Il Salone del libro di Torino salvato dal ragazzino Giacomo Leopardi

Lo so, il titolo è un po’ una provocazione, … fino a un certo punto però! Oggi 14 maggio apre il Salone Internazionale del Libro di Torino, “un messaggio di speranza” lo chiama la direttrice Annalena Benini nella bella promessa contenuta nel Manifesto di presentazione che rende ragione del titolo “Il mondo salvato dai ragazzini”, dal libro di Elsa Morante. Ed è proprio al mondo dei ragazzini, “a cui da sempre il Salone si rivolge” chiude Benini, che volge lo sguardo anche il nostro bibliotecario preferito, Giuseppe Luppino, parlandoci del rapporto che Giacomo Leopardi aveva con i libri che leggeva fin da piccolo: quelli che sono “farfalle di un giorno” e quelli che ci accompagnano tutta la vita alla ricerca di speranza e senso. E parlandoci di Luigi Giussani che ci ha salvato da ragazzini, … e ci ha anche fatto scoprire Leopardi e il mondo.

Dedicato a chi ama leggere, a chi vuol scoprire cosa e come amare leggere e a chi vuol scoprire come rimanere ragazzini sempre, e salvare il mondo… e al Salone del Libro di Torino of course!
E grazie a Giuseppe, a Giacomo e al Giuss!

Illustrazione di Gabriella Giandelli

GIACOMO LEOPARDI LEGGEVA!
E VOI?

A cura di Giuseppe Luppino, già Bibliotecario presso UniMc

Cari bambini, si inaugura oggi, 14 maggio, un grande evento: il Salone Internazionale del Libro di Torino.
E sapete qual è il titolo dell’edizione di quest’anno? Il mondo salvato dai ragazzini”.
Orsù dunque! Datevi da fare!! Intanto ecco per voi, con l’occasione, alcune riflessioni sull’importanza della lettura in compagnia di un (sempre) giovane poeta: Giacomo Leopardi.

C’era una volta un bambino, come tutti voi, che viveva in una casa piena di libri. Ma tanti, tanti libri. Una biblioteca di oltre 20.000 volumi!
Fuori, il mondo era lontano. Dentro, invece, c’erano storie, poesie, pensieri, mondi interi da esplorare. Lui si chiamava Giacomo Leopardi. È nato – come me – a Recanati, il 29 giugno 1798, in un palazzo che conserva ancora una preziosa raccolta di libri formata da suo padre, il conte Monaldo. E sì: quindi era anche di famiglia nobile e la madre, Adelaide, era addirittura una principessa!
Giacomo morirà giovane, il 14 giugno 1837, all’età di soli 38 anni, a Napoli.

Aveva quattro fratellini: Carlo, Paolina, Luigi e Pierfrancesco. Giacomo leggeva tanto. Anzi, amava leggere più di ogni altra cosa. E lo scrive ad un suo amico, che si chiamava Pietro Giordani, dicendogli che «La lettura è il più innocente e il più nobile dei piaceri» (2 novembre 1819). Ce lo spiegherà meglio, lui stesso, a 29 anni:

«Io stesso, che pur non ho maggior piacere che il leggere, anzi non ne ho altri, ed in cui il piacer della lettura è tanto più grande, quanto che dalla primissima fanciullezza sono sempre vissuto in questa abitudine (e l’abitudine è quella che fa i piaceri)». (6 Aprile 1827) [Zibaldone, 4273]

Come a dire, cari bambini: non si nasce già con l’amore per i libri. Ci si educa poco alla volta. E così, piano piano, i libri diventano amici fedeli, da leggere o anche solo da consultare. Una compagnia che aiuta a crescere.

UN RAGAZZINO TRA I LIBRI

Possiamo immaginarlo, Giacomo, ancora bambino, seduto ad un tavolo. Un libro aperto davanti. Gli scaffali pieni di libri alle spalle.
La luce entra dalla finestra che si affaccia su di una piazzetta dove giocano altri bambini:

“I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore…”

(G. Leopardi, Il sabato del villaggio)


Pagina dopo pagina, quel bambino cresce. E scopre una cosa importantissima: leggere non serve soltanto per studiare. Serve per conoscere la realtà, gli uomini, se stessi. In un certo senso, leggere è già vivere.
Scrive infatti così, dolcemente:

«La lettura per l’arte dello scrivere è come l’esperienza per l’arte di vivere nel mondo, e di conoscer gli uomini e le cose. Distendete e applicate questa osservazione, specialmente a quello che è avvenuto a voi stesso nello studio della lingua e dello stile, e vedrete che la lettura ha prodotto in voi lo stesso effetto dell’esperienza rispetto al mondo. »(22 Agosto 1820) [Zib., 222]

Cioè: leggere permette di fare esperienza del mondo anche quando il mondo sembra lontano. Un libro può aprire finestre dove prima vedevamo solo muri.
Giacomo – la sorella Paolina lo chiamava affettuosamente con un diminutivo: Muccio – a 14 anni conosceva già il greco e il latino meglio dei suoi insegnanti! E si racconta che leggesse anche 12 ore al giorno. Però anche lui giocava. Anzi: sappiate che era un inventore di giocattoli e li costruiva anche.

Passano gli anni. Giacomo diventa grande. Continua a leggere, a pensare, a scrivere. Eppure si accorge di qualcosa che lo inquieta.
I libri crescono di numero. Sempre di più, e si lagna. E cosa ci dice?

«Troppa è la copia dei libri o buoni o cattivi o mediocri che escono ogni giorno, e che per necessità fanno dimenticare quelli del giorno innanzi; sian pure eccellenti.» [Zib., 4269]

Troppi i libri che si stampano ogni giorno, ci dice Giacomo… Ora annotiamo che in Italia, tra il 1800 e il 1815 si stampava una media di circa 1.000 libri l’anno. La crescita fu poi graduale: sempre in Italia, i titoli stampati passarono a circa 3.300 nel 1836. Quindi, all’inizio del secolo, nel periodo in cui è vissuto Giacomo, la produzione era minore rispetto ai giorni nostri: pensate che solo nel corso del 2025 sono state pubblicate ben 70.409 novità editoriali, tra saggistica e narrativa. Che differenza enorme, vero?
Alla sua epoca inoltre i libri erano spesso costosi, ecco perché venivano prodotti in quantità relativamente piccole. E di cosa parlavano? I contenuti principali erano testi di filosofia, scienze, fisica, medicina, grammatica, e quelli di religione però predominavano.
Comunque stavano le cose, sapete cari bambini a cosa Giacomo paragonava tutti quei libri? A quegli insetti che vivono pochissimo.


QUANDO I LIBRI SEMBRANO “FARFALLE DI UN GIORNO”

Scrive Giacomo:

«La sorte dei libri oggi, è come quella degl’insetti chiamati efimeri (éphémères): alcune specie vivono poche ore, alcune una notte, altre 3 o 4 giorni; ma sempre si tratta di giorni. [Zib., 4270] […] e così i libri nuovi faranno dimenticare e sparire il vecchio: appunto, se non altro, perché essi nuovi, e vecchio quello: del che abbiamo l’esperienza quotidiana per testimonio. […] Molti libri oggi, anche dei bene accolti, durano meno del tempo che è bisognato a raccorne i materiali, a disporli e comporli, a scriverli …». (Recanati 2 Aprile 1827) [Zib., 4272]

Giacomo Leopardi osserva quindi una cosa molto vera: ci sono libri che arrivano, suscitano un po’ di interesse e poi vengono subito dimenticati. Li paragona appunto agli insetti “efimeri”, quelli che vivono pochissimo. Anche oggi succede così. Un libro, una notizia, un video: tutto corre velocissimo. E appena arriva qualcosa di nuovo, quello di prima sembra già vecchio.
Ma Giacomo, fate attenzione, ci aiuta a fare una domanda molto importante: che cosa rimane davvero nel cuore dell’uomo? Le cose vere e belle non passano mai davvero, perché toccano qualcosa di profondo dentro di noi. Un libro diventa grande non perché tutti ne parlano per qualche giorno, ma perché sa accompagnarci, consolarci, farci guardare il mondo con occhi più spalancati.
E allora anche voi, bambini, potete imparare una cosa preziosa: non scegliere soltanto ciò che “va di moda”, ma ciò che aiuta il cuore a diventare più grande. Alcune storie si dimenticano subito. Altre restano accanto a noi per tutta la vita.
Libri che nascono… e che subito spariscono, vengono dimenticati. E allora ci si domanda insieme a Giacomo: che senso ha, se tutto passa così in fretta? Per quanti ce ne sono, di libri, non si fa nemmeno in tempo a leggerli!

UNA SCOPERTA UN PO’ AMARA

A un certo punto Giacomo, infatti, scrive qualcos’altro di sorprendente: aggiunge, quasi con tristezza, che molti sono quelli che scrivono, gli autori, ma proprio loro leggono addirittura poco, o meno di quanto scrivono:

«Oramai si può dire con verità, massime in Italia, che sono più di numero gli scrittori che i lettori (giacché gran parte degli scrittori non legge, o legge men che non iscrive). Quindi ancora si vegga che gloria si possa oggi sperare in letteratura. In Italia si può dire che chi legge, non legge che per iscrivere; quindi non pensa che a se.» (Pisa 5 Feb. 1828) [Zib., 4301]

È difficile non riconoscersi anche oggi in queste parole.
Una quantità enorme di parole e immagini ci attraversa ogni giorno. E spesso facciamo fatica a capire che cosa vale davvero, per giudicare, e che cosa invece passa senza lasciare nulla.
E noi, un po’ più adulti, come siamo messi? Sentite che cosa scriveva don Luigi Giussani:
«Il tasso di capacità di lettura nel movimento (CL, mia nota), si è velocissimamente adeguato all’ignobile tasso che squalifica la società italiana, secondo tutte le statistiche.» [Luigi Giussani, Dall’utopia alla presenza, Milano 2006, p.174].
Colpisce vedere quanto don Giussani e Giacomo Leopardi, pur vivendo in epoche diverse, abbiano intuito lo stesso problema: senza un rapporto vero con la lettura, anche il pensiero si impoverisce. prendiamo appunti…
Nel tempo de ‘Il Maggio dei Libri’, e in concomitanza con l’apertura del Salone del Libro di Torino, questa domanda diventa ancora più urgente: noi tutti – bambini e adulti -leggiamo davvero? Come, cosa e quando?

IL TEMPO SI FA BREVE

Giacomo Leopardi lo aveva capito bene, e dice:

«N.N. legge di rado libri moderni; perché, dice, io veggo che gli antichi a fare un libro mettevano dieci, venti, trent’anni; e i moderni, un mese o due. Ma per leggere, tanto tempo ci vuole a quel libro ch’è opera di trent’anni, quanto a quello ch’è opera di trenta giorni. E la vita, da altra parte, è cortissima alla quantità de’ libri che si trovano.» (Recanati 17 gennaio1829) [Zib., 4439]

Non si può leggere tutto. Per questo bisogna imparare a scegliere. E soprattutto bisogna imparare a leggere bene, fin da piccoli, facendosi aiutare da chi ci vuole bene e ci accompagna nella scoperta delle cose belle.
Ma che cosa vuol dire leggere? Qui tiriamo in gioco nuovamente Luigi Giussani, che ha detto una cosa semplicissima:
«Leggere è il modo normale, lo strumento normale per favorire il pensiero dell’uomo, l’autocoscienza, il pensiero dell’uomo su di se stesso. […] Cosa vuol dire leggere? Vuol dire sentire il riverbero di quelle parole su di voi stessi.» [L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così? Milano 1996, p.57]
Ecco cosa succede quando leggiamo davvero: una frase ci colpisce, ci rimane dentro, magari ci accompagna per giorni. Allora il libro non resta fuori da noi, ma entra nella vita. E la lettura diventa un’esperienza vera.

UN INCONTRO

Allora leggere non significa correre o consumare pagine soltanto per dire: “Ho finito un libro”. Leggere è fermarsi, ascoltare, lasciarsi incontrare da qualcosa di vero.
Anche voi bambini potete farne esperienza. Coraggio. Basta poco: una storia letta insieme, una domanda, un silenzio. E poi ci si chiede: “Ti è piaciuto?” “Perché?” “Ma chi è l’autore?”
«…non si legge mai lealmente se, in qualche modo, l’autore dello scritto non è presente e tu, leggendo, è come se gli domandassi: “Cosa vuoi dire? Che ragioni hai?” Non è mai viva lettura se non è potenziale dialogo» ci suggerisce don Giussani. [L. Giussani, Si può …, cit., pp.351-352]
E così, piano piano, quella storia può diventare parte della propria vita.

Honor Appleton, My Books

SCEGLIERE IL BUONO

In mezzo a mille parole, serve un criterio. San Paolo lo dice così: «Vagliate e trattenete tutto ciò che è buono». Perché non tutte le parole hanno lo stesso peso.
Cari bambini: alcuni libri passano in fretta, come gli insetti “efimeri”. Altri restano. Perché parlano al cuore. Come tutto ciò che ha scritto Giacomo.

ALLA FINE DELLA STORIA

Torniamo a quel ragazzo nella sua stanza… Legge. Sottolinea. Pensa. Scrive tante belle poesie. La sua produzione poetica, raccolta nel libro dei Canti, comprende ben 41 componimenti, scritti tra il 1818 e il 1836
in: https://www.giacomoleopardi.it/canti/

E non solo: oltre ai Canti, la produzione di Giacomo comprende anche opere in prosa, come le Operette morali
in: https://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali

e lo Zibaldone da cui ho tratto le citazioni
in: https://archive.org/details/zibaldonedipensierigiacomoleopardi/mode/1up

Forse non immaginava che, dopo duecento anni (!), le sue domande sarebbero rimaste vive, a diventare le vostre, le nostre. E comunque dobbiamo sempre ringraziare Luigi Giussani per averci fatto tanto apprezzare – purtroppo gli insegnanti non lo fanno più ( non tutti, ma… nota di MammaOca)– e riscoprire Giacomo Leopardi.
Probabilmente, oggi, lo stesso Giacomo direbbe anche a voi bambini, come foste quei fanciulli che giocavano nella piazzetta di fronte a casa sua: non basta che i libri esistano. Serve qualcuno che li legga davvero. Perché un libro, quando viene letto davvero, non è più soltanto un libro.
Diventa un incontro.
Una scoperta.
Un pezzo di strada fatto insieme.
E il libro può diventare quella compagnia alla vita che aiuta il cuore a non sentirsi solo e a guardare il mondo con più attenzione e speranza.
Una compagnia alla vita che può salvare il mondo. Forza bambini: tocca a voi!

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