#10righe di ‘Il nipote del mago’, di C.S.Lewis. La creazione di Narnia

#10righe di Il nipote del mago, di Clive Stapes Lewis. Dove si parla della creazione di Narnia. Se ne parla in due capitoli su tutto il libro, ma mi hanno ricordato, in modo diverso ma preciso, il magnifico libro di cui vi ho parlato nell’ultimo post, C’era una voce, di A.Berardi e A.Gottardo.

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Hanno la stessa poesia e la stessa musicalità, e le illustrazioni di Gottardo, minimaliste ed evocative, ti accompagnano come una voce carezzevole, la stessa che ti immagini leggendo o sentendo Il nipote del mago (ascolto la magica invenzione degli audiolibri °, e quest’estate ho riascoltato tutti i libri di Le cronache di Narnia), per non dire del ritmo che si fa incalzante.

Il nipote del mago è il primo dei sette libri de Le cronache di Narnia, ma solo per l’ordine cronologico interno alle vicende, essendo stato scritto da Lewis successivamente agli altri, per spiegare alcune cose che qualcuno gli ha chiesto di spiegare, ad esempio: da dove salta fuori un lampione sempre illuminato in mezzo ad un bosco, perché il male abita anche a Narnia e da dove viene quell’armadio magico che ti fa entrare in un mondo fantastico, quello che molti bambini sognano di trovare???
Alle volte i misteri è bene che rimangano tali, e tutte queste spiegazioni a molti critici non sono piaciute, ma tutti hanno riconosciuto l’incanto delle pagine sulla creazione. Ve ne offro alcune righe, in effetti ben più di 10, per poter iniziare a conoscere le sorprendenti terre di Narnia, nel caso non lo abbiate mai fatto, invitandovi ad entrarci. Ne avevamo scritto già qui ed è sempre presente nei libri imprescindibili.
Questi libri hanno il respiro dell’eterno.
E possono essere letti da quando si comincia a leggere con dimestichezza, diciamo dagli 8-9 anni ai 200, ma un bambino lo può ascoltare, letto dalla mamma, anche dai 5-6 anni.
Potreste leggere le pagine che riguardano la creazione di Narnia, con una colonna sonora, la più adatta che ho trovato è  questa, ma forse voi potete suggerire altro.

2

Nel buio accadde qualcosa. Si sentì un canto provenire da lontano, e per quanto Digory si sforzasse di capire da dove, non ci riuscì. Una volta sembrava arrivare da tutte le direzioni, un’altra da sotto terra: le note più basse erano così profonde che avrebbe potuto produrle la terra stessa. Era una melodia senza parole e senza ritornello, ma nonostante questo pareva la musica più bella che avessero ascoltato. Era tanto emozionante che si faceva fatica a seguirla e Fragolino ne sembrava entusiasta: emise uno di quei nitriti che un cavallo lancerebbe se, dopo anni di servizio tra le stanghe di una carrozza, facesse improvvisamente un salto nel tempo e si trovasse nel prato dove giocava quando era ancora un puledro, e come per incanto riconoscesse l’adorato padrone di un tempo, quello che attraversava il campo per regalargli uno zuccherino.
— Santo cielo — disse il cocchiere — non è incantevole?
Poi accaddero due cose inspiegabili. Innanzitutto, alla prima voce se ne unirono altre, più di quelle che potreste immaginare. Erano in armonia con la prima ma molto più acute: voci fredde e argentine. La seconda cosa che sorprese i nostri amici fu che il cielo nero si fece trapunto di stelle. Ma le stelle non comparvero a una a una, timidamente, come succede nelle sere d’estate. Si mostrarono tutte insieme là dove un istante prima c’era l’oscurità più profonda: migliaia di fonti di luce, punti sfolgoranti che comprendevano stelle singole, costellazioni, pianeti più grandi e splendenti che nel nostro cielo. Non c’erano nuvole. Le nuove stelle comparvero insieme alle voci che cantavano la sublime melodia. Se aveste avuto la fortuna di assistere a uno spettacolo del genere, come Digory, avreste certamente pensato che fossero le stelle a cantare e che fosse stata la prima voce, quella profonda, a farle apparire e a dar l’ordine di intonare l’inno.
— Caspita! — esclamò il vetturino. — Sarei stato più buono, in vita, se avessi saputo di questa meraviglia.
La voce della terra si era fatta più forte, trionfante, mentre le voci del cielo, dopo averla accompagnata a lungo, si fecero sempre più deboli. Ma non è finita qui.
Lontano, sulla linea dell’orizzonte, l’aria cominciò ad assumere un colore grigiastro, mentre si levava un venticello fresco. Il cielo, proprio in quel punto, si fece sempre più chiaro e un profilo di colline vi si stagliava contro. La voce, intanto, continuò a cantare.
Il cielo bianco dell’est si colorò di rosa, poi divenne dorato. La voce era sempre più alta, fino a che l’aria non cominciò a vibrare. Quando la melodia arrivò al culmine della potenza e della gloria, il sole spuntò.
Digory non ne aveva mai visto uno simile. Il sole che illuminava le rovine di Charn sembrava più antico del nostro: questo, al contrario, era più giovane. Nel sorgere rideva di gioia, e quando i raggi bagnarono la terra di luce i viaggiatori conobbero finalmente il luogo che li ospitava. Era una valle percorsa da un grande fiume che scorreva in direzione del sole. A sud c’erano montagne e a nord dolci colline. Ma nella valle non c’erano alberi né cespugli, e neppure un filo d’erba. La terra era ricca di colori brillanti, caldi, luminosi, e i nostri amici ne furono affascinati, almeno fino a quando videro colui che cantava, perché allora dimenticarono tutto il resto.

Utile

  • ° Gli audiolibri sono un’invenzione se non magica, perlomeno prodigiosa, sempre più usati, ne parlerò dettagliatamente in un altro post. Li potete comprare singolarmente, oppure, se ne ascoltate molti, facendo abbonamenti mensili, ad esempio io ho Audible. L’importante è che la voce di chi legge sia da incanto.
  • Se volete cominciare a leggere Le cronache di Narnia con Il nipote del mago, potete quindi comprare il libro, scaricare l’ebook oppure ascoltare l’audiolibro, le possibilità sono molte.
  • Se volete ascoltarlo in inglese, The Magician’s Nephew, cliccate la versione con illustrazioni vintage, su youtube.

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