Fontana di luce, di Ada Negri. Poesie di Primavera. Da imparare a memoria

Fontana di luce, di Ada Negri. Poesie di Primavera. Da imparare a memoria. Perché in tutte le nostre intime fibre lo sentiamo, e i nostri bambini con noi, perché è proprio vero:
……
la Primavera da quell’aurea polla
ti si versa cantando entro le vene.

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Nel marzo ebro di sole il grande arbusto
in mezzo al prato si coprì di gialli
fioretti


Belle poesie da imparare a memoria, belle parole che ti leggono dentro, perché sono misteriose, evocative e quando le declami, le immagini prendono vita davanti a te e le vedi agire, e perché, e sì, sarà un motivo meno nobile, ma con l’avanzare dell’età ci si pensa, pare che a furia di imparare a memoria qualcosa, possiamo sfidare anche l’Alzheimer. Umberto Eco lo disse in una famosa lettera al nipote.

E per i nostri bambini. Imparare a memoria è fondamentale per i nostri millenials digitali (sempre la lettera di Eco), e prima che azzerino loro il cervello con quelle filastrocche che, da Rodari in poi, a furia di semplificare le parole difficili, a furia di dare istruzioni per una vita da, scusate l’espressione, piccoli idioti, dove tutto è detto, dove i bambini non devono fare nessuna fatica creativa e mentale, al più si riesce a passare da filastrocche dell’ora di pranzo mi raccomando nessun avanzo, a, se dobbiamo parlare della primavera, col tuo bel sole e il cielo blu tanto freddo non abbiamo più. Oppure filastrocca di primavera più lungo il giorno più corta la sera. 

Ok, almeno imparano a memoria qualcosa, ok, c’è di peggio; ma pensate veramente che i bambini non si meritino qualcosa di meglio? Pensate che un qualsiasi Giovannino di sei anni che esce di casa a marzo, annusa la prima aria di primavera e se ne esce con “Oggi mamma c’è profumo di contento”, capisca solo primavera – sera, e blu – più?

Fontana di luce di Ada Negri
in Fons Amoris

Nel marzo ebro di sole il grande arbusto
in mezzo al prato si coprì di gialli
fioretti: le novelle accese rame
salenti e ricadenti con superba
veemenza di getto dànno raggi
e barbagli a mirarle; e tu quasi odi
scroscio di fonte uscir da loro; e tutta
la Primavera da quell’aurea polla
ti si versa cantando entro le vene.

 

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la Primavera da quell’aurea polla ti si versa cantando entro le vene.
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