#6FIABE DI RINASCITA
PER 6 DOMENICHE
SESTA DOMENICA
IL GIGANTE EGOISTA
DI OSCAR WILDE
EDIZIONE INTEGRALE
ANNOTATA DA ANNALENA VALENTI
Oggi, 29 marzo 2026. Domenica delle Palme. Chiudiamo in bellezza e rinascita con questa sesta fiaba il percorso verso la Pasqua che ci ha accompagnato con alcune delle domande che questo grande mistero ci pone.
– La vita è una lotta e non una conversazione – scriveva lo scrittore G.K. Chesterton.
Ecco che questa lotta, nella forma di un prodigioso duello, è l’immagine più forte e vera della speranza di Pasqua.
Abbiamo compiuto un percorso di sei fiabe di H.C. Andersen e di Oscar Wilde. #6fiabe di rinascita abbiamo titolato, prima di tutto per seguire coi bambini il percorso che ci suggerisce il cammino della Quaresima verso la Pasqua, – non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire – per usare le parole che papa Leone ha pronunciato nel mercoledì delle Ceneri. Con letture a loro adeguate che facciano emergere alcuni dei temi che questo cammino speciale ci propone. Un cammino di cambiamento, trasformazione, rivolgimento, tutti sinonimi della grande parola conversione. Per questo il percorso si conclude con la bellissima fiaba di Oscar Wilde Il Principe Felice.
Oscar Wilde scrive le sue fiabe ai figli, e quello che mi stupisce ogni volta che le leggo, soprattutto questa de Il Principe Felice, è che viene prefigurata la parabola della sua vita, quasi che la visione di verità contenuta nella fiaba l’avrebbe capita vera alla fine della sua vita, con il proprio cuore spezzato. Nel libro che lo scrittore scriverà in carcere De Profundis, lui stesso rilegge questa parte della sua vita e anche le sue fiabe come visione di ciò che vivrà da quando cade dal “piedistallo”. Non mi addentro in questo tema, vi lascio alla lettura del De Profundis se volete capire davvero la parabola di un cuore spezzato, del dolore e dell’amore. Nella fiaba Il Principe Felice ne avete una leggera e profonda visione.
Vengono riproposti anche in questa fiaba i temi cari allo scrittore, già visti in altre sue fiabe, la condanna feroce della società vittoriana, l’ideale di una bellezza che possa redimere la realtà, ma quale bellezza? Questa grande domanda fa da fondo agitatore anche a questa fiaba.
Trovate in fondo al post il link per il PDF con la fiaba. Quella che segue è la fiaba annotata da me per i “grandi”
Potete trovare tre delle fiabe proposte nel libro Aspettando Pasqua. Il prodigioso duello, 25 storie di intrepida speranza, Comunica. Con il Podcast delle storie lette da Mariarosa Grieco. Trovate qui la presentazione del libro, e qui il Podcast.
Il libro è in vendita su Amazon e sul sito dell’editore dove troverete anche la scheda di presentazione e l’introduzione

Il Principe Felice
di Oscar Wilde
Nel punto più alto della città, su un’alta colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutto rivestito di sottili lamine di oro finissimo, per occhi aveva due zaffiri splendenti, e un grande rubino rosso brillava sull’impugnatura della sua spada. Era veramente molto ammirato da tutti. ”E’ bello come una banderuola” commentò uno dei Consiglieri Comunali che si vantava di essere un esperto d’arte, “solo non è altrettanto utile” aggiunse, temendo che la gente potesse pensare che era una persona dotata di scarso senso pratico. ”Perché non assomigli al Principe Felice?” Chiese una mamma con molto buon senso al suo bambino che era solito piangere perché voleva la luna. “Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per avere qualcosa”. “Sono contento che ci sia qualcuno al mondo che è completamente felice” mormorò un uomo deluso dalla vita, alzando lo sguardo sulla magnifica statua. ”Sembra proprio un angelo” dicevano i bambini della Carità, mentre uscivano dalla cattedrale nei loro lucenti mantelli di rosso scarlatto e i lindi grembiulini bianchi. ”Come fate a saperlo?” disse il Maestro di Matematica. “Non ne avete mai visto uno”. ”Ah, sì che l’abbiamo visto, nei nostri sogni” risposero i bambini; e il Maestro di Matematica corrugò la fronte e li fissò con molta severità, perché non approvava che i bambini sognassero. 1) incontriamo subito l’ironia di Oscar Wilde che, ho già scritto in altre fiabe, assomiglia tanto alla visione della realtà che ha anche Andersen, e incontriamo anche qualche abitante della città del Principe Felice,… e lui sta coi bambini.
Una sera un Rondinotto arrivò in volo sulla città. I suoi amici erano partiti per l’Egitto sei settimane prima, ma lui era rimasto indietro, perché si era innamorato della più bella Canna di fiume. L’aveva incontrata all’inizio della primavera mentre volava lungo il fiume inseguendo una grossa falena gialla, ed era stato così attratto dal suo vitino snello che si era fermato a parlarle.
”Posso essere il tuo innamorato?” chiese il Rondinotto, al quale piaceva andare subito al dunque, e la Canna gli fece un profondo inchino. Così cominciò a volteggiare tutto attorno a lei, sfiorando l’acqua con le sue ali e formando increspature d’argento. Questo era il suo modo di farle la corte, e continuò per tutta l’estate.
“Che attaccamento ridicolo” garrivano le altre Rondini “quella non ha denaro, ma solo troppi parenti”, e effettivamente il fiume era pieno di canne. Poi, quando arrivò l’autunno, le altre rondini volarono via.
Dopo che le compagne se ne furono andate, il Rondinotto si sentì solo, e cominciò a essere stufo della sua innamorata.
“Non è molto brava a fare conversazione” disse” e temo che sia una smorfiosa, perché passa il tempo a civettare con il Vento”. E in effetti, ogni volta che il Vento soffiava, la Canna gli faceva il più grazioso degli inchini.
“Devo ammettere che è una bravissima massaia” continuò il Rondinotto, “mentre io amo viaggiare, e mia moglie, di conseguenza, dovrebbe viaggiare anche lei”. “Vuoi venire via con me?” le chiese alla fine; ma la Canna scosse il capo, era troppo affezionata alla sua casa. “Ti sei preso gioco di me” le gridò ” ora parto per le Piramidi. Addio!” e volò via. 2) Il secondo personaggio della fiaba, un Rondinotto vanesio e decisamente sprovveduto e senza giudizio, un giovanotto mi verrebbe da dire
Volò tutto il giorno, e a sera arrivò in città. “Dove alloggerò?” si domandò il Rondinotto. “Spero che la città possa ospitarmi.”
A quel punto vide la statua sull’alta colonna.
“Alloggerò lassù” disse ad alta voce, “è una posizione bellissima, ben esposta all’aria fresca”. E così il Rondinotto si posò proprio tra i piedi del Principe Felice. “Ho una camera da letto tutta d’oro” mormorò a se stesso guardandosi attorno, e si preparò per dormire; ma aveva appena messo la testa sotto l’ala, che una grossa goccia d’acqua cadde su di lui. “Che cosa curiosa!” gridò “Non c’è neppure una nuvola nel cielo, le stelle sono chiarissime e lucenti, eppure piove. Il clima nel Nord Europa è veramente terribile. Alla Canna piaceva la pioggia, ma solo perché pensava solo a se stessa.”
A quel punto un’altra goccia cadde giù.
”A che serve una statua se non ti ripara dalla pioggia?” disse. “Devo cercare un buon comignolo” e decise di volare via.
Ma prima che potesse aprire le ali, una terza goccia gli cadde sopra.
Guardò in su, e vide… ah! che cosa vide?
Gli occhi del Principe Felice erano pieni di lacrime, e le lacrime scivolavano giù lungo le sue guance d’oro. Il suo volto era così bello al chiaro di luna che il piccolo Rondinotto provò tanta compassione per lui.
”Chi sei?” disse
“Io sono il Principe Felice.”
“E perché piangi allora?” continuò il Rondinotto. “Mi hai bagnato tutto.”
“Quando ero vivo e avevo un cuore da uomo” rispose la statua, “non sapevo cosa fossero le lacrime perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove alla tristezza non era permesso di entrare. Durante il giorno giocavo con i miei compagni in giardino, e di sera guidavo le danze nel Grande Salone. Intorno al giardino c’era un alto muro, ma io non mi sono mai preoccupato di chiedere cosa ci fosse al di là perché tutto quello che stava intorno a me era così bello. I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e felice lo ero veramente, se il piacere è felicità. Così vissi e così morii. E ora che sono morto mi hanno sistemato qui sopra, così in alto che posso vedere tutta la bruttura e la miseria della mia città, e anche se il mio cuore è fatto di piombo non posso fare a meno di piangere”
“Ma come, non è fatto di oro massiccio?” disse tra sé il Rondinotto. Era troppo ben educato per fare osservazioni ad alta voce. 3) Nel Palazzo di Sans-Souci non ci sono preoccupazioni, non c’è dolore, non c’è memoria, c’è solo il piacere, bellezza estetica senza domanda. Per tenere lontano ciò che può porre una crepa, una domanda, basta costruire un muro, e tutto rimane fuori. Ma la potenza della visione del dolore è tale che non può fare a meno di piangere anche se è solo una statua, che visione potente.
“Lontano da qui” continuò la statua con una profonda voce musicale, “lontano, in una piccola via, c’è una povera casa. Una delle finestre è aperta, e attraverso di essa riesco a vedere una donna seduta al tavolo. Il suo volto è scarno e sciupato, e ha mani arrossate e ruvide, che portano i segni delle punture dell’ago, poiché è una sarta.
Sta ricamando delle passiflore su un vestito di seta che le più graziose damigelle della Regina indosseranno al prossimo ballo di Corte. In un letto nell’angolo della stanza c’è il suo bambino ammalato. Ha la febbre, sta chiedendo qualche arancia. Sua madre non ha nient’altro da dargli che l’acqua del fiume, e per questo lui sta piangendo. Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto, le porterai il rubino dell’impugnatura della mia spada? I miei piedi sono fissati a questo piedistallo e non posso muovermi”.
”Sono atteso in Egitto” disse il Rondinotto. “I miei amici volano su e giù per il Nilo, e chiacchierano con i grandi fiori di loto. Presto andranno a dormire nella tomba del grande Re. Il Re in persona è là dentro, nella sua bara tutta dipinta. È avvolto in lenzuola dorate, e imbalsamato con spezie. Attorno al collo ha una collana di giada verde pallido, e le sue mani sono come foglie appassite.”
“Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “non vuoi stare con me per una notte, e farmi da messaggero? Il bambino ha tanta sete, e la mamma è così triste.”
”Non credo che mi piacciano i bambini” rispose il Rondinotto, “l’estate scorsa, mentre volavo sul fiume, c’erano due bambini maleducati, i figli del mugnaio, che mi lanciavano sempre dei sassi addosso. Non mi hanno mai colpito, ovviamente; noi rondini voliamo troppo bene perché ci raggiungano, e inoltre io provengo da una famiglia famosa per la sua agilità; comunque, era sicuramente una grave mancanza di rispetto.”
Ma il Principe Felice sembrava così triste che il piccolo Rondinotto ne fu dispiaciuto. “Fa molto freddo qui” disse, “ma starò con te per una notte, e sarò il tuo messaggero”. 4) Un Rondinotto vanesio ha le sue ragioni per far quel che vuole, un viaggio programmato e l’estate che salva, la maleducazione dei bambini con gli animaletti, tutto giusto ragioni giuste, ma cos’è questa visione della tristezza che fa muovere?
“Grazie, piccolo Rondinotto” disse il Principe.
Così il Rondinotto prese il grande rubino dalla spada del Principe, e, tenendolo nel becco, volò via sopra i tetti della città.
Passò vicino alla torre della cattedrale, dov’erano scolpiti i bianchi angeli di marmo. Passò vicino al palazzo e sentì la musica delle danze. Una bella ragazza uscì sul balcone con il suo innamorato. “Che meraviglia le stelle” le disse lui, “e come è meraviglioso il potere dell’amore!”
”Spero che il mio vestito sia pronto in tempo per il ballo di Stato” intervenne la ragazza, “ho ordinato che vi venissero ricamate alcune passiflore; ma le sarte sono tali scansafatiche.”
5) Questo scambio di frasi tra l’innamorato che con quelle sue parole apre alla visione della realtà e dell’amore e la sua ragazza che non solo abbassa le aspettative ma allo stesso tempo ci rimanda alle mani arrossate e ruvide, è uno dei passaggi più tristi della fiaba e più veri e se ci guardiamo intorno ci scopriamo un po’ così tutti, allo stesso tempo grandi e miseri.
Il Rondinotto passò sul fiume, e vide le lanterne appese agli alberi delle navi. Passò sopra il Ghetto, e vide i vecchi ebrei che contrattavano tra loro, e pesavano il denaro sui loro bilancini di rame. Alla fine arrivò alla povera casa e guardò all’interno. Il bambino stava tossendo in preda alla febbre e la mamma si era addormentata, era tanto stanca. Saltellò dentro e lasciò il grande rubino sul tavolo, dietro al ditale della donna. Poi volò dolcemente intorno al letto, facendo aria sulla fronte del bambino con le sue ali. “Che freschetto!” disse il bambino, “Vuol dire che comincio a stare meglio” e cadde in un sonnellino delizioso. Il Rondinotto tornò volando dal Principe Felice, e gli raccontò cosa aveva fatto.
”E’ strano” commentò, “ma ora sento caldo, anche se fa tanto freddo.”
“È perché hai fatto una buona azione” disse il Principe. E il piccolo Rondinotto cominciò a pensare e poi si addormentò. Pensare gli faceva sempre venire sonno. 6) Cosa fa la compassione? Il Rondinotto sente caldo nel gelo dell’inverno.
Quando il giorno spuntò volò giù al fiume e si fece un bagno. “Che fenomeno strano!” esclamò il Professore di Ornitologia, che stava passando sul ponte. “Una rondine in inverno!” E scrisse una lunga lettera al giornale locale. Tutti quanti ne parlarono perché era piena di parole che nessuno capiva.
7) tutti quanti ne parlarono – quoted it , non so ma mi sembra di vederlo ovunque, anche oggi, questo fenomeno.
“Stasera vado in Egitto” disse il Rondinotto e l’idea lo metteva di buon umore. Visitò tutti i monumenti pubblici, e si posò a lungo sulla cima del campanile della chiesa. Dovunque egli andasse, i passeri cinguettavano, dicendosi l’un l’altro:
“Che distinto forestiero!” E così passò proprio una bella giornata.
Quando la luna spuntò, tornò dal Principe Felice. “Posso farti qualche commissione in Egitto?” disse il Rondinotto. “Sto per partire”
“Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “non puoi stare con me una notte in più?”
“In Egitto mi stanno aspettando” rispose il Rondinotto, “domani i miei amici voleranno su fino alla Seconda Cateratta. L’ippopotamo si riposa tra i giunchi e su un trono di granito siede il dio Memnone. Tutte le notti guarda le stelle, e quando la stella del mattino brilla, egli lancia un grido di gioia, poi fa silenzio. A mezzogiorno i leoni dalla bionda criniera scendono a bere fino al bordo dell’acqua. Essi hanno occhi come berilli verdi e il loro ruggito è più fragoroso del rumore della Cateratta.”
“Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “lontano dall’altra parte della città vedo un giovane uomo in una soffitta. Egli è piegato sopra un tavolo coperto di carte, e in un grosso bicchiere al suo fianco c’è un mazzo di violette appassite. I suoi capelli sono castani e arricciati, e le sue labbra sono rosse come una melagrana, e ha occhi grandi e sognanti. Sta tentando di finire un’opera per il Direttore del Teatro, ma ha troppo freddo e non ce la fa più a scrivere. Non c’è fuoco nel camino, ed è svenuto dalla fame”.
“Aspetterò con te una notte ancora” disse il Rondinotto, che aveva veramente un buon cuore, “gli porto un altro rubino?”
”Ah, non ho più rubini ora” sospirò il Principe, “i miei occhi sono tutto quello che mi resta. Sono fatti di rari zaffiri, fatti venire dall’India mille anni fa. Staccane uno e portaglielo. Lo venderà al gioielliere per comprare cibo e legna per il fuoco, così finirà la sua opera”.
“Caro Principe” disse il Rondone, “non posso farlo” e cominciò a piangere.
”Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “fai come ti dico.”Così il Rondinotto strappò l’occhio del Principe e volò via verso la soffitta dello studente. Fu abbastanza facile entrare, perché c’era un buco nel tetto. Il giovane teneva la testa fra le mani, così non sentì il battito delle ali dell’uccello, e quando alzò lo sguardo trovò il bellissimo zaffiro tra le violette appassite.
”Sto cominciando ad essere apprezzato” esclamò, “questo è da parte di un grande ammiratore. Ora posso finire la mia opera” e sembrava davvero felice. 8) Qui si dice che il Rondinotto ha buon cuore, prima l’abbiamo visto che diventa triste, ma non era un vanesio? che è poi la visione unica che ne danno certi commenti su di lui. Il cuore si inizia a piegare, alla fine a spezzare, a commuovere solo di fronte a un altro che ti fa uscire da te stesso, il Principe chiede, incalza, lui risponde Sì
Il giorno seguente il Rondinotto volò giù porto. Si posò sull’albero maestro di un grande vascello e guardò i marinai che issavano grandi casse fuori dalla stiva per mezzo di corde di canapa. “Oh, issa!” urlavano appena una cassa veniva su.
“Vado in Egitto!” gridò il Rondinotto, ma nessuno gli diede retta, e, quando la luna spuntò, volò dal Principe Felice.
”Sono venuto a salutarti” gridò.
”Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “non vuoi stare con me ancora una notte?”
“E’ inverno” rispose il Rondinotto, “e la neve gelida sarà presto qui. In Egitto il sole è caldo sui palmeti verdi, e i coccodrilli si allungano pigramente nella palude. I miei compagni stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosa e bianche li stanno guardando e tubano fra loro. Caro Principe, io devo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai, e la prossima primavera ti porterò due bellissimi gioielli in cambio di quelli che hai ceduto. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà blu come il grande mare”.
”Nella piazza qui sotto” disse il Principe Felice, “c’è una piccola fiammiferaia. Ha lasciato cadere i fiammiferi nel fango, e sono tutti rovinati. Suo padre la picchierà se lei non porterà a casa un po’ di denaro, e per questo sta piangendo. Non ha scarpe né calze, e la sua testolina è scoperta. Strappami l’altro occhio, e daglielo, così suo padre non la picchierà.”
”Starò con te un’altra notte” disse il Rondinotto, “ma non posso strapparti un altro occhio. Diventeresti cieco”.
”Rondinotto, rondinotto, piccolo rondinotto” disse il Principe, “fai come ti dico”. Così strappò l’altro occhio al Principe, e sfrecciò giù. Scese in picchiata vicino alla piccola fiammiferaia, e fece scivolare il gioiello nel palmo della sua mano. “Che bel pezzo di vetro” esclamò la bambina; e corse a casa ridendo.
Allora il Rondinotto tornò dal Principe. “Ora sei cieco” gli disse, “così starò con te per sempre”.
”No, Rondinotto” disse il povero Principe, “devi andare in Egitto.”
”Starò con te per sempre” disse il Rondinotto, e dormì ai piedi del Principe. 9) È inverno, il Rondinotto ha le sue buone ragioni per partire, la scelta che fa di rimanere pone un interrogativo, sai cosa rischi? chi te lo fa fare? a cui ognuno deve dare risposta. Lui salva la piccola fiammiferaia, forse era la bambina di Andersen e anche la notte della sua fiaba. E poi quella scelta, starò sempre con te. Perché?
Per tutto il giorno successivo rimase appollaiato sulla spalla del Principe e gli raccontò quello che aveva visto in terre straniere. Gli raccontò degli ibis rossi, che stavano in lunghe file sulle rive del Nilo, e catturano nei loro becchi pesci dorati; della Sfinge, che è vecchia come il mondo e vive nel deserto, e sa tutto; dei mercanti che camminano lentamente a fianco dei loro cammelli, portando perle d’ambra nella mano; del re delle Montagna della Luna, che è nero come l’ebano, e adora una grossa sfera di cristallo; e del grande serpente verde che
dorme tra le palme, e ha venti sacerdoti che lo nutrono di dolcetti al miele; e dei pigmei che navigano su un grande lago a bordo di una vasta foglia piatta, e sono sempre in guerra con le farfalle.
“Caro piccolo Rondinotto” disse il Principe, “tu mi racconti cose meravigliose, ma più meraviglioso di qualunque cosa è il dolore degli uomini e delle donne. Non c’è Mistero tanto grande quanto la Miseria. Vola sulla mia città, piccolo Rondinotto, e dimmi cosa vedi laggiù”. 10) La parabola del Principe e anche quella del Rondinotto arriva al suo apice, la condivisione del dolore.
Così il Rondinotto volò sulla grande città e vide i ricchi che si divertivano nelle loro belle case, mentre i mendicanti stavano seduti davanti alle loro porte. Volò sui vicoli bui e vide i volti pallidi dei bambini affamati che fissavano apatici le strade buie. Sotto l’arco del ponte due bambini stavano distesi l’uno nelle braccia dell’altro cercando di tenersi al caldo. “Che fame!” dicevano. “Non potete stare qui” urlò la Guardia, e loro si allontanarono sotto la pioggia.
Poi tornò dal Principe e gli disse quello che aveva visto.
“Io sono tutto coperto di oro fino” disse il Principe, “me lo devi togliere, lamina per lamina, e darlo ai miei poveri; i vivi pensano sempre che l’oro li possa far felici”.
E il Rondinotto staccò l’oro fino, lamina dopo lamina, e alla fine il Principe Felice apparve tutto cupo e grigio. Lamina dopo lamina, il Rondinotto portò l’oro fino ai poveri; i volti dei bambini presero colore, e loro ridevano e giocavano sulla strada. “Ora abbiamo il pane!” gridavano.
Poi arrivò la neve, e dopo la neve arrivò il gelo. Le strade sembrava fossero fatte d’argento tanto erano chiare e luccicanti; lunghi ghiaccioli come spade di cristallo pendevano dalle grondaie delle case, tutti giravano con le pellicce, i bambini indossavano berretti scarlatti e pattinavano sul ghiaccio.
Il povero Rondinotto sentiva sempre più freddo, ma non voleva abbandonare il Principe, gli voleva troppo bene. Raccoglieva le briciole davanti alla panetteria, quando il panettiere non guardava, e cercava di scaldarsi sbattendo le ali. Ma alla fine si rese conto che stava per morire. Ebbe giusto la forza di volare sulla spalla del Principe un’ultima volta. “Addio, caro Principe!” mormorò. “Posso baciarti la mano?” “Sono felice che finalmente tu stia andando in Egitto” disse il Principe, “sei stato qui troppo a lungo; ma mi devi baciare sulle
labbra, perché ti voglio bene”.
”Non è in Egitto che sto andando” disse il Rondinotto, “sto andando nella Casa della Morte. La Morte è la sorella del Sonno, non è vero?”
E baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde giù morto ai suoi piedi.
In quel momento si sentì uno strano scricchiolio dentro la statua, come se qualcosa si fosse rotto. Infatti il cuore di piombo si era spezzato esattamente a metà. Certamente era stata una terribile gelata. 11) Non è più il palazzo di Sans Souci senza memoria, nella condivisione del dolore e dell’amore il cuore di piombo si spezza. “i cuori son fatti per essere spezzati ” scrive Wilde dal carcere nel De Profundis … ma la cosa più terribile è che siano di pietra.
La mattina dopo, di buon’ora, il Sindaco si trovò a passeggiare nella piazza, sotto la statua, accompagnato dai Consiglieri Comunali. Quando passarono davanti alla colonna il sindaco guardò in su e disse: “Ohimè! Che brutto aspetto ha il Principe Felice!”.
“Che brutto aspetto veramente!” Esclamarono i Consiglieri Comunali, che erano sempre d’accordo con il Sindaco, e salirono a guardarlo meglio.
“Il rubino è caduto dalla sua spada, i suoi occhi non ci sono più, e non è più ricoperto d’oro” disse il Sindaco, “a dire il vero, non sembra tanto meglio di un mendicante!”
“Non tanto meglio di un mendicante!” dissero i Consiglieri Comunali. “E qui c’è un uccello morto ai suoi piedi!” continuò il Sindaco. “Dobbiamo proprio pubblicare un proclama che vieti agli uccelli di morire qui.” E il Segretario Comunale prese nota della proposta.
Così tirarono giù la statua del Principe Felice. “Dato che non è più bello, non è più utile” disse il Professore d’Arte dell’Università. 12) La banalità della banalità del male, delle azioni, concentrati in qualche frase, l’apice delle quali “non è più bello, non è più utile” riapre la domanda da porre sempre per stare sulla strada e non deviare ad ogni via, quale bellezza salverà il mondo?
Poi fusero la statua nella fornace, e il Sindaco organizzò un incontro con la Corporazione per decidere cosa fare con il metallo. “Dobbiamo costruire un’altra statua, ovviamente e sarà la mia statua.”
“La mia” disse ognuno dei Consiglieri Comunali, e si misero a litigare. L’ultima volta che li ho sentiti stavano ancora litigando.
“Che strano!” disse il capomastro agli operai della fonderia. “Questo cuore di piombo spezzato non si fonde nella fornace. Dobbiamo gettarlo via”.
Così lo gettarono via su un mucchio di spazzatura, dove giaceva anche il Rondinotto morto.
“Portami le due cose più preziose in città” disse Dio ad uno dei suoi Angeli; e l’Angelo Gli portò il cuore di piombo e l’uccello morto.
“Hai scelto bene” disse Dio, “perché nel mio giardino in Paradiso questo
uccellino canterà per sempre, e nella mia città d’oro il Principe Felice canterà le mie lodi”. 13) Il cuore spezzato e l’uccellino che canta per sempre accolti dagli angeli di Dio, quelli a cui non crede il Maestro di Matematica e anche qualche commentatore di questa fiaba. Sono solo sogni di bambini ci dicono gli esperti, forse dovremmo ascoltarli, ma no, io preferisco stare coi bambini, con gli uccellini vanesi, con un dandy in carcere, un Principe che diventa Felice con un cuore di piombo spezzato. E l’abbraccio di Dio.
Il libro di Pasqua e le #6fiabe di rinascita
- Qui trovate il PDF con il testo de Il Principe Felice da scaricare e stampare.
- Introduzione al percorso e la storia Il brigante e gli Angeli di Valeria De Domenico
- Il brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen. Qui la fiaba annotata con il l testo in PDF da scaricare e stampare
- Il Giovane Re, di Oscar Wilde. Qui la fiaba annotata
Trovate a questa pagina il testo in PDF da scaricare e stampare con anche qualche esempio di “Giovani Re e regalità” del nostro mondo - La rosa più bella del mondo, di Hans Christian Andersen. Qui il PDF da scaricare e stampare
- Cinque in un baccello, di Hans Christian Andersen. Qui trovate la fiaba e il PDF da scaricare e stampare
- Il Gigante Egoista, di Oscar Wilde. Qui trovate la fiaba e il PDF da scaricare e stampare
Qui trovate le fiabe di Wilde e tutte le altre pubblicate
