19 Marzo. San Giuseppe di Paul Claudel

19 Marzo San Giuseppe. Non solo fiabe, ma anche la più bella immagine, descritta ed evocata, che io abbia mai letto di San Giuseppe. Una meditazione dello scrittore Paul Claudel contenuta in “Lo splendore della verità”. Con un augurio a tutti i padri

Francisco de Zurbaran, Fuga in Egitto

Francisco de Zurbaran, Fuga in Egitto

Modestia e purezza di San Giuseppe

Il mio spirito è tutto compreso nella meditazione di San Giuseppe, grande ed un poco misteriosa figura considerata con ironia dai cosiddetti uomini superiori. Di stirpe nobile si adattava al lavoro; era sempre sorridente e discreto; aveva braccia robuste e le sue mani recavano sempre la fasciatura di qualche dito, caratteristica dei falegnami che riportano quelle leggere ferite lavorando il legno.                                                                                        Non era molto stimato dalla gente di Nazaret, come accade a coloro che seguono una vocazione singolare. Infatti non è singolare, specie in questa epoca, che un uomo apprezzi la verginità?                                                                                                                                   Perché egli aveva abbracciato questa virtù? Per premunirsi con pazienza e decisione contro la monotonia della vita quotidiana, imitando il sole che ogni giorno riprende con immutata energia lo stesso cammino.                                                                                                               Me lo immagino una mattina di autunno mentre ritorna da Caifa dove si è recato per acquistare del legname con un vecchio carretto. Eccolo passare il Sizo nel punto in cui gli si apre tutta la pianura di Esdrelon fino alle montagne della Transgiordania: ha dinanzi a sé, in un sol colpo d’occhio, il territorio di sei Tribù. E il carretto gli si affonda nel fango fino agli assili.                                                                                                                                              Poi lo vedo, in un mattino di sole, nella sua bottega; odo la sega ed il caratteristico rumore dei pezzi di legno; odo un fanciullo che, correndogli incontro, grida: “Giuseppe! Giuseppe!” (forse Giuseppe sta partendo per Gerusalemme). La sua bottega doveva essere la preferita dai fanciulli come lo sono sempre quelle dei falegnami.                                  Infine lo immagino al ritorno da Gerusalemme con la sua fidanzata (pure non molto più ben vista dal mondo) così giovane e così dolce da sbalordire tutti. Me li vedo quando arrivano ed immagino pure lo sbalordimento della compiacente vicina che nel frattempo aveva tenuto in ordine la casa. Quanti commenti la sera presso la fontana.               Giuseppe è il patrono della vita ritirata. La Sacra Scrittura non riferisce di lui una sola parola: è il silenzio, padre del Verbo.                                                                                       Quanti aspetti contrastanti in lui! Protettore dei celibi e degli ammogliati; dei laici e dei religiosi; dei sacerdoti e degli uomini d’affari. Anche di costoro, perché Giuseppe, da buon falegname, era costretto a discutere con i clienti e a firmare piccoli contratti, a incalzare i debitori recalcitranti, a discutere, a ricorrere ai compromessi, a fornirsi di materiale al prezzo più conveniente non lasciandosi sfuggire le buone occasioni, ecc.                                 E quando per lui sopraggiunse l’età cadente, quante commoventi attenzioni dovettero usare Gesù e Maria verso il capo della famiglia che non poteva più lavorare!                        Se presso il vecchio falegname ammalato, giunge per fare riparare la vettura il cocchiere di una di quelle eleganti matrone che si recano in cura a Tiberiade, è Gesù stesso che accorre e se ne incarica prendendo dalle mani di Giuseppe i ferri adatti.                                            Chi si accorge di lui in quell’Impero romano pieno di orgoglio e di delitti (proprio come avviene nell’attuale civiltà)? Non certo Cesare, né Platone! La sua famiglia dà l’impressione di essere composta solo di tre modeste persone che si limitano a volersi bene: eppure da loro partirà la scintilla che farà cambiare la faccia del mondo.                                           Questi fatti accadono ai piedi di una montagna scabra, il Tabor; lontano si scorge l’alta vetta del Carmelo; i villaggi vicini si chiamano Cana, Nahum, Endor, Mageddo. In tre ore si arrivava nella ridente Tiberiade sul lago di Genezaret, la Aix-les-Bains ebraica, oggi deserta e inabitata.

Gerrit van Honthorst,  il Bambino Gesù nella bottega di San Giuseppe

Gerrit van Honthorst, il Bambino Gesù nella bottega di San Giuseppe

 

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