#adaltavoce. Capitolo 27. Nel giardino

IL GIARDINO SEGRETO, DI FRANCES HODGSON BURNETT #ADALTAVOCE.
LEGGE MARIAROSA GRIECO
Lettura accompagnata da bellissime illustrazioni
leggere #adaltavoce rinnova sempre il mistero contenuto nelle belle storie.

Quando si arriva alla fine di un bel libro, dove i personaggi sono stati descritti così bene da sembrare vivi, è come lasciare degli amici, anche se sai che saranno sempre lì ad aspettarti, quando vorrai rituffarti nella loro storia. Abbiamo seguito il cambiamento di due bambini, la loro introduzione alla vita e al suo significato, ma anche di un vecchio burbero e di un “incantatore di animali” e della madre, la natura li ha accompagnati, un giardino nascosto agli occhi di tutti, dove la vita è riesplosa con loro. Manca ancora un personaggio che abbiamo solo intravisto per poco tempo:

Mentre il giardino segreto tornava alla vita e due bambini tornavano alla vita con lui, un uomo vagava in lontani e bellissimi paesi, dai fiordi della Norvegia ai monti e alle vallate della Svizzera; un uomo dal cuore spezzato, la cui mente, da dieci anni era occupata da cupi e dolorosi pensieri. Non era stato coraggioso, non aveva mai tentato di mettere altri pensieri al posto di quelli cupi. Aveva vagato sulle rive di laghi azzurri tormentato da quei pensieri; si era disteso su prati di montagna in mezzo a profumate distese di genziane azzurre e nemmeno lì i suoi pensieri erano mutati. Un dolore terribile l’aveva colpito nel momento in cui era felice, e lui aveva lasciato che il suo animo si riempisse di tenebre, rifiutando con ostinazione di lasciarvi penetrare un qualsiasi spiraglio di luce. Aveva dimenticato e disertato i suoi doveri e la sua casa. Quando viaggiava, la sua triste presenza sembrava avvelenare dolorosamente l’aria intorno a lui. Molti pensavano che fosse pazzo o credevano che qualche segreto delitto gli pesasse sulla coscienza. Era alto, con la faccia tirata e spalle curve, e il nome con cui si registrava negli alberghi era: “Archibald Craven, Misselthwaite Manor, Yorkshire, Inghilterra”.

Il padre di Colin l’ha abbandonato seguendo il suo dolore, ma, e questa è un’altra perla di questo libro, nel suo vagabondare di dieci anni, un giorno, d’improvviso, invece di guardare al suo dolore, guarda e vede un prato, un fiore, guarda fuori di sé, così come prima di lui avevano fatto Mary e Colin. D’improvviso, come una magia direbbero i bambini, una grazia direbbe la mamma di Dickon, il dono di un pensiero bello e buono entra nella sua testa, per un attimo, solo per un attimo, ma lì rimane.  

Nessuno può ancora spiegare con sicurezza cosa accade nella mente umana. Non capiva neppure lui il perché di quel mutamento. Eppure si ricordò di quell’ora così strana alcuni mesi dopo, a Misselthwaite, quando scoprì che in quello stesso istante Colin, entrando nel giardino segreto, aveva esclamato: “Vivrò a lungo, molto a lungo, per sempre!”.
Quello straordinario senso di pace si protrasse per tutto il resto della serata, finché si addormentò di un sonno nuovo, tranquillo e ristoratore. Ma la serenità non durò a lungo: la notte seguente Archibald spalancò di nuovo la porta ai pensieri più tenebrosi. Lasciò la valle e riprese i suoi vagabondaggi. Eppure, per quanto strano potesse sembrargli, vi erano momenti – a volte ore – in cui, senza un vero perché, il suo nero fardello sembrava dissolversi e lui sentiva di non essere più morto, ma vivo. Lentamente, per nessuna ragione a lui nota, stava tornando alla vita insieme a quel lontano giardino.

Basta un attimo, ma la sua vita cambia, torna a vivere e torna a casa. E poi, poi dovrei parlarvi dell’ultima potente parola di questo libro, la parola gioia. La gioia di Colin e di suo padre, di Mary e di Dickon e di Ben, ma è meglio vederla, e allora entriamo anche noi, in religioso silenzio, nel giardino segreto che tutti vorremmo e partecipiamo anche noi della gioia di tutti loro.

Trovate qui su youtube la lettura del capitolo 27. Nel giardino

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