La festa di san Martino di Bruegel il Vecchio. Narrare un quadro

La festa di san Martino di Bruegel il Vecchio. Narrare un quadro.   Cosa succede quando metti Valeria davanti a un quadro? Ti ammalia con una storia. E’ il giorno della festa di san Martino e ve la regaliamo.

Osservando il quadro di Bruegel. Non è proprio un racconto, ma una sorta di tuffo nel quadro o “ricostruzione” del momento immaginato e rappresentato. Valeria

La Festa di San Martino, Pieter Bruegel il Vecchio, tempera su tela, (1565-1568), Museo del Prado, Madrid. Guardate qui per vedere il quadro anche nei particolari

image.pngQuelli di Bruegel sono dipinti curiosi, stuzzicano cioè la curiosità e questo vale per adulti e bambini.

Al Museo del Prado, dove è conservato questo quadro di Bruegel il Vecchio e dove le scolaresche entrano non a biglietto ridotto, ma del tutto gratuitamente, sono centinaia i bambini che ogni settimana rimangono incantati davanti all’affollata e bizzarra scena di questo undici Novembre di quattrocento anni fa.

 

 

baraonda.jpgI piccoli visitatori penseranno, e a buona ragione, che quel giorno, quell’undici Novembre di quattrocento anni fa, in questa rigogliosa campagna, localizzata da qualche parte in Europa, si debba esser creata una gran baraonda. Di quelle da diventar matti

In cima alla collina si era raccolta tanta di quella gente che la collina stessa era praticamente scomparsa. Tutti si accalcavano, vociando e protendendo chi una brocca, chi una coppa, chi una scodella, chi in mancanza di altro, una scarpa!

Qualsiasi tipo di contenitore in questi casi si adatta allo scopo. Purché non abbia crepe e sia in grado di contenere il prezioso liquido giusto il tempo di portarlo alle labbra e tracannarlo. E quel giorno di vino ne scorreva a litri dalla grande botte rossa, monumentale, generosa.

Quello era il giorno di San Martino e, come si sa, a San Martino vino gratuito per tutti! vino.pngA San Martino si aprono le botti e si assaggia il vino nuovo. Si sospende per un giorno il lavoro avviato e ci si ferma a testare i primi frutti della terra, un piccolo ridotto assaggio di quello che la semina ha promesso. Il resto è sotto le zolle umide e lì ha appena iniziato a marcire, aspettando che il freddo e la neve lo sopiscano, in modo da poter poi generare un raccolto abbondante.

L’attesa era stata lunga. Nei campi e nelle botteghe del villaggio negli ultimi giorni i brontolii e le lamentele – che il lavoro è troppo duro, i clienti non pagano, i garzoni sono fannulloni e il tempo, quello, è sempre orribile! – venivano continuamente interrotti da esclamazioni speranzose: “Dai, che siamo quasi a San Martino!”

Quindi il giorno di San Martino era finalmente arrivato, si aprivano le botti, si mesceva il vino novello e la gente ne approfittava subito per esagerare.

In prima linea i più giovani. Bisogna essere forti per accaparrarsi i posti migliori, raggiungere per primi la botte, conquistare più vino degli altri. Come in battaglia, quando a sferrare l’attacco iniziale, sullo slancio dei grandi ideali che li hanno condotti fin lì, sono sempre i ragazzini. Oppure c’è chi ce li spedisce per forza, che tanto sono robusti e ci faranno vincere la guerra! I primi che arrivano, i primi che muoiono. Bruciati dal loro stesso ardore o da quello degli altri.

A parte questo, per conquistare un po’ di vino bisogna possedere almeno una scodella, o una scarpa.

Alcuni dei protagonisti di quell’Undici Novembre di quattrocento anni fa, non hanno neppure quella. Sono straccioni, sporchi, avviliti, fra di loro si guardano con invidia. Molti hanno già bevuto troppo e hanno perso quel po’ di dignità che nella miseria pur avrebbero potuto conservare: uno si è addormentato di schianto e cadendo ha rotto il boccale di coccio, due si azzuffano, una donna con in braccio una bimba piccola, ignora i richiami del più grandicello per finire di bere il suo vino. Quello che ha in testa è un copricapo in uso all’epoca o una ciotola di riserva? Tutti hanno sguardi allucinati, corpi e volti deformati dalla sbornia. Qualcuno già si allontana ballando, qualcuno riverso in un angolo piange, qualcuno si alleggerisce le viscere e qualcun altro coglie l’occasione per arrotondare, infilando la mano nella scarsella della mamma beona (quella che trascura il figlio per scolare l’ultima goccia della sua coppa. Così impara!)

C’è un’altra donna con in braccio un bimbo, ma costei dà da bere al figlioletto. É l’unica scena tenera della giornata, a meno che questa mamma non stia propinando al suo bimbetto del vino…

 

donna con bambino restauro.jpg

Che baraonda! Sì, non c’è dubbio, quell’Undici Novembre di più di quattrocento anni fa, l’umanità su quella collina stava dando uno dei peggiori spettacoli di sé.

In questo contesto di dissennatezza, cosa è potuto quindi accadere di bello, che sia valso la pena raccontare con il pennello e i colori?

Ad esser lì, pochi ci avrebbero forse fatto caso. Bisognava fare un grosso sforzo per non lasciarsi distrarre dal trambusto, dalla confusione, dalle zaffate nauseabonde di orina e vomito. Bisognava guardarsi intorno con attenzione e costringersi a soffermare lo sguardo sui più raccapriccianti tra i disgraziati personaggi che affollavano la vallata. Bisognava fare caso a quei due storpi che mendicavano in un angolo discosto, rispetto al centro della festa (la collina della botte!): lì è passato un cavaliere, che in modo del tutto imprevisto, si è lasciato commuovere dalla miseria dei due questuanti e invece di liberarsene con qualche spiccio, ha deciso di dividere con loro il suo mantello.

san Martino.restaurojpg.jpg

Chissà che idea si sono fatti in proposito i bambini del Prado?

Sappiamo bene che la leggenda di San Martino, soldato dell’Impero Romano, acclamato, dopo la conversione, vescovo di Tour, si svolge intorno al 335, agli albori dell’era cristiana, e che la tradizione di far coincidere l’apertura delle botti novelle con il giorno in cui si festeggia il santo, è nata successivamente. Non si può negare, però, che l’operazione compiuta da Pieter Bruegel il Vecchio, che associa i due momenti, crei una sintesi interessante.

 

Annunci

Informazioni su mammaoca

raccontastorie, mamma di sei figli. What else?
Questa voce è stata pubblicata in Ho scritto una storia, Io leggo le figure e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...