Il 23 aprile è la giornata mondiale del libro e l’amico Giuseppe Luppino, di Recanati, già Bibliotecario presso UniMc, che avete già conosciuto il 25 marzo perché aveva raccontato ai bambini l’Annunciazione, si è cimentato in un tema, anzi un oggetto, anzi… un mistero – leggete e capirete – che conosce benissimo: il libro. E per farlo, commenta proprio per i bambini – e mamme, papà, insegnanti e chi ha cura dei bambini… e dei libri – una bellissima poesia di Giovanni Pascoli “Il libro“, contenuta in “Primi poemetti”, 1907.

- 23 aprile, san Giorgio e Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Ne ho parlato più volte sul blog. Trovate in fondo alla pagina i link per leggere tutto ciò che abbiamo pubblicato finora.
- Nel PDF allegato trovate la poesia di Giovanni Pascoli “Il libro” nella sua interezza, perché Giuseppe, per commentarla, l’ha divisa in parti.
di Giuseppe Luppino, di Recanati, già Bibliotecario presso UniMc
Cari bambini,
sta arrivando un tempo speciale: si chiama “Il Maggio dei libri”.
È un periodo in cui, in tanti luoghi, si invita a leggere: nelle scuole, nelle biblioteche, nelle città. Si organizzano incontri, letture, momenti insieme. Ma la cosa più importante non è quello che succede fuori. È quello che può succedere dentro di voi. Perché leggere non è solo un’attività. È un’esperienza che ha a che fare con quello che desiderate: non annoiarvi, capire la realtà, crescere, trovare qualcosa che vi faccia compagnia davvero.
Proprio questo tempo è introdotto però dalla Giornata mondiale del libro che si celebra oggi 23 aprile, indetta dall’Unesco. È un giorno speciale, in cui in tutto il mondo si ricorda quanto i libri e la lettura siano preziosi. Ma non come qualcosa di lontano o “importante” solo per i grandi: è un invito semplice, rivolto anche a voi, a prendere in mano un libro e vedere che cosa succede.
Perché un libro, finché resta chiuso, è come in attesa. Aspetta qualcuno. Me e te.
Vogliamo entrare un po’ di più in questo mistero dei libri? Possiamo farci aiutare da una poesia molto bella di Giovanni Pascoli dal titolo (guarda il caso…): Il libro.
Pascoli comincia così:
«Sopra il leggìo di quercia è nell’altana,
aperto, il libro. Quella quercia ancora,
esercitata dalla tramontana,
viveva nella sua selva sonora;»
Qui ci sta già dicendo una cosa importante. Quel leggio non è un oggetto qualsiasi: viene da una quercia che una volta viveva nel bosco. Era mossa dal vento, dalla tramontana, faceva rumore insieme agli altri alberi.
Questo vuol dire che quello che vediamo adesso – un leggio fermo, un libro – viene da qualcosa di vivo. È come se dentro quella scena silenziosa ci fosse ancora una storia da scoprire.
E poi continua:
«e quel libro era antico. Eccolo: aperto,
sembra che ascolti il tarlo che lavora.»
Il libro è antico. Ha attraversato il tempo. È rimasto per noi. Ed è aperto. Non è chiuso, non è nascosto. È lì, disponibile.
E Pascoli dice ancora una volta qualcosa di sorprendente: sembra che ascolti. Come può un libro ascoltare? Eppure è vero: un libro è pieno di parole che qualcuno ha scritto, di pensieri, di esperienze. È come se fosse lì, pronto a parlare… ma aspetta qualcuno che lo incontri.
Nel frattempo, nel silenzio, c’è il tarlo:
«…il tarlo che lavora.»
Lavora piano, senza farsi notare.
Proprio come succede quando leggiamo: non sempre accade qualcosa di grande subito. Ma, ecco, dentro di noi – se non siamo distratti – qualcosa comincia a muoversi.
Poi succede addirittura qualcosa di misterioso:
«E sembra ch’uno (donde mai? non, certo,
dal tremulo uscio…) sia venuto, e lento
sfogli…»
Qualcuno arriva!
Ma Pascoli dice: donde mai? Da dove viene? Non si vede entrare. Non si capisce chi è.
E questo è molto bello: perché è come dire che il rapporto con il libro è qualcosa di misterioso. Non è programmato. Non è automatico. Accade!
E questa persona comincia a sfogliare il libro:
«— se n’ode il crepitar leggiero —
le carte.»
Si sente solo un piccolo rumore. Un gesto semplice. Ma decisivo.
E poi Pascoli aggiunge una cosa profondissima:
«E l’uomo non vedo io: lo sento,
invisibile, là, come il pensiero…»
L’uomo non si vede. Ma si sente. È invisibile, come il pensiero di ognuno di noi. Quando leggiamo, succede qualcosa proprio così: non si vede da fuori, ma dentro si muove qualcosa di vero. Pensiamo, immaginiamo, e ci facciamo delle domande.


Nella seconda parte della poesia, Pascoli descrive meglio questo uomo:
«Un uomo è là, che sfoglia dalla prima
carta all’estrema…»
Cerca. Va dall’inizio alla fine del libro.
Poi torna indietro:
«…e pian piano
va dall’estrema, a ritrovar la prima.»
Non si accontenta. Vuole capire meglio, di più. E allora insiste, prova ancora.
A un certo punto si innervosisce:
«E poi nell’ira del cercar suo vano
volta i fragili fogli…»
Si arrabbia. Perché non trova subito, o non capisce, quello che cerca. È una lotta. Come nella vita.
Capita anche a voi? Quando leggete qualcosa che non capite, quando vi viene voglia di smettere… Ma questo non è un errore. È parte della ricerca. Come nella vita.
Infatti continua:
«…ma via via più forte,
più presto…»
Non si arrende.
Poi si ferma:
«Sosta… Trovò?»
Ha trovato? Pascoli non risponde. Perché la cosa più importante non è una risposta immediata, ma il desiderio di cercare.
E infatti conclude:
«…e torna ad inseguire il vero.»
Ecco il punto: inseguire il vero. Non smettere. Non arrendersi.
Leggere serve proprio a questo.
Nell’ultima parte del poemetto il tempo passa…
Arriva la sera:
«E sfoglia ancora; al vespro…
tra un errar di tuoni…»
Poi la notte:
«…viene
con le deserte costellazïoni
la sacra notte.»
Tutto cambia intorno.
Ma lui continua.
«Ancora e sempre…»
Perché quello che cerca è importante.
E Pascoli ripete:
«Sempre. Io lo sento…
invisibile, là, come il pensiero…»
È un lavoro silenzioso, ma vero.
E poi arriva l’ultimo verso:
«…sotto le stelle, il libro del mistero.»
Qui succede qualcosa di grande. Il libro non è più solo quello sul leggio. Diventa il libro del mistero: cioè la realtà, la vita, tutto quello che esiste.
Leggere un libro aiuta a leggere la realtà. Ad accorgersi che le cose hanno un significato. Che vale la pena cercarlo.

Cari bambini,
durante Il Maggio dei libri, potete provare a vivere proprio questo. Non solo leggere per passare il tempo. Ma leggere per cercare. Per inseguire il vero.
Ora, per accorgervi di quello che succede dentro di voi, provate a:
- prendere un libro che vi incuriosisce;
- leggerlo con calma;
- fermarvi su quello che vi colpisce;
- non avere paura se non capite tutto;
- parlare con qualcuno di quello che avete letto.
Le domande sono un bene, fanno bene. Lo sapevate?
Vuol dire che state vivendo davvero, e non vivacchiando (per dirla con Pier Giorgio Frassati, il giovanotto proclamato Santo da poco tempo).
Così ogni libro può diventare una compagnia.
E, come ci ha fatto vedere Pascoli, può aiutarvi a guardare tutta la realtà come un grande libro pieno di significato. E nella vita, avere buone compagnie – e buone domande – fa davvero la differenza.
Buona Giornata mondiale del Libro e buon Maggio dei libri. A voi, ai vostri genitori, nonni, insegnanti, etc. etc.
Aprite un libro… e quando lo fate, cominciate anche voi a inseguire il vero, proprio come amore alla realtà. Fino nei particolari.
- 23 aprile, san Giorgio. Giornata internazionale del libro. e perché in Catalogna la festa del libro e della rosa?
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