Jack e il fagiolo magico. Giacomino, e gli altri, alla conquista del mondo.

Giacomino e la pianta di fagioli, di Joseph Jacobs. Versione integrale

Dedicata ad un Giacomino, appena nato per conquistare il mondo.
Anche questa volta sono un po’ lunghetta, ma volevo sciogliere almeno un nodo di tutti quelli di cui sono disseminate le fiabe. Se avete qualche dubbio o domanda non esitate a porla nei commenti in fondo al post.
Ancora una volta una fiaba, questa fiaba che ha per protagonista un ragazzo alla ricerca della sua strada, ci fa capire quanto il vecchio mondo abbia paura di Giacomino e di tutti i suoi compagni di avventura. Per vecchio mondo intendo genitori, re, regine, matrigne, di fiabe – ma anche in carne ed ossa. Cosa fa paura di quello sprovveduto e avventato giovane orfano? E di Cenerentola o di Biancaneve, o del piccolo sarto o di Giovanni? La loro bellezza, e la forza, la loro ingenua baldanza, la loro mitezza o la loro sfacciataggine, semplificando la loro gioventù stessa.

Giacomino e la pianta di fagioli, illustrazione di Jessie Willcox Smith

Ma andiamo per ordine, la fiaba Jack and the beanstalk, tradotta in italiano con Jack e la pianta di fagioli, o Jack e il fagiolo magico, dove Jack a volte diventa italianamente e affettuosamente Giacomino, è una delle fiabe più vecchie al mondo, il primo manoscritto è datato 1807, ma se ne conoscono versioni orali antecedenti, come spiegato nel link a fine post. Se ne conoscono moltissime varianti, io vi ho tradotto la più famosa, la più nota, nonché la mia preferita, quella di Joseph Jacobs. (Non soddisfatta di quello che trovavo, riduzioni, tagli e interpretazioni, mi sono avventurata nella traduzione, ovviamente molto letterale e senza grandi voli estetici, a parte “Ucci, ucci” che non è farina del mio sacco, e quindi abbiate compassione. Comunque tra i link trovate la originale versione inglese di Jacobs).

Ma di cosa parla la fiaba? E perché dico che la gioventù fa paura al vecchio mondo?
Abbiamo uno spensierato e poco avveduto giovane Giacomino, in una versione diversa si dice senza mezzi termini “stordito e sconsiderato”, sappiamo che è orfano di padre, ma che ha una madre che cerca di farlo diventare un uomo perbene. E qui abbiamo una grande novità, in una fiaba: una madre che compare dall’inizio alla fine… Per questo motivo è una fiaba che ha molto da dire anche ai genitori.
Giacomino scambia una mucca per un pugno di fagioli, e la madre lo punisce. E chi potrebbe mai fare una cosa del genere se non un giovane? I sei che ho in casa lo farebbero e lo fanno, la me ragazza di un tempo l’avrebbe fatto, anzi l’ha fatto. Leggendo la fiaba noi non possiamo prendere le parti della madre, anche se spesso, in qualità di genitori, ci comportiamo come lei, perché noi sappiamo, e sappiamo che i fagioli sono magici (magici e presi da un uomo che sa il suo nome, l’acutezza psicologica delle fiabe arriva sempre fin nei particolari, tanto da lasciar intendere che il ragazzo non è del tutto stordito). L’essere magici ci preannuncia che qualcosa di imprevedibile succederà, qualcosa che non dipende da noi e che il destino di un ragazzo pur sconsiderato non è tracciato dai genitori, che non possono scegliere nulla al posto suo. Così come non possono decidere chi sia perbene (soprattutto quando perbene intende “un figlio così come dico io”). Non solo, sappiamo anche, ce lo dice la conclusione della fiaba, che quella magia che governa il mondo fa il tifo per Giacomino, traccia una strada, lo aiuta, lo protegge, lo incoraggia, solo così lui può far valere tutte le sue doti personali e alla fine rinunciare anche a un pugno di fagioli magici. Lui e tutti i giovani protagonisti di fiaba scelgono da sé la propria strada. E questo fa paura al vecchio mondo. Sì, il loro irrompere sulla scena del mondo, da bambini che si era, è imprevedibile, spesso le azioni sono sconsiderate, mette in discussione ciò che si sa, ciò che si possiede, bellezza, potere e fama che sia. Oppure il loro entrare nel mondo, il loro diventare grandi, il loro introdurre un bene nuovo, prezioso e unico, è visto come una ricchezza per tutti. Lo strano vecchietto di questa fiaba ci crede, e con lui tutti quegli aiutanti, uomini, fate, animali e la natura stessa di cui si trovano disseminate le fiabe. E anche a noi, che di fronte a figli, nipoti, alunni, rappresentiamo un po’ il vecchio mondo, a noi che leggiamo e raccontiamo fiabe, rimane da fare questa scelta. E questo è lo stupendo bivio di fronte al quale ci mettono di continuo le fiabe.

Illustrazione di Walter Crane

Giacomino e il fagiolo magico, di Joseph Jacobs. Versione integrale


C’era una volta una povera vedova che aveva un solo figlio di nome Giacomino, e una vacca di nome Bianchina. E tutto ciò che avevano per vivere era il latte che la vacca dava loro ogni mattina, che portavano al mercato per venderlo. Ma una mattina Bianchina non diede più latte, ed essi non sapevano cosa fare.
“Che cosa dobbiamo fare, che cosa dobbiamo fare?” disse la vedova, torcendosi le mani.
“Coraggio, mamma, andrò in cerca di un lavoro.” disse Giacomino.
“Ci abbiamo già provato, ma nessuno ti ha voluto prendere.” disse la madre, “dovremo vendere Bianchina e con il denaro ricavato avviare un negozio o qualcosa d’altro.”
“Va bene, mamma” disse Giacomino “oggi è giorno di mercato, andrò a vendere Bianchina, e vedremo cosa riusciremo a fare.”
Così, prese la vacca per la cavezza, e si avviò.

Non era andato tanto lontano, quando s’imbatté in uno strano vecchietto, che gli disse: “Buongiorno, Giacomino.”
“Buongiorno a te”, rispose il ragazzo, e si chiedeva come facesse a conoscere il suo nome.
“Allora, Giacomino, dove stai andando?” chiese l’uomo.
“Sto andando al mercato a vendere la nostra mucca.”
“Oh, sembri il tipo giusto per vendere mucche” disse l’uomo. “Mi chiedo se sai quanti fagioli ci vogliono per arrivare a cinque.”
“Due in ciascuna mano e uno in bocca” rispose Giacomino, pungente come un ago.
“Giusto,” disse l’uomo, “ed eccoli qui, i bei fagioli” continuò, tirando fuori dalla tasca alcuni fagioli dall’aspetto strano.  “Dato che sei così acuto,” disse, “non mi dispiacerebbe fare uno scambio con te – la tua mucca per questi fagioli.”

“Ma dai” disse Giacomino, “ti piacerebbe…. “
“Ah! Non sai che questi non sono fagioli come tutti gli altri,” disse l’uomo. “Se li pianti durante la notte, al mattino li trovi cresciuti fino al cielo.”
“Veramente?” disse Giacomino, “Non può essere vero”
“Sì, è così. E se non risultasse vero, puoi riavere la tua mucca.”
“Bene,” disse Giacomino, e gli porse la cavezza di Bianchina in cambio dei fagioli.

“Ah! Non sai che questi non sono fagioli come tutti gli altri,” disse l’uomo. “Se li pianti durante la notte, al mattino li trovi cresciuti fino al cielo.” Illustrazione di Walter Crane

Tornò a casa e, poiché non era andato molto lontano, non era ancora il crepuscolo quando arrivò alla sua porta.
“Già tornato, Giacomino?” disse sua madre. “Vedo che non hai Bianchina, quindi l’hai venduta. Quanto ti hanno dato per lei?”
“Non indovinerai mai, mamma” rispose Giacomino.
“No, non dire così. Bravo ragazzo! Cinque sterline? Dieci? Quindici? No, non possono essere venti.”
“Te l’avevo detto che non potevi indovinare. Che cosa ne diresti di questi fagioli? Sono magici. Li pianti durante la notte e..”
“Che cosa!” disse la madre di Giacomino, “Sei stato così sciocco, così stupido, così idiota da regalare la mia Bianchina, la migliore vacca da latte della contea, un bovino da primo premio, per un pugno di insignificanti fagioli? Prendi questo! Prendi questo! E questo! E quanto ai tuoi preziosi fagioli, escono dalla finestra. E ora via a letto. Non berrai né mangerai niente stasera!”
Così Giacomino salì in soffitta, nella sua stanzetta, triste e dispiaciuto tanto per aver fatto arrabbiare la mamma, quanto per aver saltato la cena.
Alla fine si addormentò.
Quando si svegliò, la sua stanza aveva un aspetto strano. Il sole la illuminava con i suoi raggi in una parte, mentre il resto della stanza era buio e ombreggiato. Giacomino saltò giù dal letto, si vestì e andò alla finestra.
E secondo voi che cosa vide? Ebbene, i fagioli che la mamma aveva gettato dalla finestra nel giardino, si erano trasformati in una grande pianta di fagioli che si alzava sempre più su fino a raggiungere il cielo. Il vecchietto aveva detto la verità dopotutto.
Il fagiolo arrivava vicinissimo alla finestra della stanzetta di Giacomino, quindi tutto quello che doveva fare era aprirla e fare un salto sulla pianta di fagioli che saliva proprio come una grande scala. Così Giacomino salì, e salì, e salì, e salì, e salì finché alla fine raggiunse il cielo. E quando vi arrivò, trovò una strada lunga e larga che andava dritta come un dardo. Così camminò, e camminò e camminò finché giunse a una casa enorme e gigantesca, e sulla soglia c’era una donna enorme e gigantesca.

“Buongiorno, mamma” disse Giacomino, gentilmente. “Saresti così gentile da darmi qualcosa da mangiare per colazione?” infatti aveva molta fame, dal momento che, ricordate, la sera prima aveva saltato la cena.
“Vuoi la colazione, eh?” rispose quell’enorme e gigantesca donna. “Sarai tu a fare da colazione, se non te ne vai immediatamente da qui. Mio marito è un orco, e non c’è niente che gli piaccia di più dei ragazzi arrosto sul pane tostato. Faresti meglio a scappare prima che ritorni.”
“Oh! Per favore, mamma, dammi qualcosa da mangiare, mamma. Non mangio niente da ieri mattina, davvero, mamma. Potrei benissimo essere arrostito così come morir di fame”.
Ebbene, evidentemente la moglie dell’orco non era così cattiva, dopo tutto. Portò Giacomino in cucina, e gli diede una porzione di pane e formaggio, e una tazza di latte. Ma il ragazzo non aveva ancora finito di mangiare che, bum! bum! bum! L’intera casa cominciò a tremare per il rumore di qualcuno che veniva.
“Oh Bontà divina! E’ il mio vecchio” disse la moglie dell’orco, ” Cosa devo fare? Vieni presto e salta qui dentro.” e nascose Giacomino nel forno proprio mentre l’orco entrava. Era un gigante,questo è certo. Alla cintura portava tre vitelli appesi per i talloni, li sganciò e li gettò sul tavolo e disse: “Ecco qua, moglie, grigliami un paio di questi per colazione. Ah! Che cos’è questo odore?

Fee-fi-fo-fum,
I smell the blood of an Englishman,
Be he alive, or be he dead,
I’ll have his bones to grind my bread.”

“Ucci ucci,
sento odore d’inglesucci,
che sian vivi o che sian morti,
di lor mi papperò gli ossucci.”

“Sciocchezze, caro,” disse la moglie, “stai sognando. O forse quello che senti è l’odore dei resti di quel ragazzetto che ti sei gustato ieri sera a cena. Vai a sistemarti e a rinfrescarti, e quando tornerai, troverai la colazione pronta in tavola tutta per te.”
Quindi l’orco se ne andò, e Giacomino stava già saltando fuori dal forno, quando l’orchessa lo fermò:
“No, aspetta che si addormenti,” dice, ”fa sempre un pisolino dopo colazione.”
Bene, l’orco fece colazione, dopo di che va verso un grande baule e tira fuori un paio di sacchi d’oro e si siede a contare, finché alla fine la sua testa cominciò a ciondolare e cominciò a russare finché tutta la casa tremò di nuovo.
Poi Giacomino uscì pian pianino dal forno, e mentre superava l’orco, gli prese dalle braccia uno dei sacchi con l’oro, e se ne andò, finché non arrivò alla pianta di fagioli, quindi gettò giù il sacco che, naturalmente, cadde nel giardino di sua madre, e poi scese e scese finché alla fine arrivò a casa e parlò con sua madre e le mostrò l’oro e disse:
“Bene, mammina mia, non avevo ragione sui fagioli? Sono davvero magici, vedi.”

E secondo voi che cosa vide? Ebbene, i fagioli che la mamma aveva gettato dalla finestra nel giardino, si erano trasformati in una grande pianta di fagioli che si alzava sempre più su fino a raggiungere il cielo. Il vecchietto aveva detto la verità dopotutto.
Illustrazione di Walter Crane

Così vissero per un po’ di tempo con la borsa d’oro, ma poi quello finì, e Giacomino decise di tentare ancora una volta la fortuna in cima alla pianta di fagioli. Così un bel mattino si alzò presto e salì sulla pianta di fagioli, e salì, e salì, e salì, e salì, e salì e salì finché alla fine uscì di nuovo sulla strada e poi su fino a quella casa enorme e gigantesca in cui era stato prima. Là, c’era la donna enorme e gigantesca in piedi sulla soglia.
“Buongiorno, mamma” dice Giacomino, giovanilmente audace “sareste così gentile da darmi qualcosa da mangiare?”
“Va via, ragazzo mio” rispose la gigantesca donna, “o mio marito ti mangerà per colazione. Ma tu non sei per caso lo stesso che è venuto qui tempo fa? Lo sai che da quel giorno a mio marito manca un borsone d’oro?”
“E’ molto strano, mamma,” rispose Giacomino, “oserei dire che potrei dirvi qualcosa al riguardo, ma sono così affamato che non posso parlare se prima non mangio qualcosa.”
Bene, la gigantesca donna era così curiosa che prese Giacomino e gli diede qualcosa da mangiare. Ma aveva appena cominciato a sgranocchiare il più lentamente possibile, quando bum! bum!

Udirono i passi rumorosi del gigante, e la moglie nascose il ragazzo nel forno. Tutto successe come prima. Entrò l’orco, come aveva fatto prima dicendo: “Ucci ucci”, e fece colazione con tre buoi arrostiti.
Poi disse, “Moglie, portami la gallina dalle uova d’oro.” Così gliela portò, e l’orco disse: “Deponi” e quella depose un uovo tutto d’oro. E poi l’orco cominciò a ciondolare la testa, e a russare finché la casa non tremò.
Allora Giacomino uscì di soppiatto dal forno in punta di piedi e afferrò la gallina d’oro, e se ne andò prima che tu abbia il tempo di dire “Gia-co-mi-no”. Ma questa volta la gallina fece uno schiamazzo che svegliò l’orco, e appena Jack fu uscito di casa lo sentì gridare: “Moglie, moglie, che ne hai fatto della mia gallina d’oro?”
E la moglie rispose: “Perché, mio caro?”
E questo fu tutto ciò che Giacomino udì, poiché si precipitò verso la pianta di fagioli e scese come da una casa in fiamme. E quando arrivò a casa, mostrò a sua madre la meravigliosa gallina, e le disse: “Deponi”, e lei deponeva un uovo d’oro ogni volta che lui diceva “Deponi”.

Be’, Giacomino non era contento, e non passò molto tempo prima che decidesse di riprovare la fortuna lassù in cima alla pianta di fagioli. Così, un bel mattino, si alzò presto e raggiunse la pianta di fagioli e salì, e salì, e salì, e salì finché non arrivò in cima.
Ma questa volta si diresse direttamente verso la casa dell’orco. E quando si avvicinò, attese dietro a un cespuglio, finché non vide la moglie dell’orco uscire con un secchio per prendere l’acqua, allora si infilò in casa ed entrò in un paiolo di rame. Non era lì da molto, quando sentì il tonfo bum bum! bum!, come le altre volte, ed entrarono l’orco e sua moglie.
“Uccci, ucci, sento odore d’inglesucci” gridò, “Ne sento l’odore, moglie, lo sento!”
“Ne sei sicuro, mio caro?” rispose la moglie. “Allora, se è quel piccolo furfante che ti ha rubato l’oro e la gallina dalle uova d’oro, stai sicuro che si è nascosto nel forno.” Ed entrambi si precipitarono al forno.
Ma, fortunatamente, Giacomino non c’era, e la moglie dell’orco disse: “Eccoti di nuovo con questo Ucci, ucci. Ma naturalmente è il ragazzo che hai catturato la scorsa notte e che ho appena arrostito per la tua colazione. Io sono sbadata, ma tu non sai ancora riconoscere la differenza tra vivi e morti dopo tutti questi anni.”
Quindi l’orco si sedette a fare colazione, ma mentre mangiava ogni tanto borbottava: “Beh, avrei giurato..” e alzandosi, frugò nella dispensa e negli armadi e ovunque, tranne, per fortuna, nel paiolo di rame.
Finita la colazione, l’orco gridò: “Moglie, moglie! Portami la mia arpa d’oro.” Così lei gliela portò e la mise sul tavolo, ed egli ordinò: “Canta!” E l’arpa d’oro cantò in modo meraviglioso, e continuò a cantare finché l’orco si addormentò e cominciò a russare come un tuono.
Allora Giacomino sollevò il coperchio di rame e sgattaiolò giù come un topolino e si mise a strisciare sulle ginocchia finché non arrivò al tavolo, si arrampicò, afferrò l’arpa d’oro, e si precipitò con essa verso la porta.
Ma l’arpa gridò ad alta voce: “Padrone! Padrone!” e l’orco si svegliò appena in tempo per vedere Giacomino scappare con la sua arpa.
Giacomino corse più veloce che poteva, e l’orco lo inseguì, e presto l’avrebbe preso, se non fosse stato per un balzo di Giacomino proprio verso il fagiolo. Quando arrivò alla pianta di fagioli, l’orco era a non più di venti metri di distanza, quando improvvisamente vide Giacomino scomparire, e, quando arrivò alla fine della strada, vide Giacomino mentre scendeva per il fagiolo. Be’, all’orco non piaceva affidarsi ad una scala del genere, si fermò e aspettò, così Giacomino ebbe un vantaggio.
Ma proprio in quel momento l’arpa gridò: “Padrone, padrone!” e l’orco si gettò sulla pianta di fagioli, che tremò per il suo peso. Giacomino scese giù, e dopo di lui scese l’orco. E Giacomino scese e scese e scese ed era vicinissimo a casa. Così gridò:
“Mamma! Mamma! Presto, portami un’ascia!” E sua madre si precipitò fuori con l’ascia in mano, ma quando arrivò alla pianta rimase immobile per lo spavento, perché vide l’orco con le gambe che uscivano dalle nuvole.
Ma Giacomino saltò giù e afferrò l’ascia e diede un colpo alla pianta di fagioli che la divise proprio a metà. L’orco sentì la pianta tremare e tremare, così si fermò per vedere cosa stesse succedendo. Poi Giacomino diede un altro colpo con l’ascia, e la pianta di fagioli si spezzò in due parti, e cominciò a cadere. E l’orco cadde e si spezzò la corona, e la pianta di fagioli crollò a terra. Allora Giacomino mostrò l’arpa d’oro alla madre, e grazie ad essa, e vendendo le uova d’oro, Giacomino e sua madre divennero molto ricchi, lui sposò una bellissima principessa, e vissero per sempre felici e contenti.

Ma proprio in quel momento l’arpa gridò: “Padrone, padrone!” e l’orco si gettò sulla pianta di fagioli, che tremò per il suo peso. Giacomino scese giù, e dopo di lui scese l’orco.
Illustrazione di Walter Crane
E l’orco cadde e si spezzò la corona, e la pianta di fagioli crollò a terra. Allora Giacomino mostrò l’arpa d’oro alla madre, e grazie ad essa, e vendendo le uova d’oro, Giacomino e sua madre divennero molto ricchi, lui sposò una bellissima principessa, e vissero per sempre felici e contenti. Illustrazione di Walter Crane

Utile

  • Qui trovate il PDF della fiaba da leggere e stampare. Giacomino e il fagiolo magico
  • Trovate l’originale versione inglese della fiaba di Jacobs a questa pagina, dove troverete anche tutte le altre versioni, compreso il primo manoscritto del 1807.
  • Una delle versioni altre è quella di Andrew Lang, grande scrittore di folklore inglese, che ha raccolto moltissime fiabe di tutto il mondo nella raccolta Fairy Books. L’impronta è molto più morale, se non moralista, quasi a dar conto e ragioni della sconsideratezza, ma se vi siete appassionati a Giacomino potete trovare sul sito Le favole di Lang, questa e tante altre fiabe.
  • Trovate tutte le fiabe del blog alla pagina Elenco di fiabe, leggende e racconti.

4 risposte a "Jack e il fagiolo magico. Giacomino, e gli altri, alla conquista del mondo."

  1. L’ho comprato per mio figlio quando non aveva ancora tre anni ed è stato uno dei libricini che ha riletto più volentieri per diverso tempo. Le illustrazioni sono lineari, delicate, ironiche e non convenzionali. Adatte anche (soprattutto?) ai bambini più grandicelli, che si divertono a leggerne le equazioni grafiche e i diagrammi illustrati.
    (Vi seguo sempre molto volentieri, da domani aspetto i vostri consigli per gli acquisti di Natale!)

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    1. L’ho proprio visto qualche giorno fa il libro di Jack che suggerisci. Bella la dimensione, originali, veramente, le illustrazioni matematiche. Grazie di averlo suggerito. Hai visto che oggi abbiamo cominciato con i suggerimenti? ogni due giorni inserirò altri titoli. Se vuoi la lista di tutti i libri chiedila invece a ocamamma@hotmail.it

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  2. Buongiorno! Della versione di Jacobs vi consiglio l’edizione di Corraini, con le illustrazioni di Harriet Russel e la traduzione di Laura Cangemi, piuttosto fedele all’originale.

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    1. Molte grazie Letizia. Per quale età è indicato? per bambini molto piccoli? Se ci puoi dire anche perché ti piace, puoi essere d’aiuto a chi lo volesse comprare. Spero che continuerai a seguirci

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