Rubrica su “Il Gigante egoista” di Wilde

A proposito di adattamenti di fiabe che sviliscono senso e significato ecco una riduzione de “Il Gigante egoista “ su cui a suo tempo scrissi un rubrica. Nella categoria “fiaba” troverete la storia originale

 

20 Dicembre 2001

Trovo una riduzione de Il Gigante egoista di Oscar Wilde, edizione Edibimbi. Libro grande, poche pagine, scrittura adeguata per mia figlia Clara che ha appena cominciato a leggere, lo inizio a sfogliare. Nella versione originale il Gigante odia tutti i bambini finché non ne incontra uno che gli fa cambiare vita: «il Gigante lo amava più degli altri poiché gli aveva dato un bacio».  Dopo tanti, tanti anni, vecchio e stanco, ritrova quel bambino: «Sulle palme delle mani c’erano i segni di due chiodi e c’erano i segni di due chiodi sui piccoli piedi. “Chi ha osato ferirti?” gridò il Gigante. “Dimmelo, e io prenderò la mia spada e lo ucciderò”. “No! – rispose il bambino – poiché sono le ferite dell’Amore. Un giorno mi hai lasciato giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio che è il Paradiso”». Nella riduzione sparisce l’Amore con la “a” maiuscola, sparisce il bambinello, sparisce il Paradiso, spariscono i segni dei due chiodi.  Il Gigante rincontra il bambino dopo tanti anni e gli chiede: «Chi sei?». «Sono lo spirito della bontà». E se ne vanno sull’arcobaleno. Cosa riduce l’autore in questo che, considerando il testo originale, assai corto, è più un adattamento-tradimento. Primo i bambini sono dei cretini, non capiscono la poesia, le parole difficili, sono troppo delicati, togliamo “Paradiso” mettiamo “arcobaleno”, togliamo la “spada” mettiamo il più corretto “spirito di bontà”, insomma creiamo quel classico adattamento-tradimento che ha reso insopportabili e cretine le storie per bambini e le fiabe e i romanzi per l’infanzia. Non riduciamoci più a doverle comprare. Secondo, sostituiamo a un Fatto un’idea, a un bambinello con i segni di due chiodi sui piccoli piedi uno spirito che viaggia sull’arcobaleno. Inginocchiati tu o adattatore davanti a un’idea, io farò come il Gigante: «“Chi sei tu?, mentre uno strano timore lo prendeva, e s’inginocchiò davanti al bambinello».

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