25 marzo. L’Annunciata, Antonello da Messina. Sola di fronte all’Avvenimento

Oggi 25 marzo 2020, festa dell’Annunciazione. Alcuni anni fa il Museo Diocesano di Milano ospitò “L’Annunciata”, di Antonello da Messina. Portai i miei figli ed alcuni loro amici, che si unirono alla visita guidata fatta apposta per loro.
Queste le riflessioni di allora, che scrissi sul settimanale Tempi.
Lo stupore di un bambino di fronte alla bellezza, e le parole di don Luigi Giussani a conforto, certezza e speranza anche oggi.

L'ANNUNCIATA -ANTONELLO-DA-MESSINA-2

Al Museo diocesano di Milano si può vedere “L’Annunciata” di Antonello da Messina. Che avrà colto quel gruppo di bambini di 10 anni nel laboratorio a loro dedicato? Forse quello che hanno detto nei secoli: la bellezza del volto «di tipo schiettamente siciliano», quel gesto delle mani, una a trattenere il mantello e il segreto annunciato, l’altra «la più bella mano che io conosca nell’arte», a offrircelo. Di certo hanno colto quell’attimo. «Mamma, quella è l’Annunciazione. Vedi cosa manca? Manca l’Angelo, ma non del tutto, vedi il libro, se n’è appena andato e il fruscio delle ali ha mosso la pagina». Quell’attimo nelle parole di don Luigi Giussani: «A me piace immedesimarmi con quel momento lì, quando non c’era più né l’Angelo né nient’altro, e la Madonna era lì, ragazza quindicenne, da sola, da sola con quell’Avvenimento, che ancora non sentiva, non poteva sentire dentro di sé, ma che capiva, aveva capito che era accaduto e si sarebbe sviluppato. sola, sola, non c’era più niente cui appoggiarsi. In quel momento ha toccato il culmine di quella che si chiama “fede”: la fede»

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