La piccola fiammiferaia di H.C.Andersen

illustrazione di Rachel Isadora

illustrazione di Rachel Isadora

Sarà perchè, come si dice, non ho ancora elaborato le lacrime per le dimissioni del Papa

o perchè stamattina al super, fra me e me lamentandomi, probabilmente a ragione, (e quando mai non si ha ragione a lamentarsi!) dei fatti miei, figli-marito-mancanza soldi-politiche anti-famiglia, ho visto un vecchio vicino a me, nel suo carrello una mela pesata e insacchettata e un pezzetto di formaggio. Quanto siamo fortunati ad essere in otto, ad essere una famiglia, una comunità, una tribù. A non essere soli.

Sarà per tutto questo, ma, perdonate, mi è venuta in mente la fiaba più triste mai scritta da cuore d’uomo. La piccola fiammiferaia

Quando ero bambina avevo con la piccola fiammiferaia un rapporto di amore-odio, non la sopportavo perchè mi faceva piangere, ma quando ero molto triste andavo sempre a leggerla. Probabilmente perchè quando sei triste hai bisogno di un qualcosa che ti faccia piangere e sciogliere in lacrime, o perchè identificavo i miei piccoli drammi, per me grandi come per ogni bambino, con la vita di quella bella bambina povera che moriva e finalmente trovava la gioia nelle braccia di Dio. Non so, sono sempre stata un po’ melodrammatica.

E, con me, lo sono stati anche tutti quelli che dalla fiaba hanno tratto film e cartoni animati. Vi propongo i migliori dopo il testo, integrale, della storia.

La piccola fammiferaia

illustrazione di Helen Stratton

illustrazione di Helen Stratton

C’era un freddo terribile; nevicava e cominciava a scendere il buio; era anche l’ultima sera dell’anno, la vigilia di Capodanno. Con quel freddo e con quel buio una povera bambina camminava per la strada col capo scoperto e a piedi nudi; aveva le ciabatte quando era uscita da casa, ma a che cosa le sarebbero servite? Erano troppo grandi per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi le aveva usate la mamma. E ora la piccola le aveva perdute affrettandosi ad attraversare la strada mentre due carri passavano di gran corsa; una ciabatta non riuscì più a ritrovarla, e l’altra se la prese un ragazzo, dicendo che l’avrebbe usata come culla quando avesse avuto dei figli.

Ora la bambina camminava coi piedini nudi, rossi e lividi per il freddo; in un vecchio grembiule teneva un mucchio di fiammiferi, e un mazzetto lo portava in mano; per tutto il giorno nessuno le aveva comprato niente; nessuno le aveva dato neppure una monetina; camminava affamata e infreddolita, e aveva un’aria così sconfortata, la poverina! I fiocchi di neve le cadevano sui lunghi capelli biondi, che sulla nuca erano deliziosamente arricciati, ma di certo lei non pensava a questa raffinatezza. Le luci brillavano dietro ogni finestra e per la strada si spandeva un delizioso profumino di oca arrosto: era la sera dell’ultimo dell’anno, e proprio a questo lei pensava.

Si andò a rannicchiare in un angolo fra due case, una sporgeva sulla strada un po’ più dell’altra; raccolse le gambette sotto di sé, ma aveva ancora più freddo e a casa non osava tornare. Temeva che suo padre l’avrebbe picchiata, perché non aveva venduto nessun fiammifero e non aveva neppure un soldo. E poi faceva così freddo anche a casa; avevano solo il tetto sopra di loro e il vento penetrava tra le fessure, anche se avevano cercato di chiuderle con paglia e stracci. Le manine erano quasi insensibili per il freddo. Ah! Un fiammifero avrebbe potuto farle bene! Doveva solo sfilarne uno dal mazzetto e sfregarlo contro il muro per scaldarsi un po’ le dita. Ne prese uno e “risch”. Che fiammata, come bruciava! Era una luce calda e chiara come una piccola candela quando la proteggeva con la mano; era una luce singolare! Alla bimba parve di star seduta davanti a una grande stufa di ghisa con i pomelli e lo sportello di lucido ottone; il fuoco bruciava beato, scaldava così bene! Ma cosa succedeva? La piccola stava già allungando i piedi per scaldare un po’ anche quelli…e la fiamma si spense, la stufa scomparve e lei si trovò seduta in terra con in mano un mozzicone del fiammifero bruciato.

Ne accese un altro, che illuminò il muro rendendolo trasparente come un velo; guardò la  

illustrazione di Hans Tegner

illustrazione di Hans Tegner

stanza dove la tavola era apparecchiata con una tovaglia di un bianco splendente, con fine porcellana, e l’oca arrosto fumava deliziosa, farcita di prugne e di mele! All’improvviso l’oca saltò giù dal vassoio e si trascinò sul pavimento, già con la forchetta e il coltello infilzati nel dorso, proprio verso la bambina…in quell’istante il fiammifero si spense e davanti alla bambina rimase solo lo spesso muro freddo.

Ne accese un altro. Eccola sotto il più splendido degli alberi di Natale; era ancora più grande e più addobbato di quello che a Natale aveva visto a casa del ricco droghiere attraverso la porta a vetri; migliaia di candeline ardevano sui rami verdi e figure variopinte pendevano dall’albero, proprio come quelle

che decoravano le vetrine dei negozi. Sembrava guardassero verso di lei. La piccola protese le mani, il fiammifero si spense; le candeline dell’albero di Natale salivano sempre più in alto, fino a diventare le chiare stelle del cielo; poi una di loro cadde, formando nel buio della notte una lunga striscia di fuoco.

illustrazione di Basko Tamara, 14 anni, allieva della scuola d'arte P.I.Chaykovskiy.

illustrazione di Basko Tamara, 14 anni, allieva della scuola d’arte P.I.Chaykovskiy.

“Ora qualcuno muore!” disse la bambina, perché la vecchia nonna, l’unica che fosse stata buona con lei, ma che adesso era morta, le aveva detto: “Quando cade una stella, un’ anima sale al Signore!”

Accese un altro fiammifero che illuminò tutt’intorno, e in quel fulgore c’era la vecchia nonna, così nitida, splendente, dolce, buona!

“Nonna!” gridò la piccola “Oh, portami con te! So che tu scomparirai quando il fiammifero si spegnerà, scomparirai come è scomparsa la stufa calda, lo splendido arrosto d’oca e il gaio albero di Natale!” e sfregò in fretta tutti gli altri fiammiferi che aveva nel mazzetto, voleva trattenere la nonna; e i fiammiferi ardevano con tale fulgore che era più chiaro che di giorno. La nonna non era mai stata così bella, così grande; prese in braccio la bambina e volarono via, splendenti e felici, sempre più in alto; ora non c’era più né freddo, né fame, né paura, erano accanto a Dio.

La bambina venne trovata il mattino dopo in quell’angolo della strada, con le guance rosse e il sorriso sulle labbra. Era morta, morta di freddo nell’ultima notte del vecchio anno. Il mattino dell’anno nuovo sorse sul piccolo corpo che teneva in mano i fiammiferi, un mazzetto era quasi bruciato. “Voleva scaldarsi!” disse la gente; nessuno sapeva le belle cose che aveva visto, e con quale splendore era entrata insieme alla vecchia nonna nella gioia dell’Anno Nuovo!

E se non avete ancora versato abbastanza lacrime vi accontento subito.

La piccola fiammiferaia, scritta da Andersen nel 1848, è stata oggetto di numerose rivisitazioni.

Nel 1937 la Screen Gems ne ha tratto un cartone animato che ha ricevuto la nomination all’Oscar. Versione interamente musicale, melodrammatica quanto basta. 

La versione Disney, bellissima, solamente musicale, regia di Roger Allers, musiche originali di A.Borodin, è del 2006 e riceve una nomination all’Oscar 2017.

C’è anche una versione italiana, una chicca fatta nel 1951 da Romano Scarpa, con commento musicale scritto e cantato dal Quartetto Cetra.

Nel 1928 il regista Jean Renoir ne trae ispirazione per il film “La petit marchande”. Assolutamente da vedere. Attraverso scenografie fai da te e arte filmica ai suoi albori, traspare il dramma di una storia universale.

E concludo con questa versione filmica, fatta in casa, perchè mi ricorda i filmini che giravamo in vacanza ai primi figli e nipoti, quando erano piccoli. Abbiamo ancora memorabili versioni de I tre porcellini, Cenerentola. Si rideva tanto, e si ride un po’ anche di questa piccola fiammiferaia, ma non vi preoccupate, c’è sempre il momento del pianto liberatorio. Rimane sempre, pur nella divertita interpretazione di una bambina come le nostre, la fiaba più triste mai scritta.

 

 

 

 

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raccontastorie, mamma di sei figli. What else?
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