sia una bella avventura e una scoperta di belle cose e non diventi un incubo. E quest’anno che si aggiunge anche un gatto sardo matto, come sarà??!!
  • Anche quest’ anno la simulazione è stata fatta per i giorni più costosi dell’estate, 5 agosto-19 agosto, le due settimane centrali di agosto e di sabato, per una famiglia composta da 2 adulti e 3 bambini tra i 4 e gli 11 anni, che pagano la metà. Sotto i 4 anni i bambini viaggiano gratis. Variando anche solo di uno o due giorni i costi cambiano e variano ancor di più se ci possiamo permettere di fare le vacanze in periodi diversi, cosa che sta succedendo sempre più di frequente.
  • La simulazione è su una prenotazione fatta oggi 23 febbraio. La politica adottata praticamente da tutte le compagnie aeree e navali è che chi prima prenota, meno paga.
  • – Nel caso rinunciate alla cabina, per qualsiasi tipo di viaggio, anche diurno, con un risparmio che va dai 200 ai 700 euro, è meglio che uno dei due adulti salga sulla nave prima dell’auto e prima che salgano tutti, per cercare il posto migliore in cui accamparsi. Si comincia la vacanza all’insegna del “campeggio in nave”, tanto richiesto dai bambini, usato soprattutto dai molti stranieri che si adattano meglio di noi italiani, materassini e sacchi a pelo a delimitare un mondo. La Moby è la nave con i sedili più comodi.
  • L’ultima soluzione che ho adottato e sperimentato con mio figlio Gio è stata prendere la poltrona, dai 4 ai 12 euro, e sistemarsi con materassino e sacco a pelo in fondo alla sala poltrone. Nonostante io sia residente, con un risparmio del 30 per cento sui biglietti, le cabine in certi periodi costano uno sproposito e sono la voce su cui si può effettivamente risparmiare. E certi materassini che ho visto sono più comodi dei materassi di casa mia!!!
  • I viaggi diurni sono sicuramente un guadagno perché non si deve necessariamente prendere la cabina, ma, se si viaggia da Livorno a Golfo Aranci o Olbia la durata è di 6 ore e mezza circa, invece per la tratta Genova Olbia o Genova- Porto Torres le ore sono 10-11. Con bambini al seguito dovrete avere una conduzione familiare perlomeno militare, organizzazione, prontezza di spirito, saper dire di no in continuazione, borsa stile Mary Poppins piena di meraviglie con cui fargli passare il tempo, molta pazienza con una nave stracarica. Anche di giorno ho visto che è consigliabile delimitare uno spazio per la propria famiglia con materassini o teli.
  • Le date prese in considerazione: partenza sabato 5 agosto ritorno sabato 19 agosto, tranne in alcuni casi che metterò in evidenza.

Ho considerato tutte le compagnie navali ma solo alcuni collegamenti, quelli in generale meno costosi,

 

RIASSUMO CIO’ CHE POI SARA’ MEGLIO DETTAGLIATO

Anche quest’anno

  • passare dalla Corsica risulta essere il viaggio meno costoso, tra i 570 euro (Moby) e i 633 euro (Corsica ferries),

seguito da

  • viaggiare di giorno da Livorno 643 euro (Grimaldi) o da Piombino 662 euro (Corsica ferries).

considerando che ho simulato una prenotazione nelle due settimane più costose dell’anno.

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Le scogliere di Bonifacio viste da Santa Teresa di Gallura. Figli e amici in contemplazione

 

GNV, Grandi Navi Veloci

-per prenotazioni fatte entro il 28 febbraio sconto immediato del 15 % per partenze da marzo a novembre

Genova – Porto Torres andata h.22 ritorno h.20.30

5 agosto-20 agosto 1 poltrona e 1 cabina per 4, non esiste la possibilità di avere solo il posto ponte, ogni passeggero deve avere una sistemazione

andata e ritorno euro 1325,15

Grimaldi

-per prenotazioni fatte entro il 28 febbraio sconto del 30 % sul biglietto di ritorno da per Sardegna. Possibilità di pagare in 5 o 10 rate a tasso zero per biglietti superiori a 300 euro. Grimaldi ha anche convenzioni con svariate associazioni, enti eccetera, da vedersi all’atto della prenotazione (Touring, Trenitalia, ecc.).

Livorno – Olbia andata h.10, ritorno h. 10 (8 ore)

andata e ritorno con cabina euro 783,15, senza cabina euro 643,15

andata h. 21,30, ritorno h.21,30,

andata e ritorno senza cabina euro 697,75

Civitavecchia – Porto Torres andata h.23,45, ritorno h.12,30 (5 ore e 15)

andata e ritorno con cabina euro 776,50, senza cabina euro 601,50.

Moby Lines e Tirrenia

-L’acquisizione di Tirrenia da parte di Moby ha per noi il vantaggio che sul sito Moby in un’unica schermata possiamo vedere tutte le tratte delle due compagnie e confrontare i prezzi. Ad esempio per il 5 agosto sono attive 15 partenze.

Moby Lines e Tirrenia per ogni biglietto acquistato offrono uno sconto del 25% da utilizzare su un altro biglietto. Conviene quindi, invece di comprare un’andata e ritorno, fare due biglietti separati, così da utilizzare il buono sconto dell’andata per il ritorno. Si può usare lo sconto da tre giorni dopo la prenotazione, quindi fate il biglietto d’andata, aspettate tre giorni e fate quello di ritorno. Dato che lo sconto del 25% è soggetto ad alcune condizioni che non sempre sussistono, inserirò sia la cifra intera sia quella con lo sconto.

Genova . Porto Torres 5 agosto-19 agosto ore 8.30 (durata 10 ore)

andata e ritorno senza cabina 799.77, con sconto del 25% sull’andata si spendono 699 circa

nave delle ore 20,30

andata e ritorno con cabina euro 1294,27, senza cabina euro 1054,27 con sconto del 25% sul biglietto d’andata, euro 1.130 con e 900 senza cabina. Con una cabina adatta agli animali si spendono 1424,27 euro

Piombino – Olbia andata h.14.30 (durata 5 ore) ritorno h.8 (5.15 ore) Moby

5 agosto-19 agosto euro 815.48, con sconto del 25% applicato si pagano 730 circa

le altre tratte di Moby e Tirrenia con qualche costo

Genova -Olbia

Civitavecchia-Olbia

Napoli – Cagliari

Civitavecchia – Cagliari andata h.23.30 ritorno h.20

con cabina euro 844.16, applicando lo sconto sul ritorno si spendono circa 744 euro, senza cabina si risparmiano altre 200 euro

Genova – Arbatax

Civitavecchia – Arbatax

Corsica-ferries

Anche questa compagnia offre la possibilità di pagare in tre rate se l’importo è superiore a 200 euro e a precise condizioni.

Piombino-Golfo Aranci in questo caso ci prendiamo un giorno in più perché al ritorno si viaggia di giorno, quindi 5 agosto-20 agosto andata h.22.30 ritorno h. 10.30 (durata11 ore)

andata e ritorno senza cabina che non è più a disposizione euro 662,76, con pelosone 695,70

Passare dalla Corsica.

Si arriva a Bastia da Livorno, Genova o Savona, o anche da Nizza, si percorrono 180 km fino a Bonifacio e col traghetto si arriva a S.Teresa di Gallura in 50 minuti. Ho considerato solo due tratte, quelle che costano meno e permettono di prendere i traghetti a Bonifacio in giornata, trascorrendo qualche ora in terra corsa. Considerando che passare in Corsica di sabato è proibitivo perché i prezzi sono doppi ho simulato andata e ritorno la domenica.

Moby

Genova-Bastia 6 agosto-20 agosto andata h. 8.30 (6.15 ore) ritorno h.16.15 (6.15 ore)

andata e ritorno euro 419,02 con sconto sul ritorno comprando i biglietti uno alla volta, si pagano euro 370,00 circa.

Moby ha anche una tratta Livorno-Bastia e la nuova Nizza-Bastia, ma almeno in questi giorni la tratta Genova-Bastia è la meno costosa.

Corsica ferries

Savona-Bastia 6 agosto-20 agosto andata ore 7.30 (5.45 ore), ritorno ore 14.45 (5.45 ore),

andata e ritorno euro 433,28

Se volete trascorrere una giornata intera in Corsica, potete viaggiare all’andata di notte, arrivando alle 7 del mattino avrete a disposizione un giorno intero (l’ultimo traghetto da Bonifacio per la Sardegna è alle ore 20)

6 agosto-20 agosto andata h. 23 arrivo ore 7, ritorno h. 14.45 arrivo ore 20.30

andata con cabina e ritorno senza cabina euro 462,35. Rinunciando alla cabina si spendono euro 386,99 . Corsica ferries ha anche la tratta Livorno-Bastia.

Bonifacio-S.Teresa con Moby andata e ritorno euro 226,43, comprando i biglietti uno alla volta per usufruire dello sconto del 25%, euro 200 circa, come tutti i biglietti Moby e Tirrenia. Con Blunavy andata e ritorno euro 212, 50, ma gli orari sono un po’ troppo “stretti”, adatti a chi può trascorrere almeno una notte in Corsica.

ANDARE IN SARDEGNA IN AEREO ( ho considerato solo le “mie” partenze da Milano Linate e Orio al Serio)

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O andiamo in Kite?

Stesse date, 5 agosto-19 agosto, le due possibilità di viaggio sono:

  1. 1-viaggiare tutti in aereo e noleggiare l’auto. Si spenderebbero in questo momento (per i viaggi aerei vale ancor di più la regola, prima prenoti meno spendi) da Milano a Olbia con Meridiana, con bagaglio, circa 1.680 euro tra volo e noleggio auto (1200 in continuità territoriale), anche spostando il ritorno a domenica 20 (considerando che se prenotaste per lunedì 7 agosto in questo momento spendereste 200 euro in meno). Considerate anche che Meridiana adotta la continuità territoriale con la Sardegna, e i minori rientrano in questa categoria, ma su internet non potete prenotare biglietti misti, dovrete quindi, per usufruire dello sconto, comprarli al telefono o in aeroporto. Con Easyjet, senza bagaglio, 1.600. Da Milano su Alghero e Cagliari con Alitalia, con bagaglio, 1245 euro per volo e noleggio, anche Alitalia ha la continuità territoriale e quindi vale il discorso fatto sopra per Meridiana, e con Ryanair, senza bagaglio, circa 1.654,51 per volo più noleggio su Alghero, euro 1.300 circa su Cagliari.

oppure

  1. 2-bambini e mamma viaggiano in aereo, il papà viaggia in nave con l’auto (questa è la soluzione che adottano amici con bambini piccoli e che anch’io ho sperimentato, in quel caso il marito era passato dalla Corsica)

Volo Milano Linate – Olbia per un adulto e tre bambini con Meridiana, più posto ponte per un adulto con auto Livorno – Olbia su Corsica-Ferries è, in questo preciso momento, la soluzione più economica per quei bravi papà che vogliono far viaggiare in una sola oretta mamma e bambini, e “rilassarsi” soli, soletti con una bella traversata diurna. Andata e ritorno circa 900 euro.

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I tre tigli di Hermann Hesse. Se proprio dobbiamo parlare d’amore

I tre tigli di Hermann Hesse. Se proprio dobbiamo parlare d’amore che sia vero e incondizionato

Come dovevano essere grandi e belli e ombrosi quei tre tigli che coprivano con le loro fronde il cimitero dell’ospedale di Santo Spirito di Berlino per dedicargli questa bella leggenda!

 

Hermann Hesse per raccontare questa storia d’amore fraterno trae ispirazione da una leggenda greca, Damone e Finzia, in questo caso storia di amicizia e fedeltà.

Queste storie ci indicano una via fatta di amicizia, fedeltà estrema e amore incondizionato.

Leggenda dedicata all’amico Ettore che era così:

con le radici protese verso l’alto e le fronde sparse sulla terra. Adesso che le sue radici sono nel cielo, come si allargheranno le sue fronde sulla terra!”

I tre tigli

Più di cent’anni fa, nel verde cimitero dell’ospedale di Santo Spirito a Berlino c’erano tre tigli, ed erano così alti che, come un enorme tetto, coprivano tutto il cimitero con l’intreccio dei rami e delle foglie dei loro rami giganteschi. L’origine di questi bei tigli, che risale a qualche secolo fa, viene narrata in questo modo. Continua a leggere

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Se proprio dobbiamo parlare d’amore. Due fiabe, due suggestioni

Se proprio dobbiamo parlare d’amore che sia quello vero. Due fiabe, due suggestioni, due suggerimenti.

LA REGINA LIUTISTA di A.AfanasjevSull’Amore incondizionato, condito da intelligente furbizia.

LA BELLA E LA BESTIA di Madame le Prince de Beaumont. Il suggerimento è del famoso cavaliere del mondo delle fate, G.K. Chesterton: “Abbiamo la famosa lezione de La Bella e la Bestia: una cosa deve essere amata prima di essere amabile”

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Chagrin d’amour di Hermann Hesse. Una leggenda sulla canzone più triste e più cantata di sempre

“Chagrin d’amour” di Hermann Hesse è la leggenda scritta dallo scrittore tedesco nel 1907 per celebrare “Plaisir d’amour” una delle canzoni d’amore più tristi e strappacuore e nello stesso tempo più cantate della storia della musica. Cosa volete di più per San Valentino?

Intorno al ritornello di questa celebre romanza scritta nel 1785 da Jean Paul Egide Martini,

Plaisir d’amour ne dure qu’un moment, Chagrin d’amour dure toute la vie. che traduciamo con

La gioia dell’amore non dura che un momento, La pena d’amore dura tutta la vita.

sono state scritte  più di 200 versioni, si sono dilettate le voci della lirica e della musica leggera,  Bocelli e Battiato, ovviamente una serie di cantanti francesi, tra cui l’ inconfondibile voce e lo sguardo ammaliatore di Charles Aznavour con la erre arrotata più francese della storia, la cantante Nana Mouskouri. La troviamo al cinema, ad esempio in Love affair, del 1939, il mancato appuntamento sull’Empire State Building più famoso di sempre, per un film strappalacrime da serata con amiche. E poi c’è la mitica versione inglese di Elvis Presley, che mantiene la musica pur cambiando le parole e diventa la famosissima Can’t help falling in love, e neppure la versione (come può non essere la mia preferita!)  appena più rock di Bruce Springsteen riesce a togliere a questa canzone quella sua ultima vena di tristezza che la fa interpretare, modificare e cantare da più di 200 anni.

Hermann Hesse scrive una leggenda in cui immagina che la romanza sia scritta da un oscuro trovatore provenzale, Marcel, per celebrare l’amore, non corrisposto, per la bella regina Herzeloyde. I nomi della storia alquanto antiquati sono tratti dal poema epico medievale Parzival, 13esimo secolo. Quando i cavalieri combattevano non per vincere ma perché:

Se non la posso vincere, posso però combattere per lei e sanguinare per lei e soffrir per lei sconfitta e dolore. Mi è più dolce morire per lei che viver bene senza di lei

Una storia così potrà andar bene anche per i piccoli cavalieri di oggi?

Chagrin d’amour di Hermann Hesse versione integrale

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Roald Dahl, il Grande Gigante Gentile che sentiva “tutti i secreti mormorii dell’universo”

Roald Dahl (1916- 1990), il Grande Gigante Gentile che aveva il grande dono di sentire “tutti i secreti mormorii dell’universo”, e li ha regalati a tutti i bambini del mondo e anche a noi, popolli magicosi.

Quella che segue è una delle pagine più belle de Il GGG, libro chiaramente autobiografico, riscoperto da tanti bambini, e anche mamme che non sono mai cresciute a Giganti, Coccodrilli enormi e Streghe vicine di casa e non hanno neppure mai mangiato, poverine!!!, il cioccolato al triplosupergusto. E tutto questo può accadere perché hanno visto il il GGG di S.Spielberg.

In occasione del centenario della nascita di Dahl, l’editore Salani ha ri-edito tutti i suoi libri, approfittatene per rifornire la vostra libreria. Per ora leggete e gustate questa pagina de Il GGG, tra le più belle di tutta la letteratura per l’infanzia (e no) e recitatela ai vostri bambini, immedesimandovi nel Grande Gigante Gentile e nella sua lingua sgarruposa.

IL GGG

Il GGG di Roald Dahl, illustrazioni di Quentin Blake

Le orecchie meravigliose

<<Se veramente tu vuole sapere che cosa faceva nel vostro villaggio>> disse il GGG,<<bene, ecco: stava soffiando un sogno nella camera di quei bambini>>.

<<Soffiando un sogno?>>

<<Sì, io è un gigante-soffia-sogni>>disse il GGG; <<quando tutti gli altri giganti se ne trotta in giro per papparsi la gente dei vari popolli, io corre in altri posti per soffiare sogni nelle camere dei bambini dormentati. Bei sogni. Sogni d’oro. Sogni che rende felici>>. <<Un momento>> disse Sofia,<<ma dove li va a prendere, questi sogni?>> <<Li colleziona>> disse il GGG mostrando con un ampio gesto le file e file di barattoli sugli scaffali. <<Ne ha a bilioni>>.

<<Ma come fa a prenderli? E poi i sogni non si possono imprigionare!>>

<<Tu non ci capirà mai niente>> disse il GGG. << E’ per questo che non voleva parlarti>>.

<<Oh, per favore, mi racconti ! Sono sicura che capirò! Continui! Mi dica come fa ad acchiappare i sogni, mi dica tutto!>>

Il GGG si installò comodamente sulla sedia e accavallò le gambe.<<Sogni>> disse<<è una cosa molto misteriosa. Flotta nell’ aria come bollicine di gazosa in cerca della gente dormentata>>.

<<Si possono vedere?>> chiese Sofia <<Al primo momento, no>>. <<E allora come fa ad acchiapparli, se sono invisibili!>> <<Ah,ah!>>esclamò il GGG, <<è qui che si arriva ai bui secreti nascosti>>

<<Non ne farò parola con nessuno>>.

<<Lo crede bene>> disse il GGG. Chiuse gli occhi e se ne stette immobile per un momento, mentre Sofia rimaneva in attesa. <<Un sogno>>proseguì finalmente,<<mentre fila nell’aria della notte, emette un sottile sssibilo. Ma questo sssibilo è così leggero e argentino che nessun popollano riesce a udirlo>>.

<<E lei può?>> chiese Sofia. IL GGG accennò col dito alle sue orecchie, enormi come la ruota di un camion, e si mise a muoverle avanti e indietro. Era orgoglioso di quella esibizione, e sul suo viso aleggiava un sorriso soddisfatto.<<Tu vede questo?>> chiese. <<Impossibile non vederlo>>disse Sofia.

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Io sente tutti i secreti mormorii dell’universo

<<Forse ti pare un pò ridicocole, ma deve credermi se dice che è orecchie straordinarie. Non c’è da farsi baffo>>.

<<E chi si fa beffe? Non certo io>> disse Sofia.

<<Mi permette di sentire assolutamente tutto, perfino il rumore più infinitèsile>>.

<<Lei cioè sente rumori che io non posso sentire?>>

<<Confronto a me, tu è sorda come un budino!>> esclamò il GGG.<<Tu sente solo i grandi rumori bombardosi, con quelle tue orecchiottole. Ma io sente tutti i secreti mormorii dell’universo!>> <<Come? Cosa?>>

<<Nel tuo paese sente i passetti di una coccinella che cammina su una foglia>>.

<<Davvero?>> fece Sofia, che cominciava a impressionarsi.

<<E inoltre>> continuò il GGG << sento questi passi molto forte, pataplùm, pataplùm, pataplùm, come quelli di un gigante>>

<<Oh Dio mio !>> esclamò Sofia.<<E che cos’altro sente?>>

<<Sente spegolettare le formichine quando cammina sul terreno>>.

<<Sente veramente parlare le formiche?>>

<<Ogni singola parola, anche se non capisce la loro lingua affurmicata>>.

<<Continui>>.

<<Qualche volta, quando la notte è molto chiara e io orienta le mie orecchie nella giusta direzione >> proseguì il GGG, e così dicendo girò le orecchie verso il soffitto,<<se le giravoltola in questo modo e la notte è molto chiara, qualche volta riesce a sentire una musica lontana che viene dalle stelle del cielo>>.

Sofia rabbrividì leggermente. Sedeva in silenzio, in attesa del seguito.

<<E’ le mie orecchie che mi ha detto che tu stava guardandomi dalla finestra, la notte scorsa>> disse il GGG.

<<Ma se non facevo nessun rumore!>>

<<Io sentiva il tuo cuore battere attraverso la strada. Forte come un tamburo>>.

<<Mi dica che altro sente>>pregò Sofia,<<per favore>>.

<<Io può sentire gli alberi e le piante>>. <<Perché, parlano?>> <<Loro non parla proprio>> disse il GGG. <<Loro fa suoni. Per esempio, quando io coglie un bel fiorellino, se io torce il gambo finché si rompe, allora la pianta grida. Io può sentirla gridare e continuare a gridare molto chiaramente>>. <<Davvero?>>esclamò Sofia.<<Che orrore!>> <<Grida proprio come tu griderebbe se qualcuno ti torce il tuo braccio>>.                                  il-ggg-roald-dahl

<<Proprio così?>> chiese Sofia.              

<<Credi che io ti racconta balle?>>

<<No, ma è difficile crederci>>.

<<Allora io finisce qui>> disse bruscamente il GGG.<<Io non vuole che sembra un contaballe>>. <<Oh no, non ho mai detto questo!>> esclamò Sofia. <<Le credo. Veramente. Per favore, continui!>>

Il GGG posò uno sguardo grave sulla bambina, Sofia lo fissò apertamente negli occhi. <<Io le credo>> sussurrò. L’aveva offeso, se ne rendeva conto.

<<Io non ti racconterà mai balle>>disse il GGG.

<<Lo so bene, ma deve capire che non è facile per me credere a cose così straordinarie al primo colpo>>.

<<Questo io lo capisce>>.

<<Così, per favore, mi perdoni e continui>>.

Il gigante tacque un attimo, poi riprese:<<E con gli alberi è lo stesso come con i fiori. Se io pianta un’ascia nel tronco di un grande albero, io sente un suono terribile che viene dal cuore dell’albero>>.

<<Che tipo di suono?>> <<Un lamento soffocato, come quello di un vecchio che sta morendo lentamente>>. Tacque ancora. La caverna si riempì di silenzio.

<<Gli alberi vive e cresce proprio come tu e me>> disse.<<E’ vivi. Così è le piante>>. Sedeva rigido sulla sedia, con le mani congiunte. Il suo volto era luminoso, e gli occhi tondi brillavano come stelle. <<Suoni così belli e terribili io sente!>> disse.<<Qualcuno tu non vorrebbe sentire mai, ma altri è musica sublime!>>

Sembrava quasi trasfigurato dall’eccitazione che gli provocavano i suoi pensieri: gli risplendeva il viso, tanto che pareva persino bello.

<<Mi racconti ancora>> disse Sofia a voce bassa.

<<Tu dovrebbe sentire parlare i topinetti! I topinetti chiacchiera continuamente, e io li sente forte come la mia stessa voce>>.

<<E che dicono?>>

<<Solo loro lo sa. Anche i ragni è assai chiacchierone. Tu non ci crederebbe, ma i ragni è i più grandi mulini a parole che io conosce. E quando sta tessendo la sua tela, canta per tutto il tempo. E il suo canto è più dolce che quello dell’usiùgola>>.

<<E che altro sente?>>

<<Anche il bruccolo è pegottelissimo>>.

<<Che dice?>>

<<Non fa che discutere continuamente per sapere chi diventerà la più bella farfalla>>.

<<C’è qualche sogno che sta volando qui in giro in questo momento?>> chiese Sofia.

Il GGG mosse le grandi orecchie in tutte le direzioni, ascoltando attentamente. Poi scosse la testa.<<Non c’è sogni da queste parti>> disse, <<meno che nei barattoli di vetro. I sogni arriva raramente nel Paese dei Giganti>>.

Bella anche la il GGG versione animata del 1989

 

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Minipin di Roald Dahl

Ovvero, del perché Minipin di Roald Dahl è uno di quei libri imprescindibili per il Grande Viaggio di un bambino e trova posto nella valigetta dell’Avventura

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Roald Dahl, Minipin, illustrazioni di Patrick Benson, Salani

 “La mamma non faceva che dire a Piccolo Bill cosa gli era permesso di fare e cosa no. Ma tutte le cose permesse erano noiose e tutte le cose proibite erano affascinanti.

Una delle cose ASSOLUTAMENTE proibite, la più affascinante di tutte, era uscire da solo dal cancello del giardino per esplorare il mondo che si estendeva al di là di esso…”

E cosa c’è al di là del cancello? Al di là del cancello c’è la famosa Foresta del Peccato dove si nascondono le “bestie feroci più sanguinarie del mondo…e il peggiore di tutti è il terribile Sputacchione Succiasangue Tritadenti Sparasassi.”

Indovinate cosa fa Piccolo Bill, e tutti i bambini con lui, dall’inizio dei secoli e per sempre? Scontato, entra nella Foresta….

Ma come tutte le belle storie di Dahl che si rispettino, contro i terribili Sputacchione e Sfarabocchi e Policorni, ad aiutare il Piccolo Bill, e tutti i bambini con lui, c’è “il solito miracolo che Dahl fa accadere in aiuto dei bambini”. La conclusione ci rivela un Oltre, un significato che si intravede al di là delle parole e della realtà stessa, e questo è ciò che contraddistingue tutte le Grandi e Belle Storie.

“E soprattutto osservate con occhi sfavillanti tutto il mondo intorno a voi, perché i più grandi segreti sono sempre nascosti dove meno ve li aspettate.

Solo chi non crede nei prodigi non li scoprirà mai.”

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La valigetta dell’Avventura. Fotostoria di un regalo di Battesimo

La valigetta dell’Avventura. Fotostoria del regalo di Battesimo di Rachele.

Avete mai giocato a “Parto per un viaggio e nella mia valigia metto…”?

Ecco, il mio regalo di battesimo preferito comincia con questo gioco.

Da quando ho regalato la prima valigetta, di cui parlai in un articolo di Mammaoca, che riporto qui, i bambini cui le regalai ne hanno fatta di strada e le valigette di cartone di Zara, che riempio di quel che reputo essenziale alla vita, anche.

E voi cosa mettereste nella valigetta di un bambino appena nato come augurio per la grande avventura del vivere?

Ecco la valigetta dell’avventura di Rachele.

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Parto per un viaggio e nella mia valigia metto…

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…un libro. Minipin di Roald Dahl

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…un libro e una medaglietta di Caravaggio

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…un libro, una medaglietta di Caravaggio e un paperuncolo (Ikea)

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…un libro, una medaglietta di Caravaggio, un paperuncolo, un augurio speciale

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un augurio speciale, Benedetto XVI “VI DICO CON FORZA: TENDETE AD ALTI IDEALI”

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…e

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…e no, gatto pelosone, tu non sei in valigia

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Parto per il viaggio e nella mia valigia metto: un libro, una medaglietta di Caravaggio, un paperuncolo, un augurio speciale e…

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…noo, niente gatti

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BUON VIAGGIO RACHELE

 

 

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La Regina della neve nella versione di Vamba

La Regina della neve di H.C.Andersen, nella traduzione di Vamba, l’autore del Giornalino di Gian Burrasca

Tutta la neve di questi giorni in paesi familiari appena visitati, Loreto Aprutino, Penne e sulla strada per Campo Imperatore, Gran Sasso, un albergo di lusso che diventa un castello di ghiaccio da cui non si può più uscire… ma poi qualcuno miracolosamente ce la fa, alcuni bambini che giocavano sono i primi, e poi quei soccorritori che tutti chiamano angeli…

..quando si tratta di prodigi, miracoli, inimmaginabile, impossibile, io leggo la vita per fiabe e mi è venuta in mente una delle più belle e intense e delicate storie mai scritte, nella versione di Vamba, nella bella edizione della Raffaelli editore con le illustrazioni di Giovanni Panzavolta.

Alcuni passaggi de La Regina della neve di Vamba, le scene di ciò che non si può neppure immaginare, ma forse le fiabe possono. Neve, un castello di ghiaccio in cui si è prigionieri… e angeli.

Se volete leggere tutta la bellissima fiaba di Andersen, con le illustrazioni di Edmund Dulac la trovate, riscritta in versione integrale, qui sul mio blog.

La Regina della Neve

Il castello della Regina era grande grande ed era costruito in modo strano: i muri eran tutti formati dalla neve, e le porte e le finestre dal vento: conteneva più di cento sale tutte di neve, la quale vi cadeva fitta fitta formando come una cortina bianca, ma non si ammassava mai. La più vasta di queste sale misurava tre miglia. Ed eran tutte rischiarate dalla luce candida del Nord, ma a vederle così grandi, così vuote, così bianche e gelate mettevano una tristezza da non si dire.

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…Prima di tutto bisogna che questo briciolo di specchio gli esca di là, altrimenti la Regina della Neve non perderà mai l’impero che ha sopra di lui.

– E tu non potresti dare a questa infelice fanciulla qualche talismano che la faccia esser più forte della Regina della Neve?

– lo non saprei darle un potere più forte di quello che già possiede. Non vedi che tutti, uomini e bestie, le ubbidiscono? Che con un misero paio di scarpette rosse ha fatto più strada dell’Ebreo errante? Non vi è mezzo di darle più potere di quello che ha; quello che possiede le fu dato da Dio, che glielo mise nel cuore, e consiste nella bontà e nella dolcezza della sua anima. Se non può, da sé, entrare nel palazzo della Regina e togliere lei stessa il vetro dal cuore di Pietro, nessuno può aiutarla e darle il potere di farlo. A due miglia di qua incomincia il giardino della Regina; portaci la fanciulla e deponila presso un arbusto che produce delle bacche rosse. Non ti fermare a chiacchierare, e spicciati a tornare.

… E la povera fanciulla si trovò sola sola, senza nessun riparo contro le nevi eterne. Cammino davanti a sé più presto che poté, ma a un tratto vide una quantità enorme di fiocchi di neve venirle incontro, e non solo pareva che volessero impedirle il passaggio, ma circondarla, seppellirla e farla morire di freddo. Quel che c’era di più strano però, è che questi fiocchi di neve non cadevano dal cielo che era sereno e pieno di stelle, ma camminavano, o, per meglio dire, ruzzolavano per terra, e via via s’ingrossavano, prendevano delle forme strane, e spaventevoli, s’animavano, restando però sempre bianchi. Alcuni somigliavano a porcospini, altri a serpenti con molte teste, altri a orsi, a cani e a lupi. Era l’avanguardia della Regina della Neve ed era formata da immensi fiocchi di neve proprio vivi come animali veri. La povera fanciulla alla vista di tutti quei mostri, che non aveva mai veduto e che non sapeva nemmeno che esistessero, incominciò a tremare per la paura d’esser divorata, e disse qualche parola del Pater noster. Ma il freddo era cosi terribile, che, mentre pregava, vedeva il fiato che le usciva di bocca diventar un fumo fitto fitto. E questo fumo si divise a un tratto in tante nuvolette le quali presero ben presto la forma di piccoli angeli che ingrandivano a vista d’occhio e tutti avevano il casco in testa, la lancia nella destra, e lo scudo infilato al braccio sinistro. Lancia, elmo e scudo eran d’oro puro. E gli angeli aumentavano sempre più, via via che Gilda diceva le parole della preghiera; sicché quand’ebbe finito, si trovò circondata da un piccolo esercito di angeli: Gli angeli si strinsero intorno a Gilda, e con le loro lance d’oro colpivano gli orrendi fiocchi di neve che appena toccati dalle armi divine scoppiavano in bricioli. La fanciulla riprese coraggio e continuò a camminare sempre circondata dai suoi angeli che con le ali le carezzavano e le riscaldavano i piedi e le mani gelate. Dopo poco vide una massa immensa tutta bianca, e capì che doveva esser il palazzo della Regina della Neve.

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E questo fumo si divise a un tratto in tante nuvolette le quali presero ben presto la forma di piccoli angeli che ingrandivano a vista d’occhio e tutti avevano il casco in testa, la lancia nella destra, e lo scudo infilato al braccio sinistro. Lancia, elmo e scudo eran d’oro puro.

…- Mio Dio che freddo! – esclamò. – E come tutto è vuoto, gelato e grande qua dentro! E per paura che la sua amica se ne andasse e lo lasciasse solo, si avviticchiava a lei che piangeva e rideva nello stesso tempo. La sua paura e la sua felicità eran così piacevoli e così commoventi, che i ghiaccioli incominciarono a ballar dalla contentezza e i muri di neve a pianger per l’allegria. I ghiaccioli coi quali Pietro aveva giocato per tanto tempo si agitavano anch’essi e finirono per formare un sole in mezzo al quale era scritta la parola Eternità. In quel momento tutte le porte si aprirono e ad ogni porta da cui dovevano passare i fanciulli, facevano la guardia due angeli. Gilda baciò le gote di Pietro che erano sempre turchine, e le gote diventarono color di rosa. Gli baciò gli occhi, e gli occhi diventarono vivi e brillanti come i suoi. Gli baciò le mani e i piedi, e subito i piedi e le mani che eran sempre immobili, si mossero. La Regina della Neve non aveva più nessun potere, ormai; sul ghiaccio brillava la figura del Sole che portava scritto nel mezzo la parola Eternità.

Gilda e Pietro si presero per mano e uscirono dal palazzo scortati dagli angeli…

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Simone il Cireneo di Giovanni Papini. Racconto di Pasqua

Simone il Cireneo, di Giovanni Papini, tratto dal libro I testimoni della passione. Un prodigio inaspettato, una storia raccontata dalla penna colta di Papini, una lingua piena di particolari, descrizioni e aggettivi suggestivi, un autore immedesimato al destino degli uomini, immedesimazione che rende partecipi anche noi che leggiamo. Papini si immagina il cambiamento della vita di un inconsapevole Simone di Cirene, dopo aver portato la croce di Gesù. Questa è solo la prima parte dell’intero racconto, ma è molto significativo anche così. Bellissima la descrizione del rapporto tra quell’uomo qualunque e il figlio.

simone il cireneo

Simone di Cirene aveva ripassato da poco la porta di Efraim, per rientrare a Gerusalemme e tornare a casa, quando, a una svolta della strada, s’imbatté nel terribile corteggio dei tre condannati a morte che, in quella vigilia di Pasqua, s’avviava al Golgotha.

Se l’avesse potuto scorgere o indovinar da lontano, il Cireneo sarebbe sfuggito a quel pauroso incontro. Uomo di campagna e di fatica, più soggetto al timore che alla curiosità, non gli piacevano gli assembramenti e le confusioni dove è più facile perdere che guadagnare, e allontanava dai suoi occhi, soprattutto, quel che poteva ricordargli la morte. Quando poi vide che alla testa del corteggio c’eran soldati romani a piedi e a cavallo si turbò ancora di più. Non già che odiasse i romani – non aveva tempo di odiar nessuno, eppoi un padrone ci vuole – ma per istinto e sistema non voleva aver mai nulla a che fare nè coll’autorità nè colla giustizia nè coll’esercito. Era un uomo semplice, un proprietariuccio povero e stanco, un ebreo di poche vedute e di fiacche passioni: voleva star tranquillo nel suo cantuccio, vivere e lasciar vivere. Aveva il terrore dei tribunali e dell’armi, sapendo, per istinto, che con queste e in quelli non avrebbe saputo difendersi.

Ma scansarsi, quel malaugurato giorno, non poté. Il corteo era fermo: uno de’ giustiziandi era caduto malamente in terra, ché non era più capace di reggere la pesante croce. I soldati avevan furia e imprecavano. Simone, non potendo passare oltre quella calca, s’era fermato ridosso a una casa, nel vano della porta, e cercava di non farsi troppo vedere, maledicendo in cuor suo quell’infelice ch’era causa di quell’intoppo e di quel ritardo. Ma il Centurione romano, che si guardava attorno, lo scoprì. E accorgendosi che Simone era atticciato e timido, con la mano e con la voce lo chiamò a sé. Sulle prime il Cireneo fece finta che non dicessero a lui e volse gli occhi da un’altra parte. Ma un soldato gli fu addosso;

Villano, sei sordo?

Lo prese per un braccio e lo condusse fin presso il condannato, che giaceva in terra, sfinito.

Mettiti addosso quella croce, gridò il Centurione.

Simone sapeva che ad un comando siffatto non si poteva in alcun modo sottrarsi. Malvolentieri, controvoglia, dispettosamente stronfiando, il Cireneo si accomodò sulla spalla il patibolo e s’avviò innanzi, perché almeno rabbia e fatica finissero prima. Non si curò di guardare il condannato del quale prendeva, in certo modo, il posto. Intravide un corpo abbiosciato e un viso fradicio di sudore misto a fili di sangue. Simone non poteva sopportare la vista del sangue e subito sviò lo sguardo e prese pacatamente a camminare.

La croce spiombava, ma il Cireneo aveva spalle di mulo e gambe d’atleta. E mentre rifaceva a ritroso la via già fatta, verso la porta di Efraim, pensava ai casi suoi.

Non era contento. Nel suo campetto, a mezza strada fra Gerusalemme e Neftoa, ci sarebbe stato ancor più da fare; l’acqua era scarsa, il bindolo era guasto, i topi avevan fatto dei danni all’orzo. Ma era la vigilia di Pasqua e Mikal, la moglie, gli aveva raccomandato di tornar presto a casa ed egli sapeva, ormai, per annosa pratica, con quali strepiti e improperi avrebbe dovuto scontare quel ritardo. Era venuto via prima anche per un’altra ragione; avrebbe dovuto recarsi, quella mattina, dal vecchio Eliezer, suo debitore di pochi sicli, che prometteva da mesi e mesi di pagare e sempre gli mancava il più e il meglio. Simone aveva estremo bisogno di quel denaro prima di Pasqua e prevedeva, con terrore, l’accoglienza che gli avrebbe fatto la moglie se fosse tornato anche quel giorno a mani vuote.

C’era poi un’altra ragione del suo tornar sollecito di quella mattina, anzi la più grave e la prima. Il suo figliolo maggiore, Alessandro, da più giorni era consumato da una febbre che non gli dava requie se non breve tempo all’alba e lo aveva ridotto un cencio. Simone aveva promesso a Mikal che avrebbe portato a casa, in tutti i modi, una gallina nera che, sventrata a forma di croce e tenuta sul capo raso del malato, è il più certo rimedio delle febbri croniche. Ma non era riuscito a trovarla in campagna e non avrebbe avuto il tempo, ora, di farne ricerca in città.

Angustiato da questi pungenti pensieri Simone procedeva spedito sotto il gran peso della croce, e quasi non lo sentiva, tanta era la voglia di arrivar presto al luogo del supplizio. Passi e voci di uomini, mormorii e pianti di donne giungevano ai suoi orecchi, ma non aveva voglia di voltarsi e tanto meno di chiedere notizie dei condannati. Aveva sentito dire da certi vecchioni che assistevano al passaggio del corteo, che si trattava di briganti e non cercò di saper altro.

Simone era venuto dalla natia Cirene a Gerusalemme da pochi anni, per motivi di eredità, e non conosceva quasi nessuno nella città santa, né si curava di far conoscenze nuove e tanto meno teneva dietro ai pubblici affari. Campo e casa era la sua vita e nessuno amava fuor dei figliuoli.

Non sapeva nulla, perciò, di quel ch’era accaduto in quei giorni e i condannati erano, secondo lui, delinquenti comuni. Aveva un po’ di rabbia contro il più debole, contro quello che l’aveva costretto a quel ritardo, ma non arrivava all’odio. Fra poche ore, pensava tra sé, questo sciagurato pagherà con lo strazio e la morte anche questa sua colpa, che sarà l’ultima.

Arrivarono, finalmente, allo spiazzo ch’era in cima al Golgotha. Già s’era simone il cireneo duomo di Modenaaggrappolato intorno un ominaio vociante. Simone posò la croce in terra e senza chiedere licenza né salutare, colse il momento che i soldati gli voltavan le spalle, sgattaiolò tra capannello e crocchio, e a passi di fuga ripassò la porta di Efraim e si nascose in Gerusalemme deserta. Nella sua testa di buonomo sacrificato tenzonavano quattro immagini dominanti: la gallina nera per la febbre, i sicli d’argento di Eliezer, il figliolo bruciante e smaniante, la moglie furibonda.

Da qual parte avviarsi? Ormai era tardi ed era stanco; la spalla destra, indolenzita e ammaccata, gli dava noia. Prevalse l’amore di Alessandro sul timore di Mikal; il desiderio di saper come stava il figliolo, di rivederlo, di far qualcosa per lui. Arrivò alla sua strada, si avvicinò alla sua casa. Sulla porta, come già sapeva anche prima d’averla vista, stava in agguato, scrutante e torva, la moglie.

Il povero Simone si accorse che nessuno lo avrebbe salvato dalla tempesta che già s’annunziava nei baleni degli occhi di Mikal. Era donna di giudizio e di cuore, disposta a soffrire e a svenarsi per il marito e per i figlioli, ma era pur donna di passione e perciò pronta ad accendersi e a garrire. Simone era preparato al rovescio e non aveva altra speranza che di prevenirlo con una di quelle giustificazioni che fermano le più ardite lingue.

Si fece incontro alla moglie e prima che questa potesse aprir bocca le posò dolcemente una mano sulla spalla – una di quelle mani che avevano tenuto e premuto il legno destinato a Gesù. Accadde allora un miracolo, un prodigio inaspettato. Mikal guardò il marito negli occhi e subito si addolcì. E invece di coprirlo di contumelie, come un istante prima voleva fare, disse a Simone con la voce dei giorni placidi:

Come stai? Sei stanco? Vieni subito in casa. Il nostro Alessandro sta sempre male.

Simone trasecolava e non sapeva rendersi ragione di quell’improvviso e mai più visto mutamento. Ma l’affetto per il figliolo lo sviò subito da quel problema. Entrò in casa e corse in camera di Alessandro.

Il giovinetto era disteso, mezzo nudo, sul lettuccio basso e pareva dormisse. Ansava forte, il viso era umido e pieno d’ombre inquietanti: ombre le occhiaie, le narici, le gote disfatte, le pieghe tristi dei labbri. Accanto a lui, seduto per terra, il fratellino Rufo.

Appena sentì entrare il padre nella stanza, il febbricitante aprì gli occhi e lo guardò con espressione d’infinita e ansiosa speranza. Tu sei mio padre e sei forte, pareva che dicessero quegli occhi, tu mi hai dato la vita e mi strapperai dalla morte. Simone si avvicinò pian piano al letto e guardò lungamente il figliolo.Disse Mikal:

  • Hai portato la gallina nera?
  • Non l’ho trovata, non ho avuto tempo di cercarla. Dopo ti racconterò tutto.

Alessandro, che abbandonato giù tra quei cenci intrisi di sudore respirava male, fece atto d’alzarsi e subito Simone l’aiutò. Il figliolo gli pose una mano scarnita sulla spalla destra – su quella spalla indolenzita che aveva sostenuto il peso della croce di Cristo – e provò a tirarsi su. Ma era debolissimo e quell’appoggio non gli bastava. Allora il padre lo abbracciò con tutt’e due le braccia, lo strinse al seno, sollevò il corpo sfinito con materne precauzioni e lo accomodò a sedere sul letto.

Non mi lasciare, mormorò Alessandro.

Abbracciò stretto il padre, gli teneva le mani magre sugli omeri. A Simone quel contatto sulla spalla intormentita dal tronco della croce dava un po’ di fastidio ma non ebbe il coraggio di allontanarsi dal figliolo né di sciogliersi da quell’abbraccio.

Pareva che Alessandro godesse infinitamente a sentirsi così unito al padre: gli sembrava di sentirsi riavere, gli pareva, di momento in momento, di star meglio, di essere un altro.

Mikal, in disparte, guardava con amore padre e figlio così abbracciati. Non si sentiva più il faticoso respiro del ragazzo: a poco a poco il malatino si addormentò col capo sulla spalla di Simone. Questi, per non destarlo, sopportò con amorosa pazienza la molestia che il dolce peso dava alla spalla indolita.

Stettero uniti in quel modo un pezzo. All’improvviso Alessandro si svegliò e non pareva più lui. Gli occhi eran quasi limpidi, era scomparso il sudore.

Mikal si precipitò sul figliolo e lo toccò sulla fronte e sulle guance, gli palpò il petto e le spalle.

Simone! gridò la madre. Simone! Il nostro Alessandro è guarito! Non suda più, non brucia più! Sia lode all’Altissimo!

La poveretta un po’ rideva di meraviglia e un po’ piangeva di gioia né sapeva più che fare. Ora accarezzava il volto del marito stupefatto, ora copriva di baci il viso del figlio risuscitato. Quella terribil febbre che durava da quasi due settimane e aveva resistito a tutti i rimedi naturali e magici, e stava per struggere e portar via il suo primogenito, era stata guarita e vinta in pochi istanti. Simone, col solo contatto della sua mano e della sua spalla, aveva ridato la vita al morituro.

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Leggende e racconti sulla S.Pasqua per bambini. Altre ancora

Leggende e racconti sulla Santa Pasqua per i bambini. Il gallo della Resurrezione, Le lacrime della Madonna (o la leggenda del biancospino) di Pina Ballario, La leggenda del melograno, Le lacrime e i rubini.

Le ho cercate pensando soprattutto ai bambini e la prima mi sembra particolarmente indicata, e anche divertente. Un’idea per mamme e insegnanti: qualche anno fa l’ho vista rappresentata in una scuola elementare, con una incredibile schiera di bambini-galli!!!.

Le altre leggende legate alla S.Pasqua, raccolte nel tempo, la leggenda della passiflora, la leggenda del pettirosso, la leggenda del salice piangente, la leggenda dei tre alberi, e la leggenda dell’ulivo ( e della palma) sono in questa pagina di mammaoca.

Il gallo della Resurrezione

 

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Quando Cristo fu sepolto si diffuse la voce che sarebbe risorto e i Giudei posero le guardie davanti alla tomba in modo che nessuno potesse trafugarne la salma, fingendone poi la resurrezione. (Mt. 27, 62-66)

Passati tre giorni e visto che non era accaduto nulla, coloro che avevano fatto crocifiggere il Maestro si ritrovarono a cena per fare festa e rallegrarsi d’aver fatto scomparire un nemico tanto pericoloso. Parlarono e discussero tanto, che passò la notte e s’avvicinò l’alba. Essendo tornata la fame, ordinarono ai servi di portare in tavola qualcosa da mangiare. Arrivò in tavola un gallo arrostito, fatto a pezzi in un vassoio. Se lo divisero nei piatti e Caifa disse:

Io dico che è più facile che canti questo gallo, che risusciti quel Nazzareno che abbiamo messo in croce.”

A quel punto, (era proprio l’ora che Cristo risorse), dai loro piatti saltarono le ossa e la carne del gallo, la testa si rizzò nel vassoio in mezzo alla tavola, le piume e le zampe tornarono dalle finestre e il gallo si ricompose, con la cresta rossa, le penne colorate e la coda lunga in mezzo alla tavola. Ed era vivo! Guardò intorno, allungò il collo e fece un potente chicchirichì!

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Chicchirichì! Chicchirichì!

Volò quindi sopra il davanzale e sparì nelle prime luci dell’alba. Con un gran volo tornò al suo vecchio pollaio e di là cominciò a cantare, annunciando agli altri galli, che stavano là intorno, la resurrezione di Cristo.

– È risortooooo…

– È risortooooo…

rispondevano gli altri galletti, che propagarono rapidamente la notizia di terra in terra.

A sentire tutto quel baccano la gente si svegliò, non sapendo cosa fosse successo e i galli da quel giorno, al levare del sole, continuano a cantare, annunciando la resurrezione del Signore.

Le lacrime della Madonna, racconto di Pina Ballario (potremmo anche chiamare questo racconto la leggenda del biancospino)

Dopo la morte di Gesù, la Madonna si chiuse nella sua casetta a piangere e a pregare. Usciva quando il sole cadeva dietro le montagne viola. Allora saliva all’orto di Giuseppe, dove avevano sepolto il suo figliolo, e vi restava fino all’alba. Intorno al sepolcro crescevano rovi e spini come quelli che avevano coronato la fronte di Gesù crocifisso. La Madonna piangeva a ricordare la morte crudele del suo Gesù. Piangeva tanto che i rovi si commossero; raccolsero tutte le lacrime della Madonna e le infilarono, come perle, sui loro spini.

biancospinoIl Sabato Santo, quando Gesù risuscitò da morte e la natura fremette di gioia, i rovi biancheggiarono sotto una nevicata di petali candidi. Le lacrime della Madonna si erano mutate in quei bei fiori che hanno nome biancospini. E a ogni Pasqua tornano a fiorire.

Trovato in: http://www.Le lacrime della Madonna di Pina Ballario – Racconti di Pasqua – Poesie.reportonline.it

La leggenda del melograno

Gesù saliva faticosamente la via del Calvario.
 Dalla sua fronte trafitta di spine cadevano
gocce di sangue. 
Gli melograno quadroApostoli, timorosi, lo seguivano da lontano, per non farsi vedere, ed uno di essi, quando il triste corteo era passato, raccoglieva i sassolini arrossati dal sangue benedetto di Gesù e li metteva in un sacchetto.

 A sera gli Apostoli si radunarono tutti tristi nel Cenacolo; l’apostolo pietoso trasse di tasca il sacchetto per mostrare ai compagni
le reliquie del sangue di Gesù, ma nel sacchetto trovò un frutto nuovo, dalla buccia spessa ed aspra dentro alla quale 
erano tanti chicchi, rossi come il sangue di Gesù. 
Era nato il melograno.


Le lacrime e i rubini

Mentre il Signore saliva il Calvario era molta la sofferenza che gli provocano le ferite e le percosse che continuavano a infliggergli i soldati, per cui sanguinava da ogni parte e gli occhi versavano lacrime di sangue. La strada era tutta segnata dalle tracce di dolore che la Madonna, uscita a cercare il Figlio, vedeva sulle pietre, nella polvere e nell’erba. Straziata dalla pena di vedere i segno della sofferenza di Gesù, le toccava una ad una con amore e quelle gocce si tramutarono in rubini e si sparsero nelle viscere della terra, la quale le conserva a ricordo della Passione del Signore.

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Trovato in: http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Leggende-e-proverbi-della-Pasqua#sthash.xYBqiUIA.dpuf

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