Il principe ranocchio o Enrico di ferro, dei Grimm. Dell’Amore e dell’Amicizia

Il titolo, completo di sottotitoli, della fiaba che viene sempre spacciata come quella originale, è:
Il principe ranocchio o Enrico di ferro, dei Fratelli Grimm. Storia di come una fiaba viene presa e resa irreale e stupida con un bacio e qualche parola.
Se invece avete cuore saldo, amate la realtà che vi raccontano le fiabe, e volete leggere la vera storia, quella scritta dai Fratelli Grimm, il sottotitolo della prima parte, Il principe ranocchio, diventa
Storia dell’Amore come Destino, ovvero storia della trasformazione di due esseri, sì due, ( e quante volte l’avrete vista anche voi questa trasformazione, a casa vostra):

  • una principessacosì bella che persino il sole, che pure aveva visto tante cose, se ne stupiva ogni volta che le splendeva in viso.” Una cresciuta portandosi addosso un’eredità di tal genere, per di più un po’ capricciosa, che pensa che tutto può essere comprato con perle e oro, costretta dal padre a mantenere la promessa di dividere le sue cose, il suo tempo e la sua amicizia con un ranocchio viscido, dalla testa “grossa e repellente”. E il re padre che insiste, giustamente, sul “non disprezzare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno”.
  • e un ranocchio che, ok l’ha aiutata, ok che forse la provoca apposta, ma le sta appiccicato addosso e continua con quella cantilena: “voglio sedere accanto a te al tuo tavolino, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchierino, dormire nel tuo lettino”.

    Immedesimatevi con la situazione e ditemi se è ipotizzabile che questa principessa baci il ranocchio, (in questo caso la versione Disney della fiaba ci azzecca, diventerebbe rana lei). Nella fiaba dei Grimm,  modernamente poco tenera ma assai più realista, all’ennesimo “e allora lo dico a tuo padre” del ranocchio,  lei “s’infuriò, lo prese e lo scagliò con quanta forza aveva contro il muro”, ed è per questo, che a casa mia si chiama gestaccio, che lui diventa un principe e, notate bene, le dice che solo lei avrebbe potuto liberarlo. Solo lei, capricciosa e ribelle, solo lei con quel suo brutto gesto, solo lei così com’è.

E poi c’è la seconda parte del titolo, sempre un po’ ignorata, alle volte eliminata, … o Enrico di ferro. E il suo sottotitolo
Storia di un Grande Amico, uno dei più grandi che una storia letteraria ricordi, che “Quando il suo signore era stato trasformato in ranocchio, il fedele Enrico era stato preso da un tale dolore che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore perché non si spezzasse per il dolore e la tristezza”. 
Sì una storia, ma non avete mai sentito lo schianto dei cerchi intorno al cuore quando una amico è guarito, o si è salvato da pericoli e reclusione?

Il principe ranocchio o Enrico di ferro, dei Fratelli Grimm. Illustrazioni di Walter Crane, 1845-1915

P.S. Osservate attentamente le bellissime illustrazioni di Walter Crane, il tratto, le espressioni, l’attenzione ai particolari, soprattutto quella della trasformazione da ranocchio a uomo… stupenda 🙂

Il principe ranocchio o Enrico di ferro
Fratelli Grimm

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un re, le cui figlie erano tutte belle, ma la più piccola era così bella che persino il sole, che di cose ne ha viste tante, si meravigliava ogni volta che le splendeva in viso. 
Intorno al castello del re si trovava una foresta ampia e fitta e nella foresta, sotto un vecchio tiglio, c’era una fonte. Nelle ore più calde del giorno la figlia del re andava nel bosco e si sedeva vicino alla fonte d’acqua fresca e, quando cominciava ad annoiarsi, prendeva la sua palla d’oro, la lanciava in alto e la riprendeva; era il suo gioco preferito.
Ma un giorno avvenne che la palla d’oro non ricadde fra le manine della principessa, ma rimbalzò per terra e rotolò dritto dentro l’acqua. La principessa la seguì con lo sguardo, ma la palla scomparve, perché la fonte era così profonda, ma così profonda, che non se ne vedeva il fondo. Allora cominciò a piangere e piangeva tanto forte che sembrava impossibile da consolare. 
E mentre si disperava qualcuno la chiamò: 
– Che cos’hai, principessa? Piangi così forte che perfino una pietra proverebbe pietà.
Lei cominciò a guardarsi intorno per capire da dove arrivasse quella voce, e scorse un ranocchio, che allungava fuori dall’acqua la grossa testa deforme.
-Ah, sei tu, vecchio sguazzacqua – disse lei – Piango per la mia palla d’oro, che mi è caduta nella fonte.
-Calmati e non piangere più – rispose il ranocchio – posso aiutarti io ma tu cosa mi darai se ripesco la tua palla? 
-Quello che vorrai, caro ranocchio – disse lei – i miei vestiti, le mie perle e le mie pietre preziose, e anche la mia corona d’oro. 
Il ranocchio rispose: 
-I tuoi vestiti, le tue perle e le tue pietre preziose, la tua corona d’oro, io non li voglio proprio. Ma se prometti di volermi bene, di tenermi con te come tuo amico e compagno di giochi, di sedere accanto a te al tuo tavolino, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchierino, dormire nel tuo lettino, se mi prometti tutto questo, allora mi tufferò e andrò a ripescare la tua palla d’oro. 
-Ma sì, – disse lei – ti prometto tutto quello che vuoi, se mi riporterai la palla.
Ma intanto pensava: – Che stupidaggini dice questo sciocco, che se ne sta in mezzo all’acqua a gracidare con i ranocchi come lui; come può pretendere di diventare amico di un essere umano? 
Il ranocchio, ottenuta la promessa, infilò la testa nell’acqua, si immerse e poco dopo ritornò a galla con la palla in bocca e la buttò sul prato. La principessa fu tutta felice vedendo il suo bel gioco. Lo raccolse e corse via. 
-Aspetta, aspetta! – le gridò il ranocchio – Portami con te. Io non posso correre come fai tu.- Ma a nulla servì gridare il suo cra cra con quanto fiato aveva in corpo. Lei non diede retta ai suoi gridi e corse a casa, dimenticando presto il povero ranocchio, costretto a rituffarsi nell’acqua della fonte. 

Il giorno successivo, mentre era seduta a tavola con il re e la sua corte e mangiava dal suo piattino d’oro, … plitsh-platsh … plitsh-platsh, qualcosa salì strisciando lo scalone di marmo e poi si sentì bussare alla porta e gridare: 
-Figlia del re, piccina, aprimi la porta. 
Lei corse a vedere chi fosse, ma, quando aprì la porta, si trovò davanti il ranocchio. Allora sbatté precipitosamente la porta e ritornò a sedersi a tavola con il cuore gonfio di paura. Il re, accortosi che il cuore della figlia batteva forte, le disse: 
-Che cosa ti ha fatto così paura, figlia mia? Davanti alla porta c’è forse un gigante pronto a rapirti?
-Oh no, – rispose lei – non è un gigante, ma un orribile ranocchio.»
-E che cosa vuole da te?
-Ah, caro padre, devi sapere che ieri, mentre me ne stavo seduta a giocare ai bordi della fontana, la mia palla d’oro cadde nell’acqua. Piangevo così forte che il ranocchio me la andò a riprendere, ma in cambio mi fece promettere che sarebbe diventato mio amico. Ma non pensavo mai più che potesse starsene fuori dall’acqua. E invece eccolo qui, e vuole venire da me.
Intanto si sentì di nuovo bussare e si udì una voce:

Figlia del re, piccina,
fammi entrare!
Non ricordi
quel che ieri dicesti
vicino alla fresca fonte?
Figlia del re, piccina
fammi entrare!

Allora il re disse: 
-Quel che hai promesso lo devi mantenere: dunque va’ e fallo entrare.
La principessa si alzò ed andò ad aprire la porta e il ranocchio la seguì balzelloni, appiccicato ai piedi, fino alla sua sedia. Lì si fermò ed esclamò:
-Ora prendimi e fammi sedere accanto a te! – La principessa esitava, ma il re le ordinò di farlo. Quando fu sulla sedia, il ranocchio volle salire sul tavolo e, quando fu lì, disse: 
-Avvicinami il tuo piattino d’oro, così potremo mangiare insieme. 
La fanciulla acconsentì, ma si vedeva che non lo faceva affatto volentieri. Il ranocchio mangiò di gusto, mentre a lei andavano di traverso quasi tutti i bocconi. 
Alla fine il ranocchio disse:
-Ho mangiato a sazietà e adesso sono stanco. Ora portami nella tua cameretta, metti in ordine il tuo lettino di seta e andiamocene a dormire.
La figlia del re scoppiò a piangere: aveva paura di quel gelido ranocchio che non aveva neanche il coraggio di toccare e che ora doveva dormire nel suo bel lettino pulito.
Ma il re andò su tutte le furie e la rimproverò: 
-Non devi disprezzare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno. 


Allora lei lo prese con due dita, lo portò di sopra e lo mise in un angolo. Ma quando si stese sul letto, il ranocchio le si fece vicino e disse: 
-Sono stanco e voglio dormire bene come te: tirami su o lo dico a tuo padre. 
Allora lei s’infuriò, lo prese e lo scagliò con quanta forza aveva contro il muro. 
-Ora te ne starai zitto, brutto ranocchio!
Ma a cadere per terra non fu più un ranocchio, ma un principe dagli occhi belli e gentili. Per volontà di suo padre, era il suo diletto compagno e sposo. Lui allora le raccontò che una perfida maga lo aveva stregato e che nessuno, all’infuori di lei, avrebbe potuto liberarlo. L’indomani sarebbero andati insieme nel suo regno.

Si addormentarono e il giorno successivo, quando il sole li svegliò, giunse una carrozza tirata da otto cavalli bianchi con pennacchi bianchi e finimenti d’oro. A cassetta c’era il servitore del principe, il fedele Enrico. 
Quando il suo signore era stato trasformato in ranocchio, il fedele Enrico era stato preso da un tale dolore che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore perché non si spezzasse per il dolore e la tristezza. 
La carrozza doveva riportare il giovane sovrano nel suo regno; il fedele Enrico fece salire entrambi e risalì a cassetta, pieno di gioia per la liberazione. Avevano percorso solo un tratto di strada quando il principe sentì dietro di lui uno schianto, come di qualcosa che si fosse spezzato. Allora si volse e gridò:
-Enrico, si è rotta la carrozza.

No signore, non è la carrozza
ma un cerchio del mio cuore,
che pativa un gran dolore,
quando dentro alla fontana
tramutato foste in rana!  

Sulla strada ci fu un altro schianto e poi ancora un altro, e ogni volta il principe pensò che la carrozza si fosse rotta. Erano invece i cerchi che saltavano via dal cuore del fedele Enrico, poiché il suo signore era di nuovo libero e felice.  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.