La leggenda dei gigli bianchi di Pasqua. Speranza e rinascita

Per le leggende legate alla Santa Pasqua, oggi vi racconto quella del bellissimo e regale giglio bianco, chiamato con tanti altri nomi, tra i quali giglio di Pasqua, o giglio della Madonna, o giglio di S.Antonio o, anche, dato che si presenta sempre con tanti fiori, con il suggestivo nome di Apostoli della Speranza vestiti di Bianco. Qualche notizia e le leggende legate al giglio.

Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

La leggenda del giglio di Pasqua è dedicata a Giuseppe Beniamino, nato ieri sera  6 aprile 2020, piccolo giglio bianco di purezza e speranza.

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Protagonista di varie leggende, segno di protezione dei Cavalieri Templari, simbolo di purezza, il Giglio Bianco (Lilium Candidum o Lilium Longiflorum) è spesso chiamato Giglio di Pasqua e per la sua bellezza è utilizzato per decorare ed abbellire le nostre case, soprattutto in questo periodo. Il lilium, originario dell’oriente, è un genere di fiore di cui si conoscono 40 specie. Il più famoso è il lilium candidum che, nel linguaggio comune è detto giglio o anche “giglio di Sant’Antonio”, fiore bianco rappresentato insieme a questo Santo in moltissimi dipinti.
Originario del Mediterraneo dove è stato coltivato per circa 3.500 anni, il Giglio è stato adottato dalla chiesa paleocristiana come emblema di purezza e si ritiene che sia stato portato sulle nostre coste dai crociati.

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Nel corso degli anni sono nate molte leggende legate alla sua origine. Alcune dicono che i gigli sono nati dalle lacrime di rimorso di Eva mentre lasciava il Giardino dell’Eden, altre che siano comparsi sulla tomba della Madonna tre giorni dopo la sua morte, non c’è da meravigliarsi quindi che a volte venga chiamato il Giglio della Madonna. Nelle rappresentazioni dell’Annunciazione compare il giglio bianco, simbolo di purezza, spesso offerto dall’Angelo a Maria. Nel mondo cristiano anglosassone vengono anche chiamati “White-Robed Apostles of Hope”, Apostoli della Speranza vestiti di bianco, e forse a qualcosa del genere pensava Dante quando nel Canto XXIX del Purgatorio, assiste ad una processione dove i 24 libri dell’Antico Testamento sfilano vestiti di bianco e adornati di gigli bianchi.
Riconosciuto ovunque come simbolo di speranza, purezza e rinascita, ma anche, come nelle rappresentazioni medievali a tre petali, simbolo di fede speranza e carità, è considerato il fiore per eccellenza della sacra festa di Pasqua.

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La leggenda legata alla S. Pasqua racconta che i bellissimi gigli bianchi furono trovati crescere nel giardino del Getsemani, dove Gesù si trovava quando, raggiunto da quel gruppo di persone che voleva catturarlo, gli si avvicinò Giuda che, con un bacio, lo tradì. Allora dalle gocce di sudore e dalle lacrime di Cristo che caddero a terra nelle sue ultime ore di dolore e angoscia, nacquero i gigli bianchi. Dal dolore e dall’angoscia nasce un simbolo di speranza e di rinascita.
Mentre commemoriamo la resurrezione di Gesù Cristo la domenica di Pasqua, le nostre chiese sono piene di mazzi di questi splendidi e profumati Apostoli della Speranza vestiti di bianco; splendenti e, allo stesso tempo, regali, i gigli bianchi commemorano la resurrezione e la speranza della vita eterna.

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