#10righe di The Stone, di Guido Sgardoli.

 

#10righe di The Stone. La settima pietra, di Guido Sgardoli. Stiamo parlando del vincitore del Premio Strega Ragazzi e Ragazze 2019, per la fascia 11-14 anni. Noi eravamo lì, mentre in un clima di giusta suspense, durante la Bologna Children’s Book Fair, veniva proclamato.

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The Stone, di Guido Sgardoli

Lo stesso autore lo ha definito “il libro che avrei voluto leggere a tredici anni”. Non gli si può dare torto: The Stone è il classico romanzo d’avventura, perfetto per un ragazzino che sente il naturale bisogno di immedesimarsi in un quasi coetaneo destinato a scoprirsi eroe, il quale vive in un luogo abbastanza lontano e circoscritto da non assomigliare, né troppo né troppo poco, alla sua quotidianità, luogo idealizzato per altro da anni di letteratura inglese, ovvero un’isola irlandese completa di tutto: faro, guardiano del faro, bosco, grotte sulla scogliera e isolotto raggiungibile solo con la bassa marea.

  • Piace però anche alle ragazze, se una giurata tredicenne lo ha votato perché “Ho letto da qualche parte che un libro può essere un coltello e noi lettori il burro in cui la lama affonda: il libro cioè può modificare profondamente il nostro modo di essere così da separare il prima e il dopo la lettura. The Stone. La settima pietra è stato per me una lunga e spessa spada che ha trapassato il mio corpo da parte a parte…ritornando alla metafora (non mia!) del coltello, mi sono chiesta in che cosa la lettura mi abbia modificato: forse si tratta dell’incontro con un modo di pensare totalmente diverso dal mio con cui mi sono confrontata, quello di Liam. Il ragazzo, infatti, diversamente da me, è ribelle, talmente determinato da rischiare la vita a costo di raggiungere i suoi obiettivi, è coraggioso ma non nel senso che non ha paura, anzi è molto spaventato da quello che sta succedendo attorno a lui ma nonostante questo riesce ad andare avanti…” Trovate tutta la recensione qui

Giusto per non creare situazioni svantaggiose rispetto agli archetipi, sull’isola di Levermoir i cellulari non prendono: i preadolescenti sono quindi affrancati dalla dipendenza da WhatsApp, Instagram e le serie in streaming e possono godersi tranquillamente l’esistenza.

Per ricostruire la vita sull’isola, Sgardoli, che non mi risulta viva in Irlanda, deve aver fatto un accurato lavoro di ricerca e magari un bel viaggetto. Deve inoltre aver dedicato molto tempo allo studio delle leggende, della mitologia e della lingua gaelica. Risultato? Un romanzo così ricco, ordinato, stilisticamente studiato, equilibrato… da sembrare generato da un software di scrittura creativa (ne esistono?)!

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sull’isola di Levermoir i cellulari non prendono

Nell’insieme una bomboniera, con alcuni spunti interessanti:

  • La prosa di Sgardoli, tanto per cominciare, è da manuale e credo che ai ragazzini cui i prof. sono costretti a contestare spesso che ”scrivono come nelle chat”, leggerlo può fare solo bene. 

Un giorno, doveva essere ottobre, dalla scuola arrivò una lettera. Era indirizzata alla famiglia Locklin e sulla busta c’era il timbro della Blachmore. Conner era a pesca e non l’avrebbe vista prima di sera. Così  la presi e senza neanche aprirla corsi al faro. La stracciai e la gettai nell’oceano. Il signor Corry, affacciato alla balaustra, mi salutò con la mano, come faceva spesso. Quando venne giù mi disse: “L’oceano sa mantenere i segreti.” Alludeva alla lettera. E anche a se stesso, credo.

  • Poi c’è il personaggio del padre, che subisce il colpo iniziale della perdita della moglie mostrando tutta la propria fragilità e abdicando alla vita. Di fatto Liam dall’inizio del romanzo lo chiama per nome, Conner, e solo molto più tardi rivela di aver smesso di rivolgersi a lui come papà dopo la morte della madre, senza sapere il perché. Il ragazzo però sente di nuovo il bisogno di chiamarlo papà, alla fine della storia, quando Conner recupera la propria dignità di uomo e di padre semplicemente stando a se stesso, ovvero rispondendo sì al proprio compito.
  • Infine le descrizioni: illustrare la magia con parole sobrie secondo me è un grande pregio perché trasmette l’idea che lo straordinario si annida nell’ordinario e non dovrebbe sconvolgerci, ma solo stupirci.

Accostai le pietre una all’altra e quando l’attrazione si fece nuovamente sentire la assecondai, orientando i due frammenti in modo che potessero combaciare.
Vidi una luminescenza azzurra solcare all’improvviso le incisioni ondulate, come un lampo, che svanì subito lasciandomi il dubbio di averla solo immaginata.
Quello che però non stavo affatto immaginando, che era reale come la casa e il vuoto che mi circondavano, era il fatto che le due pietre si erano unite diventando un corpo unico. Provai a separarle senza riuscirci.

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…e tutto ciò che sapevo, per come lo sapevo, venne sconvolto.

 

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