#oltre l’opera d’arte. Un’esperienza evocativa

#oltre l’opera d’arte. Un’esperienza evocativa.
“Ftt, Ft, Ftt, Ftt, Ffttt, Ftt…”

Ftt,Ft,Ftt,Ftt,Ffttt

La forza evocativa di questa installazione mi colpisce allo stesso modo che la forza evocativa di alcune parole o immagini nei nostri libri preferiti, e anche della musica.

E’ proprio da questa esperienza di impatto che ha fatto Raffaella con la sua famiglia, che abbiamo notato la somiglianza di approccio e di esperienza che si ha con un libro, ma anche con le opere d’arte o la natura e la musica, e vale sia per noi che per i nostri bambini.
Tutto può evocare altro, qualcosa che va al di là dell’esperienza stessa, che apre domande, che fa intuire qualcosa che non si capisce ancora del tutto. Fondamentalmente la Bellezza con la B maiuscola evoca altro. Trovandoci tra noi ci siamo dette che evoca qualcosa che va oltre, oltre quel che si vede, legge o sente. Ecco perché nasce l’hashtag  #oltre.  

Ftt,Ft,Ftt,Ftt,Ffttt

di Raffaella

In una delle nostre esplorazioni estive, ci siamo imbattuti in questa installazione dell’artista inglese Ryan Gander. Ha un titolo che è evidentemente un’onomatopea:

Ftt, Ft, Ftt, Ftt, Ffttt, Ftt, or somewhere between a modern representation of how a contemporary gesture came into being, an illustration of the physicality of an argument, 2010

Ma prima ancora di leggere il titolo, siamo stati sopraffatti dalle nostre reazioni: i bambini si sono quasi coperti la testa nel timore che qualche altra freccia scoccata potesse colpirli. Poi sorrisi. Tutti abbiamo provato l’impressione di essere appena arrivati lì dopo la battaglia. Di averla scampata, insomma. Ma di quale battaglia si era trattato? E le frecce, ora conficcate nel pavimento e nei muri, avevano sicuramente formato poco prima un coagulo nero che volava nel cielo. La sorpresa di imbattersi in una scena del genere ha scatenato mille pensieri, domande e un gioco tra realtà e finzione.

Ftt,Ft,Ftt,Ftt,Ffttt

La forza evocativa di questa installazione mi colpisce allo stesso modo che la forza evocativa di alcune parole o immagini nei nostri libri preferiti, e anche della musica.
È una vera e propria qualità per cui, nell’esperienza che facciamo non abbiamo bisogno di troppe spiegazioni, ma è come se un’ eco dentro di noi venisse ripescata.

L’installazione “Ftt, Ft, Ftt, Ftt, Ffttt, Ftt, …” (2010) si riferisce in realtà ad una accesa guerra di teorie tra Theo van Doesburg e Piet Mondrian, che riguardava la direzione della linea da adottare nell’arte astratta: diagonale o verticale / orizzontale? L’intensità della lotta tra i due padri fondatori di Concrete Art è resa qui dalle centinaia di frecce bloccate sul pavimento e sulle pareti. Le frecce penetrano casualmente nelle pareti e nel pavimento, sporgendo nella galleria a vari angoli e profondità. Una lotta spaziale. Le centinaia di frecce celebrano la diversità di linee e percorsi. Sembra anche, però, che lo stesso artista abbia suggerito un collegamento alle battaglie del combattente scozzese per la libertà William Wallace (1270-1305 ca.), noto anche come Braveheart.

Ma questo fuoco di frecce si fermerà mai, finché esisterà la creazione?

Ftt,Ft,Ftt,Ftt,Ffttt

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