Aspettando Natale. Un libro di attesa

Tutto è cominciato con il libro Aspettando Natale. Calendario d’Avvento. Ogni giorno una storia.
O almeno, pensavamo Raffaella, Valeria ed io, che fosse solo un libro.
Invece no! È come se l’attesa che annuncia l’Avvento, quella domanda che ogni uomo ha nel cuore, di trovare risposta all’attesa di felicità della vita, ecco, è come se si fosse concretizzata in un libro. Minimamente certo, per quello che possono dare parole belle e vere scritte sulla carta. Belle e vere però lo devono essere, le parole devono evocare la Grandezza nascosta nel mondo, sempre, anche e soprattutto per i bambini. Ci è sembrato, come un fiume in piena ci è sembrato, che oggi non bastino più babbi natale, renne e calendari di cioccolatini kinder a rispondere all’attesa di senso di tutto il mondo, che si fa sempre più pressante e stringente.

Questa è sempre stata la nostra cura, la cura di MammaOca, che, da più di vent’anni, nasce dalla curiosità e dallo stupore di trovare ciò che altri uomini e donne hanno scritto e raccontato, parole che sorprendiamo essere così vere anche per noi, parole e immagini che sanno leggere la nostra vita e i nostri desideri, ecco, tutto questo si alimenta di ricerca e cura e non potrebbe rigenerarsi senza un confronto continuo tra noi che formiamo la redazione e la comunità ormai numerosa di amici che ci segue. E allora, in corso d’opera, nel fiume in piena, ecco nascere una proposta.
Troverete i dettagli della proposta, che contiene la possibilità di sostenerci e di avere il libro Aspettando Natale. Calendario d’Avvento. Ogni giorno una storia, nella pagina Sostieni il progetto di Natale.

Per introdurvi al libro, e alla bellezza delle storie, scelte con cura per voi e i vostri bambini, ecco di seguito la prefazione, anzi l’originale prefazione estesa, priva dei tagli da “conteggio parole”, che per una che si dilunga come me rimane sempre il sommo ostacolo.

Prefazione
di Annalena Valenti

Questo libro contiene 25 storie d’Avvento per noi e i nostri bambini. Poesie, racconti, fiabe e leggende da tutto il mondo, segno della ricerca di una risposta al desiderio di felicità della natura intera. Tutto attende, ci raccontano: uomini, stelle di Natale, angeli, agnelli e asini, fin il concerto di remote “campane in scampanio giubilante e clamoroso”.

Ma cosa attendiamo? Durante l’Avvento cerchiamo i segni della profezia della nascita che ci dice che l’Eterno svela il suo volto in un bambino. E poiché le profezie sono sempre accompagnate da segni meravigliosi, ecco che abbiamo scelto alcune di quelle poesie, leggende e racconti che più colgono il ponte che si crea tra tutte le cose del mondo e il loro significato.
Chiarezza che della terra fa cose di cielo”, dice in modo mirabile ed efficace la grande poetessa Ada Negri. Dove il cielo è il simbolo della profondità, maestà e bellezza delle cose e, da sempre, l’immagine evocativa di questo rapporto.

Alcune storie ci parlano dell’origine delle cose legata alla nascita di Gesù, che sia la trasformazione dei sempreverdi, delle stelle di natale o delle lucciole, altri racconti hanno come protagonisti gli animali, – attori principali di tutte le storie natalizie, insieme a bambini e pastori -, che, da antiche tradizioni, nella notte di Natale capiscono, pensano e parlano, altre ancora rievocano l’attesa della nascita, e la ricerca di un segno che indichi la strada, della fatica del procedere, dello sguardo e del cuore sempre protesi verso il cielo, e non infossato su quel centimetro di terra come un cucù che non vede nulla. E, ci dice quell’agnellino, il cielo sempre risponde se chiedi.
Ci sono i racconti del giorno di Natale passato in famiglia, i canti e le carole di topini e bambini, anche i giocattoli sembrano profumare di paradiso.
Anche se una vaga tristezza che non vogliamo seguire, ci ricorda la strada di quel Bambino, le parole del Natale che si rincorrono tra le righe tracciate sono: sorpresa, gioia, stupore, strana allegria, dolcezza, tenerezza, felicità, meraviglia, bellezza, perché ciò che l’uomo ha sempre ritenuto impossibile si è incarnato in un bambino. La grande profezia si è fatta vera. Le fiabe, le leggende di tutto il mondo e di tutti i tempi sono diventate vere, si sono fatte vere, in questa Storia. In questa notte anche la paura è cancellata, ci racconta un animale gentile.

Tutto il creato partecipa della nascita di Gesù Bambino, il Dio lontano si è reso incontrabile a tutti, proprio a tutti, questo è il grande annuncio del Natale.
E la natura partecipa della gioia di questo momento. Per questo le storie, le poesie, le leggende e le fiabe hanno come protagonisti animali, fiori e piante: l’agnello simbolo di Gesù e piccoli esseri come le lucciole che, da insignificanti che erano, diventano portatrici di stelle.
E tutte, ma proprio tutte le storie ci raccontano che per primi vengono i bambini … e gli agnellini.
Ora non c’era una ragione,” continuò la donna giovane, “perché la mia bambina non avesse la sua festa. Che cosa ne sa lei? Che colpa ne ha lei? Anche quest’anno ha chiesto il suo dono al Bambino.”
Ricordati, bambino, e lo ricorderò anch’io, che il primo a trovarti fu un agnellino – mormorò. Poi si allontanò nella notte per andare a raccontare ciò che aveva visto a coloro che volevano ascoltare.”

Il Bambino porta a compimento il nostro vero essere, la vera essenza di ciascuno, il grande cambiamento può cominciare e la prima conseguenza, da teste dure che si era, è il voler essere buoni come quell’asinello dispettoso. Una parola desueta Bontà, ma forse i grandi poeti che vedono “oltre”, come Saba, sanno e la cercano e altri osservano, tra le pieghe di un Natale di piccole donne che, per diventare buoni, serve… esercizio.
… e un miracolo.
All’origine dei miracoli nella notte di Natale, ci raccontano le storie, c’ è sempre un atto di bontà e di amicizia, di riconoscimento amicale dell’altro, pur diverso da te.
È fare tutto il possibile e sperare nell’impossibile, è sapere che, nella Santa Notte di Natale, con la nascita di quel Bambino, l’impossibile C’È.
Avrebbe anche voluto,” prese a dire la donna anziana, “qui presso alla porta, un albero sempre fiorito; non come il nostro pruno, che per gran parte dell’anno è tutto stecchi. Ma quello noi non l’abbiamo saputo fare.
… Si guardarono con un palpito. E poi fu la madre a dire per prima, tenendo le mani sul tronco nero del pruno: “Vedete, è tutto fiorito! Non è neve, sono fiori, fiori vivi!”

Si fecero allora il segno della croce; e in fondo ai loro cuori sentirono la gioia di una primavera rifiorita nella tempesta.

Ed eccoci, tutti sulla strada per Betlemme, per andare a trovare “ciò che il cuore ha tanto desiderato”. E, in compagnia di re magi, pastori, angeli, agnelli e asini – e sì ci sono anche loro – topini, rose di Natale e abeti, campane, pranzi in famiglia, bambini e Babouchka, un po’ discosto scopriamo finalmente il grande e sorprendente mistero del Natale.
Il “segreto onnigioioso” si rivela. “Ma ciò che di eterno in quella notte fu rivelato/ non può essere ormai più corrotto dal tempo/ … È qui Egli, adesso … / un segreto onnigioioso: impotente è il male, e eterni noi siamo: Dio è con noi.” Solov’ëv
È qui adesso, nel presente, nell’istante, unico luogo dove possiamo percepire l’Eterno.
E immaginate lo stupore quando, insieme alla poesia di Solov’ëv, anche il quadro di Larsson che abbiamo usato come biglietto pop up finale, ci ha raccontato la stessa cosa: “Adesso è di nuovo Natale”. E, cercando le tracce di quell’Adesso, nell’immagine di un pranzo natalizio come sono i nostri, con tanta gente di famiglia, tutti vestiti a festa, il pranzo del Natale, i bambini curiosi, il nonno appisolato, il figlio più piccolo affascinato dalle luci dell’albero, abbiamo trovato, seduti a tavola, un po’ discosti e nascosti, Maria e Gesù. Adesso è di nuovo Natale.


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