Dimodoché, di Gek Tessaro. Teatro disegnato

Dimodoché, di Gek Tessaro. Teatro disegnato, tratto dall’omonimo libro di Tessaro edito da Lapis, che ha come protagonista una delle cose più amate dai bambini: il mezzo di trasporto, anzi una ruspa, anzi una ruspetta, anzi una ruspetta che mira al cielo.
Finora, almeno tutte noi con figli maschi, abbiamo sempre avuto un ampio assortimento di libri sui mezzi di trasporto, dai treni alle auto ai camion della spazzatura, ma non avevamo mai visto e sentito parole e immagini di camion e ruspe così evocanti e letterariamente evolute: dimodoché …

Il teatro disegnato, visto da Valeria

La prima cosa che vi voglio dire…
… è che alle ruspe piace costruire!

Dopo aver assistito a un teatro disegnato di Gek Tessaro, è quasi impossibile non sentire il bisogno di muoversi in punta di piedi …

di chiamare per nome tutti gli oggetti 
e lasciarsi incantare dai più piccoletti, 
di aspettarsi che il cielo ci venga a cercare 
e che i colori abbiano imparato a cinguettare… 

…accompagnati da una musica intrigante!

Abbiamo avuto l’occasione di partecipare a un teatro animato da Gek Tessaro, il quale non mette in scena degli spettacoli, in realtà, ma condivide con dei perfetti sconosciuti un’esperienza creativa e, in quanto tale, unica, seguendo il canovaccio di una storia che in parte è scritta, in parte trova lì sul momento, seguendo la musica e il pennello, la sua strada.
Per chi conoscesse il noto illustratore solo per i suoi libri (belli, bellissimi, ma nulla in confronto alle narrazioni illustrate!), durante gli spettacoli Gek Tessaro dipinge con inchiostri acquerellati mentre racconta, usando una lavagna luminosa e supporti trasparenti, che all’occorrenza vengono oscurati o allagati!
E le parole di una ruspetta prendono vita.

Dimodoché noi si fa le montagne
Dimodoché noi si fa i laghi
Dimodoché noi si fa il CIELO!!
dimodoché…

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Lo stesso autore sul suo sito ci spiega e presenta gli spettacoli del “teatro disegnato”, che viaggiano per tutta l’Italia, tra scuole, teatri e musei.

Il tempo si dilata. Dal buio, che catalizza l’attenzione su un unico punto sorgivo della novità, sgorga un dettaglio mutevole, che di lì a poco sarà risucchiato da altri colori per essere restituito in una veste nuova, dentro una trama di relazioni diverse. Per chi osserva, adulto o bambino, rimane un’ampia zona di transito, lasciata vuota perché ci si possa mettere dentro un proprio pensiero, un giudizio o un’intuizione, entrando così a far parte della storia. Perché, come diceva lo stesso Tessaro, alle persone piace veder fare e sentirsi parte di quel fare. Pura magia. Tra gli spettatori, piccoli o grandi che siano, è tutto un trionfo di ohohohohohohohoh!!

Dimodoché noi si fa il CIELO

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Per chi non conoscesse i libri Gek Tessaro, citiamo solo alcuni titoli, quelli che abbiamo noi, ma trovate l’elenco completo sul sito dell’autore:
Il cuore di Chisciotte, Carthusia 2012
I bestiolini, Franco Cosimo Panini 2015
Dimodoché, Lapis 2016
Pinocchio, Lapis 2017

Storie semplici per descrivere certe dinamiche del vivere che sono essenziali e far emergere dalle pieghe delle cose e delle parole dettagli nascosti, stupefacenti.

Un immaginario così fertile, profondo, delicato, dove affonda le sue radici? Glielo abbiamo chiesto. Quali sono i libri che hanno segnato l’infanzia di Gek Tessaro?

“Quando ero piccolo io esistevano due tipi di libri per bambini: i classici o le cose di poco conto, alfabetieri, filastrocche illustrate… Il primo racconto che mi ha preso è stato Il gran sole di Hiroshima, poi ci sono stati I ragazzi della via Pal. Invece se devo ricordare il primo libro che mi ha ispirato per le illustrazioni, penso ai fumetti dei cowboy. Come tutti i miei coetanei ero affascinato dai cowboy. Soprattutto, mi piaceva e mi piace tutt’ora disegnare i cavalli. Il cavallo con sopra un uomo! Il cavallo è la mia unità di misura.

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