#adaltavoce. Capitolo 26. È la mamma!

IL GIARDINO SEGRETO, DI FRANCES HODGSON BURNETT #ADALTAVOCE.
LEGGE MARIAROSA GRIECO
Lettura accompagnata da bellissime illustrazioni
leggere #adaltavoce rinnova sempre il mistero contenuto nelle belle storie.

Siamo rimasti tra le quattro splendide mura del giardino segreto per tutta l’estate con tre bambini e un vecchio contadino e ora è quasi giunto il tempo di lasciarli. Abbiamo partecipato del loro cambiamento, e forse, e sarebbe la cosa più bella, ci siamo immedesimati con uno di loro. Rimangono domande nell’aria profumata di quel bel giardino magico, e di qualcuna ci viene suggerita dall’autrice più che la risposta, una possibilità di vita.

Colin allargò le braccia con esultanza: aveva il viso raggiante e gli occhi sfavillanti di gioia. Improvvisamente si era bene conto di qualcosa.
“Mary! Dickon!”, esclamò. “Guardatemi!”.
I due ragazzi smisero di strappare le erbacce e lo guardarono.
“Vi ricordate il primo giorno in cui mi avete portato qui?”.
Dickon lo guardava intensamente. Essendo un incantatore di animali, era in grado di vedere più cose della maggior parte della gente, e di molte non parlava mai. Ora in quel ragazzo ne vedeva alcune.
“Certo che ce lo ricordiamo”, rispose.
Anche Mary lo fissava con grande attenzione, ma non disse nulla.
“Proprio in questo istante”, proseguì Colin, “Me ne sono ricordato io pure, mentre guardavo la mia mano che scavava impugnando la paletta… e mi sono dovuto alzare in piedi per convincermi che è vero. Ed è vero! Io sto bene! Io sto bene!…”.
“Certo che stai bene”, disse Dickon.
“Sto bene! Sto bene!”, gridò nuovamente Colin facendosi tutto rosso in viso.
In un certo senso, lo sapeva già da prima, lo aveva sperato, avvertito, pensato, ma proprio in quel momento qualcosa lo aveva attraversato nel suo intimo, una sorta di fede estatica, una certezza. Era stato così forte che non poté fare a meno di gridare.
“Vivrò a lungo, tanto a lungo, per sempre! Scoprirò tantissime cose sugli esseri umani e sugli animali, su tutto, come fa Dickon, e non smetterò mai di fare incantesimi. Sto bene, sto davvero bene!… Mi sento… mi sento come se dovessi mettermi a urlare qualcosa di gioioso, qualcosa per dire grazie!…”.
Ben Weatherstaff, che stava lavorando intorno a un cespuglio di rose, si voltò a guardarlo.
“Potreste cantare un inno di ringraziamento a Dio”, suggerì con una smorfia alquanto disincantata e senza troppa riverenza.

E nella magia di questi ultimi momenti che passiamo con Mary, Colin, Dickon e col vecchio Ben, arriva colei che i bambini aspettavano, che noi aspettavamo e di cui abbiamo sempre percepito l’amorosa e sapiente presenza:

“Chi sta venendo qui? Chi è?”
La porta nascosta nel folto dell’edera si era aperta lentamente e una donna era entrata nel giardino. Era arrivata mentre cantavano l’ultimo verso dell’inno ed era rimasta ferma a guardarli e ad ascoltarli…. Aveva occhi meravigliosamente affettuosi che sembravano abbracciare ogni cosa: ciascuno di loro – perfino Ben Weatherstaff – e i piccoli animali, e ogni fiore sbocciato… Nonostante fosse apparsa così all’improvviso, nessuno ebbe minimamente l’impressione di trovarsi di fronte a un’intrusa. Gli occhi di Dickon si illuminarono.
“È la mamma… ecco chi è!”

E cosa può regalare a Mary, a Colin, ai bambini, la mamma di Dickon? Tutto: la sua amorosa presenza, l’introduzione al misterioso senso della vita e un’ottima merenda.  

“Credete alla Magia?”, le chiese Colin …“Spero proprio di sì”.
“Sì, ragazzo mio, ci credo”, rispose lei. “Non la conoscevo con questo nome, ma in fondo il nome che importanza ha?… In Francia e in Germania scommetto che la chiamano in un altro modo, eppure quella cosa non cambia: fa splendere il sole e germogliare i semi. Qualunque sia il suo nome, è buona e non smette di preoccuparsi per noi. Non devi mai smettere di credere in questa Grande Cosa Buona che riempie di sé il mondo intero. Chiamala pure come vuoi. Stavate cantando un inno di ringraziamento quando sono entrata”.
“Mi sentivo talmente pieno di gioia!”, esclamò Colin sgranando i suoi begli occhi strani. “Di colpo mi sono reso conto di quanto ero cambiato, ho sentito che le mie braccia e le mie gambe erano forti, che potevo lavorare e camminare… Allora sono saltato su con la voglia di gridarlo a chiunque mi potesse ascoltare”.
“La Magia era certamente in ascolto quando cantavate quell’inno. Sarebbe stata in ascolto qualsiasi cosa aveste cantato. Perché ciò che conta è la gioia. Ragazzo mio, che importanza può mai avere un nome per Colui che crea la gioia?”.

Trovate qui su youtube la lettura del capitolo 26. È la mamma!

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