Il pifferaio magico, ovvero le fiabe non erano affare da bambini

Il pifferaio magico di Hamelin o Il pifferaio di Hamelin o Il pifferaio magico o I bambini di Hamelin. Ovvero le fiabe non erano affare da bambini.

Ho sempre avuto una certa resistenza a pubblicare questa storia. Anche i fratelli Grimm, che l’hanno raccolta e tramandata, non hanno osato inserirla tra le fiabe, ma l’hanno catalogata tra le “Saghe germaniche”, e comunque non hanno mai pensato che queste storie e fiabe fossero per bambini.

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Non fosse stato per l’Esselunga e il suo calendario dedicato alle fiabe, che mi provoca a riproporle, e che dedica Gennaio a “Il Pifferaglio Magico”, questa storia non so se sarebbe ancora apparsa sul blog. Ho trascritto più versioni e da tempo stazionano sul computer, conosco le ipotetiche storie da cui prenderebbe origine, la vicenda di 130 bambini spariti nel nulla, ho il libro in versi che Robert Browning ha scritto partendo da questa vicenda, la poesia scritta da Goethe, ma

  • Sia che sia una storia realmente accaduta, i Grimm parlano di una vicenda accaduta nel 1284 e le ipotesi sarebbero o una peste che ha falciato i bambini di Hamelin, e i colori sgargianti del Pifferaio nasconderebbero Signora Morte, o i bambini sarebbero partiti per una cosiddetta Crociata dei bambini.
  • Sia che sia una leggenda

questa storia è così metaforicamente vera, triste e tremenda da avermi trovata sempre restia a pubblicarla.

Da secoli la figura del Pifferaio Magico è vista come Distruttore, alle volte come Liberatore, dei bambini, ma con una sorta di riverenza, o per lo meno di accondiscendenza che non mi è mai piaciuta.
Sinceramente non so perché la figura di questo tristo individuo venga, nel nostro mondo, quasi considerata positiva.
Forse che gli abiti vivaci con cui è sempre stato rappresentato possano nascondere il fatto? Forse l’egoismo e l’avarizia degli adulti di Hamelin può giustificare il fatto?
E il fatto è che il Pifferaio di Hamelin ha attirato con la sua arte un centinaio di bambini e li ha fatti sparire, purtroppo qualcuno osa dire, li ha liberati.

La mia amica Raffaella mi ha detto che una storia così non la leggerà MAI ai suoi bambini, ma dato che nel Reame delle Fiabe tutto è molto strano, tanto che la fiaba preferita da un gruppo di bambini di una scuola materna dove avevo fatto un corso sulla fiaba, era Barbablu, e dato che, oltre alla stranezza, una delle caratteristiche del reame incantato è la corrispondenza alla vita, e questa storia è, purtroppo, assai vera, di pifferai magici attira e distruggi innocenti ce ne sono stati e ce ne saranno sempre, io la trascrivo

  • due versioni: quella originale e la variante di qualche anima pietosa che fa una versione che ridicolizza un po’ gli adulti, e salva, non solo quel bambino zoppetto, ma tutti i bambini.
  • Vi propongo anche due pagine della versione in versi del 1889 di Robert Browning nel libro di Topipittori tradotto da Umberto Fiori e Livia Brambilla.
  • Potete vedere e leggere la versione originale inglese di Robert Browning con tutte le immagini di Kate Greenaway, alcune delle quali ho usato in questo articolo. Illustrazioni evocative ed incalzanti nel loro crescendo di stupore, incredulità e infine terrore e dolore di una comunità di adulti incapaci di educare e poi di difendere e salvare i propri bambini.
  • Trovate nel sito Parole d’Autore la traduzione della storia raccolta dai fratelli Grimm
  • E nel sito Le favole di Lang la storia raccolta da A.Lang nel libro rosso di tutte le fiabe.

Il pifferaio magico di Hamelin

C’era una volta la città di Hamelin in Germania. Era una città molto graziosa, ma aveva due grossi difetti: i suoi cittadini erano molto avari e le sue cantine piene di topi. Di gatti neanche l’ombra perché, siccome qualcosina costavano ai padroni, erano stati cacciati. Fatto si è che i topi diventavano tanti e tanti che non era più possibile vivere nella città. Si pensò allora di far tornare i gatti scacciati, ma i topi li misero in fuga. Era una vita beata la loro.

img16Ce n’erano di tutti i tipi: topi, topini, ratti, rattoni e per tutti c’era da mangiare: nei granai, nelle cucine, dove c’erano molte forme di formaggio. I poveri cittadini, non sapendo più che fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche quello più che dire:
– Cercherò… Farò… Non so… – non faceva. Ma ecco, che una mattina comparve in città un ometto minuto tutto brio e allegria che disse al sindaco:
– Io vi libererò dai topi, ma voglio in cambio mille monete d’oro. – Al sindaco la richiesta non parve esagerata e promise la ricompensa, scambiando con l’ometto una bella stretta di mano. L’ometto, allora, prese da un sacchetto che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del Sindaco, nascosti qua e là, balzarono fuori e, quando l’uomo uscì, lo seguirono. Il pifferaio continuò a suonare in strada e nugoli di topi lo seguirono squittendo felici. Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense con ogni ben di Dio pronte ad essere saccheggiate.
– Tutto per voi, tutto per voi, bei topini! – prometteva la musica che li attraeva e li affascinava. E la marcia trionfale del suonatore continuò: da tutte le case uscivano a centinaia topi di tutte le dimensioni, di tutte le età: anche i più saggi e i più furbi tra loro credevano a ciò che la musica magica prometteva! E la gente, affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case guardava esterrefatta e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva il suonatore.
– Se ne vanno! Se ne vanno! Ma è possibile? Oh, che gioia! Che il cielo sia benedetto!

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Finalmente quando tutti i topi della città furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avviò verso il fiume e le bestiole dietro, sempre più affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entrò ad un tratto nell’acqua e quelli ancora dietro; avanzò ancora finché fu immerso fino al collo e i topi lo seguirono incantati e fiduciosi. Egli allora si fermò in mezzo alla corrente e seguitò a suonare e i topi per un po’ nuotarono e poi, siccome da lui non potevano allontanarsi, finirono per annegare tutti, nessuno escluso! Allora il suonatore uscì dal fiume, si scrollò l’acqua di dosso e si recò dal sindaco per ricevere la dovuta ricompensa. Il sindaco, come lo vide entrare, arricciò il naso e gli chiese:
– Che vuoi tu? – Essere pagato per tutto quello che ho fatto per la città! – Mille monete d’oro per aver suonato il piffero per poco più di un’ora? – Senza di me i topi avrebbero distrutto le vostre case! – Ebbene io non ti dò niente! – Chiedi ai cittadini se sono del tuo parere. Il sindaco si affacciò al balconcino del municipio e chiese ai concittadini quel che doveva fare e tutti furono d’accordo con lui, da quegli avaracci che erano.

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Il pifferaio allora, amareggiato e molto arrabbiato, minacciò:
– Vi pentirete, oh se vi pentirete di quello che mi fate! Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni. Tosto si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l’uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore. E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno. E la schiera ingrossava sempre più e tutti i componenti erano felice e ridevano, e tenendosi per mano cantavano seguendo sempre più affrettatamente il pifferaio. Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l’omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte!
– Non andate con lui! Tornate per carità! – gridavano disperati i padri e le madri mettendosi a loro volta in fila. Ma essi si stancavano da morire e non riuscivano a tenere il passo con i loro figli che camminavano sognando cose meravigliose… Il sindaco, chiuso nelle sue stanze, si strappava disperato i capelli. Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città. I bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell’omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito. Giunsero così a metà montagna: al suono del piffero questa si aprì e tutti, pifferaio in testa, entrarono nella fenditura che si richiuse ermeticamente dietro l’ultimo della fila. Ne restò fuori solo uno zoppetto che non era riuscito a camminare veloce come i compagni. I cittadini che giunsero sul luogo dopo qualche tempo, lo trovarono là che piangeva disperato per non aver potuto raggiungere i suoi amici. Dei bambini non c’era più traccia e nessuno seppe mai ciò che ne fosse stato.

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Il pifferaio magico di Hamelin, versione con lieto fine

C’era una volta una piccola città di nome Hamelin. I suoi abitanti erano sempre vissuti felici, ma da qualche tempo regnava una gran confusione!
Hamelin, infatti, era stata invasa dai topi! Non c’era solo qualche topolino nelle cantine, ma centinaia di musini sbucavano da ogni angolo: si intrufolavano nelle cucine, saltavano dalle finestre aperte, correvano lungo i tetti delle case, sui cornicioni, si inseguivano per le scale…

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I cittadini erano disperati e decisero di rivolgersi al sindaco della città, radunandosi nella piazza davanti alla sua finestra per protestare.
«La città è piena di topi!» gridavano infuriati. «Ormai ci sono più topi che bambini! Bisogna trovare al più presto una soluzione.»
Il sindaco si affacciò alla finestra cercando di sorridere, ma in realtà non sapeva proprio che cosa fare e cominciava a agitarsi. Mentre stava cercando un’idea, sentì tre leggeri colpetti alla porta. Aveva una gran paura che fosse un cittadino infuriato.
«Posso entrare?» chiese una strana vocetta.
«Avanti…» rispose il sindaco un po’ preoccupato.
Entrò un buffo personaggio con un vestito azzurro a righe, scarpe con una lunga punta e un cappello con la piuma.
«Sono venuto a liberare la città dai topi. Io possiedo un potere magico …con la mia musica posso condurre con me oggetti, animali e uomini» incominciò l’uomo.
«Allora tu sei la mia salvezza!» esclamò il sindaco contento. «Arrivi proprio al momento giusto! Se riuscirai davvero a far sparire tutti questi topi ti ricompenserò generosamente, lo prometto.»
«Non preoccuparti, tornerò presto» rispose sicuro di sé il Pifferaio. «Vedrai, fra meno di un’ora, in tutta Hamelin, non incontrerai più neanche un topo!»
Così uscì dal municipio e si incamminò verso la piazza del paese impugnando il suo piffero magico. Poi, si fermò a pensare, come per ricordare una melodia particolare e, sotto gli occhi incuriositi di grandi e bambini, iniziò a suonare una canzoncina molto allegra, seduto vicino a una fontana di pietra.
Immediatamente, come per magia, un fiume di topolini attratti da quelle note bizzarre, uscì dalle case e invase la piazza: saltellavano tutti intorno al Pifferaio!
Senza smettere un solo istante di suonare, iniziò a camminare svelto, attraversando la città a grandi passi verso il fiume che scorreva poco lontano. Gli abitanti di Hamelin si chiedevano stupiti chi fosse quell’omino che incantava con la sua musica persino gli animali. Tutti correvano nelle strade, seguendo quello strano corteo e si arrampicavano sugli alberi per vedere meglio.
Intanto il Pifferaio continuava nel cammino seguito da centinaia di topi e si dirigeva alle porte di Hamelin.
Arrivato al fiume, si fermò di colpo sulla riva, lasciando che i topi si tuffassero nell’acqua. In pochi minuti sparirono tutti! Come aveva promesso, non si trovò più un solo topo in tutta la città. Anche i gatti, che se ne stavano nascosti da tempo, non credevano ai loro occhi e cominciarono a festeggiare nelle strade.
Il sindaco invece, prendendosi il merito di tutto, si ritirò soddisfatto nel municipio.
All’improvviso, come la prima volta, si udirono alla porta tre leggeri colpetti: era il Pifferaio Magico.
«Buongiorno» disse tranquillo «il mio compito è finito!»
Appena il sindaco lo vide entrare, si finse molto sorpreso e rispose: «Posso fare qualcosa per te?»
«Sono tornato per ritirare il compenso che mi ha promesso»
«Compenso? Ma, ma di che cosa stai parlando?» esclamò il sindaco. «Io non ti ho promesso proprio niente.»
«Aveva dato la sua parola d’onore! Ha detto che mi avrebbe ricompensato generosamente se avessi liberato dai topi la città di Hamelin!» rispose il Pifferaio seccato.
«Non mi ricordo di averti mai detto questo» disse il sindaco imbroglione scoppiando in una fragorosa risata. «Comunque ora tutti i topi sono morti e non torneranno di certo. Ti ringrazio molto anche a nome di tutta la città e ti faccio tanti auguri! Ora puoi andare.»
«Sta molto attento» mormorò allora il Pifferaio con un viso minaccioso «non prenderti gioco di me perché questa volta potrei suonare una melodia molto diversa…»
Senza aggiungere altro se ne andò con uno strano sorriso. Scese nelle vie di Hamelin e cominciò a attraversare la città con passo deciso, con il suo piffero di legno in mano. Arrivato nella piazza in cui aveva suonato la prima volta, si fermò per un momento a pensare, come per ricordare una melodia e cominciò una canzoncina allegra, diversa dalla prima.
All’improvviso tutti i bambini, ma proprio tutti, iniziarono a correre fuori dalle case, incantati dalla sua musica e dalle note magiche. Seguivano il buffo omino con le scarpe a punta e la piuma sul cappello, dimenticando i loro giochi e quello che stavano facendo.
Presto un allegro corteo di centinaia di bambini attraversava la città, proprio come era successo con i topolini!

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La musica infatti trascinava i piccoli sempre più lontano, attraverso i prati e i boschi, finché giunsero ai piedi di un’immensa montagna. Il Pifferaio subito cambiò melodia e magicamente, una porta di pietra cominciò a aprirsi.
Entrò svelto e tutti lo seguirono, soltanto uno di loro era rimasto indietro perché era un pò lento.
«Ehi, Pifferaio! Bambini! Aspettatemi! Voglio venire anch’io con voi!» gridava, ma la misteriosa porta di pietra ormai si era chiusa.
In quel momento, arrivarono di corsa i genitori e il bambino raccontò loro ogni cosa.
Aspettarono fino a sera, ma nessuno rispondeva e decisero di tornare a casa.
L’unico bambino rimasto a Hamelin era davvero triste e si sentiva terribilmente solo senza nessuno con cui giocare. Il suo unico desiderio era raggiungere gli altri bambini. Così una mattina, senza dir niente a nessuno, si allontanò, ripercorrendo il sentiero che aveva fatto quel giorno con i suoi amici.
Si era costruito con un bastoncino di legno un piccolo piffero e, arrivato di fronte alla grande porta di pietra, cominciò a suonare l’allegra melodia del Pifferaio, che non aveva mai dimenticato.
A un tratto, dall’altra parte della roccia, un flauto rispose alla sua musica. Il bambino ricominciò a suonare e le note del piffero magico risposero ancora. La roccia della montagna iniziò a tremare come la prima volta e la grande porta lentamente si aprì. Tutti i bambini di Hamelin uscirono correndo felici sui prati e abbracciarono con gioia il bambino che li aveva salvati.
«Il Pifferaio ti vuole parlare» gli dissero.
Così, il piccolo bambino entrò senza avere timore nella grande montagna, curioso di scoprire il segreto della musica magica. Intanto ad Hamelin il sindaco se ne stava rinchiuso nel suo palazzo tremando di paura per quello che aveva combinato… ma ormai era troppo tardi. Nessuno più rideva, nessuno più cantava, non c’erano le voci dei bambini che giocavano nelle strade e tutti erano preoccupati per il piccolo che era partito solo e non era più tornato.
Improvvisamente, da lontano, sentirono un allegro frastuono! I cittadini di Hamelin si precipitarono a guardare cosa stava succedendo e videro un corteo di più di trecento bambini che scendeva attraverso i prati della grande montagna. Tutti cantavano e correvano allegramente, preceduti dal piccolo bambino che stringeva tra le mani, con gli occhi che gli luccicavano dalla felicità, un meraviglioso piffero di legno. Era proprio il piffero magico che l’uomo con la piuma sul cappello gli aveva regalato. Non vi dico gli abbracci, i baci, i salti di gioia dei genitori!
A Hamelin si fece festa per tre giorni e tre notti!
I bambini però non raccontarono mai dove erano stati e che cosa avevano fatto in montagna.
Il sindaco invece imparò a mantenere le promesse!

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Due pagine dal libro con la versione in versi di Robert Browning, Il pifferaio magico di Hamelin, Topipittori 2007

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per chi vuole saperne di più e documentarsi sulla storia e sulle sue origini

http://viandantimagici.blogspot.com/2016/11/seguendo-il-pifferaio-magicosulle.html

https://fiabeinanalisi.blogspot.com/2012/12/il-pifferaio-magico-di-hamelin.html

http://www.accademiadellospettacolo.it/hamelin/Hamelin/grimm.htm#.

https://www.vanillamagazine.it/il-pifferaio-magico-il-macabro-mistero-medievale-dietro-una-fiaba-per-bambini/

 

 

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