Per Carnevale noi siamo a cavallo! Creare uno sceriffo, un laboratorio creativo e una storia

Questa è la storia di un Carnevale di qualche tempo fa, in cui si narra di come da un paio di jeans, da una mamma inventiva, e da un asilo che valorizza le belle cose, sia nato un cavallo, poi uno sceriffo, un laboratorio creativo e una storia.
E una conclusione trionfale che rende orgoglioso un bambino.
Un suggerimento a mamme e maestre in cerca di ispirazioni di sicuro successo.

STORIA DI FULMINE, ovvero come a Carnevale è nato il cavallo Fulmine dello sceriffo Matteo, e come è nata la sua storia che troverete più sotto.
di Valeria

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Antefatto educativo, ovvero da dove viene Fulmine

Nell’asilo dei miei figli nulla viene mai lasciato al caso. Qualsiasi attività quotidiana o occasionale deve, non solo aver a che fare con lo “sfondo integratore”, ma rientrare opportunamente nel progetto educativo della scuola, sviluppare nel bambino competenze curriculari e, se possibile, contribuire alla sua maturazione psicofisica. Ecco perché ogni anno il costume di carnevale si trasforma in un compito a casa per noi mamme, chiamate a trasformare in abiti a tema perfettamente accessoriati oggetti che hanno spesso già ricoperto un ruolo in qualche laboratorio di classe.
In passato, quindi:

  • una t-shirt ritinta è diventata l’abito della fata dei fiori,
  • una polo del papà il costume di Stella delle Winx,
  • e una vecchia camicetta barattata tra compagne, il vestito di una principessa del castello.

In altra circostanza è stato necessario poi dar corpo all’animale domestico preferito, ovvero per Matteo, il coccodrillo (!), l’anno successivo per realizzare invece un animale delle fiabe, abbiamo messo le ali al coccodrillo che è diventato un maestoso drago!

Nasce prima lo sceriffo o il suo cavallo?

Potete quindi immaginare quanto mi sia sentita sollevata lo scorso carnevale, quando è giunta l’indicazione “liberi tutti, nessun tema vincolante, purché i vestiti siano fatti in casa”!
“Quindi, Matteo, da cosa ti vuoi travestire, quest’anno?”
“Da sceriffo!” Suona bene. E’ un classico: sarà facile…
“Ma serve il cavallo, mamma. Dobbiamo farlo.” Ovvio! Di comprarlo non se ne parla neppure: la lezione l’ha imparata bene… Dieci minuti di riflessione, poi il progetto comincia a prender corpo, prima nella mente, poi su un foglio di carta (uno di quelli di riciclo, messi da parte per appuntare la lista della spesa!).

schema

Nasce Fulmine

Tempo di esecuzione tre ore, distribuite tra:

  • fase uno: disegno tecnico e raccolta materiale insieme a Matteo, prima di cena,
  • fase due: assemblaggio, io e la mia scatola del cucito, dopo cena.

Per costruire la testa ho usato un paio di vecchi pantaloni di mio marito. La gamba è di per sé già una fascia di stoffa doppia, quindi basta adagiarvi sopra il modello del profilo del cavallo, facendo attenzione a far combaciare il dorso con la piega, mentre lungo la cucitura poi si taglierà.
Il muso va ritagliato a parte e montato secondo il disegno, dopo aver modellato le froge con due grosse pinces. Da una stoffa di colore diverso (io avevo un paio di vecchi jeans) si ricava una striscia di almeno 40 cm lunga tanto da ricoprire il dorso della testa e da avanzare almeno 20 cm. Si piega in due e si sfrangia con le forbici: avremo criniera e coda. La testa va imbottita con cotone idrofilo e decorata con bottoni o strass per creare gli occhi e nastri per i finimenti.
Ci si infila poi dentro un bastone, precedentemente ricoperto di colla tipo Attack. Qui fare attenzione che il bastone aderisca alla parte superiore interna della testa, altrimenti non starà in equilibrio. Cospargere di abbondante colla anche il fondo del bastone e attorcigliarci quei 20 centimetri di stoffa sfrangiata: per sicurezza fissare con un elastico che si mimetizzi col colore della stoffa (o anche no…).

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Come fu che Fulmine divenne un racconto

Il cavallo era pronto, Matteo lo aveva subito battezzato Fulmine e ci saremmo potuti fermare qui. Ma qualche giorno dopo, mentre si parlava della festa di Carnevale e si ripercorrevano le tappe che avevano portato alla nascita di Fulmine, i ricordi hanno cominciato ad assumere i colori di un racconto. Ho proposto a Matteo di scrivere questa storia, quindi ri-eccomi ad afferrare un altro “pizzino” e ad appuntare questa volta le parole che ci dicevamo. “Se scriviamo un libro, però, servirà la copertina, Matteo. Ti va di fare un bel disegno sulla Storia di Fulmine?” In un sol colpo avevamo anche il titolo. Mentre io mi occupavo della trascrizione al computer (con revisione simultanea), Matteo disegnava il suo Fulmine.

Da un racconto a un evento trionfale

Il risultato ha inorgoglito Matteo al punto che il giorno dopo ha deciso di portare il libretto all’asilo per farlo vedere alla maestra. Ebbene, ciò che è accaduto lì quel giorno è stato per Matteo un evento trionfale. La maestra ha infatti deciso su due piedi di leggere La Storia di Fulmine alla classe, nello spazio dedicato alla lettura. Matteo è stato presentato come l’autore del libro del giorno e alla fine della lettura si è visto tributata una standing ovation spontanea da parte dei compagni entusiasti!

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Da un evento trionfale nascono tanti Fulmine

Ma nemmeno le maestre si sono fermate qui (ricordate cosa ho già scritto su quella fucina di attenzione e creatività che è il mio asilo?) e hanno improvvisato un laboratorio. Tutti i bambini sono stati chiamati a costruire il loro Fulmine, con frammenti di stoffa, carta velina e spago per la coda.
Perché nulla, proprio nulla vada perso, soprattutto le emozioni. Ecco centrato l’unico valore educativo del “riciclo”.
L’intensa vita di Fulmine ha conosciuto un’ulteriore tappa, una lettura animata con laboratorio di disegno. Ne è venuta fuori una nuova edizione “illustrata da un pugno di piccoli artisti”.

LA STORIA DI FULMINE

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C’era una volta un paio di pantaloni. Un bel paio di pantaloni, di velluto, caldo e robusto. Non abbastanza, però: perché il loro proprietario era il papà di Matteo, un giovane uomo energico e dinamico, che odiava le automobili.
Infatti, salvo nei giorni di pioggia a catinelle e di neve fitta, il papà di Matteo andava sempre in bicicletta. In bici si recava tutti i giorni al lavoro. Sempre in bici, spesso, faceva lunghe passeggiate attraverso il Parco e ancora in bici sbrigava tutte le commissioni in giro per la città.
Risultato? I pantaloni del papà di Matteo finivano in brevissimo tempo col rovinarsi proprio all’altezza del cavallo!
Si consumavano fino a strapparsi! E, a quel punto, venivano inesorabilmente messi da parte!
Ebbene, questo è quanto era accaduto a me! Sì, amici, perché quello splendido paio di pantaloni di velluto nero ero proprio io! E vi posso assicurare che quando la mamma di Matteo mi ridusse a pezzi e mi stipò in un mobiletto da bagno insieme a un cumulo di pezze brutte e sporche, ebbene, iniziò quel giorno per me il periodo più triste della mia vita!

L’odore di detersivo e umidità era insopportabile e temevo impregnasse le mie fibre delicate! Di tanto in tanto lo sportello si apriva e io sobbalzavo all’idea che toccasse a me. Perché, non so se avete capito, ma la mia nuova “destinazione d’uso” era quella di straccio per la polvere! Io! Destinato a strofinare via acari e peletti dai mobili di casa!
Passò un po’ di tempo e, quando giunse quello strano giorno, ero così perso nei miei tristi pensieri che non feci caso alla conversazione che si stava svolgendo proprio al di là del muro, in cucina.
Matteo stava dicendo alla sua mamma che per Carnevale avrebbe voluto travestirsi da Sceriffo. Non avevo idea, allora, di quanto quella discussione mi riguardasse. Ma l’avrei capito presto, perché la mamma corse subito in bagno e tirò fuori dall’armadietto dei detersivi proprio me!
Non capivo: aveva deciso di dare una bella spolverata a tutta la casa, prima delle vacanze di Carnevale?
No. Perché subito fu la volta della scatola di latta, conservata nell’armadione della stanza da letto. Lì dentro la mamma di Matteo tiene tutto il necessario per cucire, oltre a parecchi scampoli di stoffa. Riconobbi subito quei brandelli di jeans! Quando entrambi godevamo ancora di buona salute, (eravamo integri, per intenderci, e operativi!) ci si incontrava spesso nel cestello della lavatrice o nel cesto dei panni da stirare.
La mamma di Matteo mise mano a forbici, ago e filo e in breve tempo il lavoro fu compiuto.

Le operazioni di trasformazione si svolsero sul tavolo da cucina e furono tutto sommato indolore. Furono chiamati in causa dei bottoni che avevano dimenticato la loro provenienza, da tanto tempo giacevano in fondo alla scatola di latta e un nastro dorato che, al contrario, fino a Natale decorava un cesto di dolcetti e non faceva altro che vantarsene. Per gli occhi furono recuperati enormi strass, mentre i miei amici jeans furono ridotti in decine di strisce sottili per la criniera e la coda.
Per ultimo giunse il bastone. Veniva dalla cantina e un lungo esilio, al freddo, tra oggetti in disuso, lo aveva reso un po’ burbero, ma ora è la colonna portante del gruppo e sembra si stia adattando al nuovo ruolo.
Beh, devo dire che il risultato dell’alacre lavoro della mamma di Matteo era stato davvero sorprendente: adesso ero un cavallo meraviglioso, degno del più ardimentoso sceriffo del Far West!
A Matteo fu comprato un cappello, un fucile, un cinturone con la fondina e persino una stella da appuntare alla camicia. Quella però andò persa subito, prima della festa, e fu sostituita con una di cartone dorato, a mio parere più bella della prima.
Posso dirvi adesso che tutta la tristezza dei giorni trascorsi nel mobiletto del bagno è completamente scomparsa. La festa infatti è stata un vero trionfo! Al nostro ingresso tutti i bambini si sono alzati in piedi per applaudirci e io sono davvero felice di essere Fulmine, il cavallo di uno sceriffo in gamba come Matteo.

 

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