La città che sussurrò, di J. Elvgren e F. Santomauro. In memoria

27 gennaio, Giornata della memoria. Doveva essere la semplice ricerca di notizie sul bel libro illustrato La città che sussurrò, di Jennifer Elvgren, con le illustrazioni di Fabio Santomauro, ma la curiosità di sapere qualcosa sui fatti che fanno da sfondo alla storia raccontata, ottobre 1943, mi ha fatto incontrare la storia di un popolo, quello danese, che fondamentalmente in virtù della sua unità, ha potentemente scritto una pagina di storia di bene da conoscere.

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Ho trovato fatti per lo più ancora sconosciuti ai più, sicuramente a me, che riguardano l’occupazione nazista della Danimarca e di come un intero popolo, guidato dal suo re Cristiano X, per una serie di circostanze (alcune eccezionali, altre rimaste ambigue, come la storia dell’uomo sempre insegna) e di persone di buona volontà, in una manciata di giorni, sia riuscito a salvare il 99 % dei suoi concittadini ebrei, facendoli fuggire, dai paesi della costa, verso la neutrale Svezia.
Della storia della Danimarca negli anni che vanno dal 1940 al 1945 e di tutti i fatti connessi è meglio approfondire la propria conoscenza su articoli e libri.
In fondo al post potete leggere un poco di quello che ho trovato nelle mie iniziali ricerche.

Torniamo al bel libro della Elvgren, La città che sussurrò.
In quarta di copertina leggiamo che il libro è
La storia di come un intero villaggio, guidato da una bambina, ha salvato dai nazisti i suoi ebrei.
Per ambientare la lettura diciamo che siamo in Danimarca, nel piccolo villaggio di pescatori di Gilleleje, da dove partiranno per la Svezia 1700 ebrei, dei più di 7000 che scapparono, caricati dalle barche dei pescatori. Per raggiungere il porto di notte, nel buio senza luna dei primi giorni dell’ottobre del 1943, i fuggitivi furono guidati dal sussurro delle voci degli abitanti del villaggio.

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L’autrice ci racconta la storia di una bambina che fa fuggire in questo modo gli ebrei che ospitava in casa la sua famiglia, e di come siano coinvolti tutti gli abitanti del villaggio.
La storia si snoda in poche pagine con una bellissima ambientazione data dalle illustrazioni che, in maniera molto pertinente, rincorrono i toni da graphic novel dei grigi e dei neri, con gli sprazzi dei rossi che vanno dalla casetta della protagonista Arnett, al mare che porta verso la libertà.

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Per tutti i motivi di cui ho scritto e di cui, se vorrete, leggerete più ampiamente oltre, questo è un libro che sì è da leggere e far leggere ai bambini.
E’ molto difficile parlare dell’Olocausto, ne ho ampiamente scritto nei vari post pubblicati negli anni, in particolare in questo, ma quando nel male dilagante si erge una storia così particolare, la resistenza all’oppressione da parte di un popolo unito, e quindi la manifestazione di una libera scelta di bene, che si propaga ovunque, fin nei villaggi sperduti, eccome se bisogna parlarne ai bambini e ai ragazzi, perché sono la miglior espressione di un’esperienza con cui ognuno di noi, ognuno, si può identificare. L’unità di questo popolo è stata una caratteristica fondamentale, tanto che la Danimarca, con la sua resistenza, è l’unica nazione ad essere annoverata nel Giardino dei Giusti in Israele come identità di popolo.

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Utile

Se volete conoscere di più, vi suggerisco questi link che mi sono stati utili per studiare un pezzo di storia di cui non sapevo quasi nulla. E più mi addentravo e cercavo e più volevo conoscere. Molte le domande che mi sono sorte, e di cui cercherò risposta, anche se, tra le trame delle vicende che si sono intrecciate in questa storia, non posso che riconoscere vero quello che diceva Hannah Arendt quando scriveva che nel male e nella distruzione, l’uomo (e un popolo sono tanti uomini), ha sempre la facoltà di porre un inizio nuovo, un’azione che, nella sua “improbabilità infinita” di avvenire, assomiglia a un miracolo. Ed è questo, a mio parere, quello che dobbiamo raccontare e sottolineare ai bambini e ai ragazzi.

  • Una piccola osservazione, perché i fili della storia spesso si intrecciano. Nei post che finora ho scritto riguardanti l’Olocausto, ho parlato più volte di Terezin, che ho scoperto fu il campo di concentramento dove finirono i circa 500 ebrei danesi che furono deportati, quelli che, per più motivi, furono trovati nelle loro case la notte dell’1 ottobre. Di questi 500, il re e il governo danese pretesero il ritorno, mobilitando, per la loro liberazione, anche la Croce Rossa internazionale, che infatti, su richiesta dei danesi, visitò il campo di Theresienstadt. Anche di questo e del documentario che per l’occasione fu girato, ho scritto; circa 50 morirono nel campo di Terezin, 450 fecero ritorno a casa sugli autobus inviati dai governi danese e svedese.  Tutta questa incredibile storia è descritta in maniera molto accurata in questo articolo che ho letto.

Questi i post che ho scritto sulla Giornata della Memoria, come raccontarla ai bambini, su Terezin e i suoi bambini, su Brundibar lo spettacolo messo in scena coi bambini.

Questa è un’intervista fatta all’autrice di La città che sussurrò

Per conoscere la storia del salvataggio degli ebrei in Danimarca, del popolo danese unito intorno al suo re Cristiano X, che fu autorevole e d’esempio particolare e regale, nonché unico nei paesi scandinavi, potete leggere, per cominciare

questo è invece l’articolo-recensione di un libro scritto da un giornalista danese, che mi ha fatto porre molte domande:

Miracle at midnight è un bel film americano del 1998 sul salvataggio degli ebrei danesi in Danimarca. L’ho trovato solo in inglese. Il titolo miracolo a mezzanotte si riferisce al fatto che l’operazione di deportazione degli ebrei è cominciata la notte dell’ 1ottobre 1943, capodanno ebraico, quando però la maggior parte di loro era già stata nascosta.
Lo potete vedere qui.

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