Come Sant’Antonio rubò il fuoco. Leggenda sarda

Come Sant’Antonio rubò il fuoco. Leggenda sarda sull’origine del fuoco sulla terra, storia di cose: il fuoco e la ferula, pianta dal nascosto cuore molle, ma, aldilà della leggenda, è la storia di quello che può essere e fare un uomo santo. Fin guardare negli occhi un infernale Satana senza aver paura. Fin scombussolare l’infernale pace. Leggenda trascritta con perizia e sottile ironia, con una sorta di capovolgimento di veduta, tanto da piacere a grandi e piccoli. E non dimentichiamo il porcetto…

La mia frase preferita

E così, per tre lunghissimi giorni, la pace infernale fu messa a durissima prova dalla presenza del sant’uomo.

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A quei tempi in Sardegna non si conosceva ancora il fuoco, e d’inverno faceva un freddo tale da pisciarsi sotto, con rispetto parlando.
Un giorno Sant’Antonio – Sant’Antonio il porcaro° – decise di recarsi all’inferno per rubare un po’ di fuoco da donare agli uomini.
Prese un bastone di ferula° e si mise in cammino. Arriva alla porta dell’inferno e bussa:
-Tubu, tubu!
-E chi è?
-Sant’Antonio. Sono in visita ufficiale, per un’ispezione.
-Gesù! – pensarono i diavoli, preoccupati. -Qui si mette male! – E prima di aprire lo spioncino rassettarono tutto alla svelta.
-Ma, mi’°: solo un’occhiata da lì fuori, eh?! – strillarono i diavoli.

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Ferula

Ma non appena si aprì uno spiraglio nella porta dell’inferno, Sant’Antonio liberò il maialetto, che vi s’infilò velocemente e incominciò a scorrazzare dappertutto, grugnendo e strillando come se volessero scannarlo.
I diavoli si lanciarono alla cattura, perché tutto quel chiasso scombussolava la tranquillità della vita infernale, ma il porcetto correva come sanno correre i porcetti: a zig-zag, a salti e scivoloni, portando scompiglio e confusione.
Infine i diavoli si arresero e, sia pur di malavoglia, invitarono Sant’Antonio a entrare nell’inferno per portarsi via quel maledetto maialetto imprendibile.
Sant’Antonio non si fece pregare ed entrò. Subito il porcetto diventò mansueto e si lasciò prendere dal suo padrone.
-Beh, basta! Avete visto abbastanza. Ora potete andarvene.
-Vorrei scaldarmi un po’, se non do troppo fastidio – disse Sant’Antonio.
I diavoli rimasero interdetti, non sapendo che pesci prendere.
-Dobbiamo chiederlo a Babbu Satana – borbottarono.
-E voi chiedeteglielo!

Satana era un diavolo gigantesco, che se ne stava stravaccato al centro dell’inferno come un enorme verro da ingrasso, con gli occhi chiusi e il respiro pesante.
I diavoli andarono da lui a chiedere ordini.
-Fatemi vedere – ordinò Babbu Satana con voce cavernosa.
Sei diavoli afferrarono sei forconi, ne arrossarono le punte al fuoco vivo della fornace e poi li appoggiarono alla palpebra gigantesca dell’occhio sinistro del loro padrone, spingendola verso l’alto. Satana roteò l’enorme globo oculare e guardò Sant’Antonio con un’aria così truce da far sbiancare una statua di bronzo.
Ma Sant’Antonio non sbiancò per niente.
-Anche l’altro – ordinò Babbu Satana. Subito, altri sei diavoli con i forconi arroventati sollevarono faticosamente la palpebra dell’occhio destro di satana, il cui sguardo feroce fece tremare di paura mezzo inferno.
Ma Sant’Antonio non tremò.
-Basta! Ho visto abbastanza – disse Babbu Satana. E zac! Ributtò giù le palpebre come delle saracinesche.

-Babbu Satana dice che potete restare, ma che non dovete nemmeno avvicinarvi al fuoco dell’inferno – dissero i diavoli.
-D’accordo – rispose Sant’Antonio. E si sedette a una certa distanza dalla grande fornace.
Sant’Antonio si trattenne all’inferno per tre giorni di fila, con grande fastidio di diavoli grossi e piccoli. Sempre fermo, assorto in meditazioni profonde, muoveva soltanto il suo bastone di ferula, rimestando con la punta i carboni ardenti con fare pensoso.
Di tanto in tanto, quando nessuno lo guardava, punzecchiava abilmente il maialetto, che partiva come una palla di gomma, mettendo lo scompiglio tra i diavoli, rovesciando forconi e rovistando chiassosamente tra i tizzoni ardenti. E quando i diavoli si buttavano a caccia dell’animale, Sant’Antonio ne approfittava per calare pesanti fendenti col suo bastone sulle loro schiene nude, con la scusa di voler fermare il maiale.
-Oh scusa! M’è scappato il bastone…

E così, per tre lunghissimi giorni, la pace infernale fu messa a durissima prova dalla presenza del sant’uomo.

santantonioIl terzo giorno, infine, Sant’Antonio si alzò, lanciò un fischio al maialetto e s’avviò:
-Ho finito l’ispezione: ora posso andare – disse.
I diavoli furono così felici di toglierselo… dagli zoccoli che non insistettero nemmeno a perquisirlo.
Soltanto uno di essi, il più sospettoso, volle esaminare il bastone di ferula, per vedere se sulla punta, che aveva a lungo rovistato tra i tizzoni, ci fosse qualche lingua di fuoco.
Ma la ferula ha il cuore molle e conserva al suo interno il calore del fuoco, che perciò cova ma non si vede, come i carboni del focolare ricoperti dalla cenere.
Il diavolo sospettoso vide la punta annerita e pensò che il fuoco fosse spento. Così Sant’Antonio uscì finalmente all’aria aperta. E come fu nuovamente sulla terra, alzò in alto il bastone e lo fece roteare trionfante nell’aria, scagliando ovunque le scintille vive che la ferula aveva covato al suo interno.
E mentre ruotava e benediceva, gridava con quanto fiato aveva:

 

Fuoco in acciaio, fuoco in acciarino
Fuoco in ogni sasso e ciottolino.
Fuoco, fuoco,
per ogni loco,
per tutto il mondo,
fuoco giocondo.

Fu in questo modo che la Sardegna e il resto del mondo conobbero finalmente il fuoco, e il gran freddo cessò per sempre.

°Sant’Antonio il porcaro è Sant’Antonio Abate, la cui ricorrenza cade il 17 gennaio.

°Bastone di ferula. La ferula è una pianta perenne del genere delle Ombrellifere.

°Mi’: forma tronca di mira, che significa bada.

S-Antonio-Abate

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6 risposte a "Come Sant’Antonio rubò il fuoco. Leggenda sarda"

      1. Si ho notato e ho riso tanto. Complimenti non conoscevo questa letteratura sarda. Io sono sarda con orgoglio, anche se non vivo in Sardegna. Ma noi siamo sardi per sempre.

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