Le Fate, di C.Perrault. La gentilezza chiede d’esser coltivata

Le Fate, di Charles Perrault. Una fiaba breve e intensa in cui percepiamo, più che in altre, quanto il Regno delle Fate sia bello, fin meraviglioso, e anche feroce.

Ricordiamolo ancora una volta con questa premessa, un po’ lunghetta ma dovuta, che spero vi sia utile a capire un po’ di più questo mondo, anche perché sto per proporvi alcune fiabe tra quelle più note e forti.

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Le Fate di Charles Perrault, in inglese tradotto con Diamonds and Toads, Diamanti e Rospi
  • Feeria è un regno fantastico che non è il nostro, anche se costruito dalla fantasia degli uomini; è popolato da personaggi di ogni genere e le leggi che lo governano sono ferree. E la nostra fantasia ci sguazza che è un piacere, trovandovi bellezza e allo stesso tempo insegnamenti; detto ciò non è che nella realtà brameresti di incontrare una strega, un drago o una che vomita rospi, ma non siamo nella realtà, anche se, immagino che a tutti sia capitato di incontrare qualcuno che sembra una strega o un drago o una che vomita rospi o diamanti.
  • Proprio per la bellezza e la forza di queste immagini, di questi personaggi, di alcuni particolari, diamanti e rospi ad esempio, ci possiamo identificare, senza avere paura di un riconoscimento che, dato che viaggiamo in un regno fatato, estremo fino all’eccesso, non può essere preciso, pur potendoci, come già detto, totalmente identificare. Un bambino quindi può sentirsi totalmente libero di elaborare un pensiero negativo sulla madre cattiva, (quante volte i nostri bambini ci identificano con la più brutta e cattiva delle streghe, anche se magari un attimo prima eravamo la più bella principessa di tutte e, lasciati all’asilo, quante volte avranno pensato di essere stati abbandonati per sempre ), ma il pensiero negativo è come se venisse lasciato lì in quel mondo fantastico, bellissimo, ma altro rispetto alla realtà, mentre l’arricchimento di quello che si è imparato rimane per sempre.
  • Per tornare alla fiaba Le Fate, ad esempio, e mentre scrivo queste cose pensate se  qualcuno, nelle vostre famiglie, non si sente un po’ in queste situazioni (a casa mia certo che sì, si sprecano sorelle malcapitate e incomprese e genitrici cattive e che stanno solo dalla parte di…)… ci vuole una madre cattiva per esaltare, in contrasto, la resilienza di una figlia maltrattata, così come ci vuole una sorella sgarbata e superba per esaltare la gentilezza dell’altra, e se poi una madre caccia una figlia di casa, è solo così che quella può incontrare il principe della sua vita; e alle volte pensi che forse non sarebbe male farlo anche nel nostro di regno…
  • Il Regno di Feeria è feroce, e la superbia, l’arroganza e la cattiveria vengono punite in modo forte e violento, ma, anche nel nostro mondo, una persona così rimarrà sola per sempre e capirlo e insegnarlo, senza dirlo in maniera diretta, che è quello che ci permette la fiaba, è meglio, anzi giusto.  
    Il premio e il castigo si fanno vedere e toccare in tutto il loro splendore e… disgusto.
    Per questo la gentilezza che comunque chiede di essere coltivata nel tempo, la bontà che nelle fiabe è sempre associata alla bellezza, vengono premiate. Nel tempo vengono premiate e se ci fate caso il tempo è sempre lungo, perché la battaglia della vita, “lei gli raccontò tutta la sua avventura” viene detto verso la fine di questa fiaba, dura per tutto il tempo che percorriamo la strada che ci conduce verso la felicità.
  • Per questo e tanto altro ancora, che Feeria è un regno vastissimo e ricchissimo, le fiabe sono la lettura più adatta ai bambini. Soprattutto oggi. Non dobbiamo privarli di miserie e ferocia, che, presentandosi in maniera così estrema in un mondo altro, i nostri bambini saranno in grado di riconoscere, in tutti i modi esse si presentino, anche nel nostro. Privandoli della cattiveria, paradossalmente, li priviamo anche della bontà, che si erge a contrasto desiderabile, e di tutte le cose belle che ne derivano: fiducia, speranza, certezza e felicità.
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Le Fate, illustrazione di Gustave Dorè, particolare.

Le Fate, di Charles Perrault

C’era una volta una vedova che aveva due figlie. La maggiore somigliava tutta alla mamma, di lineamenti e di carattere, e chi vedeva lei vedeva sua madre, tale e quale. Tutte e due erano tanto antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare. Viverci insieme poi, era addirittura impossibile. La figlia minore, che per la gentilezza dei modi e per la bontà del cuore era tutta suo padre, era anche una delle più belle ragazze che si siano mai vedute. Poiché spontaneamente si è portati verso chi ci somiglia, quella madre andava pazza per la figlia maggiore, e al tempo stesso aveva una terribile avversione per la minore. La faceva mangiare in cucina, e tutte le fatiche e i servizi di casa toccavano a lei. Fra le altre cose, bisognava che quella povera ragazza si recasse due volte al giorno ad attingere acqua a una fontana distante mezza lega, e ne riportasse una brocca piena.

Un giorno, mentre stava alla fontana, le si avvicinò una povera donna che le chiese da bere.
“Sì, mia buona donna” rispose la bella ragazza. E, sciacquando immediatamente la brocca, attinse acqua nel punto più limpido della fonte e gliela offrì, reggendo ancora la brocca, in modo che potesse bere più facilmente. La brava donna, dopo aver bevuto, le disse:
“Sei così bella, buona e gentile che non posso fare a meno di farti un dono”. Giacché era una Fata che aveva preso l’aspetto di una povera donna del villaggio, per vedere fino a dove arrivava la gentilezza di quella ragazza.
“Ti do per dono” continuò la Fata, “che ad ogni parola che pronunzierai ti esca di bocca o un fiore o una pietra preziosa”.

Quando la bella ragazza arrivò a casa, sua madre la sgridò per essersi attardata alla fontana.
“Chiedo scusa, madre”, disse la povera ragazza, “per aver ritardato così tanto tempo”; e dicendo queste parole, le uscirono fuori dalla bocca due rose, due perle e due grossi diamanti.
“Cosa vedo?”, disse la madre stupita “Mi sembra, se non erro, che le escano di bocca perle e diamanti. Come mai figlia mia?” (Era questa la prima volta che la madre la chiamava così). La povera fanciulla le raccontò ingenuamente quel che le era accaduto alla fontana; e durante il racconto, figuratevi i diamanti che le caddero giù dalla bocca!
“Davvero”, disse la madre, “devo proprio mandarvi la mia figliola. Senti, Cecchina, guarda che cosa esce dalla bocca di tua sorella quando parla. Non saresti contenta che succedesse anche a te? Devi solo andare a prendere acqua alla fontana; quando una povera donna ti chiederà da bere, tu devi dargliela con molta gentilezza.”
“Ci mancherebbe pure” rispose quella sgarbata. “ch’io dovessi andare alla fontana!”
“E io voglio che tu ci vada” insisté la madre,” e immediatamente”.

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Diamonds and Toads, illustrazione di Florence Choate

Quella vi andò, ma continuando a brontolare. Prese con sé la più bella brocca d’argento che aveva in casa. Era appena arrivata alla fontana, quando vide uscire dal bosco una signora vestita magnificamente, che venne a chiederle da bere. Era la stessa Fata che era apparsa a sua sorella, ma questa volta aveva preso gli abiti e i modi di una Principessa, per vedere fino a dove sarebbe arrivata la villania di quella ragazza.
“Sta’ a vedere che son venuta qui”, rispose quella sgarbataccia superba, ” proprio per darvi da bere! Precisamente mi son portata una brocca d’argento apposta per dare da bere a Madame! Lo sapete che vi dico? Bevete con le mani, se vi aggrada”.
“Non sei davvero gentile” rispose la Fata senza scomporsi; “Bene, dato che sei così scortese, ti do in dono che a ogni parola che dirai, ti uscirà di bocca un rospo o un serpente”.
Non appena sua madre la vide tornare, le gridò:
”Bene, figlia mia, com’è andata?”
“Bene, madre mia”, rispose la sgarbatona, buttando fuori due vipere e due rospi.
“Oh cielo”, gridò la madre, “cosa vedo lì? Certo è tutta colpa di tua sorella e me la pagherà”, e subito corse a picchiarla. La povera fanciulla scappò via e andò a nascondersi nella vicina foresta. Il figlio del Re, che stava tornando dalla caccia, la incontrò e, vedendola così bella, le chiese cosa stesse facendo lì da sola, e perché mai piangesse.
“Ahimè, signore! Mia madre mi ha cacciato di casa.” Il figlio del Re, che le vide uscire di bocca cinque o sei perle e altrettanti diamanti, le pregò di spiegargli il perché di questo fatto. Lei gli raccontò tutta la sua avventura. Il figlio del re se ne innamorò, e, considerando che un simile dono valeva più di qualsiasi dote che un’altra fanciulla potesse portare, la portò al palazzo del Re suo padre, e presto la sposò.
Quanto all’antipatica sorella, ella si rese così odiosa a tutti, che persino sua madre la cacciò via di casa; la sciagurata, dopo aver a lungo vagato senza trovare alcuno che volesse ospitarla, se ne andò a morire in fondo a un bosco.

MORALE
Le perle e i diamanti
Molto possono sui cuori
Ma le dolci parole
Hanno ancor più forza e pregi ancor maggiori

ALTRA MORALE
La gentilezza chiede di essere coltivata
Con cura attenta e disinteressata
Ma prima o poi, spesso quando men ci si pensa,
Ottiene la sua giusta ricompensa

Utile

  • Se volete scaricare e stampare il PDF. Le Fate
  • Trovate le fiabe di Perrault e tutte le altre del blog alla pagina Elenco fiabe, leggende e racconti.
  • Se volete leggere e capire un po’ di più il Regno di Feeria e le fiabe, con suggerimenti e indicazione di libri, potete leggere alla pagina Fiabe 

 

 

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