Come rivolgersi a un gatto. The ad-dressing of cats by T.S.Eliot

COME RIVOLGERSI A UN GATTO è una delle poesie del libro di T.S.ELIOT,

“IL LIBRO DEI GATTI TUTTOFARE”, di cui ho già parlato qui

THE AD-DRESSING OF CATS” in “OLD POSSUM’S BOOK OF PRATICAL CATS”.

Da questo libro è stato tratto il più famoso musical del mondo CATS

libro gatti mammaoca

Dedicato a GATTO, il bel micione adottivo sardo, il vero padrone del giardino di casa Marinedda, colui con il quale ho definitivamente capito l’espressione “il gatto che gioca con il topo”, peccato che l’abbia fatto davanti a me, di giocare con il topo. GATTO, che si presenta appena arriviamo e ci saluta quando partiamo.

Per tutti quelli che hanno un

Ineffabile effabile effineffabile GATTO

EHI GATTO BELLO!

EHI GATTO BELLO!

COME RIVOLGERSI A UN GATTO di T.S.Eliot

Ora che avete letto di molti tipi di gatti,

vi posso dire che la mia opinione

è che non c’è bisogno di un interprete

per comprendere il loro carattere.

Ora avete imparato abbastanza per capire

che un Gatto non è affatto differente

né da voi né da me né da altra gente

che si ritiene abbia un tipo di mente diversa.

C’è chi è savio, c’è chi è matto,

ci sono i buoni, ci sono i perversi,

c’è chi è migliore, c’è chi è mal fatto –

ma tutti sono adatti a descrizioni in versi.

Li avete visti al lavoro, li avete visti giocare,

perfino il nome vi è ormai familiare,

e ne riconoscete usi e costumi:

ma con quali lumi

sapreste veramente definirmi un Gatto?

Così per rinfrescarvi la memoria,

dirò che solo un dato ci rimane:

che UN GATTO NON E’ UN CANE.

Fingono, i cani, di amare la baruffa;

e di frequente abbaiano, ma mordono di rado;

un cane, nel complesso,

è di animo brado, per non dire fesso.

Con l’eccezione, ovviamente, dei cani Pechinesi

e simili esemplari di stramberia canina.

Per un tipo comune di razza cittadina

la più vera e provata inclinazione

è recitare il ruolo del buffone,

tanto che ben lontano dal mostrare orgoglio

manca solitamente di ogni dignità.

E’ molto facile infatti che cada nell’imbroglio –

basta fargli carezze sotto il mento,

acchiappargli la coda o battergli la schiena,

e quello vi scodinzola e stronfia da far pena.

Un cane è così goffo e così poco astuto

che risponde a ogni fischio e a ogni saluto.

Così per rinfrescarvi la memoria

dirò che solo un dato risponde a questo fatto:

un cane è solo un cane, mentre UN GATTO E’ UN GATTO.

Con i gatti si dice, solo un proverbio è vero:

Meglio non essere i primi a parlare.

Ma io ritengo, per essere sincero,

che un Gatto lo si debba interpellare.

Sempre tenendo a mente che diffida

di un’eccessiva familiarità.

Perciò mi inchino, mi tolgo il cappello,

e mi rivolgo a lui dicendo GATTO!

Ma se per caso è quello della stanza accanto,

quello per cui posso menare il vanto

di averlo già incontrato sul portello

posso arrischiarmi a dirgli EHI GATTO BELLO!

Magari so che si chiama Giovanni,

ma non essendo in stretta confidenza,

evito il nome ed ogni conseguenza.

Prima che si decida a trattarvi da amico leale

ci vuole un segno di vera deferenza,

come un vassoio di crema, un fagiano, caviale,

un paté di salmone o un paio di ripieni di Strasburgo,

tanto è preciso il gusto personale di quel furbo.

(Conosco un gatto il cui solo consiglio

è mangiare cosciotti di coniglio,

leccandosi le zampe a mo’ di molle

per non sprecare la salsa di cipolle).

E’ dunque per un gatto del tutto naturale

essere fatto segno a un rispetto totale,

e soltanto col tempo capirete come

sia consentito chiamarlo per NOME.

Perché titìra e titèra

è l’unica maniera

per potersi RIVOLGERE A UN GATTO.

THE AD-DRESSING OF CATS

You’ve read of several kinds of Cat,

And my opinion now is that

You should need no interpreter

To understand their character.

You now have learned enough to see

That Cats are much like you and me

And other people whom we find

Possessed of various types of mind.

For some are sane and some are mad

And some are good and some are bad

And some are better, some are worse —

But all may be described in verse.

You’ve seen them both at work and games,

And learnt about their proper names,

Their habits and their habitat:

But

How would you ad-dress a Cat?

So first, your memory I’ll jog,

And say: A CAT IS NOT A DOG.

Now Dogs pretend they like to fight;

They often bark, more seldom bite;

But yet a Dog is, on the whole,

What you would call a simple soul.

Of course I’m not including Pekes,

And such fantastic canine freaks.

The usual Dog about the Town

Is much inclined to play the clown,

And far from showing too much pride

Is frequently undignified.

He’s very easily taken in —

Just chuck him underneath the chin

Or slap his back or shake his paw,

And he will gambol and guffaw.

He’s such an easy-going lout,

He’ll answer any hail or shout.

Again I must remind you that

A Dog’s a Dog — A CAT’S A CAT.

With Cats, some say, one rule is true:

Don’t speak till you are spoken to.

Myself, I do not hold with that –

I say, you should ad-dress a Cat.

But always keep in mind that he

Resents familiarity.

I bow, and taking off my hat,

Ad-dress him in this form: O CAT!

But if he is the Cat next door,

Whom I have often met before

(He comes to see me in my flat)

I greet him with an OOPSA CAT!

I’ve heard them call him James Buz-James —

But we’ve not got so far as names.

Before a Cat will condescend

To treat you as a trusted friend,

Some little token of esteem

Is needed, like a dish of cream;

And you might now and then supply

Some caviare, or Strassburg Pie,

Some potted grouse, or salmon paste —

He’s sure to have his personal taste.

(I know a Cat, who makes a habit

Of eating nothing else but rabbit,

And when he’s finished, licks his paws

So’s not to waste the onion sauce.)

A Cat’s entitled to expect

These evidences of respect.

And so in time you reach your aim,

And finally call him by his NAME.

So this is this, and that is that:

And there’s how you AD-DRESS A CAT.

 

 

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