#10righe de Il cavallino bianco, di E.Goudge

Il cavallino bianco, di Elizabeth Goudge è un classico per l’infanzia in tutto il mondo anglofono, ma quasi sconosciuto in Italia. E’ stato scritto nel 1946 e, per l’autrice di Harry Potter, J.K.Rowling è “Il mio libro preferito di quando ero bambina. L’ho adorato.”
Altamente consigliato alle Principesse della Luna dai 9 ai 13 anni e in genere ai “lettori senza confini”, come dice la versione Bur in mio possesso. Soprattutto le bambine troveranno una ragazzina 13enne coraggiosa e determinata con cui identificarsi, che diventerà facilmente amica per sempre. Arriveranno fin a perdonarla di non amare il rosa!! 🙂

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“Se non appare un po’ di luce non credo che resisterò a lungo” pensò (Maria) ma nello stesso istante si disse anche che doveva resistere. Ogni cosa prima o poi finisce, anche la notte. Abbassò risolutamente il braccio che aveva alzato a protezione del volto, raddrizzò le spalle e sorrise in faccia alle tenebre. E d’improvviso, come se il suo stesso sorriso fosse stato una scintilla che aveva acceso una lanterna, si rese conto di riuscire a vedere un poco…

Un libro strano e quindi altamente attirevole. Tolkien, nel suo saggio “Sulla fiaba”, la chiama “arresting strangeness”, stranezza che attira, che ti arresta, che ti fa fare un sussulto mentre sei lì tranquilla e beata a leggere. Ma cos’ha questo libro di così attirevole o, per dirla sempre con Tolkien, cosa troviamo nel calderone di questo romanzo fantastico?

Le scale della torre si interruppero davanti a una porta così piccola che un adulto non avrebbe potuto varcarla, ma perfetta per una ragazzina snella di tredici anni. Maria si fermò e la guardò con il batticuore, perché sebbene quella porticina stretta e bassa fosse ovviamente antica di secoli, aveva la sensazione che fosse stata fatta apposta per lei; perché se avesse potuto scegliere, quella era la porta che avrebbe scelto.

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Troviamo mescolati insieme gli elementi tipici della fiaba, un’orfana tredicenne come protagonista, Maria Merryweather, (e iniziamo ad introdurre la poesia dei nomi scelti, che non hanno neppure osato tradurre, tanto sono musicali ed evocativi ) destinata a redimere una colpa, e poi animali, e quanti! e quali!, qualcuno con caratteristiche magiche, un antagonismo che dura da anni, un destino tracciato.
Elementi fiabeschi che si mescolano però ad un romanzo della Austen, con paesaggi, architetture, giardini e abiti perfettamente descritti, e che dire di cibi e ricette, e poi elementi che fanno sorridere, si tratti della faida che dura da anni e anni che si risolve con un thè o del peggior crimine degli Uomini dei Boschi Neri che è far razzia di animali, per non dire dell’uso e descrizione dei colori, il rosa geranio su tutti, che sarà la causa di una separazione che dura per anni.
E quei personaggi, non potremo più farne a meno…la governante Miss Heliotrope, il cuoco Marmaduke Scalet e l’incanto di Loveday Minette.
Elementi fiabeschi ambientati in un romanzo un po’ austeniano, un po’ Il giardino segreto, mistero e magia che sono connaturati ai paesaggi e ai personaggi, il sapere di essere proprio nel posto fatto apposta per te, un “per sempre” legato ad uno sguardo fortemente religioso, la presenza discreta di un filo di nostalgia per qualcosa di appena intravisto e che per tutta la vita verrà desiderato.

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“Ripensandoci oggi, nemmeno io riesco a comprenderlo. Ma allora quei gerani sembravano davvero la cosa più importante del mondo. Quando si tratta di litigi è sempre così, Maria, soprattutto nei litigi tra i Merryweather: iniziano da sciocchezze, come i gerani rosa, e poi quelle sciocchezze si gonfiano, e si gonfiano fino a dar l’impressione di riempire il mondo intero.”

Anche se il calderone sembra già bello pieno di stranezze che attirano, ce n’è sempre qualcuna che sfugge, tanto questo libro ne inventa, passaggi segreti, una collana di perle nascosta, nascondigli, una stanza che tutte, a 13 anni, avremmo voluto, case tra le rocce, un cane che non è un cane, e un cavallino bianco che è un unicorno, per non parlare, come dice Antonio Faeti nella postfazione che trovate sul libro edito da Bur, delle tartine e di tutte le altre prelibatezze di Marmaduke.

Il film che ne è stato tratto, Moonacre. I segreti dell’ultima luna, non è assolutamente all’altezza del libro, né per complessità di invenzioni e situazioni, né per profondità di senso e respiro. Piacevole, ma nulla più.

Marmaduke…mormorando tra sé, col viso di colpo invaso dal fuoco dell’ispirazione. “Plumcake. Torta allo zafferano. Torta alla ciliegia. Fairy cake ghiacciate. Pasticcini alla crema. Pan di zenzero. Meringhe. Syllabub. Biscotti alle mandorle. Rock cake. Gocce di cioccolato. Focaccine d’avena e melassa. Cornetti alla crema. Devonshire split. Pasticci della Cornovaglia. Tramezzini al prosciutto, alla crema di limone e alla lattuga. Toast alla cannella. Toast al miele…” “Ma sette persone non riusciranno mai a mangiare tanto!” lo interruppe Maria. “E’ mia abitudine preparare per un numero di ospiti maggiore di quello effettivamente atteso…”

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