#10 righe de Il drago riluttante, di Kenneth Grahame.

#10 righe de Il drago riluttante, di Kenneth Grahame. Un racconto diverso su san Giorgio, il drago e un bambino che legge e ragiona. Ovvero, se dai una voce e un nome ad un drago, rischi di diventarne amico e di cantar con lui.

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Il drago riluttante, di Kenneth Grahame, edizioni Lindau, collana “Grandi avventure seguendo una stella”, fu inizialmente pubblicato, col titolo The reluctant dragon, nel 1898, all’interno di un volume di racconti e saggi per l’infanzia, Dream Days, in italiano Giorni di sogno, libro introvabile. Un altro bel libro da leggere in lingua originale, lo trovate anche online, ad esempio qui.

Ok, il 23 aprile abbiamo ricordato san Giorgio e tutte le leggende legate alla sua figura di cavaliere del bene, le trovate tutte qui, ok i draghi sono sempre stati la rappresentazione più efficace del male, squame, codona, fuoco e fiamme comprese, ok, da quando la fantasia creativa di qualcuno si è scatenata rappresentando in maniera gigante e squamosa la cattiveria da allontanare, abbiamo sempre fatto il tifo per cavalieri, eroi improvvisati e santi su bianchi destrieri che li sconfiggevano, uccidendoli.
Ma…c’è un problema!! Se la fantasia creativa di qualcun altro ha il potere di dare carattere e personalità a un topo, di dargli un nome, Topo (ben prima del Topolino di Walt Disney), e anche delle qualità tipicamente inglesi, se ha l’inventiva di fare di un rospo il signor Rospo, pazzo per l’avventura e combina guai, di Talpa un casalingo e di Drago, un poeta che odia combattere, ovvero se sei Kenneth Grahame e puoi prendere un gruppetto di animali e scrivere un’opera d’arte come Il vento tra i salici”, allora anche quel Drago protagonista di un racconto, quel Drago che parla e anzi scrive versi, quel Drago poeta che odia combattere, che fa i fatti suoi ma diventa amico di tutti, beh, non potrai certo personificarlo con il male, anzi è già tuo amico, e di questo si accorgono un ragazzo, che ama leggere e un san Giorgio che ama la giustizia e la pace, e riuscirà a mettere in riga un drago, e con lui gli uomini di un paese intero. Un inno alle fiabe, al potere costruttivo e intelligente della lettura e della cultura, alla famiglia, alla libertà, alla diversità, all’astuzia, in questo piccolo racconto c’è il bello di tutto. Un vero spettacolo.

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Hai mai provato – così, solo per divertimento – a buttar giù qualche verso, a scrivere qualche poesia?, illustrazione di Inga Moore

Tanto tempo fa – forse centinaia di anni fa -, in Inghilterra, in una casupola a metà strada tra un villaggio e le pendici delle colline, viveva un pastore con la moglie e il figlioletto. Il pastore trascorreva i suoi giorni – e in certi periodi dell’anno anche le notti – sull’ampia distesa ondeggiante delle colline, con il sole, le stelle e le pecore come unica compagnia, lontano dal mondo familiare e chiaccherone degli uomini, che da là non si poteva vedere né sentire. Il figlio invece, quando non aiutava suo padre, e in realtà anche quando era con lui, passava la maggior parte del tempo immerso in grandi volumi che prendeva in prestito da alcuni affabili signori o da qualche parroco dei dintorni. I suoi genitori gli volevano molto bene, ed erano anche molto orgogliosi di lui, anche se non lo dicevano apertamente, e lui si sentiva libero di leggere tutto quello che gli piaceva. (…) credendo sensatamente che fosse un’equa divisione del lavoro, quella per cui loro si occupavano delle attività pratiche e lui delle conoscenze ricavate dai libri. Sapevano che la cultura può sempre tornare utile nel caso del bisogno, checché ne dicessero i loro vicini. Le materie in cui il ragazzo si dilettava erano principalmente la storia naturale e le favole, e le studiava così com’erano, spesso mischiandole l’una con l’altra, senza fare grandi distinzioni. Le sue letture erano davvero notevoli e degne di ammirazione.

“Non ti preoccupare, papà, non c’è niente da temere. E’ solo un drago.
…parlerò con lui e vedrai che sarà tutto a posto. Solo ti prego, non andarci da solo senza di me. Tu non li conosci, devi sapere che sono molto sensibili!”.
“Credo che abbia ragione, caro” disse la moglie giudiziosa. “Come ha detto, i draghi sono il suo forte. E’ incredibile quante cose sappia su queste creature grazie ai libri, lo riconoscono tutti. …Se poi non fosse un drago perbene, il nostro ragazzo lo scoprirà alla svelta. Ha modi così educati che alla fine tutti si confidano con lui.”

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Gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo, a quando era solo un draghetto e giocava con le sorelle a santi – contro – draghi…..,illustrazione di Inga Moore

 

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