SANTO NATALE 2025
CALENDARIO DELL’AVVENTO
OGNI GIORNO UNA STORIA… in 5 minuti
14 DICEMBRE
IL RE E IL GHEPPIO
DI VALERIA DE DOMENICO
Racconto ispirato dall’affresco del Viaggio dei Magi di Benozzo Gozzoli

Non tutti sanno che i famosi Re Magi venuti dal lontano Oriente per omaggiare il Re dei Re, non partirono insieme, ma si incontrarono a metà strada.
Inoltre, dei tre uno, Baldassarre, non era poi così vecchio. Non aveva affatto la barba bianca, anzi era un giovanotto dalla pelle scura e con due occhi neri come perle pescate nel mare di Ceylon, dove era nato. Baldassarre, infine, c’era stato costretto a compiere quel viaggio!
Un bel mattino d’estate suo nonno, il saggio signore delle isole del Sud, lo aveva fatto chiamare e gli aveva detto:
“Nipote mio, é comparsa in cielo una Stella che da tempo attendevamo. Essa é segno di un grande avvenimento, una nascita che cambierà la storia del mondo. Bisogna andare a vedere! Io sono troppo vecchio e malandato per affrontare un viaggio così lungo, ma tu andrai al mio posto e al tuo ritorno, se sarò ancora in vita, mi racconterai cosa hai trovato.”
Poi gli aveva consegnato uno scrigno pieno d’oro perché lo portasse in dono al gran signore che avrebbe trovato alla fine del suo viaggio.
Baldassare avrebbe preferito rimanere a trastullarsi sulle spiagge della sua isola o a cacciare nei boschi delle sue montagne, ma non se la sentì di rifiutare un favore al nonno, quindi, se pur controvoglia, partì
Il viaggio si rivelò non solo lungo, ma anche faticoso: la Stella guidò Baldassarre e il suo seguito di servitori attraverso oceani e deserti. Sembrava non si volesse fermare mai. Navigarono sfidando tempeste e, una volta messo piede a terra, procedettero a dorso di cammello, affrontando più di una bufera di sabbia.
La Stella non era sempre facile da individuare in cielo. Potevano passare giorni senza che Baldassarre riuscisse a vederla, nonostante non facesse altro che scrutare l’orizzonte.
Il principe finí col dubitare che il nonno si fosse ingannato. “E se tutta questa fatica fosse inutile?”
Giunto a Damasco, la città del melograno e delle acque che cantano, il giovane principe fu accolto dal Grande Emiro. Costui abitava in un palazzo di giada e possedeva tesori immensi. Amava il bel vivere e per il suo ospite fece subito preparare un banchetto di mille portate. Quella sera cento suonatori di flauti e cetre suonarono e cento danzatrici vestite di veli sottili danzarono. Baldassarre ebbe nostalgia delle sale del suo palazzo in India e degli svaghi cui era abituato a dedicarsi. Quando l’Emiro lo invitò a fermarsi qualche giorno, lui pensò che riposarsi un po’ gli avrebbe fatto bene: una volta recuperate le energie, avrebbe ripreso il suo viaggio con rinnovato entusiasmo.
Tra feste e lunghe passeggiate nei freschi giardini del palazzo, trascorse quasi un mese, fin quando a Damasco non giunsero altri due re d’Oriente, con le rispettive corti. I loro nomi erano Melchiorre e Gaspare e anche per loro fu preparato un banchetto di mille portate, con cento musicisti e cento danzatrici velate.
I due Re pare stessero seguendo la stessa Stella e la stessa profezia che aveva spinto Baldassarre a imbarcarsi, ma essendo più avanti con gli anni, avevano compiuto il loro viaggio fin lì meno speditamente di quanto non avesse saputo fare Baldassarre e ora si mostrarono felici all’idea di poter proseguire insieme, perché la compagnia di un giovanotto li confortava.
Per il giorno successivo, però, l’Emiro aveva organizzato una battuta di caccia e Baldassare non avrebbe mai rinunciato a parteciparvi!
All’epoca, a Damasco i signori cacciavano il cervo azzurro nelle pianure ai margini del deserto, all’alba, quando la luce era più dolce, e si servivano di falconieri. Il mattino seguente, sotto i padiglioni di candido lino, c’erano falchi, girifalchi e lanari. Bestie imponenti, dal piumaggio lucente. Attendevano trepidanti, appollaiati sui pugni guantati dei loro esperti custodi.
Baldassarre amava quel tipo di caccia. Possedeva molti esemplari di falchi e poiane nella sua isola e quando vide il piccolo gheppio che l’Emiro distrattamente gli assegnò, rimase deluso: cosa avrebbe potuto fare con quell’uccelletto, buono solo a cacciare passeri e topi del deserto?
Un attimo prima di spiccare il volo, il piccolo gheppio, però, volse per un attimo il capino nella direzione dello straniero e sembrò indirizzargli uno sguardo grave.
La caccia ebbe inizio. I falchi si lanciarono nei loro arditi voli a spirale e poi si gettarono in picchiata sulle prede nascoste tra le dune. Tutti, tranne uno: il piccolo gheppio, il quale si levò in alto e rimase sospeso tra cielo e terra, come appeso a fili invisibili.
Gli altri cavalieri cominciarono a ridacchiare:
“Il tuo falco dorme in volo, straniero! Non conosce l’arte della caccia?”
Ma Baldassarre non rise.
Guardò il piccolo uccello che batteva le ali restando fermo nel vuoto e vide che i suoi occhi non cercavano ombre sulla sabbia, ma una luce lontana che già cominciava a vibrare nel cielo chiaro: la Stella stava sorgendo.
Baldassarre pensò al nonno che attendeva notizie da Ponente.
E allora comprese. Il suo cuore si fece limpido e la strada gli tornò davanti agli occhi.
Al rientro in città, l’Emiro lo invitò a restare per la festa, ma Baldassarre scosse il capo:
“Ho veduto un falco che non inseguiva prede, ma luce. Anch’io voglio seguire quella Stella.”
Salutò l’Emiro e subito partì, per raggiungere gli altri due re, già in cammino, guidati dalla Stella, verso Betlemme.
Da allora, tra i falconieri del deserto si dice che chi sa restare sospeso nel vento, guardando la luce e non la preda, troverà sempre la sua strada.
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