L’albero di Sara, di G.Bottaro e F.Santomauro. La memoria si coltiva

L’albero di Sara, testo opera prima di Giulia Bottaro, illustrazioni di Fabio Santomauro (il talentuoso illustratore de La città che sussurrò, di cui abbiamo ampiamente parlato lo scorso anno), casa editrice Giuntina. Il 27 gennaio è la Giornata della memoria e, in quest’anno 2021, coincide con la vigilia della festa ebraica di Tu-BiShvat, il “Capodanno degli alberi”. Questo bel libro è ispirato a questa festa e alla bellissima e antica usanza ebraica di piantare un albero per la nascita di un bambino, perché, ci ricorda l’introduzione del libro,

“l’uomo è come l’albero del campo” (Dt 20,19).
Come l’albero, anche l’uomo deve avere radici solide
per crescere sano e dare buoni frutti.
Come l’albero, l’uomo è una creatura che dev’essere coltivata per raggiungere la piena espressione delle sue potenzialità. E tutto comincia dall’educazione,
da un legame forte tra le generazioni
e dal rispetto della natura.

Nel mezzo della foresta c’è Sara, l’albero della nonna. Lo riconosci dai cerchi sul tronco.
Si chiamano “occhi”.
Da giovane ne aveva due, durante la vecchiaia sono diventati quattro e ora ne è così piena che non smette mai di guardare.
È la guardiana della foresta: controlla che non torni il deserto e osserva, piena di ammirazione, ciò che siamo riusciti a creare. Seme dopo seme, albero dopo albero.

Questo libro illustrato mi è subito piaciuto appena ne ho sentito parlare.
Perché parla di una bellissima tradizione ebraica che non conoscevo, ma che mi appartiene, ed è quella di piantare un albero per ogni nuovo nato, cosa che in questo bell’albo si estende ad amici e parenti morti, per mantenerne la memoria, ed ogni albero, con le sue peculiarità e differenze te li ricorderà sempre. Io non ho una foresta come la Sara del libro, ho cominciato tardi ma ho il gelsomino del Gio, che ha quasi 20 anni e la rosa del Giuss e il jasminum dell’Acia, che me li ricorda.
A far da collante, filo rosso dei temi di questo libro, trattati con delicatezza pari a quella dei tratti disegnati, temi quali memoria, radici, educazione, diversità e anche festa, ecco ciò che dice il nonno alla nipote quando, portandola in quella foresta talmente lussureggiante da avere attirato anche tantissime specie di animali, le ricorda gli inizi, quando c’era solo il deserto,

Per celebrare la nostra unione,
tua nonna Sara mi ha regalato
l’idea più bella e ricca di speranza
che si potesse immaginare a quel tempo: piantare un albero in quel deserto dilagante.

Sì il motore di ogni idea creativa è sempre lei, la speranza, ed ecco che comincia a muoversi con la nipotina, quella che sale in cima all’albero più alto, quella che è invitata dal nonno a guardare la foresta nata, creata “seme dopo seme, albero dopo albero“, ma che è invitata anche a guardare più in là, “più lontano che puoi“, e viene accolta, avvolta tra i rami di tutti quegli alberi, suoi avi, così diversi uno dall’altro, in un tripudio di colori acquarellati, e lì inizia a creare e a cantare la sua canzone.
… che potrete inquadrare e scansionare. La canzone dell’Albero di Sara.

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