#3libri senza parole. I Silent books di Stella da “leggere” alla scuola materna

#3libri senza parole. I Silent Books imprescindibili per Stella Brambilla. Da “leggere” alla scuola materna, e non solo, perché i bei libri sono belli per tutti. 

di Valeria

Con Stella Brambilla, psicomotricista, esperta di lettura ad alta voce e letteratura per l’infanzia, presidentessa dell’Associazione Ludica e Dirigente della Scuola materna San Luca di Monza, non si può non parlare di Silent Books e di Albi Illustrati. Il suo è un mondo fatto di parole e gesti preziosi, capaci di creare relazioni creative con i piccoli che sono affidati alle sue cure e con gli adulti che in qualche modo hanno a che fare con lei. In questo mondo i libri (silent books e albi illustrati, in particolare) hanno un ruolo primario. Nelle mani di Stella diventano strumenti potenti che, in un connubio equilibrato di immagini e parole, suggeriscono percorsi emozionali, da fare in due (lettore e ascoltatore, ma anche di più!), tenendosi per mano.

Stella: Non hanno età. Silent Books e albi illustrati sono libri adatti a tutti. Se proprio devo limitare la mia scelta a tre titoli:

tre libri2

se proprio devo limitare la mia scelta…

Pietro pizza, di William Steig, edizioni Salani. 

Un libro storico, che rappresenta magnificamente un percorso psicomotorio. Un libro divertente per i bambini che ascoltano e per gli adulti che leggono. In cui l’adulto rimane adulto ed entra pian piano nella cornice di gioco del bambino, costruendo un pezzo alla volta tutto ciò di cui il bambino ha bisogno.

Fuori piove, un bimbo è molto triste e il papà, che “non sopporta di vederlo così”, decide di farne una pizza! Lo impasta, lo condisce e lo mette a cuocere in forno! Il bimbo si cala nel ruolo di una coccolatissima e amatissima pasta di pane e trova le ragioni per riaffrontare la giornata.

pietro pizza

La storia guida il bambino nel passaggio dal piacere di “agire le emozioni” al “piacere di pensarle”. Il bambino deve mettere pensieri, emozioni e azioni in stato di quiete per poter metabolizzare il significato dell’agire. Il gioco che col corpo ha fatto poco prima ha bisogno di una zona di latenza prima di passare al pensiero. Questo libro rappresenta questo percorso e aiuta a compierlo.

Orso Buco, di Nicola Grossi, edizioni Minibombo

La caratteristica di questo libro é la semplicità, grafica e narrativa. Ma c’é anche la ritualità. C’é l’idea di un viaggio alla ricerca di una tana, con tutto quello che una tana evoca in un bambino e l’idea che dal più piccolo al più grande ci si possa mettere alla ricerca di una strada, che diventa sempre più complessa (prima é una striscia dritta, poi compaiono le onde, le colline, gli zigzag) e prevede degli imprevisti (All’improvviso…). Anche qui c’é un adulto che si mette a disposizione dei piccoli e consente loro di proseguire il viaggio quando si é fatto troppo difficile.

I personaggi sono rappresentati in modo molto essenziale. Cerchi di colore e dimensioni diversi. Abbiamo potuto usare questi disegni per chiedere ai bambini cosa dice il libro, ad esempio, della formica, ma anche cosa non dice e quindi cosa dobbiamo ricostruire noi.

orso buco

All’inizio dell’anno abbiamo usato questo libro nel percorso di affiatamento, che si é svolto in quattro sedute.  Di solito i bambini scoprono il libro che fa da sfondo al percorso man mano che passa il tempo. Questa volta le nonne lo hanno letto all’inizio.

Le insegnanti avevano il compito di rimaner in disparte ad osservare il gioco condotto da due specialiste. Quando é arrivato il personaggio dell’elefante le insegnanti hanno indossato le calze antiscivolo e si sono messe a giocare con i bambini!

Gli uccelli di Germano Zullo e Albertine, Topipittori

Non tutti i giorni sono uguali, la strada gialla percorsa dall’omino con il furgone rosso sembra liscia e identica a se stessa, ma all’improvviso si interrompe e  quando lui apre il portello per far uscire i suoi passeggeri, il rimorchio sembra rimanere vuoto, ma forse non é così. Un dettaglio, un piccolo dettaglio che potrebbe sfuggire o essere trascurato, un piccolo uccellino nero che forse ha paura di volare.

gli uccelli

Questa storia mi fa pensare al nostro mestiere di educatori (genitori, maestri, professori): tutti i giorni ci si ritrova a scuola e ogni giorno sembra uguale all’altro, ma ci sono gli imprevisti e soprattutto i dettagli, che possiamo trascurare, ma, se li prendiamo sul serio, ci cambiano la giornata e anche la vita!

3 libri

 

 

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La festa di san Martino di Bruegel il Vecchio. Narrare un quadro

La festa di san Martino di Bruegel il Vecchio. Narrare un quadro.   Cosa succede quando metti Valeria davanti a un quadro? Ti ammalia con una storia. E’ il giorno della festa di san Martino e ve la regaliamo.

Osservando il quadro di Bruegel. Non è proprio un racconto, ma una sorta di tuffo nel quadro o “ricostruzione” del momento immaginato e rappresentato. Valeria

La Festa di San Martino, Pieter Bruegel il Vecchio, tempera su tela, (1565-1568), Museo del Prado, Madrid. Guardate qui per vedere il quadro anche nei particolari

image.pngQuelli di Bruegel sono dipinti curiosi, stuzzicano cioè la curiosità e questo vale per adulti e bambini.

Al Museo del Prado, dove è conservato questo quadro di Bruegel il Vecchio e dove le scolaresche entrano non a biglietto ridotto, ma del tutto gratuitamente, sono centinaia i bambini che ogni settimana rimangono incantati davanti all’affollata e bizzarra scena di questo undici Novembre di quattrocento anni fa.

 

 

baraonda.jpgI piccoli visitatori penseranno, e a buona ragione, che quel giorno, quell’undici Novembre di quattrocento anni fa, in questa rigogliosa campagna, localizzata da qualche parte in Europa, si debba esser creata una gran baraonda. Di quelle da diventar matti

In cima alla collina si era raccolta tanta di quella gente che la collina stessa era praticamente scomparsa. Tutti si accalcavano, vociando e protendendo chi una brocca, chi una coppa, chi una scodella, chi in mancanza di altro, una scarpa!

Qualsiasi tipo di contenitore in questi casi si adatta allo scopo. Purché non abbia crepe e sia in grado di contenere il prezioso liquido giusto il tempo di portarlo alle labbra e tracannarlo. E quel giorno di vino ne scorreva a litri dalla grande botte rossa, monumentale, generosa.

Quello era il giorno di San Martino e, come si sa, a San Martino vino gratuito per tutti! vino.pngA San Martino si aprono le botti e si assaggia il vino nuovo. Si sospende per un giorno il lavoro avviato e ci si ferma a testare i primi frutti della terra, un piccolo ridotto assaggio di quello che la semina ha promesso. Il resto è sotto le zolle umide e lì ha appena iniziato a marcire, aspettando che il freddo e la neve lo sopiscano, in modo da poter poi generare un raccolto abbondante.

L’attesa era stata lunga. Nei campi e nelle botteghe del villaggio negli ultimi giorni i brontolii e le lamentele – che il lavoro è troppo duro, i clienti non pagano, i garzoni sono fannulloni e il tempo, quello, è sempre orribile! – venivano continuamente interrotti da esclamazioni speranzose: “Dai, che siamo quasi a San Martino!”

Quindi il giorno di San Martino era finalmente arrivato, si aprivano le botti, si mesceva il vino novello e la gente ne approfittava subito per esagerare.

In prima linea i più giovani. Bisogna essere forti per accaparrarsi i posti migliori, raggiungere per primi la botte, conquistare più vino degli altri. Come in battaglia, quando a sferrare l’attacco iniziale, sullo slancio dei grandi ideali che li hanno condotti fin lì, sono sempre i ragazzini. Oppure c’è chi ce li spedisce per forza, che tanto sono robusti e ci faranno vincere la guerra! I primi che arrivano, i primi che muoiono. Bruciati dal loro stesso ardore o da quello degli altri.

A parte questo, per conquistare un po’ di vino bisogna possedere almeno una scodella, o una scarpa.

Alcuni dei protagonisti di quell’Undici Novembre di quattrocento anni fa, non hanno neppure quella. Sono straccioni, sporchi, avviliti, fra di loro si guardano con invidia. Molti hanno già bevuto troppo e hanno perso quel po’ di dignità che nella miseria pur avrebbero potuto conservare: uno si è addormentato di schianto e cadendo ha rotto il boccale di coccio, due si azzuffano, una donna con in braccio una bimba piccola, ignora i richiami del più grandicello per finire di bere il suo vino. Quello che ha in testa è un copricapo in uso all’epoca o una ciotola di riserva? Tutti hanno sguardi allucinati, corpi e volti deformati dalla sbornia. Qualcuno già si allontana ballando, qualcuno riverso in un angolo piange, qualcuno si alleggerisce le viscere e qualcun altro coglie l’occasione per arrotondare, infilando la mano nella scarsella della mamma beona (quella che trascura il figlio per scolare l’ultima goccia della sua coppa. Così impara!)

C’è un’altra donna con in braccio un bimbo, ma costei dà da bere al figlioletto. É l’unica scena tenera della giornata, a meno che questa mamma non stia propinando al suo bimbetto del vino…

 

donna con bambino restauro.jpg

Che baraonda! Sì, non c’è dubbio, quell’Undici Novembre di più di quattrocento anni fa, l’umanità su quella collina stava dando uno dei peggiori spettacoli di sé.

In questo contesto di dissennatezza, cosa è potuto quindi accadere di bello, che sia valso la pena raccontare con il pennello e i colori?

Ad esser lì, pochi ci avrebbero forse fatto caso. Bisognava fare un grosso sforzo per non lasciarsi distrarre dal trambusto, dalla confusione, dalle zaffate nauseabonde di orina e vomito. Bisognava guardarsi intorno con attenzione e costringersi a soffermare lo sguardo sui più raccapriccianti tra i disgraziati personaggi che affollavano la vallata. Bisognava fare caso a quei due storpi che mendicavano in un angolo discosto, rispetto al centro della festa (la collina della botte!): lì è passato un cavaliere, che in modo del tutto imprevisto, si è lasciato commuovere dalla miseria dei due questuanti e invece di liberarsene con qualche spiccio, ha deciso di dividere con loro il suo mantello.

san Martino.restaurojpg.jpg

Chissà che idea si sono fatti in proposito i bambini del Prado?

Sappiamo bene che la leggenda di San Martino, soldato dell’Impero Romano, acclamato, dopo la conversione, vescovo di Tour, si svolge intorno al 335, agli albori dell’era cristiana, e che la tradizione di far coincidere l’apertura delle botti novelle con il giorno in cui si festeggia il santo, è nata successivamente. Non si può negare, però, che l’operazione compiuta da Pieter Bruegel il Vecchio, che associa i due momenti, crei una sintesi interessante.

 

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Cinque in un baccello, di H.C. Andersen

Cinque in un baccello, di Hans Christian Andersen

Quale fiaba leggere, sdraiati nel lettone, stretti sotto il piumone, che fa freddo, una mamma e tre fratelli piccolini, anzi quattro perché la grande di sei anni vuole sentire una storia anche lei?

Beh è naturale “Cinque in un baccello” di Hans Christian Andersen.

E dato che Andersen poteva far nascere storie e magie da tutto, ecco che qui ci racconta la storia di cinque piselli che se ne vanno nel vasto mondo e con loro andiamo anche noi partecipando del loro destino e alla fine sapremo di più sulla natura delle cose, delle persone e dei piselli, ma anche di fede e speranza.

cinque in un baccello3C’erano cinque piselli in un baccello, erano verdi e anche il baccello era verde, e così credevano che tutto il mondo fosse verde, ed era proprio vero! Il baccello cresceva, e anche i piselli crescevano; si sistemarono secondo la conformazione della casa, mettendosi tutti in fila. Fuori il sole splendeva e scaldava il baccello; la pioggia lo rendeva chiaro. L’aria era tiepida e si stava bene, luce di giorno e buio di notte proprio come doveva essere. E i piselli diventavano sempre più grandi e pensavano sempre di più: se ne stavano sempre lì seduti, qualcosa dovevano pur farla!
«Dobbiamo restare qui per sempre?» si chiedevano «purché non diventiamo duri a star seduti così a lungo! Mi sembra quasi che ci sia qualcosa fuori di qui; ne ho la sensazione!»
E passarono le settimane; i piselli divennero gialli e anche il baccello si fece giallo. «Tutto il mondo diventa giallo!» dicevano, e potevano ben dirlo.
Poi sentirono uno scossone nel baccello; era stato strappato dalla pianta preso in mano e messo nella tasca di una giacca insieme a molti altri baccelli ancora pieni.
«Tra poco ci apriranno!» esclamarono, e si misero a aspettare.
«Ora mii piacerebbe sapere chi di noi andrà più lontano!» disse il pisello più piccolo. «Già, si saprà presto!»
«Accada quel che deve accadere!» disse il più grande.
Crash! il baccello fu aperto e i cinque piselli rotolarono fuori alla luce del sole; erano nella mano di un bambino che li teneva sul palmo, dicendo che erano dei bei piselli e che andavano proprio bene per la sua cerbottana. Subito un pisello fu messo nella cerbottana e fu sparato lontano.
«Ora volo nel vasto mondo! Mi segua chi può!» ed era scomparso.
«Io invece» esclamò il secondo «volerò fino al sole; è un vero baccello e mi si addice proprio!»
E fu lanciato anche lui.
«Dovunque arriveremo, ci metteremo a dormire» dissero gli altri due «ma avanzeremo anche noi!» e subito rotolarono sul pavimento prima di finire nella cerbottana, ma poi venne anche il loro turno. «Andremo più lontano di tutti!»
«Accada quel che deve accadere!» esclamò l’ultimo che venne sparato in aria, volò contro una vecchia assicella che si trovava sotto la finestra di una mansarda, e s’infilò proprio in una fessura dove c’erano muschio e terra umida. Il muschio gli si richiuse sopra; era nascosto ma non era stato dimenticato da Nostro Signore.
«Accada quel che deve accadere!»

cinque in un baccello4In quella piccola mansarda abitava una povera donna che di giorno andava a pulire le stufe, a tagliare la legna e a fare lavori pesanti, perché era forte e piena di volontà, ma sempre povera rimaneva. In casa, nella cameretta, c’era anche la sua unica figlia, una adolescente delicata e gracile; da un anno intero era a letto e non voleva né vivere né morire.
«Andrà dalla sua sorellina!» diceva la donna. «Avevo due figlie, era troppo faticoso mantenerle entrambe, e così Nostro Signore le ha divise con me e se ne è presa una; ora io vorrei tenere quest’unica che mi è rimasta, ma lui non vuole tenerle separate e così lei andrà a raggiungere la sorellina.»
cinque in un baccello2Ma la fanciulla rimase. Se ne stava a letto immobile e paziente per tutto il giorno, mentre la madre era fuori per guadagnare qualcosa.
Era primavera, e una mattina presto, mentre la madre stava andando al lavoro e il sole splendeva chiaro attraverso la finestrella e si posava sul pavimento, la fanciulla malata guardò attraverso il vetro più basso.
«Che cos’è quel verde che spunta dietro il vetro? Si muove col vento!»
La madre andò alla finestra, e la aprì. «Oh!» esclamò «è un piccolo pisello che ha messo fuori delle foglioline verdi. Come avrà fatto ad arrivare in quella fessura? Adesso hai un giardinetto da guardare!»
Il letto della malata fu spostato più vicino alla finestra, così poteva vedere il pisello che germogliava; e la madre andò al lavoro.
«Mamma, credo che guarirò!» disse la bambina alla sera. «Il sole oggi era così caldo su di me. Il pisello cresce proprio bene, e anch’io voglio crescere e uscire al sole.»
«Se solo fosse così!» esclamò la madre, ma non lo credeva possibile; intanto però a quel verde germoglio che aveva donato alla bambina la voglia di vivere mise un bastoncino, perché non venisse spazzato dal vento. Legò un filo dall’assicella alla finestra così che il gambo del pisello avesse qualcosa a cui appoggiarsi e arrampicarsi, crescendo; e così infatti fece, e di giorno in giorno cresceva a vista d’occhio

«Oh, sta mettendo i fiori!» disse un mattino la donna, e ora anche lei ebbe la speranza e
la fede che la fanciulla malata guarisse. Pensò che in quel periodo la bambina aveva parlato più vivacemente. Le ultime mattine si era alzata sul letto da sola ed era rimasta seduta a guardare con occhi splendenti il suo orticello di piselli con un pisello solo. La settimana successiva per la prima volta la malata restò alzata per più di un’ora. Felice si sedette al sole, con la finestra aperta, e fuori c’era un fiore bianco e rosso di pisello completamente sbocciato. La fanciulla piegò la testa e baciò con delicatezza quei petali lievi. Quel giorno era come un giorno di festa!
cinque in un baccello1

«Nostro Signore in persona lo ha piantato e lo ha fatto crescere, per dare a te gioia e speranza, bambina benedetta, e anche a me!» disse la madre felice, e sorrise al fiore come se fosse un angelo del Signore.
E che ne è stato degli altri piselli? Quello che volò nel vasto mondo: «Mi segua chi può!» cadde sulla grondaia e finì nel gozzo di un piccione, e lì rimase come Giona nella balena.

I due pigri fecero la stessa fine, anche loro furono mangiati dai piccioni, e questo significa essere utili in modo concreto. Il quarto, che voleva raggiungere il sole, cadde nella fogna e restò per molti giorni e settimane nell’acqua stagnante, gonfiandosi tutto.
«Divento così bello grasso!» diceva il pisello. «Sto per scoppiare e non credo che nessun pisello abbia mai fatto altrettanto. Sono sicuramente il più notevole dei cinque che erano nel baccello!»
E la fogna lo approvò.
Alla finestra della mansarda stava la fanciulla con gli occhi scintillanti e con il colore della salute sulle guance; congiunse le manine delicate sul fiore del pisello e ringraziò Nostro Signore per averglielo dato.
«Per me» esclamò la fogna «il mio è il migliore!»

 

 

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#5libri imprescindibili per la maestra Emma

#5libri imprescindibili per la maestra Emma, più uno (o tanti?)

Continua la ricerca dei libri letti in classe dalle maestre, quelli che sono proprio imprescindibili, quelli che

Dimmi 5 libri, uno per ogni classe dalla I alla V, che la maestrina Lalla dovrebbe avere e leggere in classe e perché”.

Anche se questa ricerca si è allargata anche ai libri per la scuola materna, oggi, con la maestra Emma, torniamo nelle classi elementari.

Ho conosciuto la maestra Emma in occasione della lettura #adaltavoce del libro Pinocchio. Una maratona di lettura per il quartiere san Fruttuoso di Monza durata 5 ore, 100 persone coinvolte a leggere, un’esperienza indimenticabile e che ripeteremo anche la prossima primavera!!!

Mi hanno stupito tanto i suoi bambini di seconda elementare, caspita maestra ma come leggono e sono solo in seconda!! Se una maestra è appassionata, trasmette la sua passione anche ai bambini!! E lei legge, legge legge.

ERRATA CORRIGE. No scusate, il bello è che lo sapevo, tanto che le avevo già fatto dei salamelecchi, ma i bambini della maestra Emma che hanno letto Pinocchio alla maratona, erano di prima elementare. Capite, PRIMA ELEMENTARE!!! E non stiamo parlando di una riduzione del libro, ma 315 minuti di lettura… E ho amiche insegnanti al liceo che mi dicono di avere alunni che non sanno leggere!! Ci dobbiamo porre delle domande! Continua a leggere

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I libri che raccontano la vita dei santi ai bambini

I libri che raccontano la vita dei santi ai bambini. Difficile trovarli tra quelli per grandi, senza cadere nel cliché del “santino”, stile bello, bravo, buono e moralizzatore e ovviamente inavvicinabile all’uomo che siamo tutti noi, immaginatevi i libri sui santi scritti per i bambini, di peggio ci sono solo quelli natalizi su Gesù Bambino.

La buona notizia è che bei libri ci sono, sia per grandi che per bambini, e in questo              1 novembre, festa di Tutti Santi ve ne propongo alcuni. Continua a leggere

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#5libri illustrati dai 3 ai 5 anni

#5libri illustrati per bambini dai 3 ai 5 anni,

anche se, diciamolo subito,

i bei libri illustrati per bambini non hanno età

#5libri letti e riletti a chi non sapeva ancora leggere

di Raffaella

I libri illustrati per bambini non hanno età, piacciono a me e piacciono ai miei figli fin da quando sono divenuti alti abbastanza per vederli sul bancone del mercatino di Natale a scuola. Continua a leggere

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Il lupo di Gubbio, in Fioretti di san Francesco. 4 ottobre

Il 4 ottobre è san Francesco, il santo patrono d’Italia.

Vi propongo la trascrizione dai Fioretti del miracolo forse più noto del santo di Assisi, la conversione del ferocissimo lupo di Gubbio, una bellissima storia da raccontare ai bambini.

 

Avevo già pubblicato di san Francesco il Cantico delle Creature, parlando nello stesso
post del libro illustrato ad intaglio Brother Sun, Sister Moon, di K.Paterson e P.Dalton,
mai tradotto in italiano ma veramente adatto per bellezza e sapienza a quella che rimane la prima e una delle più belle poesie italiane.

Vi propongo la trascrizione originale, per i bambini e i grandi amanti dell’uso e degli esordi dell’italiano, e una “traduzione” nella nostra lingua corrente. Continua a leggere

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#10righe più una. “La banda delle quattro strade” di Mario Schiani

#10righe più una de La banda delle quattro strade di Mario Schiani, Salani editore. Un bellissimo libro sul tempo libero estivo, creativo e magnifico, le vacanze in campagna di un bambino, un altro classico libro per l’estate.

la banda delle quattro strade

Mi spiace proporvelo solo ora, mi era stato segnalato dalla maestra Laura, nella lista dei libri che non devono mancare alle elementari. Secondo la prof. Grazia, che ha appena finito di leggerlo è perfetto come libro da leggere nell’estate tra la V elementare e la I media, (sapete che io non riesco a suddividere più di tanto i libri per età, per me va bene da quando uno sa leggere bene in poi)… comunque, care maestre, tenetene conto per le prossime vacanze estive, ne vale veramente la pena. Continua a leggere

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Maria Chisjnera. Maria Cenerentola. Fiabe e leggende della Sardegna

Maria Chisjnera. Maria Cenerentola in “Sos contos de foghile.” I racconti del focolare. Fiabe e leggende della Sardegna, di Francesco Enna

fiaba logudorese del Meilogu

sos contos de foghile

Per omaggiare la terra che mi ospita in questo momento, ecco una tra le più di 50 versioni della fiaba di Cenerentola, che esistono solo in Sardegna. Una fiaba che, come le altre raccolte nel libro “Sos contos de foghile”, è stata raccontata intorno al focolare e tramandata e poi trascritta.

Questa versione di Cenerentola è sicuramente la mia preferita per due principali motivi,

  •  una contaminazione, ben riuscita, con la fiaba La Bella e la Bestia, le fa “rubare” un’azione, con una trovata da sorpresa finale. Non posso svelarvela ma sappiate che c’entra con la gentilezza.
  • un’ azione, una piccola azione, ripetuta ben due volte, con cui Maria Chisjnera si vendica delle sorellastre di tutte le Cenerentole presenti al mondo. Una piccola azione gratuita, piccola e senza conseguenze per nessuno, neppure per la fiaba, “uno schiaffo per un garofano…uno schiaffo per una rosa”. E non poteva che essere una Cenerentola sarda a vendicare con leggerezza e ironia tutte le Cenerentole del mondo.

Continua a leggere

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#10righe più una. Astrid Lindgren, Vacanze all’Isola dei Gabbiani

#10righe di Vacanze all’Isola dei Gabbiani, di Astrid Lindgren.

vacanze all'isola dei gabbianiE’ il libro perfetto per esordire con queste righe di libri fatti apposta per l’estate.

Il più classico dei classici dei libri per l’estate, quello che tutti dicono “l’ho letto da bambino in vacanza”, il preferito del Giò (insieme a Le avventure di Jim Bottone di M.Ende), che quando lo lesse si fermò 10 pagine prima della fine, dicendo che non poteva finirlo assolutamente, non poteva lasciare le avventure della famiglia Melkerson, e che se avesse potuto conoscere Pelle, Melina, Johan e Niklas, e anche Nostromo, sarebbe stato il bambino più felice del mondo.

Un padre, quattro figli e un’estate, in una casa rossa su un’isola svedese, che cambia loro la vita. Dove anche la casa rossa e l’isola fanno la loro parte.

 

Tra i #5libri scelti dalla prof. Raffaela come preferito per la scuola elementare. Ne parla qui.

…e le apparve per la prima volta l’Isola dei Gabbiani. L’incontro fu così registrato sul diario:

Karin, Karin, ma dove sei stata finora? Quest’isola era qui ad attenderti, calma e silenziosa all’estremo limite dell’arcipelago, con le sue piccole darsene e l’antica strada che taglia il villaggio, e i vecchi pontili, e le barche da pesca…Così bella da strapparti il cuore, e tu non la conoscevi neppure! Non è terribile?

Che cosa avrà pensato Dio nel creare quest’isola? ‘Voglio fare una mistura speciale’ – ecco che cosa avrà pensato – ‘Voglio che sia brulla nei tanti piccoli scogli grigi e scabrosi; ma voglio che sia anche verdeggiante di querce e betulle, prati e cespugli in fiore: sì, perché voglio che trabocchi di roselline di macchia e folti e candidi biancospini in attesa di quel giorno di giugno, quando, fra milioni di anni, vi approderà Karin Melkerson’.

Sì, Johan e Niklas, so benissimo cosa state pensando, se state leggendo di nascosto queste parole. State pensando: ‘Come si fa ad essere così presuntuosi?’ E invece no, non sono presuntuosa: sono solo tanto felice; sì, perché al Buon Dio è venuto in mente di creare l’Isola dei Gabbiani proprio così com’è e in nessun altro modo, e di posarla come un gioiello ai margini dell’arcipelago, dove ha potuto starsene in pace e conservarsi praticamente come Lui l’aveva pensata.

E perché io ho avuto la fortuna di venirci!

«Saranno tutti sul molo a guardarci arrivare» aveva detto Melkerson. «Faremo sensazione!».

Ma non fu esattamente così. Quando il vaporetto approdò, stava piovendo a dirotto, e sul molo c’erano solo una personcina e un cane. La personcina era di sesso femminile, di età intorno ai sette anni, e se ne stava lì immobile, come spuntata dal molo stesso. Forse Dio l’ha creata insieme all’isola, pensò Karin, e l’ha posta qui come sua signora e custode per i secoli eterni”

Se non avete mai sperimentato quel che descrive così bene Karin, quella sensazione a mezzo tra la meraviglia e la gratitudine perché quel luogo, quella roccia, quell’acqua, quel fiore sembra siano stati creati all’inizio del mondo e dei tempi per te, proprio per te, per farsi vedere da te, beh non avete ancora trovato il posto sulla terra che più si avvicina alla vostra idea di Paradiso.

Vignola

no filter solo iphone e trinità

No filtri. Solo tramonto infuocato a Trinità e iphone

capo testa

E perché io ho avuto la fortuna di venirci!

…e perché io ho avuto la fortuna di venirci!

 

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