Calendario d’Avvento 2 dicembre. La culla di Bo-Bossu, di Ruth Sawyer. Parte #2/5


SANTO NATALE 2025
CALENDARIO DELL’AVVENTO
OGNI GIORNO UNA STORIA

2 DICEMBRE
PARTE #2/5
LA CULLA DI BO-BOSSU
di RUTH SAWYER
la trovate in Aspettando Natale 2

… riprendiamo da dove siamo arrivati ieri.
Molto tempo fa viveva a Saint-Malo un piccolo gobbo, debole e gracile, che tutti chiamavano, poco pietosamente Bo-Bossu, il gobbetto. Egli lavorava nella città bassa, vicino alle banchine del porto, in un cantiere navale di proprietà dell’armatore Penhoël ed era di gran lunga più bravo degli altri dieci o dodici compagni di lavoro. Non c’era nessuno che, come lui, sapesse sistemare una chiglia, tracciare i contorni di uno scafo o perfino scolpire le statue di prua destinate alle grandi navi. A lui venivano affidati i lavori più delicati ed era per lui il colmo della felicità vedere un legno di quercia o un’asse di abete prendere forma tra le sue mani e diventare un battello ben costruito, dalla linea perfetta. Del resto nel cantiere tutti erano gentili con lui: gli altri apprendisti sapevano che era il più abile e spesso lo guardavano ad occhi spalancati mentre eseguiva, con vera maestria, autentici capolavori. Penhoël, “il vecchio”, dal canto suo, lo faceva dormire su un buon giaciglio, in cantiere.
Quando lavorava, Bo-Bossu era sempre contento. Ma, per la strada, non lo era più. Qui non riceveva che beffe ed ingiurie: i ragazzi della sua età, molto più forti e grandi di lui, gli si avvicinavano lanciandogli delle pietre e si torcevano dalle risa quando lo vedevano fuggire sulle sue povere gambette storte. Alcuni pensavano anche (c’è gente che ha delle curiose idee in testa) che il povero ragazzo fosse così brutto e storpio per una punizione del buon Dio. Ma non era affatto così!
In ogni caso, l’infelice ragazzo era sempre pallido, con gli occhi pieni di paura e di tristezza. Ogni volta — ma non accadeva spesso — che qualcuno posava su di lui uno sguardo pietoso, era per pensare sempre la stessa cosa: “Ecco uno che il buon Dio non ha risparmiato”. Era vero che Bo-Bossu non aveva mai cibo sufficiente per saziarsi, mai tenerezza per riscaldarsi il cuore, ma era pur vero che il buon Dio non c’entrava per niente…

Bo-Bossu sopportava tutto: gli sguardi pietosi, gli sberleffi, le ingiurie e anche i sassi che gli tiravano, tutto quanto insomma, se poteva però recarsi alla sua cara cattedrale. Egli l’amava con tutto il cuore, perché era proprio bella e dalle sue pietre grigie sprigionava una forza senza uguali.
Si stava così bene nella cattedrale, dopo le funzioni, in silenzio, ai piedi della statua della Madonna, con il Bambino Gesù e il buon san Malo.
Vicino a loro Bo-Bossu, che non era più un bambino, ma non era ancora nemmeno un uomo, trovava conforto alle sue pene. Soprattutto alla Madonna, sua madre, egli era solito raccontare le sue miserie, spiegare tutto quello che non andava e mendicare un po’ del suo amore, lui che era solo al mondo.

Fu una sera di primavera, mentre il vento soffiava impetuoso, che Bo-Bossu ebbe una bellissima idea. Era inginocchiato davanti alla Madonna, e le parlava come sempre con il suo linguaggio lento ed esitante (perché la sua lingua non possedeva l’abilità e la destrezza delle sue dita) quando, improvvisamente, pensò alla notte del Natale passato. Bo-Bossu si era trovato proprio vicino alla mangiatoia e per la prima volta aveva notato quanto fosse brutta e grossolana, indegna del Bambino Gesù. Era proprio fatta male! Era veramente strano come nessuno avesse pensato di costruirgliene una più graziosa. La notte di Natale tutto era meraviglioso nella cattedrale: le candele, il vestito di broccato della Madonna, tutto rigido ed ornato di pizzo, le pianete e le stole dei sacerdoti, ricamate in oro e guarnite di pietre preziose, mentre il Bambino giaceva in una brutta e vecchia mangiatoia. Era un’idea magnifica! Bo-Bossu avrebbe regalato alla Madonna una culla per il suo Bambino.
... continuiamo la storia domani.

Trovate, giorno dopo giorno dall’1 al 25 dicembre, tutte le storie del Calendario a questa pagina:

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