San Giorgio e il Drago. Se i bambini hanno Chesterton a difenderli

San Giorgio e il Drago. Se abbiamo lui a difenderci e insieme a lui la schiera di cavalieri, tra cui spicca il nostro preferito, Gilbert Keith Chesterton, di cosa possiamo temere? Anche i bambini si possono affidare alla sua lettura e difesa in The Red Angel

Il 23 aprile si festeggia san Giorgio che, nell’immaginario popolare di secoli e secoli è colui che per eccellenza combatte il Drago, il Male. Delle leggende su san Giorgio che, come tutte le leggende che si rispettino, sono sorrette e confermate da fatti e incontri realmente avvenuti, ho già ampiamente scritto in altri post, di cui vi scrivo i link in fondo a questa pagina.
Ma per i dieci giorni che ci portano al 23 aprile voglio condurvi nel mondo della fantasia per incontrarvi o scontrarvi (?) con i Draghi. La domanda che ci farà compagnia, e su cui concluderemo il ragionamento, è una sola:

Draghi: combatterli o adottarli?

Per il momento vi inizio ad incuriosire dicendovi che il dubbio della domanda (domanda che finora non mi ero mai posta, perché i draghi si combattono, of course), nasce da una frase di mio nipote che mi ha aperto ad un mondo di aggiornamenti sul tema.

Cominciamo dal mio cavaliere preferito, alto 1,94, kg.130 ecco a voi il cavalier Gilbert Keith Chesterton, che ci presenta il punto di vista sul tema che ha sempre avuto non solo la saggezza popolare, ma anche il mondo delle Fiabe. Con un passaggio in più sul perché, se i draghi sono il male, e quindi da combattere, dobbiamo parlarne ai bambini, ovvero perché leggere le fiabe ai bambini.

Una delle più famose frasi non di Chesterton, ma a lui attribuita, è di Neil Gaiman, posta in esergo al libro Coraline, citata come fosse testualmente scritta dallo scrittore inglese e riassume in poche parole, un famoso articolo di Chesterton.
“Fairy tales are more than true: not because they tell us that dragons exist, but because they tell us that dragons can be beaten.”
Le fiabe sono più che vere: non perché ci dicono che i draghi esistono, ma perché ci dicono che possono essere sconfitti.

Lo fa in maniera degna, ammettiamolo, anche se, forse più in linea con il modernamente corretto che non vuole toni troppo estremi, non così incisiva e profonda come l’articolo, di cui qui vi ripropongo alcune parti.

Ci sono poi altri tipi di riduzione di questo articolo e frasi che popolano il mondo online, come fossero di Chesterton (che pare sia uno degli autori di cui circolano il maggior numero di frasi false, ops, erroneamente attribuite), tipo:
Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi”. Frase che, a parte la grammatica (3 volte le parole bambini e draghi in una frase? Neanche io che non so scrivere ci riuscirei), è un po’ fuorviante, totalmente impersonale con quel “possono”, e poi non è che mandiamo in giro bambini soli ad uccidere draghi, cosa ovviamente impossibile (anche se non del tutto) e che genera in genitori già recalcitranti l’orrore alla lettura di fiabe che ne parlino. No, Chesterton non parla di draghi che possono essere uccisi, ma di san Giorgio, e di tutti gli altri cavalieri, che sono sempre alleati al nostro fianco, per aiutarci ad affrontare, combattere e sconfiggere il male. Sono forse particolari, ma, nel mondo di Feeria, i particolari fanno la differenza.

In fondo al post trovate il link all’intero articolo, in inglese, che si intitola

THE RED ANGEL – L’ANGELO ROSSO

L’esordio è la perfetta e precisa difesa del perché raccontare le fiabe ai bambini, ma, in verità, al di là dell’incipit, quel che scrive Chesterton diventa la difesa della nostra stessa ragione, della nostra possibilità di pensare ed essere liberi, di chiarire a noi stessi, alla fine, dove si appoggi e si possa sostenere la speranza della nostra vita.

…una signora mi ha scritto una lettera sincera dicendo che le fiabe non dovrebbero essere insegnate ai bambini anche se sono vere. Dice che è crudele raccontare favole ai bambini, perché li spaventa, tanto vale dire che è crudele regalare alle ragazze romanzi sentimentali perché le fa piangere. Tutto questo tipo di discorso si basa sulla completa dimenticanza di ciò che un bambino è che è stata la solida base di tanti programmi educativi. Se si tengono mostri e goblin lontani dai bambini, li inventeranno da soli.
…La paura non viene dalle favole, la paura viene dall’universo dell’anima…

…Le fiabe quindi non sono la causa della paura dei bambini, né delle forme che la loro paura assume: non formano nel bambino l’idea del male o di ciò che è ripugnante. Questo è già nel bambino, perché è già nel mondo. Le fiabe non trasmettono al bambino la sua prima idea di babau (Chesterton usa la parola bogey che riassume insieme tutto ciò che di cattivo, malvagio e allo stesso tempo malizioso e stupido possiate pensare, ndr). Quello che le fiabe trasmettono al bambino è la sua prima chiara idea della possibilità di sconfiggere il babau. Il bambino conosce intimamente il drago da quando ha immaginazione. Ciò che la fiaba gli fornisce è un San Giorgio per uccidere il drago.
Esattamente quello che fa la fiaba è questo: lo abitua con una serie di immagini chiare all’idea che il suo terrore illimitato ha un limite, che i suoi nemici informi hanno nemici nei cavalieri di Dio, che c’è qualcosa nell’universo di più mistico dell’oscurità e più forte della più forte paura…

…Ai quattro angoli del letto di un bambino ci sono Perseo e Orlando, Sigfrido e San Giorgio. Se allontani da lui la protezione degli eroi non lo rendi razionale, lo lasci semplicemente a combattere i demoni da solo. E ai demoni, ahimè, tutti noi abbiamo sempre creduto. Il fattore speranza nell’universo è nei tempi moderni continuamente negato e riaffermato, mentre il fattore mancanza di speranza non è mai stato negato neanche per un momento…

… l’unica cosa in cui le persone moderne credono davvero è la dannazione…
… Gli spiriti contemporanei non sono solo demoni, sono demoni blu (in inglese la parola blue significa anche triste o depresso, pur non essendo una traduttrice sono propensa a credere che Chesterton abbia usato questo colore, a contrasto con il rosso dell’angelo, anche con questa accezione, ndr)
… Ho pensato vagamente a tutto questo fissando un grande fuoco rosso che si elevava nella mia stanza come un grande angelo rosso. Ma forse non avete mai sentito parlare di un angelo rosso, mentre avete sentito parlare di un diavolo blu. Questo è esattamente ciò che intendo.  

Come sempre, grazie compagno e amico Chesterton. Lo chiamerei anche maestro, ma forse si schermirebbe.  

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