Ethna la sposa, di J.F.Wilde. Fiaba tradizionale irlandese

Ethna la sposa è una fiaba tradizionale irlandese raccolta nel libro Fiabe e leggende d’Irlanda di Jane Francesca Wilde, nota in Irlanda, alla fine dell’800, per essere la paladina del movimento indipendentista irlandese, con il nome di Lady Speranza, e per essere la madre dello scrittore Oscar Wilde, che da lei ereditò l’amore per il ricco e spesso spietato mondo fatato celtico, scrivendo egli stesso alcune bellissime fiabe per i figli.  Arricchite, oltre che di una penna arguta, profonda, ironica e perfetta, di una visione più vicina alla sensibilità moderna e sicuramente cristiana.

Windflowers - John William Waterhouse 1903
Windflowers, John William Waterhouse, particolare

Le fiabe e leggende irlandesi attingono dai personaggi della mitologia celtica e gaelica, uno fra questi è un personaggio che troviamo in questa fiaba, Finvarra.
Finvarra è il Re del mondo fatato, in alcune leggende è riconosciuto anche come Re dei Morti. Nei manoscritti che risalgono a molti secoli fa si narra che viva su una collina vicino a Tuam, nella contea di Galway, nell’Irlanda di centro-ovest. Se avete intenzione di farci un viaggio c’è una rovina indicata come “il castello di Finvarra”. E’ una figura benevola, nella nostra fiaba si dice che è amico del nobile signore, a tutti quelli che lo aiutano rende grandi favori.

Ha solo un piccolo difetto: rapisce le donne degli umani, quelle bellissime.

Ed è per questo che vi propongo questa fiaba, ovviamente non tanto per questa “mala azione”, che di male azioni è piena l’esistenza umana, ma per mostrare quanto queste fiabe indichino una strada di coraggio, perseveranza e bene. Quella che seguirà il nostro nobile signore, con fatica, e qualche aiutino magico, che, ammettiamolo, c’è sempre anche nella nostra vita, se sappiamo chiedere e guardare.
Con una domanda finale rivolta agli uomini che amano le donne, soprattutto ai mariti.
E tu cosa faresti?

Gli esseri fatati, come sappiamo, sono straordinariamente attratti dalla bellezza delle donne mortali e Finvarra il re utilizza i suoi numerosi folletti per trovare e rapire quando è possibile le fanciulle e le spose più graziose del paese. Queste vengono fatte sparire per incanto nel suo palazzo fatato a Knockma in Tuam, dove rimangono stregate, dimentiche di tutto quel che riguarda la vita terrena e allietate da piaceri passivi, come in un dolce sogno, al suono carezzevole della lieve musica fatata che ha il potere di cullare l’ascoltatore in uno stato di estasi.

Windflowers by_John_William_Waterhouse
Windflowers, John William Waterhouse

C’era una volta in quella parte del paese un nobile signore che aveva una bellissima moglie di nome Ethna, la sposa più incantevole di tutta la zona. Suo marito era così fiero di lei che giorno dopo giorno organizzava festini in suo onore. E dalla mattina alla sera il castello era pieno di nobiluomini e nobildonne, e si pensava soltanto alla musica, alla danza, ai banchetti, alle battute di caccia e ai divertimenti.
Una sera, mentre il festino era al culmine ed Ethna volteggiava nelle danze con il suo abito di mussola color argento, allacciato con gioielli e più brillante e meraviglioso delle stelle in cielo, d’un tratto lasciò la mano del suo cavaliere e cadde svenuta sul pavimento.
La trasportarono nella sua stanza dove restò distesa senza riprendere coscienza. Ma verso il mattino si svegliò e dichiarò di aver trascorso la notte in uno splendido palazzo, e ne era così contenta che sperava di addormentarsi di nuovo e tornarvi in sogno. Allora la tennero sotto controllo per tutto il giorno, ma quando le ombre della sera scesero scure sul castello si udì una musica lieve alla sua finestra ed Ethna cadde di nuovo in una profonda incoscienza da cui niente riusciva a svegliarla.
Quindi la sua anziana balia fu incaricata di sorvegliarla, ma nel silenzio della notte la donna perse le forze, cadde in un sonno profondo e non si svegliò più fino al sorgere del sole. Quando guardò verso il letto, vide con orrore che la giovane sposa era sparita. L’intera casa fu messa subito a soqquadro e furono fatte ricerche dappertutto, senza riuscire a trovare una sola traccia della fanciulla in tutto il castello, né nei giardini e nemmeno nel parco. Il marito inviò messaggeri in ogni direzione, ma senza alcun risultato — nessuno l’aveva veduta, non si trovò traccia di lei, né viva né morta.

alan lee_Finvarra
Finvarra, illustrazione di Alan Lee

Allora il giovane lord montò sul suo più agile destriero e galoppò diritto a Knockma per chiedere a Finvarra, il re degli esseri fatati, se potesse fornirgli qualche notizia della sposa o qualche indicazione su dove cercarla, dato che lui e Finvarra erano amici e, per ordine del giovane lord, molti barilotti di vino spagnolo venivano lasciati di notte fuori dalla finestra del castello affinché gli esseri fatati li portassero via. Ma egli adesso aveva qualche sospetto che proprio Finvarra fosse il traditore, quindi continuò a galoppare come un folle finché raggiunse Knockma, la collina degli esseri fatati.
Appena si fermò per far riposare il cavallo presso la roccaforte fatata, udì nell’aria delle voci che lo sovrastavano e una di loro disse:

“Ben felice è Finvarra adesso: ha finalmente a palazzo la bellissima sposa e mai più ella vedrà il volto del suo consorte”.
“Tuttavia,” rispose un’altra, “se lui scavasse attraverso la collina verso il centro della terra, troverebbe la sua sposa. Ma l’impresa è ardua e il sentiero è sconnesso, e Finvarra ha più potere di qualsiasi uomo mortale”.
“Questo è ancora da vedere”, esclamò il giovane lord. “Né esseri fatati, né diavoli, né Finvarra stesso dovranno intromettersi tra me e la mia bella giovane moglie”. E immediatamente chiese ai suoi servi di radunare tutti i lavoratori e i braccianti del paese con le loro vanghe e i loro picconi, per scavare nella collina fino a giungere al palazzo fatato.
Gli operai arrivarono, in folto gruppo, e scavarono tutto il giorno sotto la collina fino a creare una grande fossa che al centro era molto profonda. Poi al tramonto si allontanarono per la notte, ma il mattino dopo, quando si riunirono di nuovo per continuare il lavoro, ecco, tutta la terra era stata rimessa di nuovo nel fosso e pareva che nessuna vanga avesse mai toccato la collina — poiché questo aveva ordinato Finvarra, che aveva potere sulla terra, sull’aria e sul mare.
Il giovane lord aveva comunque un cuore coraggioso e spinse gli uomini a continuare il lavoro. Il fosso fu scavato di nuovo, ampio e profondo nel centro della collina. Ciò andò avanti per tre giorni, ma sempre con il medesimo risultato poiché ogni notte la terra veniva rimessa di nuovo al suo posto e la collina sembrava quella di prima, senza che loro potessero avvicinarsi al palazzo fatato.
Il giovane lord era quindi pronto a morire di rabbia e dolore, ma improvvisamente udì una voce accanto a lui, come un sussurro nell’aria, e le parole dicevano quanto segue:
“Cospargi la terra che hai scavato con il sale e la tua impresa sarà salva”.
AI suono di quelle parole gli nacque nuova vita nel cuore e ordinò di raccogliere il sale dalla gente in tutto il paese. Quindi quella notte la terra fu cosparsa di sale, dopo che gli uomini avevano abbandonato il lavoro sulla collina.
Il mattino successivo si alzarono tutti presto con la grande ansia di vedere cosa fosse accaduto, ed ecco con loro somma gioia che il fosso era completamente salvo, proprio come lo avevano lasciato, e tutta la terra intorno era intatta.
Allora il giovane lord capì di aver vinto su Finvarra e invitò gli uomini a lavorare di gran lena, poiché avrebbero ben presto raggiunto il palazzo fatato al centro della collina. Così entro il giorno seguente venne scavata una grande fossa che sprofondava verso il centro della terra e, se si poggiava l’orecchio sul terreno, si poteva udire la musica fatata e voci che fluttuavano nell’aria.
“Vedi,” disse uno, “adesso Finvarra è triste, poiché se uno degli uomini mortali colpisce il palazzo fatato con le vanghe, esso si ridurrà in polvere e svanirà come nebbia”.
“Che allora Finvarra lasci la sposa,” esclamò un altro, “e saremo salvi”.
Al che risuonò la voce dello stesso Finvarra, chiara come lo squillo di una tromba d’argento attraverso la collina.
“Fermate il lavoro”, disse. “Oh uomini della terra, deponete le vostre vanghe e al tramonto la sposa sarà restituita al suo consorte. Parola di Finvarra”.

alan lee_faeries
illustrazione di Alan Lee

Allora il giovane lord li pregò di fermare i lavori e di deporre le vanghe fino al calare del sole. E al tramonto montò sul suo vigoroso destriero bruno e cavalcò fino in cima alla valle, rimanendo in osservazione e in attesa. Proprio mentre la luce rossa inondava tutto il cielo, vide sua moglie avanzare lungo il sentiero con l’abito di mussola color argento, più bella che mai. Balzò dalla sella, la sollevò davanti a sé e andò via al galoppo come il vento in tempesta verso il castello. Lì stesero Ethna sul suo letto, ma ella chiuse gli occhi e non pronunciò una sola parola. Così passarono i giorni e lei non parlava né sorrideva mai, come se fosse in trance.
Una grande pena scese su ognuno, poiché si temeva che la donna avesse ingerito del cibo fatato e che l’incantesimo non si sarebbe mai spezzato. Così il marito era davvero disperato. Ma una sera mentre rientrava sul tardi a cavallo, udì delle voci nell’aria e una di loro disse:
“Ormai è un anno e un giorno da quando il giovane lord ha riportato a casa la sua bellissima moglie, sottraendola a Finvarra.  Ma lei come gli è riconoscente? Non proferisce parola e sembra morta, poiché il suo spirito è con le fate nonostante la sua figura sia accanto a lui”.
Quindi un’altra voce replicò:
“E così rimarrà fino a che l’incantesimo non sarà spezzato. Il lord dovrà scioglierle la cintura dalla vita, allacciata con una spilla stregata, e bruciare la cintura col fuoco, gettarne la cenere davanti alla porta e seppellire la spilla nel terreno. Allora il suo spirito tornerà dalla terra fatata e sarà di nuovo capace di parlare e di vivere una vita vera”.
Udendo ciò, il giovane lord speronò subito il suo cavallo e una volta raggiunto il castello si precipitò nella stanza in cui Ethna giaceva sul divano, silenziosa e bellissima come una statua di cera. Quindi, determinato a provare se le voci degli spiriti avessero ragione, sciolse la cintura e, con grande difficoltà, dalle pieghe ne estrasse la spilla stregata. Ma Ethna non proferiva ancora parola. Allora prese la cintura e la bruciò nel fuoco, sparse la cenere davanti alla porta e seppellì la spilla stregata in un buco profondo del terreno, sotto un rovo fatato, dove nessuna mano potesse arrivare. Dopodiché tornò dalla giovane moglie, che sorrise appena lo vide e gli porse la mano. Enorme fu la sua gioia nel vedere l’anima far ritorno in quella figura meravigliosa, quindi la sollevò e la baciò. In quel momento le tornarono la parola e i ricordi di tutta la sua vita precedente, come se non fosse mai stata interrotta o spezzata. L’anno che il suo spirito aveva trascorso nella terra fatata le parve soltanto un sogno notturno da cui si era appena svegliata.
Dopo di ciò, Finvarra non fece ulteriori tentativi per rapirla, ma il profondo scavo nella collina è giunto fino ai nostri giorni ed è chiamato “La Valle Fatata”. Così nessuno potrà dubitare che la storia qui narrata sia vera.

Se volete stampare la fiaba, in bianco e nero e senza illustrazioni ecco il PDF
Ethna la sposa

 

 

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2 risposte a "Ethna la sposa, di J.F.Wilde. Fiaba tradizionale irlandese"

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