Conversazione con una stufa, di Hermann Hesse. Per l’uomo tutto è altro

Conversazione con una stufa, di Hermann Hesse. 1919. Ovvero

Per l’uomo invece tutto è altro; tutto ha un senso…

Dato che tutti sanno che le stufe di una certa importanza, e questa si chiama Franklin ed è moooolto importante, sono anche molto sagge, ecco che quella frase detta lì per lì da una cosa, importante, monumentale, ma cosa, mi frulla per la mente da anni e mi è servita a spiegare parecchie fiabe proprio per quel richiamo ad un oltre, di cui abbiamo parlato anche nell’ultimo post, #oltre l’opera d’arte. Un’esperienza evocativa

Ora, bisognerebbe dare una efficace spiegazione di cosa siano le fiabe di Hermann Hesse, scritte evidentemente per provare un genere letterario e non certo per far felice qualche bambino, e anche in quale contesto siano state scritte: comunismo, fascismo, materialismo, avanzamento delle tecnologie, scoppio delle guerre mondiali, la depressione, la psicanalisi. Vi bastino questi accenni, mammaoca si limita nel blog a evocare cosa suggerisce a lei una certa fiaba e a dare suggerimenti, l’approfondimento di certi temi va fatto bene e nella sede adatta: i libri di e su Hermann Hesse.

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Tornando alla nostra stufa, per poter spiegare come possa aver detto una frase così densa di significato, bisogna accennare che:

  1. questa stufa è il modello inventato da Benjamin Franklin, politico, scienziato e inventore, praticamente un genio, ma torneremo su questa figura in un prossimo post. Se volete saperne di più di questa invenzione potete leggere qui e qui. E qui e qui vedere il tipo di stufa di cui si fa riferimento nella fiaba. Divertente per i bambini no??!!
  2. Tutti quelli che hanno dato vita, voce e senso alle cose nelle fiabe, valorizzando allo stesso tempo le loro caratteristiche, sono geni, fondamentalmente Andersen e Oscar Wilde, ma anche Perrault, Grimm, Afanasjev e Capuana. E anche di questo saper dare vita alle cose parleremo ancora.

Di Hermann Hesse abbiamo già pubblicato una bellissima leggenda di amore fraterno, I tre tigli.
Ed ora diamo voce a Hermann e a Franklin, che pur parlando a noi grandi, non mancherà di divertire qualche bambino: non è cosa da tutti i giorni sentire una stufa che parla!!!

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Stufa caminetto Franklin, che ricalca l’originale modello settecentesco

Mi si presentò: grossa e grassa, la grande bocca piena di fuoco.
«Mi chiamo Franklin», disse.
«Sei per caso Benjamin Franklin?», chiesi io.
«No, solo Franklin, o Francolina. Sono una stufa italiana, una grande invenzione. Non scaldo molto, ma…»
«Già», la interruppi, «questo mi è noto. Tutte le stufe coi bei nomi sono invenzioni straordinarie, ma scaldano poco. Le amo molto, ma scaldano poco. Ma dimmi, Franklin, come si spiega che una stufa italiana abbia un nome americano? Non è strano?»
«Strano? No, per niente. Sai questa è una delle leggi segrete. Una legge segreta di nessi e integrazione. La natura è piena di tali leggi. I popoli vili hanno canzoni in cui si celebra il coraggio. I popoli senza amore hanno pezzi di teatro in cui è celebrato l’amore. Così capita anche a noi, le stufe. Una stufa italiana per lo più si chiama all’americana, così come una stufa tedesca ha un nome greco. Sono tedesche ma credimi, non scaldano più di me, ma si chiamano Heureka oppure Phönix o la Potenza di Ettore. Nomi che rievocano ricordi importanti. E così io mi chiamo Franklin. Sono una stufa, ma potrei, stando a molti segni, essere anche un uomo di stato. Ho una gran bocca, consumo molto, riscaldo poco, sputo fumo attraverso il tubo, porto un bel nome e ricordo grandi avvenimenti. Così stanno le cose con me.»
«Certo», dissi, «ho il più gran rispetto per lei. E poiché lei è una stufa italiana, certamente in lei si possono anche arrostir castagne.»
«Si può, certo. E’ un passatempo come un altro. Molti lo amano, così come fanno versi o giocano a scacchi. Certamente in me si possono anche arrostir castagne, perché no? Si bruciano anche, ma il passatempo c’è. Gli uomini amano passare il tempo, e io sono un’opera di uomini. Noi facciamo il nostro dovere, noi monumenti, né più, né meno.»
«Un attimo – ha detto monumenti? Si considera dunque un monumento?»
«Ma certo tutti noi siamo monumenti. Noi prodotti dell’industria siamo tutti monumenti di una qualità o di una virtù umana, una qualità che in natura si trova di rado e che a livelli elevati, si trova solo presso gli uomini.»
«Ma che qualità è questa, prego?»
«Il senso dell’inutile. Io, accanto a molte altre, sono un monumento a questo senso. Mi chiamo Franklin, sono una stufa, ho una grande bocca che mangia legno e un grosso tubo, attraverso il quale il calore trova la via più breve verso l’esterno. Ho anche ornamenti e due sportelli che si possono aprire e chiudere. Ma anche questo è un passatempo. Come suonare un flauto.»
«Lei mi stupisce, Franklin. E’ la stufa più intelligente che io abbia mai visto. Ma come va la cosa: lei è solo una stufa oppure un monumento?»
«Quante cose vuol sapere Lei. Non le è noto che l’uomo è l’unica specie che attribuisce “un senso” alle cose? Per l’intera Natura una quercia è una quercia, il vento è il vento e il fuoco è il fuoco. Per l’uomo invece tutto è altro; tutto ha un senso, tutto è un riferimento.
Tutto per l’uomo è sacro, tutto è simbolo. Un omicidio è un’impresa eroica, un’epidemia il Dito di Dio, una guerra è un’evoluzione. Come potrebbe una stufa essere solo una stufa? No, anche una stufa è un simbolo, è un monumento, è una dichiarazione. E per questo la si ama, per questo le si porta rispetto. Per questo ha ornamenti e sportelli. Per questo non vede in quel po’ di caldo, la sua unica finalità. Per ciò si chiama Franklin.» (1919)

 

 

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