Storie di Natale. La leggenda dell’usignolo, di H. Louis-Chevrillon

La leggenda dell’usignolo, di Hedwige Louis-Chevrillon.
Una leggenda di Natale, una breve storia da raccontare ai nostri bambini nei giorni dell’Avvento che precedono la nascita di Gesù.
Le leggende nascono dalla domanda sul senso delle cose, dal cercare di dare significato ad alcune doti e caratteristiche di cose, animali, piante, fiori.
Le leggende che si raccontano sull’usignolo hanno sempre come punto forte il cercare di capire da dove nasca quel suo canto sublime, normalmente messo in rapporto o meglio in contrapposizione col suo aspetto modesto e dimesso.

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Illustrazione di Adrienne Ségur

La leggenda che vi trascrivo è contenuta in un bellissimo e vecchio libro che si intitola La rosa di Natale, Principato editore 1966, cito anche l’editore nel caso qualcuno desiderasse cercarlo, anche se non sarà facile, e raccoglie alcune storie di Natale di scrittori di inizi 900.
Delle storie di Natale mi piace che
tutta, ma proprio tutta la natura viene coinvolta, e di questa leggenda in particolare mi piace soprattutto il fatto che davanti a Gesù Bambino ognuno scopre chi è e viene dato nome alle cose e alle persone. Di parola in parola ci viene svelato che l’uccellino è un usignolo e che quella donna col bambino è la Madonna col Bambino.
Le bellissime illustrazioni contenute in questo libro sono di Adrienne Ségur.

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L’uccellino aveva dimenticato il suo povero manto nero e rosso e il suo umile aspetto: cominciò a cantare e la musica, chiusa nel suo cuore, sgorgò meravigliosa, esultante, sorgente nata dall’amore di Dio. Il Bambino si calmò, chiuse gli occhi e si addormentò placidamente.

 

Quando viene la sera, gli uccellini si nascondono tra gli alberi e rimangono in silenzio per paura di essere assaliti dagli uccelli rapaci, che hanno occhi gialli e il becco crudele e ricurvo.

In quelle ore si potrebbe credere che mai, sulla terra siano esistiti degli uccellini.
Uno solo, quella sera, non si era addormentato. Egli saltellava lungo le cime rocciose al di sopra delle grotte che i pastori di Giudea avevano trasformato in stalle.
Da alcuni mesi, in quei paraggi, regnava una strana atmosfera, da incantesimo.
Tutto il cielo risuonava come una grande lira di cristallo e l’uccellino stava perdendo la testa e il sonno. Egli non sapeva più se cercare il cibo o la musica. Era come se, in fondo alla gola, avesse avuto una terza ala prigioniera.

Improvvisamente, dove la paglia brillava come una ghirlanda di raggi, un bambino si era messo a piangere ed una dolce voce di donna cercava di calmarlo, senza riuscirvi. L’uccellino non aveva mai udito una melodia più dolce del canto di quella donna: in quella voce c’erano delle lacrime sospese, come una rugiada trasparente sui petali di un fiore. L’uccellino non poté più trattenersi: un forte impulso lo spingeva ad aiutare la madre che cantava. Allora saltò sulla spalla della giovane donna, ma, una volta lì, si accorse che due uccelli regali lo avevano preceduto.
Uno dei due teneva fieramente eretta la testa, cinta da un leggero diadema.
L’altro era meno imponente, ma ugualmente superbo. Le sue lunghe piume sembravano incrostate di pietre smaltate di mille colori e si aprivano a ventaglio.
Il bambino, però, non si rallegrava alla loro vista e la madre continuava a piangere in quella notte così chiara…

-Perché queste lacrime nel tuo canto, in cui traspare tutto il tuo amore? Le chiese l’uccellino.

-Piango perché il mio amore fa piangere il mio bambino e io non riesco a consolarlo.

-Allora permettimi di aiutarti.

L’uccellino aveva dimenticato il suo povero manto nero e rosso e il suo umile aspetto: cominciò a cantare e la musica, chiusa nel suo cuore, sgorgò meravigliosa, esultante, sorgente nata dall’amore di Dio. Il Bambino si calmò, chiuse gli occhi e si addormentò placidamente.

Piena di riconoscenza, la Madonna guardò l’umile cantore e gli disse:

-D’ora in poi tu rallegrerai con il tuo canto le notti dell’uomo, poiché hai consolato il tuo Signore-Bambino. Nelle ore più buie ricorderai all’uomo la gioia del suo Creatore e la tua voce meravigliosa calmerà il dolore e infonderà la pace nei cuori, nel nome di Gesù.

Il pavone e il fagiano si erano rattristati, ma l’usignolo non aveva nel suo cuore che amore e benevolenza.

-Miei cari amici, disse, a me il canto, a voi la bellezza. Tutto è di Dio, tutto è gioia. E sparì alla loro vista, nel chiarore delle stelle.

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illustrazione di Adrienne Ségur

Utile

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