I mesi di G.Basile

Due fiabe per cominciare l’anno guardando ai mesi, al tempo atmosferico e al tempo che passa con gli occhi di chi vede più lontano. Per leggerle è necessario fare  un passo indietro, letteralmente, continuare ridendo un po’ di noi, e …….. alla fine guarderemo con occhi differenti.

Una oggi, una domani, che il tempo passa e racconta.

 “I mesi”  di G. Basile

Protagonisti i due fratelli Cianne e Lise, dodici viaggiatori

Oggetti  cassettina di legno intarsiato, randello

Dedicata a chi  “siamo nel mese di marzo, ed è giusto che piova. Noi ci lamentiamo sempre, dell’estate perché fa caldo, dell’inverno perché fa freddo, e della mezza stagione perché è mutevole. Ma il Signore ha fatto le cose per benino, e la colpa è nostra se siamo incontentabili.”

E anche a chi   “Accidenti a questo dannato mese di marzo….Oggi c’è il sole e domani la neve; oggi c’è caldo da scoppiare e domani un freddo da gelare. Sarei ben felice se fosse possibile cancellarlo dal calendario.”

 “I mesi” di G. Basile

per ricoprire di fiori

C’erano una volta due giovani fratelli che erano diversi fra loro com’è diverso il giorno dalla notte. Il maggiore, Cianne, avaro ed egoista, era riuscito ad arricchire a dismisura, mentre il minore, Lise, generoso ed altruista, si era ridotto in tale povertà da non sapere, al mattino, che cosa avrebbe mangiato alla sera. Tuttavia Lise era sempre allegro e pronto ad aiutare il prossimo, mentre Cianne, sospettoso di tutti e diffidente, soffriva di un malumore perpetuo.

Un giorno Lise pensò “Qui in paese non farò mai fortuna, e non posso nemmeno chiedere a mio fratello di aiutarmi perché gli darei un dispiacere troppo grosso. E’ meglio che me ne vada. Sono giovane e ho voglia di lavorare: il Cielo mi aiuterà”. Detto fatto, e senza prendere seco nemmeno un fagottino perché non possedeva niente, infilò la prima strada che vide, e via, seguendo il naso. Attraversò diverse contrade, ma invano: la fortuna volesse volgere le spalle al giovane, che però non aveva perso il suo solito buon umore.

Una sera Lise fu colto da un furioso temporale, e in un batter d’occhio fu fradicio fino al midollo. Per fortuna vide in lontananza un lumicino di campagna dove era certamente acceso il fuoco; infatti lo vide brillare attraverso i vetri.  “Almeno potrò asciugarmi gli abiti” pensò rallegrandosi; spinse la porta ed entrò. L’osteria era occupata da dodici viaggiatori che sedevano in cerchio attorno al focolare, e non c’era posto per lui. “Buona sera, signori” disse rispettosamente; e sedette in distanza per non disturbare. I dodici personaggi si volsero tutti insieme a guardarlo, e notarono che sgocciolava acqua da tutte le parti, i strinsero un po’. “C’è posto anche per te” disse gentilmente uno di loro. “Vieni avanti e siedi qui con noi.” Lise non se lo fece ripetere; trascinò la sedia vicino alla fiamma e protese le mani al piacevole calore. Mentre si scaldava, guardava il viaggiatore seduto vicino a lui, e si accorse che era un uomo piuttosto giovane, ma con un aspetto corrucciato, proprio come se qualcuno lo avesse contrariato. “Ti ha colto il temporale eh?” disse lo sconosciuto che gli sedeva accanto. “Che cosa ne dici, di questo tempaccio?” “Che cosa volete che dica?” replicò Lise, “siamo nel mese di marzo, ed è giusto che piova. Noi ci lamentiamo sempre, dell’estate perché fa caldo, dell’inverno perché fa freddo, e della mezza stagione perché è mutevole. Ma il Signore ha fatto le cose per per benino, e la colpa è nostra se siamo incontentabili.”

la neve marzolina viene alla sera e va via alla mattina

“Ma del mese di marzo” insisté lo sconosciuto, “che cosa ne pensi? A un giorno di sole segue un giorno di neve; soffia un po’ di venticello tiepido, e subito dopo ecco una gelida tramontana. Hanno ragione quelli che lo definiscono pazzo e lo detestano.” “Oh, no!” esclamò Lise vivacemente, “c’è il vento, si, ma serve a mandar via le nuvole e a spazzar bene il cielo. Nevica, si, ma nessuno se ne spaventa perché la neve marzolina viene alla sera e va via alla mattina. E infine è il mese che annuncia la primavera: basta un giorno di sole per ricoprire di fiori e i prati.”

I dodici viaggiatori avevano ascoltato sorridendo, e più di tutti sorrideva il giovane sconosciuto che sedeva accanto a Lise. “Sei proprio saggio, amico mio!” disse frugando nella sua bisaccia e ne trasse una cassettina di legno intarsiato. “Accettala come mio ricordo. Quando avrai bisogno di qualche cosa, aprila e sarai esaudito. Noi ora dobbiamo partire.” E infatti i dodici viaggiatori si alzarono e uscirono dall’osteria, mentre Lise, meravigliato e incredulo, si profondeva in ringraziamenti. Anch’egli uscì e si rimise in cammino, ma si sentiva sfinito dalla stanchezza. “Che cosa ci sarà qui dentro?” si chiese aprendo la cassettina. “Avrei bisogno di trovarmi una bella carrozza foderata di velluto, tirata da due cavalli”. Aveva appena detto questo, che dalla cassetta balzò una minuscola carrozzina foderata di velluto rosso, che subito s’ingrandì e diventò una carrozza vera tirata da due focosi cavalli. Lise vi entrò tutto beato e riprese il suo viaggio. Così galoppando e trottando la carrozza di Lise percorse un buon tratto di strada. A un certo punto sentì un gran appetito; aprì la cassettina e disse: “Vorrei un buon pranzo.” E subito una tavola sontuosamente imbandita e coperta di cibi prelibati apparve davanti a lui. “E ora vorrei dormire” concluse, ancora trasecolato. E subito la carrozza si fermò davanti a una sontuosa tenda di damasco rosso deve era preparato un morbido letto. Il giovane dormì saporitamente e al mattino si svegliò fresco e riposato. “Ho già trovato la fortuna” concluse. “Non mi resta che tornare a casa per riabbracciare mio fratello. Ma voglio abiti degni di un re.” E subito apparve un sontuoso vestito tutto di panno nero foderato di lana gialla, ricamato d’oro e argento.

Così Lise tornò a casa, e si presentò al fratello il quale lo guardò a bocca aperta. “Come hai fatto a diventare tanto ricco?” chiese subito, “insegnalo anche a me.” Lise non si fece pregare: raccontò della sera passata nella taverna, dell’incontro con i dodici viaggiatori e del dono che gli avevano fatto. “Debbo uscire per un affare urgente” disse Cianne a questo punto. “Aspettami qui.” Sellò in tutta fretta il suo cavallo e partì al gran galoppo verso l’osteria di campagna. Vi giunse verso sera, ma per via fu colto da un violento temporale che lo infradiciò fino alle ossa. Brontolando pieno di malumore, entrò nell’osteria e vide i dodici viaggiatori seduti accanto al fuoco. “Stringetevi un po’, perché ho diritto di asciugarmi anch’io “ disse sgarbatamente. “Accidenti a questo dannato mese di marzo.” I viaggiatori gli fecero posto accanto al fuoco, e il giovane che gli sedeva vicino domandò: “Che cosa pensi, del mese di marzo?” “Che è pazzo!” gridò Cianne inviperito. “Oggi c’è il sole e domani la neve; oggi c’è caldo da scoppiare e domani un freddo da gelare. Sarei ben felice se fosse possibile cancellarlo dal calendario.”

I dodici viaggiatori erano appunto i dodici mesi, e colui che parlava era proprio il mese di marzo. Egli frugò nella sua bisaccia e ne trasse un lungo bastone. “Accettalo per mio ricordo” disse gentilmente. “Quando comanderai: ‘ Bastone, dammene cento ‘ sarai subito accontentato.” “ Cento scudi! ‘ pensò Cianne fra sé,  ‘ Evviva! “. I viaggiatori partirono, e anche Cianne uscì subito dopo; balzò a cavallo e galoppò verso casa. Non appena giunse in una località solitaria, fermò il cavallo e comandò al bastone: “Bastone, dammene cento!” Subito il bastone incominciò a scaricargli una grandine di legnate, e inutilmente Cianne si diede a una fuga precipitosa. Il bastone lo inseguiva, e nemmeno un colpo andava a vuoto. Finalmente, dolorante e pieno di bernoccoli, giunse alla porta di casa. “Aiutami, fratello mio!” supplicò. Subito Lise aperse la cassettina e comandò al bastone di fermarsi. Finalmente il bastone si fermò, e Cianne poté gettarsi sopra il letto e riaversi dalla paura e dalla fatica. “Ohimè, ohimè!” piagnucolava, “Ecco il bel regalo che mi hanno fatto i tuoi amici!” “Era questo, dunque, il tuo affare urgente?” chiese Lise, “perché non mi hai detto la verità? Io ti avrei insegnato come comportarti. E che bisogno hai, infine, di ricchezze? Possediamo già una cassettina: non basta per due?”

Sentite queste parole Cianne gli chiese perdono per il disamore passato e, fatto un accordo come quello che fanno i mercanti per tenere alti i prezzi, si godettero insieme la buona sorte e da allora in poi Cianne disse bene di ogni cosa, per trista che fosse, perché il cane scottato dall’acqua calda ha paura anche dell’acqua fredda.

 

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