Masha e l’Orso, di Mikhail Bulatov. Fiaba russa per i più piccoli

Masha e l’Orso è una fiaba popolare russa raccolta e raccontata dallo scrittore e folklorista Mikhail Aleksandrovich Bulatov (1913 – 1963). Prima del bel cartone animato (di cui io e Nico siamo dei fan, e di cui prima o poi scriverò), c’era una tra le centinaia di fiabe popolari russe popolate da animali, le preferite dai bambini piccoli.

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E dato che oggi devo curare il piccolo nipote quattrenne e che gli ho raccontato la fiaba di Masha decine di volte, ovviamente aspettando di accendere youtube e di guardarlo, come sorpresa gli porto la fiaba stampata, con un disegno di Masha e l’Orso da colorare. Trovate in fondo alla pagina il link.
E’ così facile per un bambino identificarsi con quella furba di Masha, con la sua sbadataggine iniziale che la porta a perdersi nel bosco ( e quale incipit da fiaba più usato di questo…), sbadataggine che, insieme alla sua debolezza e paura accendono e mettono alla prova coraggio e furbizia, caratteristiche di Masha anche nel cartone animato, nonostante le evidenti differenze di intenti e di storia. Addirittura la figura dell’Orso, nella fiaba evidentemente negativa e fin minacciosa, ha, in accenno, quelle caratteristiche di dedizione e tontolaggine da grande e grosso e di dipendenza fin paterna (“nel bosco ti perderesti”) dalla piccola creaturina-vulcano-Masha, quelle che troveremo nel cartone animato. (Caratteristiche già evidenziate dalle illustrazioni di Rachev).
Per addolcire un po’ l’effetto bomba che ha sentire che Orso è cattivo, (in realtà ho registrato che l’effetto è più sconvolgente per le madri che per i piccoli…) potete catarticamente sottolineare alcuni passaggi e vi potete scatenare con vocine e vocioni…

Masha e l’Orso, di Mikhail Bulatov.
Con le bellissime illustrazioni di Evgenii Rachev, con sorpresa finale, i disegni di Clara, 4 anni.

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C’erano una volta un nonno e una nonna che avevano una nipotina di nome Masha. Un giorno le amichette di Masha passarono a chiamarla per andare tutte insieme a raccogliere funghi e bacche nel bosco.
– Nonnino, nonnina, posso andare nel bosco con le mie amichette? – chiese Masha. E i nonni risposero: – Va bene, ma bada di stare sempre insieme alle altre, altrimenti nel bosco ti perdi! –
Le bambine entrarono nel bosco e cominciarono a raccogliere funghi e bacche.
Masha, passando da un albero all’altro, da un cespuglio all’altro, si spinse lontano lontano dalle amichette. Cominciò a chiamarle, a gridare, ma le amichette non la sentivano e non rispondevano. Allora prese a girare e a vagare, finché non capì che si era persa davvero!

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Cammina cammina, Masha arrivò nella parte più fitta e più sperduta del bosco. D’un tratto vide una casa, la bambina si avvicinò e bussò ma nessuno rispose. Spinse allora la porta e questa si spalancò. Masha entrò nella casa e si sedette su una panca vicino alla finestra, domandandosi curiosa:
– Chi abiterà mai qui? E perché non si vede nessuno? –
In verità, la casetta apparteneva ad un orso grande e grosso, che in quel momento era fuori, nel bosco. Quando rincasò, quella sera, fu molto contento di trovare Masha.
– Ah – disse tutto soddisfatto, – ora non ti lascerò mai più andare via! Vivrai qui con me, mi accenderai la stufa, mi cucinerai il cibo e mi apparecchierai la tavola. –
Masha si rattristò, protestò e si disperò, ma non ci fu niente da fare. Così prese a vivere a casa dell’orso: lui se ne andava tutta la giornata nel bosco e non le permetteva mai di uscire.
–Se dovessi provare a scappare – diceva, – io ti troverò e ti mangerò! –

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Nonostante la paura, Masha cominciò a pensare a un modo per andarsene di lì. Tutto intorno non c’era altro che bosco, e lei non conosceva la strada di casa, né c’era qualcuno cui chiederla… Pensò e ripensò, finché le venne un’idea.
Un giorno, quando l’orso fu di ritorno dal bosco, Masha gli disse:
– Orso, orso, lasciami andare per una giornata al villaggio: voglio portare qualcosa ai miei nonni.
– No – disse l’orso, – nel bosco ti smarriresti. Se vuoi mandare qualcosa ai tuoi nonni, dallo a me: lo porterò io al villaggio.

Masha non aspettava altro!

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Preparò dei pasticcini, prese un grosso cesto e disse all’orso:
– Orso, metterò i pasticcini in questo cesto e tu li porterai al nonno e alla nonna, ma bada bene: non aprire il cesto e non mangiare i pasticcini. Io mi arrampicherò su quella quercia e ti terrò d’occhio da lassù!
– Va bene – disse l’orso, – dammi quel cesto!
Prima di darglielo però, Masha gli disse:
– Vedi un po’ se fuori piove!
Appena l’orso fu uscito, Masha si infilò in fretta nel cesto, si raggomitolò e si mise sulla testa il piatto con i pasticcini.
Quando l’orso rientrò e vide il cesto bell’e pronto, se lo caricò sulle spalle e, pensando che Masha fosse già salita sulla quercia, si mise in marcia verso il villaggio.
Camminò l’orso tra gli abeti, s’inoltrò tra le betulle, scese nei burroni e salì sulle colline, finché non cominciò a sentirsi stanco. Allora si fermò, si guardò intorno e disse fra sé e sé:
Questo è proprio un bel posticino per mangiarsi un buon pasticcino.
Ma, proprio mentre stava per aprire il cesto, udì la voce di Masha:
– Orso, ti vedo, ti vedo! Non toccare i pasticcini! Porta tutto ai miei nonnini!

– Che vista acuta ha quella bambina – pensò l’orso, – non le sfugge niente!
Così si mise il cesto in spalla e andò oltre. Camminò e camminò, poi si stancò e si fermò, si sedette e disse fra sé e sé:
Questo è proprio un bel posticino per mangiarsi un buon pasticcino.
Ma Masha dal cesto esclamò:
Orso, ti vedo, ti vedo! Non toccare i pasticcini! Porta tutto ai miei nonnini!

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– Com’è furba quella bambina! – pensò l’orso. – Deve essersi messa molto in alto, per vedere fin quaggiù!
Quindi si rialzò, si rimise il cesto in spalla e riprese a camminare, un po’ più in fretta stavolta.
Giunto al villaggio, trovò la casa dove abitavano il nonno e la nonna della bambina e bussò con forza alla porta:
– Toc, toc, toc! Aprite, voi di casa! Masha vi manda dei pasticcini.

Ma i cani, che avevano fiutato la presenza dell’orso, gli si lanciarono addosso, abbaiando e accorrendo da tutti i cortili.
Spaventato a morte, l’orso posò il cesto a terra accanto alla porta e scappò nel bosco senza mai voltarsi indietro.
II nonno e la nonna si affacciarono sull’uscio, si guardarono intorno e videro il cesto per terra.
– Cosa mai ci sarà dentro quel cesto? – chiese la nonna. Il nonno sollevò il coperchio e, quando guardò all’interno, non credette ai suoi occhi: dentro il cesto c’era la loro piccola Masha, sana e salva!
Il nonno e la nonna, felici come non mai, presero ad abbracciare e baciare Masha e, quando ebbero udito tutta la storia, si complimentarono con lei per essere stata così furba.

Eppure, la vita è bella. Famiglie in resilienza
La nipotina della mia amica Barbara, Clara, ha 4 anni, vive a Barcellona, e anche lei ora è costretta a stare a casa per il coronavirus. Quando ha sentito la fiaba letta da Andrea Carabelli, si è entusiasmata talmente, che ha deciso di fare qualcosa di suo ed eccola a disegnare e a scrivere. E io sono contenta di pubblicare i suoi disegni. Chi volesse seguire il suo esempio con le fiabe del blog è libero di farlo e può poi inviarci parole e disegni. Voglio ricordare questo momento così particolare con tutta la creatività che viene messa in azione da mamme e papà e con quello che creano i bambini.

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I cani fanno scappare l’Orso e Masha torna con la nonna e il nonno.
1masha clara
Oh no! Non ho disegnato l’Orso.. dove lo metto?
3mashaclara
Ed ecco l’Orso. La favolosa nonna con le unghie pitturate di rosso, il nonno, Masha e il bravo cane che si merita un cuore. Grandissima Clara

Utile

  • Se volete stampare il PDF della fiaba con il disegno da colorare: Masha e l’Orso
  • Se volete sentire e vedere la fiaba letta dall’attore Andrea Carabelli, cliccate qui
  • Trovate le altre fiabe russe nella pagina Elenco fiabe e leggende
  • Le 10 fiabe di resilienza
  • Qui trovate una bell’articolo sul cartone animato Masha e Orso, che spiega, con molti dettagli e numeri, la nascita, la crescita planetaria e il mistero del fenomeno Masha.

 

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