I vestiti nuovi dell’imperatore, di H.C. Andersen. La fiaba del momento

I vestiti nuovi dell’imperatore, di Hans Christian Andersen è indubbiamente la fiaba del momento. Viene tirata in ballo per ogni cambiamento o ribaltone politico, “Il re è nudo” è una delle più famose frasi usate per identificare la menzogna politica. Governo nuovo, nuovo re, ed è così che in questi giorni l’ho sentita citare spesso. A proposito? A sproposito?
Solo questo posso rispondere: chi la cita, può tirare fuori Conte oppure Draghi o Renzi, il politico del momento, che, di volta in volta, è chiamato ad interpretare i vari ruoli della fiaba, ma c’è un denominatore comune a tutti quelli che citano questa fiaba associandola a personaggi e momenti: tutti costoro pensano di essere il bambino.

Non sono solita ai commenti politici, ma mi occupo di fiabe da più di 40 anni, e così ho deciso di pubblicare questa fiaba (una di quelle che lascio sempre nel cassetto perché troppo famosa e con troppe interpretazioni tirate per i capelli) con qualche annotazione e qualche domanda, sono le azioni stesse che compiono i personaggi della fiaba che ci parlano. Per capirla meglio, darci delle risposte e decidere da che parte stare.
Come sempre, quando faccio annotazioni, non riesco ad essere breve, spero almeno che vi facilitino la lettura. 🙂
Ora la tragica notizia è questa, noi adulti non siamo e non potremo mai essere il bambino, a meno di non seguire alla lettera la migliore e più complicata massima evangelica che io conosca, e che necessita perlomeno di un miracolo, … se non ritornerete come bambini.
Disegno di Arthur Rackham

  • Noi possiamo essere il truffatore, anzi i truffatori (come in ogni vicenda del mondo, in due è meglio, non ci si salva da soli, no??? Che è una regola che vale anche per i truffatori). Di truffatori geniali è pieno il mondo delle fiabe, (ad esempio Jack, quello della pianta dei fagioli), ma disonesti come questi… disonesti, ma così furbi da riuscire a far leva sui desideri, la credulità e la paura di chi hanno davanti per far vedere ciò che non c’è, usano le debolezze degli uomini, le loro insicurezze, come se le conoscessero da sempre, non solo, sono in grado di intervenire nel momento in cui qualcuno sembra porsi domande ed iniziare ad aprire gli occhi.
    Costruiscono talmente bene la truffa che lavorano fino “a tarda notte”, con “sedici candele accese”, e lavorano una stoffa “leggera come una tela di ragno! si potrebbe quasi credere di non aver niente addosso, ma è proprio questo il suo pregio!”, e nel mondo delle fiabe è facile crederci, perché tale stoffa esiste davvero (ad esempio Vassilissa la Bella cuce proprio una tela così)).  Fanno andare in continuazione telai vuoti, tagliando con le forbici stoffa che non si vede, perché non c’è, e facendo indossare una giacca che non si vede, perché non c’è. Andersen lo sottolinea ben tre volte, ha forse paura che anche noi iniziamo a vedere una stoffa che non c’è? Perché il tema è proprio questo: guardare la realtà e soprattutto vederla.
    La pratica di far vedere o vedere ciò che non c’è, se vi guardate intorno con occhi ben aperti, è molto diffusa nel nostro mondo, e non solo in campo politico. Ma c’è di più e di peggio, è anche facile ci appartenga, bisogna avere un amore alla realtà molto forte per non cascarci dentro, e… circondarsi di bambini, che è la cosa migliore.
Illustrazione di Vilhelm Pedersen
  • Possiamo anche essere i ministri che, attenzione, non sono né malvagi, né cattivi, secondo il cliché loro imposto nell’interpretazione di questa fiaba. Anzi, Andersen ce li presenta come: “onesti”, “bravi funzionari”, “di buon senso”, esattamente come il mondo pretenderebbe di crescere i nostri figli e farne, con queste doti, cittadini perfetti.
    Ma, e qui si pongono alcune domande, cosa manca a questi ministri per poter dire la verità? Perché dubitano di ciò che vedono? Per mantenere il potere? Per paura, opportunismo? Per difendere il proprio ruolo? Perché andare contro quel che vedono e pensano tutti (anche se menzogna) potrebbe far perdere il prestigio o altro?
    Sembra però che Andersen dica altro. Scrive che il vecchio ministro non vede niente, perché niente c’è, “Ma non disse nulla”: la catena della menzogna, del male, (si parla di vestiti, ma ovviamente possiamo vedere altro), parte da quisquilie, spesso da un non detto. E la scena che poi segue, il dubbio del ministro, la possibilità che ha ancora di dire la verità, e il cedere finale, è una delle scene più tristi e realiste, non di questa fiaba, ma della storia dell’uomo.
    Di questi ministri, la lettura è sempre che siano ipocriti, legati al loro potere, amanti della menzogna e non della verità, ma se leggete bene la fiaba, non viene mai detto. Anche se fa molto comodo questa interpretazione, perché pone subito un distinguo da quel che siamo noi. Invece l’inizio della strada della menzogna è di una banalità sconcertante, una banalità da cui chiunque può essere tentato, e dopo è un precipitare continuo, rafforzato e rappresentato perfettamente da quel passaggio per cui la stoffa da “graziosa, carina” diventa “Magnifique!”.
    Per osare dire la verità bisogna vederla, e per farlo bisogna amare la realtà più di se stessi, delle proprie idee, delle proprie capacità e incapacità.
  • E possiamo essere l’imperatore, prototipo di tanti re ed imperatori di fiabe e libri. Ad esempio quello del libro della Rowling, L’Ickabog, è proprio di tal fatta.
    Il nostro imperatore si dimostra assolutamente inadatto al suo ruolo da subito, ben prima dell’abito che non c’è: ama i vestiti e quindi cose che non hanno niente a che fare col potere politico che riveste, è vanitoso più di ogni altra cosa, non si interessa del suo esercito pur essendone il capo, non si interessa della cultura, del teatro ci dice l’appassionato Andersen, non solo, si fida ciecamente di due che non sa neppure chi siano, perché gli parlano di ciò che ama di più al mondo, suscitando la sua vanità, non vede niente, non verifica niente, ma si fida. Non solo, si fida più di ciò che non vede che della sua capacità di giudicare stupidità e intelligenza, solo una magia può supplire ciò che non sa fare. E per finire, quando viene smascherato, e pensa, non ancora del tutto convinto di vedere ciò che non c’è: “gli sembrava che avessero ragione”, decide, per folle orgoglio e stupidità, di continuare “fino alla fine”. Non solo lui, ma anche gli altri che lo accompagnano. Cosa avranno fatto il vecchio e saggio ministro e il buon funzionario? Avranno incontrato qualche bambino che ha fatto loro aprire gli occhi?
Illustrazione di Harry Clarke
  • E possiamo essere, ahimè, tutta la gente, “ansiosa di scoprire quanto stupido e incompetente fosse il vicino”. I truffatori fanno leva sul desiderio di giudicare e spettegolare della gente, per truffarla. Il desiderio è così forte che non ci si pone neppure il problema di verificare la veridicità di due che saltano fuori dal nulla. Gente che, alla fine, quando parte il corteo, per strada o alla finestra continua a sostenere la farsa. Perché nessuno parla e dice il vero? A quel punto a chi avesse detto qualcosa, cosa sarebbe successo? Ogni momento potrebbe essere quello in cui qualcuno apre bocca, ma a questo punto la pressione degli altri che “vedono” ha vinto.

Infine possiamo anche essere quei tali che usano Renzi, o Conte, o Draghi o le parole di questa fiaba per dire e farci vedere quel che non si vede, perché non c’è.. La tentazione è sempre grande … Oddio! Non ci sarò cascata anch’io???!!! … Urge avere sempre a che fare con i bambini e circondarsi di chi è semplice e guarda al mondo come loro.

Andersen non se la prenderà, può anche essere che li avesse in mente, ma questi pochi versi per me sono il cuore della fiaba.

Salmo 8, 3

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Matteo 21, 14-16

Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide», si sdegnarono e gli dissero: «Non senti quello che dicono?». Gesù rispose loro: «Sì, non avete mai letto:
Dalla bocca dei bambini e dei lattanti
ti sei procurata una lode
?».

I vestiti nuovi dell’imperatore
Hans Christian Andersen

Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi vestiti nuovi, da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non gli interessavano i suoi soldati, non gli interessava andare a teatro né passeggiare nel bosco, ma solo farsi vedere con i suoi vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «È nel guardaroba!».
Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e un giorno arrivarono due truffatori: si fecero passare per tessitori e affermavano di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti cuciti con quella stoffa avevano la straordinaria caratteristica di diventare invisibili agli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli intollerabilmente stupidi.
“Che splendidi vestiti!” pensò l’imperatore. “Indossandoli potrei scoprire quali uomini nel mio regno non sono all’altezza dell’incarico che ricoprono, e potrei riconoscere gli intelligenti dagli stupidi. Sì, questa stoffa dev’essere immediatamente tessuta per me!” e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare.
Quelli montarono due telai e fecero finta di lavorare, ma non avevano proprio nulla sul telaio. Senza scrupoli chiesero la seta più sottile e l’oro più prezioso, ne riempivano le borse e lavoravano con i telai vuoti fino a notte tarda.

“Mi piacerebbe sapere come proseguono i lavori per la stoffa!” pensò l’imperatore, ma in verità si sentiva un po’ agitato al pensiero che gli stupidi o chi non era adatto al suo incarico non potesse vederla. Naturalmente non temeva per se stesso; tuttavia preferì mandare prima un altro a vedere come le cose proseguivano. Tutti in città sapevano che straordinario potere avesse quella stoffa e tutti erano ansiosi di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il vicino.
“Manderò il mio vecchio onesto ministro dai tessitori” pensò l’imperatore “lui potrà certo vedere meglio degli altri come sta venendo la stoffa, dato che ha buon senso e non c’è nessuno migliore di lui nel fare il suo lavoro.”
Il vecchio ministro entrò nel salone dove i due truffatori stavano lavorando con i due telai vuoti. “Dio mi protegga!” pensò, e spalancò gli occhi “non riesco a vedere niente!” Ma non lo disse.

Entrambi i truffatori lo pregarono di avvicinarsi di più e chiesero se i colori e il disegno non fossero belli. Intanto indicavano i telai vuoti e il povero ministro continuava a sgranare gli occhi, ma non riusciva a vedere nulla, perché nulla c’era. “Signore!” pensò “forse sono stupido? Non l’ho mai pensato ma non si sa mai. Forse non sono adatto al mio incarico? Non posso raccontare che non riesco a vedere la stoffa!”
“Ebbene, lei non dice nulla!” esclamò uno dei tessitori.
“Oh è graziosa! Proprio molto carina!” disse il vecchio ministro guardando attraverso gli occhiali. “Che disegni e che colori! Sì, sì, dirò all’imperatore che mi piace in particolar modo!”
“Ne siamo molto felici!” dissero i due tessitori, e cominciarono a nominare i vari colori e lo splendido disegno. Il vecchio ministro ascoltò attentamente per poter dire lo stesso una volta tornato dall’imperatore, e così infatti fece.
Gli imbroglioni richiesero altri soldi, seta e oro, necessari per tessere. Ma si misero tutto in tasca; sul telaio non giunse mai nulla, e loro continuarono a tessere sui telai vuoti.

Illustrazione di Edmund Dulac

L’imperatore inviò poco dopo un altro bravo funzionario per vedere come proseguivano i lavori, e quanto mancava prima che il tessuto fosse pronto. A lui successe quello che era capitato al ministro; guardò con attenzione, ma non riusciva a vedere nulla, perché nulla c’era.
“Non è una bella stoffa?” chiesero i due truffatori, spiegando e mostrando il bel disegno che non c’era affatto.
“Stupido non sono” pensò l’uomo “è dunque la carica che ho che non è adatta a me? Mi sembra strano! Ma non bisogna farsi scoprire!” e così lodò la stoffa che non vedeva e li rassicurò sulla gioia che i colori e il magnifico disegno gli procuravano.
“Sì, mi piace proprio in maniera particolare!” riferì poi all’imperatore.
Tutti in città parlavano di quella magnifica stoffa.
L’imperatore volle vederla personalmente mentre ancora era sul telaio. Con un gruppo di uomini scelti, tra cui anche i due funzionari che già erano stati a vederla, si recò dai furbi truffatori che stavano tessendo con grande impegno, ma senza filo né trama.

“Ebbene, non è magnifique?» esclamarono i due bravi funzionari. «Sua Maestà guardi che disegno, che colori!» e indicarono il telaio vuoto, pensando che gli altri potessero vedere la stoffa.
“Come sarebbe?” pensò l’imperatore. “Io non vedo nulla! È terribile! Sono forse stupido? O non sono degno di essere imperatore? È la cosa più terribile che mi possa capitare.”
“Oh, è molto bella!» esclamò «ha la mia suprema approvazione!» e ammirava, osservandolo soddisfatto, il telaio vuoto; non voleva dire che non ci vedeva niente. Tutto il suo seguito guardò con attenzione, e non scoprì nulla di più; tutti dissero ugualmente all’imperatore:
“È molto bella!” e gli consigliarono di farsi un vestito con quella nuova meravigliosa stoffa e di indossarlo per la prima volta al corteo che doveva avvenire di lì a poco.
“È magnifìque! grazioso, eccellente!” esclamarono l’uno con l’altro, e tutti erano così sinceramente contenti.
L’imperatore diede a ciascuno dei truffatori la Croce di Cavaliere da appendere all’occhiello, e il titolo di Nobili Tessitori.
Tutta la notte che precedette il corteo i truffatori restarono alzati con sedici candele accese. Così la gente poteva vedere che avevano da fare per preparare il nuovo vestito dell’imperatore. Finsero di togliere la stoffa dal telaio, tagliarono l’aria con grosse forbici e cucirono con ago senza filo, infine annunciarono: “Ecco, ora i vestiti sono pronti!”.

Giunse l’imperatore in persona con i suoi più nobili cavalieri, ed entrambi i truffatori sollevarono un braccio come se tenessero qualcosa e dissero:
“ Ecco i pantaloni! Ecco la giacca! E infine il mantello!” e così via. “La stoffa è leggera come una tela di ragno! si potrebbe quasi credere di non aver niente addosso, ma è proprio questo il suo pregio!”.
“Già” confermarono tutti i cavalieri, ma non riuscivano a vedere nulla, perché nulla c’era.

“ Vostra Maestà Imperiale volete ora avere la grazia di togliervi i vestiti?” dissero i truffatori “così Vi faremo indossare quelli nuovi, proprio qui davanti allo specchio!»
L’imperatore si svestì e i truffatori si comportarono come se gli dessero le varie parti del nuovo vestito che avrebbero dovuto cucire; lo presero per la vita come se gli dovessero legare qualcosa ben stretto, era lo strascico, e l’imperatore si rigirava davanti allo specchio.
“Come le stanno bene! Vi vanno a pennello!» dicevano tutti. “Che disegno! Che colori! È un abito preziosissimo!”
“Qui fuori sono arrivati i portatori del baldacchino che dovrà essere tenuto sopra Sua Maestà durante il corteo!” annunciò il Gran Maestro del Cerimoniale.
“Sì, anch’io sono pronto” rispose l’imperatore. “Mi sta proprio bene, vero?” E si rigirò ancora una volta davanti allo specchio, come se contemplasse la sua tenuta.
I ciambellani che dovevano reggere lo strascico finsero di afferrarlo da terra e si avviarono tenendo l’aria, dato che non potevano far capire che non vedevano niente.

Illustrazione di Vilhelm Pederson

E così l’imperatore aprì il corteo sotto il bel baldacchino e la gente che era per strada o alla finestra diceva:
“Che meraviglia i nuovi vestiti dell’imperatore! Che splendido strascico porta! Come gli stanno d’incanto!”. Nessuno voleva far vedere che non vedeva niente, perché altrimenti sarebbe passato per stupido o non all’altezza del suo incarico. Nessuno dei vestiti dell’imperatore aveva mai riscosso un tale successo.
“Ma non ha niente addosso!” disse un bambino.
“Signore Iddio, sentite la voce dell’innocenza” disse il padre, e ognuno sussurrava all’altro quel che il bambino aveva detto.

“Non ha niente addosso! C’è un bambino che dice che non ha niente addosso!”
“Non ha proprio niente addosso!” gridava alla fine tutta la gente. E l’imperatore rabbrividì perché gli sembrava che avessero ragione, ma pensò: “Ormai devo restare fino alla fine.” E così si raddrizzò ancora più fiero e i ciambellani lo seguirono reggendo lo strascico che proprio non c’era.

Illustrazione di Arthur Rackham

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