#6fiabe di rinascita. Il Gigante Egoista, di Oscar Wilde. Abbattere il muro dell’inimicizia


#6FIABE DI RINASCITA
PER 6 DOMENICHE

QUARTA DOMENICA
IL GIGANTE EGOISTA
DI OSCAR WILDE

EDIZIONE INTEGRALE
ANNOTATA DA ANNALENA VALENTI

Per questa domenica di Quaresima vi propongo la fiaba Il Gigante Egoista di Oscar Wilde. Una storia che leggo spesso sia ai bambini, sia nei miei corsi sulla fiaba e su Wilde. I bambini la amano molto, beh parla di loro, e i grandi anche, eh sì parla anche di loro… e fondamentalmente di due grandi domande che presento e sviluppo nelle varie annotazioni che questa volta vi propongo nella fiaba: perché costruire e abbattere muri? e “Chi sei tu?” o per dirla in termini insopportabili alla modernità: tu davanti a chi ti inginocchi nella vita? Con la premessa che ancora un volta una fiaba ci indica la strada della felicità

  • Qui sotto invece la fiaba è annotata da me, per i grandi, sempre seguendo il tema del prodigioso duello che avviene tutti i giorni della nostra vita, il duello tra l’affermazione del senso di tutte le cose, che dà vita e speranza, e la mancanza del senso, che fa guardare solo a se stessi, producendo egoismo e violenza. Con l’ipotesi iniziale che guida il mio cammino e le mie annotazioni che ricominciare, rinascere, rialzarsi è sempre possibile da che Cristo ha vinto il duello, che è il grande annuncio della Pasqua cristiana.

Potete trovare questa fiaba, Il Gigante egoista, anche nel libro Aspettando Pasqua. Il prodigioso duello, 25 storie di intrepida speranza, Comunica. Con il Podcast delle storie lette da Mariarosa Grieco. 
Il libro è in vendita su Amazon e sul sito dell’editore dove troverete anche la scheda di presentazione e l’introduzione.

Il Gigante Egoista, illustrazione di Kate Seredy

Il Gigante Egoista
di Oscar Wilde

Ogni pomeriggio, tornando da scuola, i bambini andavano a giocare nel giardino del Gigante. Era un vasto incantevole giardino, con soffice erba verde. Qua e là sull’erba c’erano bellissimi fiori simili a stelle e dodici alberi di pesco che in Primavera fiorivano di delicati boccioli di rosa e di perla, e in Autunno davano frutti succosi. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano così dolcemente che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli. 1) Entriamo subito in un “vasto giardino” vasto, un aggettivo usato spesso anche da Andersen, ma anche dai Grimm e nelle fiabe in generale: vasto mondo, andrò per il vasto mondo e questo giardino è vasto come il mondo per quei bambini. La natura è vista sia come espressione del mondo, il vasto giardino è un mondo paradisiaco, sia come scansione del tempo, osserviamo nel giardino le stagioni che si succedono; il succedersi delle stagioni è il modo che abbiamo già osservato in Andersen, ad esempio nella fiaba de Il brutto anatroccolo, per vedere il tempo che passa. Per i bambini è fondamentale, perché i bambini non hanno il senso del tempo,  ma lo vedono scorrere nel passaggio di stagioni diverse; primavera, estate … il tempo passa e l’albero cambia, il fiore cambia, anche io cambio, cresco, c’è un passaggio di tempo. Anche Wilde usa il passaggio delle stagioni, è passato del tempo e i bambini, anche questi della fiaba, sono cresciuti; così anche i nostri bambini si trovano cresciuti.
– Quanto siamo felici qui! – gridavano l’un l’altro. 2) Il vasto giardino è un mondo che è proprio un paradiso.
Un giorno il Gigante tornò. Era andato a trovare il suo amico, l’Orco di Cornovaglia, ed era rimasto con lui per sette anni. Dopo sette anni aveva detto tutto quanto aveva da dire, poiché la sua conversazione era limitata, e si era deciso a ritornare nel suo castello. 3) Questa è un’ironia bellissima: aveva detto tutto quello che aveva da dire in sette anni! Oscar Wilde era un dandy ed oltre ad essere molto raffinato, aveva, come si dice, la lingua sciolta e libera ed era molto loquace, quante conferenze anche improvvisate in giro per il mondo, per cui è evidente anche una certa ironia su se stesso.
Quando arrivò, vide i bambini che giocavano nel giardino.
– Che cosa state facendo qui? – gridò con voce burbera, e i bambini scapparono via.
– Il mio giardino è il mio giardino! – disse il Gigante – chiunque può capirlo e non permetterò a nessuno di giocarci dentro tranne me stesso.
Così costruì un alto muro tutt’intorno, e mise un cartello:
Vietato l’ingresso
I trasgressori
saranno perseguiti

4) Dopo sette anni di chiacchere, immaginiamo di lamentele, di fatti atroci da giganti e orchi, – forse di muri che già si costruiscono dentro sé ?- il gigante torna e costruisce il muro. (sui muri delle fiabe e della realtà potremmo parlare per ore) Per Il gigante egoista il muro serve a respingere ciò che lo infastidisce, i bambini in questo caso e a tenere dentro quello che lui pensa e vuole, immagina così la sua felicità, la gioia, la bellezza della natura…, e invece perderà tutto. Però notatelo: il muro ha una valenza non solo simbolica, anche nella vita, nella realtà è così, il muro è una cosa che divide; divide sempre ….ed è un simbolo molto efficace. La fiaba si avvicina alla vita reale, e non solo nel dare significato alla vita.
Era veramente egoista quel Gigante. I poveri bambini ora non avevano un posto dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era molto polverosa e piena di sassi aguzzi, e a loro non piaceva. Erano soliti gironzolare intorno all’alto muro quando finivano le lezioni, parlando del bel giardino all’interno.
– Come eravamo felici lì! – si dicevano l’un l’altro. 5) … era proprio un paradiso
Poi venne la Primavera e in tutto il paese spuntarono piccoli boccioli e uccellini. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora Inverno. Agli uccelli non piaceva cantare perché non c’erano bambini, e gli alberi si dimenticarono di fiorire. Una volta un bel fiore mise la testa fuori dall’erba, ma quando vide il cartello fu così dispiaciuto per i bambini che si infilò nuovamente sotto terra e ritornò a dormire. 6) Sembra di leggere la fiaba Il bucaneve di Andersen: c’è una sottigliezza di particolari, per cui l’autore non dice “questo posto è triste, è infelice”, ci arrivi attraverso la descrizione di qualcosa che avviene, agisce, lo pensi tu attraverso la descrizione di un fatto reale. E qui la realtà cos’è? Un piccolo fiorellino che osa mettere la testa fuori e ritorna dentro. Puoi immedesimarti.
I soli contenti erano la Neve e il Gelo.
– La Primavera ha dimenticato questo giardino – gridavano – quindi vivremo qui tutto l’anno -La Neve coprì l’erba con il suo grande mantello bianco, e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro, ed egli venne. Era avvolto in pellicce, ruggiva tutto il giorno per il giardino e abbatteva i comignoli.
– Questo è un posto delizioso – disse – dobbiamo invitare la Grandine a farci visita – e la Grandine arrivò. Ogni giorno per tre ore sbatteva sul tetto del castello finché non ebbe rotto la maggior parte delle tegole, e poi correva senza mai fermarsi intorno al giardino, più veloce che poteva. Era vestita di grigio, e il suo alito era come ghiaccio. 
– Non riesco a capire come mai la Primavera tardi ad arrivare – disse il Gigante Egoista mentre sedeva alla finestra e guardava il suo freddo giardino bianco – spero che il tempo possa cambiare. 7) Qui è interessante. Perché il Gigante non capisce? Perché tante volte è così: uno è cattivo, o ha un cuore talmente indurito che non coglie quello che c’è fuori di lui. E’ egoista perché è accentrato su di sé e quindi se qualcosa cerca di rompere, di scalfire quello che lui pensa di sé, lo rifiuta, non lo capisce. Quindi i bambini devono stare calmi, non disturbare troppo, essere quieti…(la maggior parte delle pubblicità sui bambini ha questo principio e i cellulari vengono dati a bambini di 2 anni sempre per questo!). Il gigante non coglie tutto ciò che cerca di rompere quella vita egoista che lui si è costruita. 
Ma la Primavera non arrivò mai, e nemmeno l’Estate. L’Autunno diede frutti dorati in tutti i giardini ma non in quello del Gigante.
– È troppo egoista – disse l’Autunno. Così lì era sempre Inverno, e il Vento del Nord, la Grandine, il Gelo, la Neve danzavano fra gli alberi.
Una mattina il Gigante giaceva sveglio nel suo letto, quando sentì una musica deliziosa. Gli sembrò così dolce che pensò dovessero essere i musicisti del Re che passavano di lì. In realtà era soltanto un piccolo fanello che cantava fuori dalla sua finestra, ma era tanto tempo che non sentiva cantare un uccello nel suo giardino, che gli sembrava la musica più bella del mondo. Allora la Grandine smise di danzargli sopra la testa, e il Vento del Nord cessò di ruggire, e un profumo delizioso entrò attraverso la finestra aperta.
– Credo che la Primavera sia finalmente arrivata – disse il Gigante; e saltò giù dal letto per guardar fuori. 
Che cosa vide? Vide uno spettacolo meraviglioso. Attraverso un piccolo buco nel muro i bambini erano entrati di soppiatto, e stavano seduti tra i rami degli alberi. Su ogni albero che poteva vedere c’era un bambino. E gli alberi erano così felici di avere di nuovo i bambini, che si erano coperti di boccioli e agitavano dolcemente le braccia sopra le teste dei bambini. Gli uccelli volavano e cinguettavano di gioia e i fiori occhieggiavano attraverso l’erba verde e ridevano. Era una scena incantevole: solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e lì c’era un bambino. Era così piccolo che non riusciva a raggiungere i rami dell’albero, e gli girava intorno, piangendo amaramente. Il povero albero era ancora completamente coperto di Brina e Neve, e il Vento del Nord soffiava e ruggiva tutt’intorno.
– Sali, bambino! – disse l’Albero e piegò i suoi rami più in basso che poté; ma il bambino era troppo piccolo.
E il cuore del Gigante si sciolse mentre guardava fuori.
– Come sono stato egoista! – esclamò. – Ora so perché la Primavera tardava a venire. Metterò quel povero bambino in cima all’albero e poi abbatterò il muro e il mio giardino sarà il parco giochi dei bambini per sempre – Era davvero molto dispiaciuto per quello che aveva fatto. 8) Questo cuore indurito sia dal gelo, sia dal suo egoismo, sia dalle chiacchiere, come per tutti, perché questo capita a tutti, l’unica cosa che può farlo cambiare è una realtà diversa, è un imprevisto, è un incontro, chiamatelo come volete, ma è solo così che capita. E questo capita a tutti. Mentre l’indurimento del cuore può avvenire “singolarmente”, in maniere diverse, questo fatto che stravolge la vita capita in una maniera sola, cioè con l’imprevisto di un incontro, totalmente diverso da quello che ti immaginavi. Da un imprevisto buco fatto da bambini nel muro che uno si è costruito da sé, irrompe l‘Inatteso desiderato di cui parla Hannah Arendt, già citato la scorsa volta.
Così scese al piano di sotto, aprì piano la porta d’ingresso e uscì nel giardino. Ma quando i bambini lo videro si spaventarono talmente che scapparono tutti, e nel giardino ritornò ancora l’Inverno. Solo il bambino più piccolo non fuggì perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non poté vedere il Gigante avvicinarsi. E il Gigante si avvicinò furtivamente dietro di lui, e lo prese dolcemente nella sua mano e lo mise sull’albero. E l’albero sbocciò subito di fiori, e gli uccelli si posarono cantando sui rami, e il bambino tese le braccia e le gettò al collo del Gigante e lo baciò. 9) E perché proprio questo bambino? Perché i bambini piccoli hanno quell’innocenza vera, quell’innocenza che abbraccia tutto. Qui è proprio l’innocenza che abbraccia tutto. Abbiamo forse capito che questo bambino è Gesù, anche se, a questo punto della fiaba, ancora non si è rivelato, e sappiamo che abbraccia tutto. È l’innocenza,, tant’è vero che gli altri bambini, quando lo vedono, hanno paura di lui, perché lui li aveva cacciati, ma questo bambino non ha per niente paura di lui e lo bacia.  Chesterton scrive un saggio sulla fiaba L’etica del paese delle fate in “Jack l’Ammazzagiganti” Lindau 2013 e in “Ortodossia” Lindau. Parlando della fiaba La Bella e la Bestia, dice che la Bestia è “amata prima di essere amabile”, amato prima di avere tutte quelle caratteristiche per cui essere amato. Qui succede lo stesso! Il bambino ama il Gigante prima che lui abbia quelle doti di bontà che avrà dopo, prima di essere amabile. E’ il contrario di quello che succede normalmente: io ti posso amare perché sei buono, ecc. Qui avviene una cosa diversa. E i bambini colgono. Il Gigante cambia e inizia anche a capire la realtà: capisce anche perché la primavera tardava a venire.
Gli altri bambini, quando videro che il Gigante non era più malvagio, tornarono di corsa e con loro arrivò la Primavera.
– Ora è il vostro giardino, bambini – disse il Gigante, e prese una grande ascia e abbatté il muro. 10) Questa è una scena grandiosa, epica. Abbattere un muro è un forte segno simbolico, viene abbattuta l’inimicizia che c’è tra le cose, mi viene sempre in mente S. Paolo “ha abbattuto il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia”. Succede anche nella realtà, si toglie l’inimicizia,  che vista come segno di rottura di un amore corrisposto, per me è la cosa più brutta al mondo.
E quando la gente andò al mercato alle dodici, trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto. Giocarono tutto il giorno e la sera andarono dal Gigante a salutarlo.
– Ma dov’è il vostro piccolo compagno? – domandò, – il bambino che ho messo sull’albero -. Il Gigante lo amava più degli altri poiché gli aveva dato un bacio.
– Non lo sappiamo – risposero i bambini, – è andato via.  
– Dovete dirgli di stare tranquillo e di venire qui domani – disse il Gigante. Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitasse, e che non l’avevano mai visto prima; e il Gigante si sentì molto triste. 11) Il grande cambiamento può cominciare… il Gigante vuole essere buono. Gli serve Esercizio, tempo dedicato a fare altro che chiacchere di 7 anni e lui sceglie la parte migliore, stare sempre coi bambini e … un miracolo. 
Ogni pomeriggio, finita la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambino che il Gigante amava non fu mai più visto. Il Gigante era molto gentile con tutti i bambini, eppure desiderava ardentemente quel suo piccolo primo amico e parlava spesso di lui.
– Come vorrei vederlo! – diceva. 12) – Si sentì molto triste.- – Come vorrei vederlo!- La felicità può coesistere con la tristezza? Sì! Per l’uomo Oscar Wilde poi, alla fine della sua vita diventa lampante; è per questo che dico che nelle sue fiabe, che per altro vengono prima di tutte le sue esperienze di dolore, un po’ le prefigura queste esperienze. Quando va in carcere perde tutto, tutta la fama che aveva. Cade dal piedistallo, come Il principe felice; tutta la fama, la bellezza, gli onori che aveva, improvvisamente quando va in carcere, li perde tutti. L’esperienza di dolore che vive in carcere è talmente dura (ci sta due anni invece di uno) ma significativa, che gli fa riconoscere, oltre agli aspetti dolorosi anche quelli positivi, leggetelo nel De Profundis. Per cui l’esperienza di tristezza e di dolore che ha vissuto, è stata accompagnata anche dalla felicità. Possiamo dirlo che tristezza, dolore ma anche felicità e gioia, possono andare insieme? Questo bisogna dirlo ai bambini; come non bisogna nascondere loro che si muore. La morte è normale per loro, non è quello che è per noi, però si tende a nasconderla così come il dolore. Ma possono stare insieme dolore e gioia? Sì. Allora, se possono esistere insieme, può esistere che il gigante sia felice e sia triste. Senza stargli a spiegare quello che vi sto dicendo, è così; per un bambino è così nella sua vita, senza nessuna spiegazione. Quindi queste cose servono a ricordare al bambino, e a noi, che lui può essere triste ma anche felice nello stesso momento, a ricordarglielo. Servono a dire: è vero, può essere!
Passarono gli anni e il Gigante divenne molto vecchio e debole. Non poteva più giocare, così stava seduto su una grande poltrona, si limitava ad osservarli e ad ammirare il giardino.
– Ho molti bei fiori – esclamava – ma i bambini sono i fiori più belli di tutti. 13) Anche questo è un passaggio bellissimo: noi viviamo in un mondo bellissimo, in Italia poi! Da tutte le parti lo possiamo vedere: natura, opere d’arte ecc. però l’uomo, che meraviglia è? E una frase detta così:  “ho tanti fiori bellissimi, ma i più belli sono i bambini”, pensate a cosa può pensare un bambino ascoltando una frase come questa.
Una mattina d’inverno guardò fuori dalla finestra mentre si vestiva. Adesso non odiava l’Inverno, perché sapeva che era solo la Primavera addormentata e che i fiori stavano solo riposando. Improvvisamente si strofinò gli occhi meravigliato, guardò e guardò. Era certamente uno spettacolo meraviglioso. Nell’angolo più lontano del giardino c’era un albero coperto di bei fiori bianchi. I suoi rami erano tutti d’oro, da essi pendevano frutti d’argento e sotto c’era il bambino che aveva amato. 14) Oro, argento, cristalli, si sprecano nelle fiabe; è proprio l’idea della luminosità, della preziosità che c’è nella vita, che c’è nella realtà. E’ ovvio che nella realtà non ci saranno rami d’oro, o frutti d’argento, ma quando le fiabe te ne parlano – è Chesterton, nel saggio di cui sopra, che su questo concetto dice alcune cose molto interessanti – sentir parlare della preziosità di quell’albero, di quel pezzo di natura, un bambino inizierà a guardare la realtà con maggior interesse, la realtà vera, per trovarci la preziosità che contiene, e questa è un’esperienza che io ho verificato più e più volte. Provate a pensarci anche voi.
Il Gigante corse al piano di sotto con grande gioia e uscì in giardino. Si affrettò attraverso l’erba e si avvicinò al bambino. Quando fu molto vicino, il suo viso divenne rosso dalla rabbia, e disse: – Chi ha osato ferirti? – Perché sulle palme delle mani del bambino c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano sui suoi piedini.
– Chi ha osato ferirti? – gridò il Gigante, – dimmelo, che io possa prendere la mia grande spada e ucciderlo.
– No! – rispose il bambino, – queste sono le ferite dell’Amore.
– Chi sei tu? – disse il Gigante, mentre uno strano timore reverenziale lo prendeva, e si inginocchiò davanti al bambinello. 15) Prima ancora che venga svelato che il bambino è Gesù, lui cambia perché è amato prima di essere amabile da quel bambino. Gli altri bambini erano scappati ma lui era rimasto e lo ama. ll gigante cambia. Lo attende tutta la vita. Il Gigante attende tutta la vita di vedere quel bambino che ama più degli altri perché l’ha amato prima di essere amabile. E lì quando lo vede con quei segni e quella risposta – le ferite dell’Amore – quello strano timore reverenziale che lo fa inginocchiare e porre la domanda che è anche la nostra, la domanda inevitabile CHI SEI TU?
E il bambino sorrise al Gigante e gli disse:
– Mi hai fatto giocare una volta nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, che è il Paradiso.
E quando i bambini corsero quel pomeriggio, trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l’albero, tutto coperto di fiori bianchi.

Il Gigante Egoista, illustrazione di Frederick Richardson

Il libro di Pasqua e le #6fiabe di rinascita

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