#10righe di Pinocchio. Per la festa del papà. Diventare uomini è portare sulle spalle il padre

#10righe di Pinocchio. Diventare uomini è portare sulle spalle il padre.
Volendovi parlare del libro italiano più famoso al mondo, indubbiamente il più bel libro per bambini mai scritto in Italia, avevo scelto alcune righe, che magari vi proporrò più avanti, ma, sull’onda della storia di Enea e Anchise, un po’ pensando alla festa del papà, e, soprattutto, ripensando alle storie dei tanti amici che, in questo momento così drammatico, da figli che erano sono diventati padri e madri dei loro genitori, prendendosene cura, pur di lontano, mi è venuta in mente questa pagina di Pinocchio, che è proprio il momento della vera trasformazione del nostro burattino.

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Pinocchio, illustrazione di Enrico Mazzanti


Dopo tutte le prove, le umiliazioni subite sino all’essere diventato un animale, ed aver sperimentato la salvezza dall’essere asinino che era, Pinocchio diventa letteralmente un altro, già molto prima di esserlo davvero. Qual è il momento in cui lo vediamo? Nelle righe che seguono ci sono queste parole che Pinocchio dice al padre Geppetto. Il nostro caro burattino, da figlio che era, si prende sulle spalle il padre e lo salva. Provate a notare alcune delle frasi che Pinocchio rivolge a Geppetto
…Non abbiate paura.  … abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io … gli disse per confortarlo – coraggio babbo!…
Le parole di consolazione che diciamo ai nostri figli..
Nel momento in cui il figlio si fa carico del padre, diventa uomo, e assistiamo ad un ribaltamento dei ruoli. Quante volte lo stiamo vedendo ora!
…E, nell’avventura di diventare grandi, qualche aiuto imprevisto e provvidenziale c’è sempre e non guasta mai…

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— Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io. — illustrazione di Carlo Chiostri

— Allora, babbino mio, — disse Pinocchio — non c’è tempo da perdere. Bisogna pensar subito a fuggire….
— A fuggire?… e come?
— Scappando dalla bocca del Pesce-cane e gettandosi a nuoto in mare.
— Tu parli bene: ma io, caro Pinocchio, non so nuotare!
— E che importa?… Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io, che sono un buon nuotatore, vi porterò sano e salvo fino alla spiaggia.
— Illusioni, ragazzo mio! — replicò Geppetto, scotendo il capo e sorridendo malinconicamente. — Ti par egli possibile che un burattino, alto appena un metro come sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle?
— Provatevi e vedrete! A ogni modo, se sarà scritto in cielo che dobbiamo morire, avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme.
E senza dir altro, Pinocchio prese in mano la candela, e andando avanti per far lume, disse al suo babbo:
— Venite dietro a me, e non abbiate paura. —
E così camminarono un bel pezzo, e traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del Pesce-cane. Ma giunti che furono al punto dove cominciava la spaziosa gola del mostro, pensarono bene di fermarsi per dare un’occhiata e cogliere il momento opportuno alla fuga.
Ora bisogna sapere che il Pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo d’asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell’enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.
— Questo è il vero momento di scappare — bisbigliò allora voltandosi al suo babbo. — Il Pesce-cane dorme come un ghiro: il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno. Venite dunque, babbino, dietro a me, e fra poco saremo salvi. —
Detto fatto salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati in quell’immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua; una lingua così larga e così lunga, che pareva il viottolone d’un giardino. E già stavano lì lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul più bello, il Pesce-cane starnutì, e nello starnutire, dètte uno scossone così violento, che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all’indietro e scaraventati nuovamente in fondo allo stomaco del mostro.

Nel grand’urto della caduta la candela si spense, e padre e figliuolo rimasero al buio.
— E ora? — domandò Pinocchio facendosi serio.
— Ora, ragazzo mio, siamo bell’e perduti.
— Perché perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!…
— Dove mi conduci?
— Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura. —
Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo:
— Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io. —
Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliolo, il bravo Pinocchio, sicuro del fatto suo, si gettò nell’acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore e il Pesce-cane seguitava a dormire di un sonno così profondo, che non l’avrebbe svegliato nemmeno una cannonata.

Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si accorse che il suo babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nell’acqua, tremava fitto fitto, come se al pover’uomo gli battesse la febbre terzana.
Tremava di freddo o di paura? Chi lo sa?… Forse un po’ dell’uno e un po’ dell’altra. Ma Pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura, gli disse per confortarlo:

— Coraggio, babbo! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi.
— Ma dov’è questa spiaggia benedetta? — domandò il vecchietto, diventando sempre più inquieto, e appuntando gli occhi, come fanno i sarti quando infilano l’ago. — Eccomi qui, che guardo da tutte le parti e non vedo altro che cielo e mare.
— Ma io vedo anche la spiaggia — disse il burattino. — Per vostra regola io sono come i gatti: ci vedo meglio di notte che di giorno. —
Il povero Pinocchio faceva finta di esser di buon umore: ma invece… invece cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso… insomma non ne poteva più, e la spiaggia era sempre lontana.
Nuotò finché ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte:
— Babbo mio… ajutatevi… perché io muojo!… —
E padre e figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse:
— Chi è che muore?
— Sono io e il mio povero babbo!
— Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio! …
— Preciso: e tu?
— Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.
— E come hai fatto a scappare?
— Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch’io.
— Tonno mio, tu capiti proprio a tempo! Ti prego per l’amore che porti ai Tonnini tuoi figliuoli: ajutaci, o siamo perduti.
— Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutti e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva. —
Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito l’invito: ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno.

— Siamo troppo pesi? — gli domandò Pinocchio.
— Pesi? Neanche per ombra; mi par di avere addosso due gusci di conchiglia — rispose il Tonno, il quale era di una corporatura così grossa e robusta, da parere un vitello di due anni.
Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo per ajutare il suo babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa gli disse:
— Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!… —
Il Tonno cacciò il muso fuori dall’acqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c’era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott’acqua e sparì.

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Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito l’invito: ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno. Illustrazione di Carlo Chiostri

Utile

4 risposte a "#10righe di Pinocchio. Per la festa del papà. Diventare uomini è portare sulle spalle il padre"

  1. Pinocchio di Collodi è uno dei libri cui sono più affezionata: mia nonna lo leggeva sempre a me e mio fratello quando eravamo a letto con l’influenza. Anno dopo anno, quando ormai conoscevamo praticamente a memoria ogni frase, ci piaceva comunque sentirlo leggere da nonna, con la sua cadenza particolare e il modo buffo di pronunciare alcune parole. Le dicevo: quando sarai vecchia, lo leggeremo noi a te, il libro di Pinocchio! Invece poverina ora che è vecchia (proprio oggi è il suo 99° compleanno!!!) non vede più e sente pochissimo: è già un’impresa farle capire qualche semplice parola, impensabile leggerle interi brani; e ovviamente non può neppure leggere da sola.
    Mi ha fatto molto piacere leggere proprio oggi questa riflessione su Pinocchio! Devo dire che, nonostante la familiarità, non avevo mai pensato a questa interpretazione.

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    1. Con questa pandemia ho visto figli crescere d’improvviso, con responsabilità inimmaginabile fino al giorno prima, prendersi cura dei genitori. Questo scambio di ruoli mi ha fatto pensare a questo passaggio di Pinocchio, che mi è sempre piaciuto tantissimo, come tutto il libro ovviamente. Un libro imprescindibile per i bambini. Tante amiche lo stanno leggendo a puntate a figli, in presenza, e ai nipoti, per Skype. Evviva il nostro burattino.

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