Avengers. Endgame. E se essere adulti significasse essere eroi?

Avengers. Endgame. Sulla scia del Realismo Fantastico: e se essere adulti significasse essere eroi?

di Valeria

ndr. Dopo la recensione di Valeria, con questa lettura commossa e particolare che è riuscita a far emergere ciò che in fondo abbiamo sempre intuito degli eroi da quando abbiamo letto i primi fumetti, recensione attesa ed approvata in pieno dai figli/e di casa mia, stasera andrò al cinema.

Su Avengers, Endgame, è stato detto tutto. Tutto quello che era possibile dire, almeno, visto che si è generata a proposito una vera fobia dello spoiler.
Noi (che al cinema, sotto gli occhiali 3D, abbiamo pianto!), ci teniamo ad aggiungere solo una riflessione concisa sul perché vale la pena che i ragazzi leggano o vedano storie come quella magistralmente imbastita dalla Marvel (con tutti i limiti che il marketing impone!).
Non solo per amore di effetti speciali mozzafiato, anche se, chi ha un minimo di interesse per la grafica digitale, non può che provare indicibile compiacimento davanti alle trovate e alle finiture dei film della serie, e chi, come il preadolescente, ha l’impellenza di provare emozioni estreme, trova qui pane per i propri denti.
La saga dei supereroi ci è piaciuta tanto perché crediamo che la famosa frase “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi!”, che Brecht attribuisce a Galileo, sia una vera sciocchezza (ndr. non ci starebbe meglio “palla” Valeria?).

  • Certo che abbiamo bisogno di eroi! Ne abbiamo un gran bisogno, anzi! Specialmente in tempi come i nostri, in cui tutto sembra volerci convincere che val la pena spendersi solo per difendere ciò che abbiamo, il nostro piccolo, piccolo “tesoro” di benessere e tranquillità.

Il cuore dei nostri bambini, invece, vibra davanti a gente come Capitan America, che, quando è solo un “asmatico di 40 chili”, si getta su una bomba a mano per proteggere i suoi commilitoni  e quando viene equipaggiato di forza, velocità e di uno scudo in adamantio, guida quegli stessi commilitoni a salvare il mondo. La scena finale di quel primo film mostra dei monelli di strada che l’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale corrono, brandendo il coperchio di un bidone dell’immondizia trasformato in scudo di Capitan America, animati da tutto l’entusiasmo che alla loro generazione servirà per ricostruire la società occidentale.

  • Ai nostri bambini ognuno di quegli eroi ricorda un po’ il papà, come è certe volte o come potrebbe essere, e mostra soprattutto una possibilità di essere per se stessi. Non è necessario saper volare o sfondare i muri a mani nude.

Tony Stark è molto, molto intelligente e usa la propria intelligenza in gran parte per fare soldi e per divertirsi, poi però capisce che per essere Iron Man (il vero se stesso, l’adulto) deve mettersi in gioco, lo fa: rinuncia alla fortuna che ha avuto, al suo “tesoro”, per tentare di salvare chi si fidava di lui.

Il più grande regalo degli eroi è mostrarci come si muore da uomini.

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