Dell’essere principi e principesse e del duro lavoro delle fate. Analisi de “La Bella Addormentata nel bosco”

Di cosa significhi essere re, regine, principi e principesse. E del duro lavoro delle fate in questo mondo e in una fiaba come La bella addormentata nel bosco.

Herbert Cole

Herbert Cole (1906)

Essere Re e Regina (ovvero i genitori della bella addormentata)

Hanno quella piccola e, diremmo noi genitori che ci capita ogni giorno, innocua dimenticanza da cui partono tutti i guai della figlia, ma anche, in realtà, la realizzazione del suo destino.

Trattano la figlia come un angelo (soprattutto il Re padre), come la loro piccola principessina, come un padre e una madre “Il Re ordinò che la lasciassero dormire tranquilla finché non fosse arrivata la sua ora di risvegliarsi”.

Sono capaci di passare quasi inosservati perché è lei, la principessa, la protagonista della sua vita. Sono capaci di andarsene senza chiasso, in poche righe di commiato, mostrando l’amore in un piccolo gesto, l’allestimento della stanza e del letto, il bacio e la quiete che impongono “Allora il Re e la Regina, dopo aver baciato la loro cara bambina, senza che lei si svegliasse, uscirono dal castello e fecero proclamare ch’era vietato a chiunque di avvicinarsi in quei paraggi”, pur sapendo che da quel momento non la vedranno più.

Walter Crane

Walter Crane (1882)

Essere principessa (ovvero una figlia, dotata di doni impegnativi, che diventa madre e Regina)

Ha tutti i doni che una vorrebbe nella vita, bellezza, intelligenza, grazia, talento, compreso l’essere “avventatella (del resto il decreto della fata voleva così)”.

Riassume in sé le fattezze di un angelo: la sua “ splendente bellezza aveva qualcosa di luminoso e di divino!”, quel potere grazioso che fa percepire Altro da sé, tanto che il principe “Si avvicinò tremante per l’ammirazione e cadde in ginocchio accanto a lei.”,

ed è anche maliziosamente femmina (un po’ civetta): “guardandolo con occhi più teneri di quanto un primo incontro non sembri permetterlo:”.

Parla per quattro ore di fila col principe (e non ci stupisce)

Dopo il matrimonio è prima di tutto madre, con ironia “ormai vent’anni suonati, senza contare i cento anni che aveva dormito; la sua pelle era un po’ spessa, quantunque bianca e liscia”.

John Collier (1921)

John Collier (1921)

Essere principe (ovvero un figlio, decisamente più intelligente di come viene disegnato dai cartoons, che diventa padre e Re)

il figlio del re che a quel tempo regnava, e che non era della stessa famiglia della principessa addormentata”. Ci dicono che non è imparentato con la principessa (anche i più piccoli particolari nelle fiabe chiariscono la realtà).

Fa molte domande, è curioso, fino a che una delle risposte non gli fa intravedere il vero.

Sa fare i calcoli, sono passati 100 anni circa: “forse sono io quello che risveglierà la principessa”, è come se sentisse parlare di sé.

Diventa un fuoco, è ardito, coraggioso, spinto dall’amore e anche dalla gloria, “decise di vedere immediatamente come stavano le cose”, come stavano le cose, è anche prudente, e quando alberi e sterpaglie si spostano sa di essere lui il prescelto.

Non ha paura “un principe giovane e innamorato è sempre coraggioso”, non si spaventa neppure nel vedere lo spettacolo, assai strano e sicuramente magico, di un mondo addormentato, passa le stanze, silenzio tombale, stesse magie, arriva in una stanza e vede “una principessa che sembrava avesse quindici o sedici anni e la cui splendente bellezza aveva qualcosa di luminoso e di divino! Si avvicinò tremante per l’ammirazione e cadde in ginocchio accanto a lei”.

Innamorato, un po’ imbranato e tremante “I discorsi di lui erano un po’ sconnessi e per questo piacquero di più: poca eloquenza, molto amore.”.

Parla per quattro ore di fila con la principessa.

Ha il senso della misura e della delicatezza,“si guardò bene dal farle osservare che era vestita come la sua bisnonna”.

Impaziente e sbrigativo, crede nel colpo di fulmine e nel destino, conosce la principessa e la sposa immediatamente.

Decisamente più intelligente e astuto di quello che ce lo dipingono orde di cartoni animati, vuol bene alla madre ma ha paura del suo passato di orchessa, e tiene alla larga da lei moglie e figli fino a quando diventa re.

Alla morte del padre assume le sue responsabilità verso il regno, combatte, si dimostra un bravo figlio lasciando alla regina madre il regno in sua vece, anche se, affidandole anche la cura di moglie e figli, dimostra ancora un ultimo legame con la madre, decisamente poco avveduto.

Assume pienamente il ruolo di Re, responsabile della sua famiglia e del Regno, quando muore la madre “Il Re non mancò di addolorarsene: era sua madre; ma ben presto se ne consolò con sua moglie e con i suoi bambini”.

Walter Crane (1882)

Walter Crane (1882)

Essere fata (ovvero il dovere di una vera madrina)

E’ assai smart, misto di intelligenza, innocenza e furbizia “una delle giovani fate che si trovava accanto a lei la udì, e temendo che volesse fare qualche brutto regalo alla Principessina, andò a nascondersi dietro a una portiera, allo scopo di parlare per ultima e poter riparare, nella misura del possibile, il male che la vecchia avrebbe fatto.”,

Fa doni degni di tal nome.

Ha il senso dell’esperienza e dell’umiltà, per cui sa che una vecchia fata ha più potere di una giovane.

Fa predizioni che risultano inevitabili.

Studia rimedi incredibili (come far dormire uno spiedo per cent’anni).

Deve correre da una parte all’altra del regno, dodicimila leghe da percorrere con carri di fuoco e draghi, sempre di corsa e di fretta per compiere il proprio dovere.

E’ molto, molto previdente, tanto da addormentare tutti e tutto per non far sentire la principessa troppo sola al risveglio.

E’ molto svelta “nelle proprie faccende”.

Compie magie molto adatte e contingenti allo scopo “Fu facile capire come questa era un’altra delle trovate della Fata, affinché la Principessa, durante il sonno, non avesse da temere l’indiscrezione dei curiosi.”.

Infine, può essere così permalosa, “più dispettosa che vecchia” da punire un re mettendo a morte la principessina sua figlia, giusto per essere stata dimenticata. Mi sa che mi ricorda qualcuno, e mi sa che tutte conosciamo qualcuna un po’ così.

Viktor Vasnetsov (inizi XX sec.)

Viktor Vasnetsov (inizi XX sec.)

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